Maxime Pascal interpreta “Ariadne auf Naxos” di Strauss che torna dopo 35 anni

Assente da trentacinque anni dalle stagioni del Teatro dell’Opera di Roma, il 1° marzo 2026 torna sul palco del Costanzi Ariadne auf Naxos (Arianna a Nasso), il capolavoro di Richard Strauss su libretto di Hugo von Hofmannsthal. Sul podio Maxime Pascal, specialista del repertorio novecentesco e contemporaneo. Interprete dalla carriera in grande ascesa, dopo aver diretto in concerto Anna Caterina Antonacci ne La voix humaine (2017), torna al Costanzi per la prima volta con un’opera. Per David Hermann, sempre con Jo Schramm e Fabrice Kebour, e con Michaela Barth per i costumi, è il secondo titolo consecutivo in questa stagione dopo Inferno di Ronchetti. Protagonisti Axelle Fanyo (Ariadne), Tuomas Katajala (Bacchus), Ziyi Dai (Zerbinetta), Angela Brower (Der Komponist), Adrian Eröd (Musiklehrer). Il nuovo allestimento – una collaborazione con Semperoper Dresden dove ha debuttato nel dicembre 2018 – va in scena dall’1 al 10 marzo 2026.

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Per il Giorno della Memoria 2026 un Recital per pianoforte e voce

MUSICA E MEMORIA

Per il Giorno della Memoria 2026 un Recital per pianoforte e voce con le artiste di “Fabbrica” – Young Artist Program

 

Il Teatro dell’Opera di Roma in collaborazione con Biblioteche di Roma partecipa a MEMORIA GENERA FUTURO 2026.  Dal 27 gennaio al 5 febbraio diversi appuntamenti in città per raccontare Il Giorno della Memoria, come eredità viva e consapevole di impegno civile da lasciare alle nuove generazioni. L’Opera di Roma aderisce all’iniziativa proponendo un recital per pianoforte e voce affidato a due giovani artiste di “Fabbrica” – Young Artist Program, il programma che il teatro dedica dal 2016 alla formazione di cantanti, maestri collaboratori, light designer, scenografi e costumisti. Il soprano Sofia Barbashova e la pianista Elettra Aurora Pomponio eseguiranno un programma che intreccia memoria, spiritualità e grande tradizione musicale. Accanto a pagine del repertorio ebraico – da Avinu Malkeinu a Yerushalayim shel zahav – trovano spazio alcuni capisaldi del repertorio pianistico di Johann Sebastian Bach, Johannes Brahms e Sergej Rachmaninoff, in un percorso che attraversa epoche e linguaggi diversi, uniti da un profondo valore simbolico ed espressivo.

L’appuntamento è per martedì 27 gennaio 2025 alle ore 18.30 presso la Casa delle Letterature (piazza dell’Orologio 3). L’iniziativa è promossa dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale.

 

Programma

  • J.S. Bach, Preludio n. 8 in mi bemolle minore BWV 853
  • David Zehavi, A walk to Cesarea: Eli, Eli
  • J. Brahms, Intermezzo op. 118 n. 2
  • Maurice Ravel, Deux mélodies hébraïques: Kaddisch
  • S. Rachmaninoff, Preludio op. 32 n. 10
  • Naomi Shemer, Yerushalayim shel zahav
  • Max Janowski, Avinu Malkeinu

 

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Fabbrica Offenbach: il magico mondo dell’operetta per la prima volta al Nazionale

Il Teatro dell’Opera di Roma porta, per la prima volta al Teatro Nazionale, il maestro dell’operetta Jacques Offenbach. Con Fabbrica Offenbach il 22 e 23 gennaio in scena due titoli in un nuovo allestimentoUn mari à la porte e La Chatte métamorphosée en femme affidati agli artisti di Fabbrica – Young Artist Program, il percorso sostenuto da Banca del Fucino, che dal 2016 il Teatro dedica alla formazione di cantanti, maestri collaboratori, registi, scenografi, costumisti e lighting designer. Offenbach torna in una produzione del lirico capitolino a distanza di trent’anni, dopo il Festival Jacques Offenbach e il Secondo Impero, ospitato al Teatro Brancaccio nella stagione 1994-95, sotto la direzione di Peter Maag.

