Pirandello in musica all’Opera di Roma: ‘La vita nuda’ di Matteo D’Amico 

In prima assoluta dal 20 al 25 ottobre 2026 al Teatro Nazionale, con la regia di Cecilia Ligorio e la direzione musicale di Alessandro Cadario

In occasione dei novant’anni dalla morte di Luigi Pirandello, il Teatro dell’Opera di Roma dedica al Premio Nobel siciliano La vita nuda di Matteo D’Amico su libretto di Sandro Cappelletto. La nuova commissione del lirico capitolino va in scena dal 20 al 25 ottobre 2026 in prima assoluta al Teatro Nazionale con la regia di Cecilia Ligorio e l’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma diretta da Alessandro Cadario. Atto unico in musica, l’opera riunisce L’uomo dal fiore in bocca, dramma che affronta l’irrompere della malattia nella vita del protagonista, e La patente, grottesca vicenda giudiziaria di un uomo additato come portatore di sventura. Attraverso la partitura di Matteo D’Amico e la drammaturgia di Ligorio e Cappelletto, i due titoli confluiscono in un lavoro che restituisce al pubblico la visione attuale e perturbante di uno dei più grandi drammaturghi del XX secolo. Le scene, ispirate al neorealismo cinematografico, sono di Gregorio Zurla, i costumi di Vera Pierantoni Giua, le luci di Fabio Barettin. Nei panni dell’uomo dal fiore in bocca Omar Montanari e in quelli di Rosario Chiàrchiaro, protagonista de La patente, Andrea Concetti. Completano il cast Annunziata Vestri (barista/moglie dell’uomo dal fiore in bocca), Maria Grazia Schiavo (Rosinella, la figlia di Chiàrchiaro/Giovane innamorata), Blagoj Nacoski (Avventore/Giudice 1), Marcello Nardis (Giudice 2/Giovane innamorato), Roberto Abbondanza (Giudice 3) e Federico Longhi (Giudice D’Andrea).

Compositore romano al suo debutto al Costanzi, Matteo D’Amico ha dedicato una parte centrale della sua produzione al rapporto tra musica, letteratura e teatro. Tra i suoi lavori per il teatro musicale: Farinelli, la voce perduta (1996), Lavinia fuggita, Dannata epicurea (2004), Patto di sangue, Le Malentendu (2009), Il viaggio di G. Mastorna (2021). Ha inoltre composto per la danza Mascherata veneziana, La Ronde e Animae corpus. È stato direttore artistico dell’Accademia Filarmonica Romana e, dal 2000 al 2002, del Teatro Comunale di Bologna; dal 2006 è Accademico dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. «La vita nuda – illustra D’Amico – è un’opera dove i personaggi, tutti importanti, cantano, con voci proprie e diverse, il loro essere nudi nel mondo, di fronte alla vita e alla morte, e anche si ascoltano, in un sovrapporsi polifonico dove ogni linea musicale, ogni frase è portatrice di un’intenzione, di uno slancio. Tutto si compone nel concertato finale, quando, nelle voci e nell’orchestra, prevale un tono di intima meditazione, come se tutti gli otto protagonisti riflettessero sulle verità, sempre attuali e necessarie, narrate dal grande drammaturgo». «Chiàrchiaro e L’uomo dal fiore in bocca – raccontano ancora D’Amico e Cappelletto, che con quest’opera rinnovano una lunga collaborazione artistica – si ritrovano insieme, uniti dalle disavventure che quotidianamente e ovunque affliggono i viaggiatori immersi nel buio di un improvviso blackout. Tutti si muovono, si agitano, sospinti da un’ansia che li strozza».

«Una piccola stazione ferroviaria, anonima. È mattina presto. Un uomo perde il treno per un minuto. Poi un guasto interrompe la linea: i treni si fermano, tutte le partenze vengono sospese. […] Tutti sono costretti a fermarsi. Nel tempo che sfugge alla misura affiorano altri tempi: la memoria, il desiderio, la paura, i rimorsi, la ripetizione dei giorni. Le maschere si incrinano. Emergono la solitudine, la malattia, il bisogno di essere riconosciuti e visti. La stazione diventa così un limbo in cui ognuno, solo, scopre di esserlo insieme agli altri. Quel minuto diventato eternità apre uno spazio in cui fermarsi, guardarsi e riconoscersi parte di un’umanità fragile e contraddittoria, feroce, che si scopre ad interrogarsi su cosa significhi essere vivi. Forse La vita nuda è la vita quando le forme con cui la organizziamo e la rendiamo sopportabile non riescono più a proteggerci. E così, aspettando un treno, scopriamo che stavamo aspettando la vita stessa». Così la regista Cecilia Ligorio racconta la cornice drammaturgica in cui prendono vita e si incontrano i due testi pirandelliani. Ligorio, recentemente insignita del Premio della Critica Musicale Franco Abbiati per la messinscena de Il re pastore che ha debuttato nel 2025 al Teatro Nazionale, torna all’Opera di Roma dopo aver firmato regie per numerosi teatri e festival nazionali e internazionali.

