“Il viaggio a Reims” di Rossini per la prima volta all’Opera di Roma

 

La replica di giovedì 22 giugno, ore 20, sarà trasmessa in diretta du Rai Radio3 e in differita su Rai5, ore 21.15.

Metti una sera al museo tra un Goya, un Van Gogh, un Magritte e Rossini! Metti una sera al museo ma in realtà siamo a teatro, al Teatro dell’Opera di Roma dal 14 al 24 giugno, e in scena c’è – per la prima volta al Costanzi- Il viaggio a Reims di Rossini e sul podio dell’Orchestra dell’Opera di Roma c’è Stefano Montanari e alla regia c’è Damiano Michieletto per un allestimento firmato De Nationale Opera.
Il regista veneziano che torna Roma dopo l’applaudito Trittico pucciniano, ha ambientato infatti la storia di un gruppo di aristocratici che deve partire per andare all’incoronazione di Carlo X – composta da Rossini per celebrare il sovrano francese e andata in scena la prima volta al Théatre Italien di Parigi nel 1825 – in un museo, tra personaggi reali e dipinti di Picasso, Keith Haring, Frida Kahlo.
Michieletto reinventa la vicenda in un’atmosfera che oscilla tra un gioco surreale di teatro nel teatro, le contaminazioni con altre forme artistiche e l’ironia straripante di RossiniL’Albergo del Giglio d’oro si trasforma allora nella Galleria del Giglio d’oro, di proprietà di Madama Cortese, gestita da Maddalena, curata da un Don Profondo storico dell’arte e dove Lord Sidney lavora come restauratore. I nobili villeggianti sono protagonisti  di una serie di quadri di una mostra in fase di smantellamento, che stanno per essere trasferiti in un museo di Reims. Al loro posto nuove illustri acquisizioni, l’Autoritratto con orecchio bendato e pipa di van Gogh, Il figlio dell’uomo di Magritte, La duchessa d’Alba di Goya, un murales di Keith Haring e molti altri. I personaggi, colti nel bel mezzo dei preparativi del trasloco, interagiscono fra loro e si confondono col mondo reale. La regia di Michieletto è un meccanismo calibrato come un ingranaggio perfetto, anche grazie al contributo delle scene di Paolo Fantin, dei costumi di Carla Teti e delle luci di Alessandro Carletti. Tutti i personaggi – al termine di bizzarre vicende dettate da una trama complicata nata per giustificare l’intento celebrativo del libretto di Luigi Balocchi –  vanno a comporre un  tableau vivant che cita il dipinto di François Gérard del 1825 dedicato all’incoronazione di Carlo X. E su questo tableau tutti i personaggi si riuniscono in un brindisi dedicato  all’arrivo al museo della nuova tela. Il maestro Stefano Montanari, che torna a dirigere l’Orchestra del Costanzi dopo Il barbiere di Siviglia a Caracalla nell’estate 2014, nella sua direzione farà gioco alle atmosfere surreali dell’allestimento di Michieletto e soprattutto all’energia straripante della musica rossiniana. «Trattandosi di un’opera priva di una vera e propria drammaturgia – spiega Damiano Michieletto – nel realizzarla ho cercato un pensiero che non fosse solo divertente o brillante, ma anche legato al motivo per cui il lavoro è stato scritto. La vicenda è ambientata in un museo alla vigilia dell’inaugurazione di una mostra. Tutti i personaggi sono in preda alla frenesia e all’ansia per l’attesa dell’evento, che corrisponde alla partenza per Reims del libretto dell’opera. Alcuni di loro sono personaggio reali: Madama Cortese per esempio è la direttrice del Museo. Altri sono personaggi storici, appartenenti ai dipinti esposti nel museo. L’arrivo di una grande e misteriosa tela darà una svolta alla vicenda, sempre all’insegna dell’occasione storica per la quale Il viaggio a Reims fu scritto: l’incoronazione di Carlo X a re di Francia».

Guarda l’intervista a Stefano Montanari e Damiano Michieletto

Utilizziamo i cookie per assicurarti la migliore esperienza possibile sul nostro sito.
Se vuoi saperne di più, consulta la cookie policy.Proseguendo con la navigazione, acconsenti all’uso dei cookie