Composta nel 1858, La Chatte métamorphosée en femme (Il gatto trasformato in donna) tratta da una favola di La Fontaine, a sua volta ispirata a La gatta Afrodite di Esopo, ha come protagonista il giovane Guido, innamorato della propria gatta Minette, trasformata da un incantesimo in una ragazza in carne e ossa. La metamorfosi dà origine a una serie di situazioni comiche. Offenbach crea qui uno dei suoi esempi più riusciti di “operetta fantastica”, dove l’elemento fiabesco si intreccia al gusto per il paradosso.

Scritta nel 1859, Un mari à la porte (Un marito alla porta) è una brillante operetta in un atto costruita con ritmo serrato sulle disavventure di Florestan, compositore in fuga dai creditori che piomba nella stanza della giovane Suzanne la notte delle sue nozze. La sua improvvisa apparizione provoca una catena di incomprensioni, goffi tentativi di nascondersi e colpi di scena che coinvolgono la sposa, l’amica Rosita e il marito geloso. Offenbach gioca con precisione teatrale sulle dinamiche del vaudeville, alternando arie spiritose, duetti vivaci e momenti di irresistibile comicità.

La versione musicale per due pianoforti è curata da Giorgio Gori e affidata ai maestri collaboratori Elettra Aurora Pomponio e Maki Hamada. Firma la regia Kamila Straszynska. Formatasi all’Accademia “Aleksander Zelwerowicz” di Varsavia, al DAMS di Bologna e all’Accademia “Silvio d’Amico” di Roma, nel 2018 ha curato a Roma il ciclo di letture performative sulla drammaturgia polacca In Polonia vale a dire da nessuna parte? in collaborazione con l’Istituto Polacco e il Teatro di Roma. Dal 2019 cura spettacoli di prosa in teatri di Roma, Varsavia e Lima, dal 2023 realizza per la Filarmonica Nazionale di Varsavia spettacoli musicali per bambini e collabora con PAV per Fabulamundi. Il nuovo allestimento del Teatro dell’Opera di Roma vede le scene di Sofia Sciamanna, i costumi di Virginia Blini e le luci di Zofia Pinkiewicz. Interpreti delle due operette le cantanti Jessica Ricci e Sofia Barbashova (soprani), Maria Elena Pepi e Irene Zas Martinez (mezzosoprani), i cantanti Guangwei Yao e Jiacheng Fan (tenori), Alejo Alvarez Castillo (baritono) e Dayu Xu (basso). Tutti gli artisti e il team creativo sono allievi della quinta edizione di Fabbrica Young Artist Program.

La programmazione del Teatro Nazionale prosegue dal 14 al 19 aprile con Serata Preljocaj (La stravaganza, Annonciation, Noces), trittico-omaggio al coreografo francese Angelin Preljocaj tra i massimi esponenti della danza contemporanea, noto per un linguaggio che fonde la disciplina del balletto classico con la libertà espressiva della danza moderna in dialogo con artisti visivi, musicisti e stilisti.  Dal 15 al 21 maggio protagonista “Hans Werner Henze 100”, mini-festival celebrativo nel centenario della nascita del compositore tedesco, che vedrà sul palcoscenico due opere tratte da testi di Miguel Barnett: La piccola cubana ed El Cimarrón. Chiude la stagione La vita nuda di Matteo D’Amico liberamente ispirata a L’uomo dal fiore in bocca e La patente di Pirandello.

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Addio a Valentino Garavani

Indimenticabili i suoi costumi per La traviata con la regia di Sofia Coppola all’Opera di Roma in cartellone di nuovo dal 21 al 30 giugno

Il Teatro dell’Opera di Roma apprende con profonda commozione della scomparsa di Valentino Garavani (Voghera, 11 maggio 1932 – Roma, 19 gennaio 2026), uno dei più grandi couturier del XX e XXI secolo. La sua visione estetica, fondata su una profonda conoscenza della storia e su un’idea rigorosa di bellezza, ha attraversato decenni di cultura contemporanea, toccando anche il teatro musicale. Proprio all’Opera di Roma nel 2016 ha firmato i costumi de La traviata di Giuseppe Verdi, uno degli allestimenti più amati dal pubblico, con la regia di Sofia Coppola, che dopo le numerose riprese nelle scorse stagioni, ritorna in cartellone dal 21 al 30 giugno.