Alessandro Cadario, direttore di alcune tra le principali orchestre italiane e internazionali, sale di nuovo sul podio dell’Opera di Roma, dopo il debutto al Festival di Caracalla con Cenerentola di Prokof’ev nel 2023, seguito nel gennaio 2025 da Il pipistrello di Johann Strauss figlio al Costanzi e, nello stesso anno, sempre a Caracalla, da Don Giovanni di Mozart firmato da Vasily Barkhatov. «Credo che ogni interpretazione di successo non possa prescindere dallo studio rigoroso della partitura, unito a una dedizione quasi utopistica nel realizzarla in ogni suo dettaglio. Per questo – afferma Cadario – affronto le nuove partiture con la stessa motivazione riservata alle opere di repertorio, ricordando a me stesso quanto sia importante dirigere le opere di repertorio con la freschezza e lo stupore di una prima assoluta». Cadario torna a confrontarsi con la musica di D’Amico dopo aver diretto nel 2024 al Petruzzelli di Bari la prima esecuzione assoluta de Il buio non ha voce. Quattro storie in musica per voce femminile e orchestra.

Prima rappresentazione: martedì 20 ottobre 2026, ore 20.00
Repliche: giovedì 22 e venerdì 23 ottobre ore 20.00; sabato 24 ottobre ore 18.00; domenica 25 ottobre ore 16.30

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‘The Rake’s Progress’ di Stravinskij inaugura la stagione dell’Opera di Roma

La nuova produzione è in scena dal 27 novembre con Michele Mariotti sul podio e la regia di Rafael R. Villalobos

Lo spettacolo è trasmesso in diretta su Radio 3 e in tv su Rai 5

In uscita anche un nuovo numero della rivista “Calibano” dedicato al tema della caduta con contributi di Stefania Auci ed Edoardo Albinati

Torna all’Opera di Roma dopo 58 anni The Rake’s Progress di Igor’ Stravinskij, che inaugura la stagione 2026/2027 venerdì 27 novembre alle ore 19. La nuova produzione è firmata dal regista spagnolo Rafael R. Villalobos, che realizza anche i costumi, mentre sul podio sale il direttore musicale della Fondazione Capitolina Michele Mariotti. Entrambi interpretano per la prima volta il capolavoro di Stravinskij su libretto di Wystan Hugh Auden e Chester Kallman. Classe 1987, Villalobos si distingue come una delle personalità più eclettiche della scena europea contemporanea. Esordisce all’Opera di Roma e con lui debuttano anche lo scenografo Pablo Chaves Maza e il lighting designer Felipe Ramos, suoi collaboratori abituali. Il cast riunisce interpreti della scena lirica internazionale: il tenore statunitense Lawrence Brownlee che debutta nel ruolo di Tom Rakewell; Rosalia Cid per la prima volta nei panni di Anne Trulove; Alex Esposito, celebre per le sue interpretazioni demoniache, in quelli di Nick Shadow; Jennifer Larmore interpreta Mother Goose; Daniela Barcellona, nota per i suoi ruoli “en travesti”, è la  “mostruosa” Baba la turca. Completano il cast Simone Alberghini (Trulove) e Ya-Chung Huang (Sellem). L’Orchestra è quella del Teatro dell’Opera di Roma così come il Coro, diretto da Ciro Visco. The Rake’s Progress è stato messo in scena al Costanzi soltanto una volta nel 1968, con i complessi della Staatsoper e della Filarmonica di Stato di Amburgo sotto la direzione di Charles Mackerras e con la regia di Gian Carlo Menotti. Lo spettacolo è trasmesso in diretta da Radio 3 ed è ripreso da Rai Cultura che lo propone in prima tv su Rai 5 giovedì 3 dicembre alle ore 22.20. Quattro le repliche a Roma: domenica 29 novembre ore 16.30, martedì 1° e giovedì 3 dicembre ore 20.00, e sabato 5 dicembre ore 18.00. Lo spettacolo è anche proposto in anteprima per il pubblico dei giovani con meno di 30 anni il 24 novembre alle ore 19.

Stravinskij realizzò The Rake’s Progress nel 1951 per La Biennale di Venezia ispirandosi a una serie di incisioni settecentesche del pittore satirico inglese William Hogarth. Villalobos lo rappresenta in una camera delle meraviglie ispirata al Sir John Soane’s Museum di Londra. In questa Picture Room le pareti non sono fisse ma mobili, composte da grandi pannelli ricoperti da quadri su entrambi i lati. Una volta aperti, questi moltiplicano teatralmente lo spazio in ulteriori dimensioni, facendo apparire sempre nuove meraviglie nascoste. Attraverso l’apertura di casse di legno, botole e sipari, e con lo scorrere di scale, pannelli e tendaggi, si disvela una riflessione sulla mercificazione delle opere, sul paradosso estetico tra quantità e qualità, sulla fruizione pubblica e privata dell’arte. Lo stile visivo delle scene e dei costumi, firmati dal regista, è inizialmente di un bianco neoclassico che poi, per riflettere la caduta morale di Tom Rakewell, vira in un conturbante mash-up fra la pittura del XVIII secolo e l’arte punk e underground degli anni Settanta londinesi.

