Daniele Gatti dirige “Tristan und Isolde” in apertura della Stagione 2016-17

 

Domenica 27 novembre (ore 16.30) con Tristan und Isolde di Richard Wagner si apre la nuova stagione 2016/2017 al Teatro Costanzi. La “prima” verrà trasmessa in diretta su Rai Radio3, Rai5 e in alcune sale cinematografiche europee. Per la prima volta l’orchestra dell’Opera di Roma sarà diretta da Daniele Gatti. Interprete già molto caro al pubblico romano, negli ultimi anni il maestro Gatti ha percorso un’importante carriera ed è considerato uno dei maggiori direttori a livello internazionale e tra i migliori interpreti wagneriani di oggi.
Il nuovo allestimento, in coproduzione con il Théâtre des Champs-Élysées di Parigi e il De Nationale Opera di Amsterdam, avrà la regia di Pierre Audi, le scene e i costumi di Christof Hetzer, le luci di Jean Kalman e i video di Anna Bertsch. Drammaturgo Willem Bruls.
Sul palcoscenico saranno protagonisti del dramma wagneriano Andreas Schager (Tristan) e Rachel Nicholls (Isolde). Con loro nel cast John Relyea e Andreas Hörl (11 dicembre) nel ruolo del Re Marke, Brett Polegato in quello di Kurwenal, Andrew Rees nei panni di Melot, Michelle Breedt in quelli dell’ancella Brangäne e ancora Gregory Bonfatti (un pastore), Gianfranco Montresor (un timoniere) e Rainer Trost (voce di un giovane marinaio). Il Coro del Teatro dell’Opera di Roma sarà diretto dal maestro Roberto Gabbiani.
Dopo la “prima” di domenica 27 novembre (ore 16.30) Tristan und Isolde verrà replicato mercoledì 30 novembre (ore 19), sabato 3 dicembre (ore 18), martedì 6 dicembre (ore 19), venerdì 9 dicembre (ore 19) e domenica 11 dicembre (ore 14). Giovedì 24 novembre (ore 18) si svolgerà l’anteprima giovani, riservata ai minori di 26 anni.
Grazie alla collaborazione con Rai Com Tristan und Isolde sarà trasmessa in diretta in alcune sale cinematografiche europee.

“Sono felicissimo che Daniele Gatti– ha dichiarato il sovrintendente del Teatro dell’ Opera di Roma Carlo Fuortes – sia qui per questo Tristan und Isolde, la sua prima direzione al Teatro dell’Opera. Il maestro ha sempre avuto un’attenzione particolare per Wagner ed è considerato oggi uno dei maggiori interpreti internazionali di questo repertorio. Quando ho preso i primi contatti con lui, tempo fa, la sua proposta di portare da noi questo titolo mi è sembrata davvero irrinunciabile, anche considerando il grande impegno produttivo per il nostro Teatro,  in questo caso condiviso con i teatri di Parigi e Amsterdam. In più il Tristano è un’occasione speciale di incontro fra un direttore e un’orchestra, considerato il rilievo che quest’ultima ha nell’opera. Devo ringraziare il maestro Gatti per il lavoro che ha fatto in questo mese di prove, assolutamente non di routine, molto approfondito. Il pubblico giudicherà come sempre il risultato, ma già oggi le vendite segnano il tutto esaurito alla prima, e ci convincono del grande interesse per questa impegnativa proposta inaugurale.”

“Mi sembra che il sentimento principale che anima il Tristan und Isoldeha detto il maestro Daniele Gatti nel presentare la sua interpretazione dell’opera – sia non tanto l’erotismo, come spesso si dice, quanto invece lo stato d’animo dell’attesa, dell’ansia perché si realizzi un futuro desiderato. Un sentimento che in tedesco è definito dalla parola Sehnsucht, termine intraducibile, che indica appunto un’aspettativa, una tensione verso qualcosa che non c’è ancora. L’espressione più chiara di questo mi pare si trovi nel terzo atto, allorché Tristan, pur ferito gravemente, canta per un’ora circa nell’attesa di rivedere Isolde e poi quando Isolde arriva muore, poiché l’attesa si è compiuta , e tutto viene vissuto in essa, non nel risultato raggiunto. Per me è un’opera intima, composta da una serie di duetti, non ci sono cori, concertati, scene spettacolari. Wagner ha interrotto la composizione della Tetralogia a metà del Sigfrido proprio perché le dimensioni grandiose dell’Anello del Nibelungo lo opprimevamo, aveva bisogno di scrivere un’opera più raccolta. Non ho alcuna intenzione quindi di eseguire il Tristan come la rappresentazione e la glorificazione di un mito, ma voglio entrare nell’anima dei personaggi, perché è un’opera profondamente umana, che mette a nudo il dolore delle nostre vite”.

 

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