Il Teatro dell’Opera di Roma partecipa al cordoglio internazionale per la scomparsa di un Maestro che ha saputo portare l’alta sartoria nel teatro d’opera come forma compiuta di arte applicata, lasciando un segno duraturo anche nella storia culturale della città di Roma. Tutti i lavoratori del Teatro dell’Opera di Roma insieme al Sovrintendente si uniscono nel sentito ricordo di Valentino Garavani, rendendo omaggio al suo talento fonte di ispirazione per artisti, creativi e appassionati di tutta la comunità dello spettacolo.

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“La Bayadère” con le étoiles dell’Opéra di Parigi Sae Eun Park e Paul Marque

Non solo intrighi d’amore, gelosia e tradimento ne La Bayadère in scena dal 3 all’8 febbraio al Costanzi nella versione coreografica creata da Benjamin Pech, da Petipa, proprio per l’Opera di Roma nel 2023. «È un balletto epico – dichiara Pech – una vera epopea. Questa produzione è una sfida che coinvolge, assieme agli ospiti, ai danzatori del Corpo di Ballo e agli allievi della Scuola di Danza, tutti coloro che lavorano nell’ombra, dietro le quinte impegnati nei numerosi cambi di scena». L’ambizioso spettacolo si avvale delle scene firmate dall’artista Ignasi Monreal, dei costumi di Anna Biagiotti e delle luci di Vinicio Cheli, per trasportare il pubblico in un universo onirico senza tempo, elegantemente esotico e contemporaneo. La musica di Ludwig Minkus, composta per il balletto ideato da Marius Petipa nel 1877, è affidata alla bacchetta del francese Fayçal Karoui che dirige l’Orchestra dell’Opera di Roma.

I protagonisti de La Bayadère, come nel poema indiano Sakuntala di Kalidasa cui Petipa si è ispirato, sono il guerriero Solor e della sua amante segreta, la baiadera Nikiya. Ad interpretarli sono chiamati quattro ospiti internazionali: le étoiles dell’Opéra di Parigi Sae Eun Park e Paul Marque (3 e 5 febbraio), entrambi al debutto al Costanzi; la Principal Dancer dello Staatsballett Berlin Iana Salenko e il Principal Dancer dell’Astana Opera Bakhtiyar Adamzhan (4, 6 e 7 febbraio ore 20), che tornano l’una dopo il recente Marco Spada di Lacotte (premio Danza&Danza miglior produzione 2025), l’altro dopo l’indimenticabile interpretazione di Quasimodo in Notre-Dame de Paris di Petit (2021 e 2022). Nel ruolo della bella baiadera e del suo amante danzano poi la prima ballerina Marianna Suriano e Mattia Tortora (7 ore 15, 8 febbraio). La crudele e gelosa Gamzatti, futura sposa di Solor, è interpretata dall’étoile Susanna Salvi (3, 5, 7 ore 15 e 8 febbraio) e dalla prima ballerina Federica Maine (4, 6 e 7 febbraio ore 20), l’Idolo d’oro dal primo ballerino Simone Agrò (3, 5, 7 ore 20 e 8 febbraio) e da Gabriele Consoli (4, 6, e 7 febbraio ore 15).

Sae Eun Park, Paul Marque e il coreografo Pech si ritrovano a Roma sotto il segno di una grande eredità artistica, quella di Rudolf Nureyev al Palais Garnier. La coreana Park, formatasi nel suo paese natale, si è unita al Ballet dell’Opéra nel 2011. La nomina ad étoile è arrivata nel 2021, al termine di Roméo and Juliet firmato da Nureyev. Il francese Marque, dopo la scuola dell’Opéra è entrato nella compagnia nel 2014. Ha scalato la vetta e raggiunto il titolo di étoile nel 2020 proprio ne La Bayadère di Nureyev, dove interpretava l’Idolo d’oro. Pech, ex danzatore, étoile dell’Opéra di Parigi, è cresciuto con La Bayadère e ha visto Nureyev lavorare a questo titolo, l’ultima creazione dell’artista per la compagnia parigina, poco prima della sua scomparsa. «Dopo Il lago dei cigni – racconta Pech – Eleonora Abbaganto mi ha proposto di pensare a un secondo lavoro coreografico per la compagnia. L’idea di rileggere La Bayadère è arrivata naturalmente, è diventata una necessità.Conoscere questi balletti– conclude il coreografo – è importante per sapere da dove veniamo e capire dove andiamo. Riadattarli al mondo di oggi è un modo di tenerli vivi, perché devono continuare a esistere». Per la ripresa dello spettacolo Pech si avvale di due assistenti alla coreografia, Isabelle Guérin, già étoile dell’Opéra di Parigi nominata da Nureyev (1985), ed Hervé Courtain, maître de ballet per Les Grands Ballets Canadiens.