«The Rake’s Progress è un lavoro perfetto – dice il direttore Michele Mariotti – una sintesi mirabile della musica dei secoli precedenti, in particolare del Settecento mozartiano, che solo uno dei più grandi geni del XX secolo poteva produrre. Il Neoclassicismo di Stravinskij recupera forme e strutture dalla tradizione filtrandole attraverso una sensibilità totalmente moderna. Il risultato è un capolavoro capace di andare oltre la storia di decadimento morale che racconta, toccando le sfaccettature dell’animo umano più profonde e universali. Un’opera che narra sì la vicenda di un povero ingenuo corrotto dal diavolo, ma che diventa un’altissima riflessione sulle responsabilità individuali, che sono anche le nostre».
 
«La libertà è una questione di responsabilità» dice il regista Rafael R. Villalobos. «Per affrontare The Rake’s Progress sono partito da una premessa: tre concetti molto simili come libertà, liberalismo e libertinaggio (dal latino libertas, liberalis, libertinus) condividono la radice semantica liber ma non solo hanno significati diversi, addirittura da un certo punto in poi la confusione e la distorsione di questi termini diventa quasi una questione politica. E così, nel pieno del XX secolo, giocando con questa ambiguità, un concetto come quello di libero scambio ha tentato di spacciarsi come sinonimo di libertà. Essendo il capolavoro di Stravinskij una satira ispirata ai codici del XVIII secolo, un secolo segnato dallo sviluppo sia del liberalismo sia del libero pensiero culminato nella Rivoluzione francese, The Rake’s Progress diventa dunque un’opera di bruciante attualità, in un momento in cui il dibattito sui limiti della libertà individuale è così pertinente. La produzione si presenta come un costante scambio di specchi tra il Settecento e i cosiddetti Seventies, il decennio turbolento degli anni ’70 che diede origine al movimento punk come reazione al neoliberismo, e che alla fine ha prevalso nel Regno Unito, introducendo anche l’arte come parte di quella rivoluzione e controrivoluzione. Sono forse i gabinetti delle curiosità e le gallerie d’arte stracolme di opere anche loro un risultato di quella frenesia acquisitiva? Non possiamo non chiederci dunque da quale prospettiva guardiamo – e guardiamo noi stessi – quando contempliamo i grandi capolavori, siano essi pittorici o musicali!».

Il musicologo Giovanni Bietti dedica a The Rake’s Progress la prima delle sue “Lezioni di Opera” della stagione 2026/2027, in programma sabato 14 novembre alle ore 18.00 al Teatro Costanzi.

Legato allo spettacolo è in uscita il nuovo numero della rivista di attualità culturale “Calibano”, pubblicato dalla casa editrice effequ dedicato al tema della caduta, con contributi di Stefania Auci, Edoardo Albinati, Alberto Piccinini, Giulia Carluccio, Caroline Patey, Filippo Barbera e altri.

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Lisette Oropesa all’Opera di Roma inaugura la stagione cameristica di Santa Cecilia

Tra zarzuela, canzone spagnola e suggestioni cubane, Lisette Oropesa inaugura la nuova stagione cameristica di Santa Cecilia. Quest’anno l’apertura di stagione si terrà eccezionalmente al Teatro dell’Opera di Roma, all’insegna della collaborazione tra le due istituzioni. L’appuntamento è mercoledì 14 ottobre alle ore 20.00 al Teatro Costanzi. Tra le voci più acclamate del panorama lirico internazionale, Lisette Oropesa si esibirà, in questa unica tappa italiana in recital, accanto al pianista Alessandro Praticò, per proporre un programma intitolato Mis amores son canciones. Zarzuela e melodie d’amore iberiche.

Lisette Oropesa guiderà gli spettatori attraverso le pagine più intense e rappresentative del repertorio ispanico. Il programma abbraccia estratti di celebri zarzuelas, come Canción de la paloma di Francisco Asenjo Barbieri e Carceleras di Ruperto Chapí, accostati a capolavori del Novecento spagnolo quali le Siete canciones populares españolas di Manuel de Falla, le Canciones amatorias di Enrique Granados e i Cuatro madrigales amatorios di Joaquín Rodrigo. La ricchezza del folclore iberico emergerà anche nei Cantos populares españoles di Joaquín Nin, mentre un ponte immaginario verso le atmosfere d’oltreoceano chiuderà la serata con le melodie dei compositori cubani Ernesto Lecuona, Eduardo Sánchez de Fuentes, Jorge Anckermann e Gonzalo Roig.

Mercoledì 14 ottobre, ore 20.00
Teatro dell’Opera di Roma – Teatro Costanzi
soprano Lisette Oropesa
pianoforte Alessandro Praticò

Mis amores son canciones
Zarzuela e melodie d’amore iberiche

 

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Voci d’opera per le Muse: gli artisti di “Fabbrica” alla Domus Aurea

Il 4 ottobre il Teatro dell’Opera di Roma è protagonista di MOISAI 2026 nella Sala Ottagona

Le voci di “Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma arrivano nella Sala Ottagona della Domus Aurea. Domenica 4 ottobre, alle ore 18.30, è in programma “Voci d’opera per le Muse”, appuntamento nell’ambito della quinta edizione di MOISAI – Voci contemporanee in Domus Aurea, il progetto promosso e organizzato dal Parco archeologico del Colosseo, con la direzione artistica di PAV.

