Fino al 2 maggio “Andrea Chénier”, sul podio Roberto Abbado, regia di Marco Bellocchio

Il 21 aprile ha esordito in Andrea Chénier il celebre regista cinematografico, Marco Bellocchio al suo terzo sconfinamento nell’opera lirica (dopo Rigoletto e Pagliacci). L’opera, diretta da Roberto Abbado in un nuovo allestimento in coproduzione col Teatro La Fenice di Venezia, resta in scena fino al 2 maggio.
Andrea Chénier, dramma storico di Umberto Giordano basato su una figura realmente esistita, è tra i prodotti migliori del Verismo di stampo storicheggiante di fine Ottocento. Nel libretto di Luigi Illica sono presenti diversi personaggi tratti, tra le altre fonti, dalla “Histoire de la sociéte francaise pendant la Revolution” di Edmond e Jules Goncourt. Andrè Chénier, nato a Costantinopoli nel 1762, fu membro del “club dei Feuillants” dopo la Rivoluzione in Francia durante il Terrore, fino ad essere arrestato e ghigliottinato a Parigi, il 25 luglio 1794, solo tre giorni prima dell’ analoga fine di Robespierre.
Nel libretto le vicende del poeta, prima rivoluzionario e poi proscritto da Robespierre, della nobildonna Maddalena e del cittadino Gérard si susseguono in un crescendo di colpi di scena che stringe il pubblico nella suspense, tratteggiate con una tecnica che ricalca i codici del linguaggio cinematografico – probabilmente la forma di spettacolo più vicina all’opera come fenomeno di costume popolare, che tanto ha mutuato dal melodramma e da quello verista in particolare. La Rivoluzione francese in Andrea Chénier si trasforma allora in  un catalizzatore di passioni umane in cui la cornice storica serve ad amplificare le emozioni e i tormenti interiori. Quale opera migliore poteva essere affidata alla poetica di un regista come Bellocchio che nel suo cinema ha saputo indagare come pochi altri proprio i drammi familiari frammisti alle tensioni della politica? Un connubio perfetto con le note di Umberto Giordano affidate alla preziosa direzione musicale di Roberto Abbado con la sfida di sostenere i continui colpi di scena e la capacità di Giordano di mantenere costante la tensione e di catturare l’attenzione del pubblico.

“L’opera di Giordano-Illica mi è stata proposta e ho accettato anche perché narra una storia che mi piace – spiega Marco Bellocchio –, un tema interessante, non prendetela per vezzo nostalgico, ma il racconto di una rivoluzione, quella francese, che proprio nel momento in cui conquista il potere, e potrebbe quindi finalmente realizzare i suoi sogni, diventa disumana e divora i suoi figli, mi affascina. Il protagonista, realmente esistito, è un rivoluzionario che entra in conflitto con i vertici del movimento e finisce per diventare la vittima del Terrore giacobino: è un dramma privato sullo sfondo della degenerazione dei principi sani della stessa rivoluzione. Nel mio Andrea Chénier la parola d’ordine è sobrietà.”

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