Dall’ 8 settembre si ritorna al Costanzi con la “Soirée Roland Petit”

A settembre, dopo la pausa estiva, il sipario del Teatro Costanzi torna ad alzarsi sulla danza, quella di uno dei più grandi maestri della coreografia: Roland Petit. Più volte il Teatro capitolino gli ha reso omaggio, per il legame particolare che ha con questo grande artista. Proprio l’Opera di Roma infatti ha ospitato l’ultima apparizione italiana di Petit nel dicembre 2010, in occasione della riproposta di due titoli ormai nel repertorio delle più prestigiose compagnie: Carmen e L’Arlésienne. Le Jeune Homme et la Mort si aggiunge a questi due titoli per comporre il trittico della Soirée Roland Petit in scena dall’8 al 14 settembre. In ognuno dei tre capolavori assoluti vengono raccontate, con l’intensità che contraddistingue il genio di Roland Petit, storie d’amore tormentate dall’esito drammatico. I diversi protagonisti, tutti giovani e affascinanti, vanno incontro a un destino funesto, inesorabile.
In Carmen si tratta della travolgente passione tra la fascinosa zingara andalusa, il cui ruolo sarà affidato all’artista ospite Natasha Kusch in alternanza con Rebecca Bianchi, e Don José. Si desiderano e si respingono, si sfidano fino alla danza di morte finale. Petit si ispira per questa creazione (1949) alla foga di Bizet e alla tecnica del balletto classico contemporaneo. Narra la cruda contrapposizione tra amore e odio, libertà e legame, maschio e femmina, con ironia ed esplicito erotismo, mai volgare.
Di Bizet anche la musica de L’Arlésienne (1974). La storia è quella della giovane Vivette, interpretata dalla prima ballerina Rebecca Bianchi che si alternerà con Sara Loro, e del suo promesso sposo Frederi, Alessio Rezza. Quest’ultimo, alla vigilia delle nozze, è tormentato dalla passione incontrollabile per un’altra donna, l’Arlesiana “donna dagli amori proibiti e passionali”. A nulla servono i tentativi della povera Vivette. Frederi, vinto dall’amore vietato, si getta nel vuoto.
Le Jeune Homme et la Mort (1946), balletto nato da un’idea di Jean Cocteau, che firma anche i costumi, su musica di Johann Sebastian Bach. Un giovane, interpretato da Stéphane Bullion in alternanza con Giacomo Luci, attende una ragazza, l’ètoile Eleonora Abbagnato. Lei non lo ama. Nonostante le suppliche lei lo insulta e lo istiga al suicidio. Il giovane sceglie la morte, una maschera che gli viene applicata sul viso dalla stessa ragazza, che lo conduce lontano ….

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