Protagonisti della serata sono gli artisti di “Fabbrica” Young Artist Program, il programma annuale formativo dell’Opera di Roma, impegnati in un percorso attraverso pagine del repertorio operistico italiano ed europeo. Un incontro tra la lirica e uno dei luoghi più significativi del patrimonio archeologico romano.

MOISAI nasce dal ciclo statuario delle Muse realizzato per l’imperatore Nerone, i cui frammenti furono rinvenuti nel 1958 nel settore del Ninfeo di Polifemo e sono oggi nuovamente esposti nella Domus Aurea. Tra le figure conservate si trovano Tersicore, Musa della lirica corale e della danza, e Talia, Musa della commedia. È a questa presenza e al rapporto tra memoria antica e linguaggi contemporanei che si lega anche Voci d’opera per le Muse, riportando il canto all’interno della residenza neroniana.

L’appuntamento si inserisce nel primo fine settimana di MOISAI, in programma dal 2 al 18 ottobre 2026 con nove serate dedicate alle nove Muse. La serata del 4 ottobre prende il via alle 17.30 con una visita guidata attraverso gli ambienti della Domus Aurea, dal settore occidentale fino alla Sala Ottagona dove alle 18.30, prende vita lo spettacolo.

 

DOMUS AUREA – SALA OTTAGONA
Domenica 4 ottobre 2026
Ore 17.30 visita guidata
Ore 18.30 Voci d’opera per le Muse con gli artisti di “Fabbrica” Young Artist Program

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OperaCamion 2026: 40mila spettatori e il riconoscimento da New York

Si chiude al Villaggio Olimpico la tournée del Teatro dell’Opera di Roma. Il progetto lodato dal sindaco di New York Zohran Mamdani durante l’Urban 20 Mayors Summit

Quarantamila spettatori nei quindici Municipi di Roma. Si è conclusa domenica 20 settembre al Villaggio Olimpico la tournée 2026 di OperaCamion, il progetto del Teatro dell’Opera di Roma promosso da Roma Capitale che porta gratuitamente l’opera nelle piazze e nei quartieri della città. L’ultima serata, il 20 settembre, ha visto in scena ancora una volta Il barbiere di Siviglia con la regia di Manu Lalli e l’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma diretta da Alessandro Poleggi, dopo un viaggio che nel corso dell’anno ha attraversato il territorio romano coinvolgendo pubblico, artisti e comunità locali.

«Raggiungere così tante persone significa che ci sono 40.000 persone che hanno preso una sedia, sono uscite da casa e hanno trovato l’opera sotto casa loro», ha dichiarato il Sovrintendente del Teatro dell’Opera di Roma Francesco Giambrone al termine dell’ultima rappresentazione. OperaCamion, ha sottolineato Giambrone, mostra come sia possibile «fare uscire lo spettacolo dai teatri» e portare gratuitamente l’opera direttamente alle persone «E non solo si può fare, ma si può fare anche di più: si può fare l’opera insieme alla comunità. Abbiamo visto una parte del coro che viene dal territorio: c’è un mix bellissimo tra professionisti del Teatro dell’Opera, artisti dell’opera lirica e dilettanti, gente che si mette alla prova per amore dello spettacolo». Il progetto unisce infatti artisti professionisti alla sentita partecipazione di cori del territorio capitolino provenienti da tutti i municipi coinvolti. Un’esperienza che nel 2026 ha attirato anche l’attenzione internazionale.

A New York, nel corso dell’Urban 20 Mayors Summit 2026, il sindaco Zohran Mamdani, affiancato dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri, ha infatti citato OperaCamion dopo averne parlato con il primo cittadino della Capitale. Mamdani ha indicato nel progetto un esempio dell’importanza di rendere l’arte parte integrante della vita delle persone, anziché considerarla un’esperienza accessibile a pochi, sottolineando così la validità di un progetto che non smette di appassionare i cittadini.

Nel corso dell’ultima serata al Villaggio Olimpico, Giambrone ha riportato al pubblico anche i saluti del sindaco di New York, ricordando il valore dello scambio tra le esperienze culturali e di comunità.

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Dal 2 al 5 settembre sul Tevere torna “Fitzcarraldo”

Palcoscenico, scenografia, racconto: dal 2 al 5 settembre 2026, la prima opera lirica composta per un battello in viaggio, trasforma le sponde di Roma in scenografia e la Città Eterna in un teatro a cielo aperto

Mercoledì 2 settembre: ore 19.30 e 21.30
Giovedì 3 settembre: ore 19.30 e 21.30
Venerdì 4 settembre: ore 19.30 e 21.30
Sabato 5 settembre: ore 05.30 (replica speciale all’alba) e 19.30

Partenza da: Isola Tiberina  | ingresso da Lungotevere degli Anguillara (di fronte a Piazza Gioacchino Belli)

Tutti gli eventi sono sold out!

