Robert Carsen debutta al Costanzi con “Orfeo ed Euridice”, in scena dal 15 marzo

Manca sulle scene del Costanzi da cinquant’anni Orfeo ed Euridice, il capolavoro di Christoph Willibald Gluck che dal 15 al 22 marzo va in scena in un raffinato nuovo allestimento, una coproduzione con Théâtre des Champs-Elysées, Château de Versailles Spectacles e Canadian Opera Company. Nel 1968 venne diretto da Ferruccio Scaglia, con la regia e le coreografie di Aurel Millos, e con il ruolo del protagonista affidato a un tenore (Lajos Kozma). La produzione che arricchisce la nostra stagione 2018-19, diretta da Gianluca Capuano, per la prima volta sul podio del Costanzi, porta in scena l’originale versione di Vienna dell’opera (1762). La regia è di Robert Carsen che debutta nel nostro Teatro. Sue anche le luci insieme a Peter Van Praet, scene e costumi sono di Tobias Hoheisel. Interpreti il controtenore Carlo Vistoli, Mariangela Sicilia e Emöke Barath.
L’opera in tre atti composta da Gluck su libretto di Ranieri de’ Calzabigi è una delle più celebri rappresentazioni del mito di Orfeo e del suo amore per Euridice. Appartiene al genere dell’azione teatrale che coniuga la mitologia del soggetto con cori e danze. Rappresentata per la prima volta al Burgtheater di Vienna il 5 ottobre 1762 Orfeo ed Euridice diede il via alla stagione della cosiddetta riforma gluckiana, con la quale il compositore tedesco e il librettista livornese si proponevano di semplificare al massimo l’azione drammatica. Dodici anni più tardi, Gluck rimaneggiò profondamente l’opera per adeguarla allo stile musicale di Parigi. Il libretto fu tradotto in francese e ampliato da Pierre Louis Moline, con nuova orchestrazione adattata ai più ampi organici dell’Opéra, parecchia musica nuova con rimandi a opere precedenti oltre a un più largo spazio dato alle danze.
L’allestimento realizzato da Robert Carsen, in uno stile essenziale e scarno, è incentrato sulla vicenda privata del protagonista pur accompagnata da un’attiva partecipazione del coro. Racconta la storia d’amore e morte del celebre cantore come un dramma intimo in cui il dolore profondamente umano di Orfeo – all’inizio vuole gettarsi nella fossa in cui è sepolta Euridice e tenta addirittura il suicidio – ha la sua naturale evoluzione nella discesa agli inferi per il nuovo incontro con la sua amata Euridice. “Con Orfeo ed Euridice – spiega Robert Carsen – cambia per sempre il modo di comporre le opere, si focalizza interamente ed esclusivamente sulle due cose che definiscono le nostre vite: amore e morte”.

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