La ‘prima’ de La Bayadère, martedì 3 febbraio (ore 20), è preceduta dall’Anteprima Giovani, domenica 1° febbraio (ore 16.30). Il balletto firmato da Benjamin Pech torna in scena mercoledì 4 (ore 20), giovedì 5 (ore 20), venerdì 6 (ore 20), sabato 7 (ore 15 e ore 20) e domenica 8 febbraio (ore 16.30).

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“Inferno” di Lucia Ronchetti con i costumi di Maria Grazia Chiuri

Commissionata dal Teatro dell’Opera di Roma, la nuova versione italiana di Inferno, opera della compositrice Lucia Ronchetti – già direttrice della Biennale Musica a Venezia – viene proposta in prima assoluta al Costanzi. Tratta da Dante e con un epilogo di Tiziano Scarpa, l’opera ha avuto una prima esecuzione in forma di concerto nel 2021 a Francoforte. Questo nuovo primo allestimento segna il debutto a Roma di David Hermann, nominato agli International Opera Awards nel 2018. Le scene sono di Jo Schramm, le luci di Fabrice Kebour, i costumi della grande stilista italiana Maria Grazia Chiuri. Sul podio Tito Ceccherini, apprezzato specialista del repertorio contemporaneo. Protagonisti Laura Catrani e – al loro primo impegno con l’Opera di Roma – Leonardo Cortellazzi, Andreas Fischer e il celebre ensemble Neue Vocalsolisten. La prima rappresentazione del 19 febbraio è seguita da quattro repliche fino al 7 marzo.

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“Lo schiaccianoci”: terzo anno sold out al Teatro dell’Opera di Roma

Per il terzo anno consecutivo, Lo schiaccianoci registra il tutto esaurito in tutte le repliche al Teatro dell’Opera di Roma, confermandosi come uno dei titoli più amati e partecipati dal pubblico romano. Nell’edizione di quest’anno sono stati 18.000 gli spettatori che hanno assistito al celebre balletto di Čajkovskij con la fiabesca coreografia di Paul Chalmer, con un incasso complessivo di oltre un milione di euro, dati che attestano la solidità del successo e la capacità dello spettacolo di coinvolgere un pubblico ampio e trasversale. Il risultato si inserisce in un trend ormai consolidato: negli ultimi tre anni questa produzione de Lo schiaccianoci ha richiamato complessivamente 50.000 spettatori, diventando un appuntamento centrale della programmazione invernale del Teatro e un punto di riferimento per famiglie, giovani e appassionati di danza. Un successo anche per il Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma diretto da Eleonora Abbagnato che conferma il forte legame col pubblico e il ruolo della danza classica come elemento chiave dell’offerta culturale della città. Brindisi finale per salutare l’anno con gli spettatori all’ultima replica del 31 dicembre alle 18.00 con la Solista Marta Marigliani (Clara), il Primo  Ballerino Simone Agrò (Schiaccianoci), il Solista Mattia Tortora (Drosselmeyer), l’Étoile Susanna Salvi (Fata Confetto) e il Primo Ballerino Michele Satriano (Cavaliere della Fata Confetto).