 

Sei ponti, un battello in viaggio lungo il Tevere e Roma che, lentamente, si svela sulle note di un’opera composta per essere ascoltata in movimento. Dal 2 al 5 settembre 2026, dopo il debutto del 2022, torna Fitzcarraldo, la prima opera lirica in assoluto concepita per essere rappresentata a bordo di un battello che attraversa il cuore della Capitale, trasformando per quattro giorni il Tevere in un grande teatro a cielo aperto.

Ideata e diretta da Fabio Morgan, con la composizione e la direzione musicale del Maestro Francesco Leineri e il libretto di Andrea Carvelli, promossa e sostenuta da Roma Capitale, in collaborazione con Zètema Progetto Cultura, e realizzata dal Teatro dell’Opera di Roma e dall’Associazione E45, Fitzcarraldo è un progetto visionario che prende ispirazione dal celebre capolavoro cinematografico di Werner Herzog per costruire un’opera originale sulla Città Eterna, sul suo fiume e sulla capacità dell’arte di immaginare una rinascita anche là dove tutto sembra essere andato perduto.

Non è il battello ad attraversare Roma: è Roma che si svela al ritmo del battello. Monumenti, ponti, banchine, architetture antiche e contemporanee appaiono e scompaiono davanti agli spettatori seguendo il procedere della navigazione, fino a diventare parte della partitura e della drammaturgia, in un libretto creato a partire dal Tevere e dalle sue sponde, tra presente, memoria e visione di un possibile futuro.

Il fiume si fa così palcoscenico, perché è sulle sue acque che si svolge l’azione; scenografia, perché monumenti, ponti e banchine scorrono come un fondale naturale; percorso narrativo, perché ogni tratto di navigazione coincide con un nuovo capitolo dell’opera; e infine luogo da attraversare, perché lo spettacolo può essere seguito sia a bordo sia dalle rive, accompagnando il viaggio oppure osservandolo da Ponte Sisto, Ponte Sant’Angelo, Ponte Umberto I e Ponte Cavour, punti privilegiati di osservazione.

Nel viaggio, le rovine dell’antica Urbe e il ponte di una civiltà futura emergono progressivamente lungo il percorso come frammenti superstiti di una città scomparsa: il coro li racconta in metro dantesco, quasi fosse una immaginifica guida turistica incaricata di accompagnare gli ultimi viaggiatori tra ciò che resta di un mondo decaduto. L’intuizione è semplice quanto rivoluzionaria: fare del fiume stesso lo spettacolo. Il Tevere torna così a essere il luogo originario della città, una linea narrativa che unisce secoli di storia e accompagna lo sguardo verso una Roma diversa, sospesa tra memoria e immaginazione.

Come nel capolavoro di Werner Herzog, anche qui Fitzcarraldo è l’uomo che tenta l’impossibile. Ma il suo viaggio non è soltanto un omaggio cinematografico: diventa una riflessione sul presente delle grandi metropoli e sul potere della creazione artistica di trasformare la realtà.

«Nel cuore della grande trasformazione che Roma sta vivendo in questi ultimi anni, siamo felici di poter avere per il terzo anno ‘Fitzcarraldo’, la prima opera lirica che attraversa la città attraverso il battello sul Tevere, con la sua forza artistica e trasformativa, per guardare Roma con uno sguardo diverso. Dopo Opera Camion, le cui nuove rappresentazioni ripartono nei prossimi giorni, il Teatro dell’Opera offre ancora una volta l’opportunità a cittadine e cittadini, di godere della magia della lirica anche al di fuori del Teatro. E sarà un appuntamento culturale per tutte e tutti, perché vedrà il coinvolgimento dei giovani artisti della Cantoria del Teatro dell’Opera»
Massimiliano Smeriglio
Assessore alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria

«L’opera narra il viaggio nell’apocalisse della città di Roma tra le rovine del passato e la decadenza del presente dove il protagonista Fitzcarraldo, disegna un possibile orizzonte di salvezza. L’Eroe visionario così diventa simbolo dello sforzo epico dell’uomo che sogna di forgiare a propria immagine la realtà, nella dialettica poetica, grandiosa e struggente tra Uomo e Natura che necessariamente ne consegue, in cui “chi sogna può muovere le montagne”. Fitzcarraldo si fa alfiere di una nuova visione della città, in un’opera lirica inedita che si propone al pubblico a bordo di un battello, originale palcoscenico in movimento tra gli scorci unici del centro storico della Città Eterna!»
Fabio Morgan
ideatore e direttore artistico di Fitzcarraldo, opera lirica su battello.

