La stagione 2016-17 di Balletto si chiude con “Giselle”, dal 20 settembre al Costanzi

La stagione di Balletto 2016/17 del Teatro dell’opera di Roma si chiude con il titolo più importante del repertorio romantico, Giselle. Il successo incredibile, fin dall’esordio a Parigi nel 1841, arriva sino ad oggi. Probabilmente per questo, nonostante le innumerevoli versioni, lo schema coreografico del capolavoro è rimasto praticamente intatto. E lo ritroviamo anche nella coreografia di Patricia Ruanne, da Jean Coralli e Jules Perrot, in scena al Costanzi per cinque repliche dopo la “prima” di mercoledì 20 settembre. Nicolae Moldoveanu dirige l’Orchestra dell’Opera di Roma nella musica di Adolphe Adam, una delle prime ad essere composta espressamente per un balletto. Rebecca Bianchi, prima ballerina dell’Opera di Roma, si esibisce nel ruolo principale in alternanza con Susanna Salvi, mentre nel ruolo del principe Albrecht si alternano Claudio Coviello primo ballerino del Teatro alla Scala di Milano, Claudio Cocino primo ballerino della compagnia del Costanzi e Michele Satriano.
Giselle è il cavallo di battaglia delle grandi ballerine del passato e del presente e il perché si spiega facilmente. Contadina onesta dolce e incantevole, simbolo della grazia innocente, Giselle ha un unico difetto: essere pazza per la danza, i suoi piedi non sanno stare fermi. Si innamora del principe Albrecht che, pur di averla, si finge un altro. Per gelosia il cacciatore Hilarion, che ama Giselle non ricambiato, svela il tranello. La giovane ingenua a questo punto impazzisce e muore, a soli quindici anni, con il rimpianto del ballo e dell’amore. Si unisce alle Villi, spettri di ragazze morte prima delle nozze che, trascinate dalla passione per la danza, sono condannate a ballare ogni notte sino all’alba. I mortali che si imbattono in queste creature sono costretti a danzare con loro fino alla morte. E questo sarebbe il destino di Albrecht se l’amore non fosse più forte: Giselle lo perdona, lo sostiene e gli dà forza finché l’alba non pone fine all’incantesimo. Quale ballerina non desidererebbe essere protagonista di una storia in cui tutto gira intorno all’impulso alla danza? In lei si realizzano gli opposti stili coreografici, quello realistico del primo atto, che si conclude con la morte di Giselle, e quello soprannaturale del secondo. A mediare tra i due è la danza che non è solo un mezzo espressivo, ma vero contenuto dell’azione. Il miracolo della protagonista è di saper essere l’una e l’altra, la Giselle “terrena” e quella “soprannaturale”.

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