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La prima opera buona dell’anno

IL 1° GENNAIO, NELL’AMBITO DI CAPODARTE 2026, INIZIATIVA DELL’ASSESSORATO ALLA CULTURA DI ROMA CAPITALE, IL TEATRO DELL’OPERA DI ROMA IN COLLABORAZIONE CON BINARIO 95 E CARITAS DEDICA IL PRIMO EVENTO DELL’ANNO ALL’ACCOGLIENZA

 

Anche nel 2026 il Teatro dell’Opera di Roma inaugura il nuovo anno aprendo simbolicamente il proprio sipario alla città e orientando i suoi riflettori non solo sulla scena, ma sul tessuto umano che la attraversa. Il 1° gennaio 2026 dalle 16.00 alle 19.00 (con un pre-show di Fanfaroma alle 15.45 in piazza Beniamino Gigli) il palcoscenico del Teatro Costanzi ospiterà un ciclo gratuito di talk, proiezioni e musica dal vivo sui temi della solidarietà, dell’incontro e del dialogo. Un gesto che conferma la vocazione del Teatro dell’Opera come istituzione pubblica profondamente radicata nella vita di Roma, di farsi interprete di uno dei sentimenti più autentici e necessari della sua comunità: l’attenzione verso chi è più fragile.

La collaborazione con Binario 95 e Caritas, nata nel 2024 in occasione di Capodarte, che quest’anno dedica la manifestazione all’80º anniversario dell’Assemblea Costituente (1946-2026), diventa un appuntamento fisso dal significativo titolo La Prima Opera Buona dell’anno. Un invito alla solidarietà, ma anche dovere civico, sancito da un modello costituzionale che tutela la dignità della persona, garantendo ad esempio la possibilità di avere una residenza convenzionale presso il Comune, anche a chi vive in condizioni di precarietà abitativa. Questa prima edizione vedrà la presenza, fra gli altri, di ospiti d’eccezione come Christian Raimo che intervisterà l’autore Janek Gorczyca, un polacco naturalizzato romano che vive in città da più di trent’anni, senza casa, senza documenti né un posto fisso di lavoroEsperienza umana da cui è nato Storia di mia vita edito da Sellerio nel 2024. Protagonisti fra gli altri anche Ascanio Celestini, il duo voce-chitarra Petra Magoni & Finaz che ibrida improvvisazione, letteratura e musica, Fanfaroma gli artisti di Fabbrica Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma. La Prima Opera Buona dell’anno sarà inoltre l’occasione per vedere la mostra Dresscode del fotografo dell’Opera di Roma Fabrizio Sansoni in cui sono protagoniste le ospiti di Casa Sabotino, la struttura di Binario 95 dedicata all’accoglienza di genere: donne fragili, cisgender e transgender, accolte e orientate alla ricostruzione della propria autonomia, lungo un percorso di crescita personale e inserimento lavorativo.

Attraverso un linguaggio plurale fatto di racconti, interviste, monologhi, musica e materiali audiovisivi, troverà spazio anche la proiezione del documentario Notte della solidarietà 2024, l’esperimento sociale di attivismo urbano, che lo scorso anno ha realizzato il censimento delle persone senza fissa dimora a Roma e la presentazione di Helpinet, l’app che grazie a una mappatura geolocalizzata dei servizi attivi sul territorio, offre alle persone in difficoltà risposte concrete ai propri bisogni: accoglienza, pasti, cure mediche e supporto. La Prima Opera Buona dell’Anno vuole dunque restituire un mosaico delle “tante Rome” che compongono l’Urbs Aeterna, anche le più “invisibili”, trasformando il teatro in un luogo di ascolto, cittadinanza, ma soprattutto responsabilità.

 

Programma

15.45 OUTSIDE STORY
Fanfaroma nella piazza accoglie le persone
Esposizione della mostra fotografica Dresscode nelle sale del Teatro
16.00 SIPARIO
Fanfaroma accompagna il pubblico in teatro
Due parole con Francesco Giambrone, Sovrintendente del Teatro dell’Opera di Roma
16.10 DRESSCODE, TRIBUTO A LAURA
Intervento musicale di FABBRICA
Omaggio a Laura Ospite di Casa Sabotino Immagini di sfondo della Mostra “Dress Code”
Testimonianze in ricordo di Laura
16.25 LA PRIMA
Lecture del Prof. Mattia Della Rocca, Università di Roma Tor Vergata
16.40 VOCI DALLA CITTÀ
Le parole dell’arte – Poesie di Nicola Maroscia
Laboratori di Speranza – L’esperienza di Caritas Arte, con Paolo Galdiero
Storia di mia vita” – Christian Raimo intervista l’autore Janek Gorczyca
17.10 SE DOMANI MI DANNO UNA CASA
Monologo di Ascanio Celestini
 