«Per il terzo anno, il Teatro dell’Opera di Roma collabora con E45 per portare l’opera sul Tevere, in un progetto che unisce sperimentazione, territorio e apertura alla città. Fitzcarraldo, opera lirica su battello ci offre ancora una volta l’opportunità di esplorare il fiume come spazio di cultura e di incontro, attraverso una modalità inedita di vivere e raccontare Roma. Sono particolarmente felice, inoltre, del coinvolgimento della Cantoria del Teatro, che permetterà a un gruppo di giovani cantori di confrontarsi con un’opera contemporanea di un compositore italiano. Riflettere oggi su come abitiamo le nostre città e sul rapporto con l’ambiente e il cambiamento climatico significa misurarsi con alcune delle grandi sfide del nostro tempo: una grande istituzione culturale non può sottrarsi a questo confronto e deve contribuire, attraverso l’arte e la cultura, a immaginare nuovi modi di vivere i nostri spazi urbani osservandoli da un’altra prospettiva.»
Francesco Giambrone
Sovrintendente del Teatro dell’Opera di Roma

 

Crediti

FITZCARRALDO
opera lirica su battello

ideazione, direzione artistica
Fabio Morgan

composizione e direzione musicale
Francesco Leineri

libretto
Andrea Carvelli

con

Fitzcarraldo (baritono), Giorgio Celenza
Aiuto regista (basso), Yuri Guerra
Attrice (soprano), Clara La Licata

Attore (tenore), Antonio Sapio
Oracolo (controtenore), voce fuori campo di Antonello Dorigo

Alessio Cavaliere, percussioni
Luigi Ginesti, corno francese

Francesco Leineri, live electronics

coro
Cantoria del Teatro dell’Opera di Roma
Maria Chiara Bisceglia, Dario Casavecchia, Anita Cirillo, Jlenia Cozzolino, Federica Lanna, Gabriele Lucani, Giulia Manzini, Dorotea Marzullo, Christian Masciavè, Christine Mazza, Lorenzo Piroli, Ferdinando Schettino, Andrea Sordi, Emanuele Sordi, Francesca Squillace

produzione esecutiva e allestimento Alessandra Muschella

direzione organizzativa Gianni Parrella

organizzazione Daniele Grifoni, Giacomo De Rose
assistente costumista Martina Turella

direzione tecnica Concetto Cipriani, Marco Cipriani

illustrazione Funkamore

ufficio stampa Marta Volterra per HF4

foto e video Emidio Vallorani, Francesca Vangieri

progettazione Gianluca Cheli

un progetto realizzato dal Teatro dell’Opera di Roma, E45
con il sostegno di Roma Capitale in collaborazione con Zètema Progetto Cultura

Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria:
www.e45.it/fitzcarraldo2026

Contatti:
info@e45.it

 

Ufficio stampa HF4 www.hf4.it
Alessia Malorgio alessia.malorgio@hf4.it +39 335 696 1998
Annarita Canalella annarita.canalella@hf4.it +39 335 749 5538

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A settembre altri sei appuntamenti con OperaCamion ‘Il Barbiere di Siviglia’

Dal 12 al 20 settembre 2026 sei serate gratuite completano il viaggio di OperaCamion nei municipi romani
Il progetto è promosso da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria

OperaCamion torna a percorrere le strade della Capitale con una nuova tournée de Il barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini. Dal 12 al 20 settembre 2026 il camion-palcoscenico del Teatro dell’Opera di Roma farà tappa in altri sei municipi di Roma, portando gratuitamente uno dei capolavori più amati del repertorio lirico nelle piazze e negli spazi urbani. Le sei nuove tappe interessano i municipi non raggiunti dalla tournée di maggio e giugno, completando così il percorso di OperaCamion 2026, un progetto che nel 2025 ha richiamato oltre 20.000 spettatori complessivi fra Il barbiere di Siviglia e Tosca, registrando una risposta partecipe e continua dei cittadini.
Sul camion-palcoscenico sale l’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma, diretta da Alessandro Poleggi. La regia, i costumi e le luci sono di Manu Lalli, con scene di Daniele Leone e coreografia per i movimenti mimici di Chiara Casalbuoni. L’adattamento musicale è firmato da Tommaso Chieco e Marco Giustini.
Protagonisti dello spettacolo sono Irene Zas Martinez* (Rosina), Pierpaolo Martella (Don Bartolo), Diego Savini (Figaro), Dayu Xu* (Don Basilio) e Francesco Tuppo (Conte d’Almaviva), affiancati da Donata Franceschino, Letizia Giannoccaro, Stefano Dattrino, Giacomo Peddis e Alessio Dantignana. Irene Zas Martinez e Dayu Xu fanno parte di “Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma, a conferma del costante investimento del Teatro nella formazione e nella valorizzazione dei talenti della nuova generazione.
La regista Manu Lalli ripropone la sua fortunata lettura del capolavoro rossiniano ispirata al circo, alla commedia dell’arte e al teatro di strada, perfettamente in sintonia con la natura itinerante di OperaCamion. Il camion-palcoscenico si anima così di illusionisti, acrobati, domatori e pagliacci, trasformando ogni piazza in un grande teatro all’aperto e restituendo l’opera alla sua dimensione più popolare e partecipata.

Il calendario 2026 di OperaCamion – Il barbiere di Siviglia

Sabato 12 settembre – ore 20.00
Municipio XIII – Parcheggio del mercato di Via Borgo Ticino (Casalotti)

Domenica 13 settembre – ore 20.00
Municipio XI – Piazza Gaetano Mosca (Monte Cucco)

Martedì 15 settembre – ore 20.00
Municipio XV – Parcheggio di Via della Stazione (Cesano)

Giovedì 17 settembre – ore 20.00
Municipio IX – Piazza Tarantelli (Torrino/Decima)

Sabato 19 settembre – ore 20.00
Municipio VII – Largo Paolo Emilio Taviani (Cinecittà Est)

Domenica 20 settembre – ore 20.00
Municipio II – Piazza Jan Palach (Villaggio Olimpico)

Tutti gli spettacoli avranno inizio alle ore 20.00
Ingresso libero e gratuito.
PORTATE LA SEDIA DA CASA!

OperaCamion è un progetto del Teatro dell’Opera di Roma promosso da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, con la partecipazione speciale dei cori del territorio di Roma Capitale, coordinati da Andrea Rossi e Don Elio Lops.

Il progetto OperaCamion è stato presentato per la prima volta nel 2016 con Figaro per la regia di Fabio Cherstich e le scenografie di Gianluigi Toccafondo, produzione Teatro dell’Opera di Roma e Teatro Massimo di Palermo

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Il debutto italiano di Tatjana Gürbaca con il nuovo ‘Falstaff’ diretto da Michele Mariotti

Dall’11 ottobre al Costanzi con Luca Salsi nel ruolo del titolo

La prima rappresentazione è trasmessa in diretta su Radio 3. La recita del 1° novembre è ripresa da Rai Cultura e trasmessa in diretta su Rai 3 e Rai Play.

 

«Falstaff non è una commedia su un vecchio che fallisce, ma sull’umanità stessa: sulle nostre illusioni, sui nostri desideri, sulle nostre debolezze e sul nostro instancabile tentativo di trasformare il breve miracolo della vita in qualcosa di significativo». Così la regista tedesca Tatjana Gürbaca descrive l’ultimo capolavoro di Giuseppe Verdi, che mette in scena a partire da domenica 11 ottobre alle ore 19.00 al Teatro dell’Opera di Roma, in una nuova produzione che segna il suo debutto assoluto in Italia dopo i successi ottenuti nei principali teatri europei, da Berlino a Vienna, da Amsterdam a Zurigo. Sei le recite dello spettacolo, con l’ultima replica, domenica 1° novembre, trasmessa in diretta TV su Rai3, nell’ambito del progetto patrocinato dal Ministero della Cultura che vede l’Opera di Roma e Rai Cultura impegnate assieme in una diretta in prima serata ogni 1° novembre dell’anno. Su Radio3 Rai invece l’opera è proposta in diretta la sera della prima rappresentazione. A queste sei recite si aggiunge l’anteprima giovani, in programma venerdì 9 ottobre alle 19, dedicata agli under 30.

Sul podio è impegnato il Direttore musicale della fondazione lirica capitolina Michele Mariotti, che dirige l’ultimo capolavoro verdiano per la prima volta con il pubblico in sala, avendolo interpretato nel dicembre 2020 alla Staatsoper di Monaco che lo diffuse in streaming a causa della pandemia. Protagonista sul palco è Luca Salsi, baritono dalla carriera internazionale, che negli ultimi anni è diventato interprete di riferimento per la parte di Sir John Falstaff, cantandola in teatri come la Staatsoper di Vienna o il Liceu di Barcellona. Accanto a lui sono impegnati Maria Agresta come Alice, George Petean come Ford, Violeta Urmana nei panni di Quickly, Marina Monzò in quelli di Nannetta, Dave Monaco nella parte di Fenton in alternanza con Pietro Adaini (13, 15, 20) e Carmen Artaza come Meg. Completano il cast Carlo Bosi (Cajus), Paolo Antognetti (Bardolfo) e Gabriele Sagona (Pistola). Il coro è istruito da Ciro Visco. Le scene sono di Henrik Ahr, i costumi di Silke Willrett e le luci di Stefan Bolliger.

«Falstaff è filosofo della vita, un edonista sovversivo, un uomo di radicale libertà e di profonda autoironia – prosegue la regista, figlia di padre turco e madre italo-slovena – Abbraccia tutto ciò che la società cerca spesso di regolare o di reprimere: il mangiare, il bere, la sessualità, l’ozio, il piacere e la semplice bellezza dell’essere vivi. È immorale, ma mai malvagio. Mente, imbroglia, sfugge alle proprie responsabilità e manipola gli altri, ma non è mosso dalla crudeltà né dal desiderio di potere. Non gli interessa dominare; gli interessa esistere. Si muove in una società che ha perduto la generosità nei confronti della vita. È un mondo dominato dal calcolo, dall’ambizione sociale, dalla paura del fallimento e da una costante sorveglianza di sé. Gli individui misurano il proprio valore attraverso lo status, la ricchezza, la reputazione e il successo. Hanno poco tempo e ancora meno coraggio nei confronti dell’amore. Verdi compose Falstaff alla fine della sua vita, nel 1893, sulla soglia di un nuovo secolo. Stava emergendo un mondo nuovo, plasmato dall’industrializzazione, dal progresso economico, dall’istruzione, dall’ambizione e dal potere del denaro. Il personaggio di Falstaff rappresenta tutto ciò che sembra non avere più posto in questo nuovo ordine: l’abbondanza, l’immaginazione, la sensualità, la libertà artistica e la ricerca della bellezza al di là dell’utile. Ho ambientato l’azione in una versione di fantasia del Grand Hotel et de Milan – conclude la regista – il luogo che divenne la seconda casa del compositore negli ultimi anni della sua vita e dove nacque la sua ultima opera. Ma questo albergo esiste in uno stato onirico: è uno spazio appartenente a un’altra epoca, già in parte abbandonato e in parte riconquistato dalla natura. Un mondo sospeso tra passato e futuro, tra memoria e dissoluzione»

«Con Falstaff si entra in un laboratorio teatrale perfetto – aggiunge Michele Mariotti – È una commedia nella quale non si ride mai davvero, ma si sorride con il disincanto tipico di Verdi. Per l’orchestra è una delle sfide più impegnative del repertorio: la scrittura è virtuosistica, ricca di interventi solistici, e richiede brillantezza, precisione e fantasia timbrica. Ma sono proprio la libertà strutturale e l’unicità del coinvolgimento tra buca e palcoscenico a rendere quest’opera il primo grande capolavoro che guarda al Novecento.»

 

Anteprima giovani: venerdì 9 ottobre ore 19.00

Prima rappresentazione: domenica 11 ottobre ore 19.00

Repliche: martedì 13 ore 20.00, giovedì 15 ore 18.00, domenica 18 ore 16.30, martedì 20 ore 20.00, domenica 1° novembre ore 20.15

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Abbonamenti e biglietteria

Campagna abbonamenti “Gran Teatro All Inclusive” e “Gran Teatro” dal 1° al 31 luglio 2026 e dal 1° al 26 settembre 2026.
Sottoscrizioni di altre forme di abbonamento dal 1° ottobre 2026.  I biglietti dei singoli spettacoli saranno in vendita a partire dall’8 ottobre 2026.

 

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BIGLIETTERIA DEL TEATRO

Piazza Beniamino Gigli, 1

lunedì-sabato 10.00 – 18.00 domenica 9.00-13.30

tel. 06 48160255 – 06 4817003

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“Nessun Morda! Arie d’opera anche per chi non le ha mai capite” alla Garbatella

Il Teatro dell’Opera di Roma partecipa alla quinta edizione di M’illumino di teatro a Garbatella con i giovani artisti di “Fabbrica” ​​– Young Artist Program

 Quante persone hanno canticchiato almeno una volta La donna è mobile , Nessun dorma o il brindisi della Traviata senza aver mai assistito a uno spettacolo d’opera? E quanti hanno trasformato quei versi in espressioni ormai entrate nell’immaginario collettivo, come la celebre “donna nobile” al posto di La donna è mobile o “Che gelida Marina” invece di Che gelida manina ? È proprio da questi equivoci, familiari a tutti, che nasce Nessun Morda! Arie d’opera anche per chi non le ha mai capite, uno spettacolo che porta il melodramma in piazza. L’appuntamento è per sabato 1° agosto alle ore 20.00 in Piazza Damiano Sauli (VIII Municipio), nell’ambito della quinta edizione di M’illumino di teatro a Garbatella , la manifestazione che quest’anno vede anche la partecipazione del Teatro dell’Opera di Roma con gli artisti di Fabbrica – Young Artist Program . Ideato da 369gradi in collaborazione con il Teatro dell’Opera di Roma, Nessun Morda! propone un modo nuovo e coinvolgente di avvicinarsi al melodramma. Non un concerto tradizionale né una lezione sull’opera, ma un racconto ironico e divulgativo costruito intorno alle arie più celebri del repertorio, quelle che tutti conoscono, anche senza aver mai frequentato un teatro d’opera. A guidare il pubblico saranno Gioia Salvatori e Maurizio Rippa  che accompagneranno gli spettatori in un viaggio tra musica, curiosità e aneddoti.

Protagonisti della serata saranno i giovani cantanti di Fabbrica – Young Artist Program: il soprano Sofia Barbashova , il mezzosoprano Irene Zas Martines , il tenore Jiacheng Fan e il baritono Alejo Alvarez Castillo , accompagnato al pianoforte da Elettra Aurora Pomponio . Il programma attraversa alcune delle pagine più amate del repertorio operistico: “Largo al factotum” e “Dunque io son” da Il barbiere di Siviglia , “Je veux vivre” da Roméo et Juliette , “Non più mesta” da La Cenerentola , il duetto “Pa-Pa-Papagena! Pa-Pa-Papageno!” da Die Zauberflöte ( Il flauto magico) , “Quando me’n vo'” da La bohème , “E lucevan le stelle” da Tosca , “Nessun dorma” da Turandot e il brindisi “Libiamo ne’ lieti calici” da La traviata .

La presenza degli artisti di Fabbrica, che con questo appuntamento concludono il loro percorso di perfezionamento al Teatro dell’Opera di Roma, conferisce alla serata un significato particolare: giovani interpreti all’inizio della carriera incontrano il pubblico in uno spazio aperto della città, restituendo all’opera la sua dimensione più autenticamente popolare e condivisa. L’iniziativa si inserisce nel programma di M’illumino di teatro , la rassegna che da anni anima il quartiere Garbatella con spettacoli gratuiti e attività dedicate alla partecipazione culturale.

sabato 1° agosto 2026 – ore 20.00 Piazza Damiano Sauli (VIII Municipio) – Garbatella

 

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