17.25 NOTTE FUORI
Proiezione del documentario di Carlotta Cerquetti sulla Notte della Solidarietà 2024
 
17.55 DIALOGHI, NUMERI E PERSONE
Francesca Scambia, Dipartimento statistiche sociali e demografiche di ISTAT
Alessandro Carta, Presidente fio.PSD
Francesca Nicolai, Croce Rossa Italiana – Area Metropolitana di Roma
Call To Action: ISTAT lancia il nuovo conteggio nazionale delle persone senza dimora 2026
18.10 EQUILIBRISMI
Intervento musicale con Petra Magoni (voce) & Finaz (chitarra)
18.40 Helpinet: una rete di solidarietà
Spot e lancio dell’App con un’operatrice dell’Help Center di Roma Termini
18.45 L’Opera Buona
Riflessioni conclusive con l’avvocato Daniele Leppe
 
19.00 IN SCENA: TORNIAMO IN CITTA…
Saluti finali e chiusura in musica con l’orchestra Fanfaroma
che accompagna il pubblico fuori dal teatro.
Commento musicale: Fanfaroma
Conduce l’incontro: Alessandro Radicchi, Binario 95
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Torna “La bohème” con la regia di Davide Livermore

È un’esperienza immersiva quella pensata per La bohème di Giacomo Puccini dal regista Davide Livermore, autore anche di scene, costumi e luci. Un gioco straordinario di tecnologia reso possibile grazie al videomapping di D-Wok di cui, da oltre dieci anni, il regista torinese si avvale per modificare profondamente l’estetica dell’opera, usando strumenti tecnologici e superfici come elementi sensibili per raccontare. L’allestimento, dopo le rappresentazioni all’aperto, alle Terme di Caracalla (2014 e 2015) e al Circo Massimo (2021), dove la digital art è stata protagonista, torna all’Opera di Roma e indiretta su Radio3 Rai il 14 gennaio (ore 20), ripensato per lo spazio intimo del Teatro Costanzi.«Bohème non si studia, la si sa – dichiarava Livermore già nel 2014 –; ed è semplicemente perfetta, tanto perfetta da essere quasi una non-opera, una sorta di neo proto sceneggiatura cinematografica. Azioni ed emozioni vengono descritte con una precisione assoluta. Come raccontare questa storia oggi? Facendo Puccini, assecondando la sua miracolosa partitura fino in fondo. E così – concludeva– questo allestimento ci porta nel 1896, nella contemporaneità della scrittura pucciniana, immergendoci nell’arte visiva contemporanea alla prima rappresentazione di Bohème. Nell’atelier di Marcello, che diventa sintesi di tutta l’esperienza pittorica della Parigi fin de siècle, le pitture amplificano il racconto degli affetti in musica».

 Sul podio dell’Orchestra dell’Opera di Roma torna Jader Bignamini che di Bohème dice «non è nostalgia. È vita allo stato puro: piena, disordinata, improvvisa. A Roma – anticipa il direttore – questa produzione sarà un’occasione per restituire al pubblico il cuore pulsante dell’opera: la semplicità delle emozioni che diventano universali, tra sogni mai realizzati e affetti che resistono oltre la fine». Alla bacchetta di Alessandro Palumbo è affidata la replica del 21 gennaio.

A dar voce al gruppo di giovani bohémiens protagonisti della vicenda narrata nel libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa, da Scènes de la vie de bohème di Henri Murger e Théodore Barrière, sono chiamati diversi cast che si alternano nelle undici recite dal 14 al 25 gennaio. A vestire i panni di Mimì è l’interprete pucciniana del momento, Carolina López Moreno (14, 17, 20, 22, 25) reduce dai successi in questo ruolo oltre che, come Suor Angelica, (Festival di Edimburgo e BBC Proms 2025), Cio-Cio-San in Madama Butterfly (Maggio Musicale Fiorentino 2024), Magda ne La rondine (Barbican Hall, Londra 2024). Nel ruolo di Mimì sono chiamate anche Maria Agresta (15, 18, 24) e Roberta Mantegna (16, 21, 23). Saimir Pirgu (14, 17, 20, 22, 25) torna all’Opera di Roma, dove ha già interpretato i ruoli pucciniani di Pinkerton (Circo Massimo 2021) e Cavaradossi (Caracalla 2024), ma mai quello di Rodolfo. Nei panni del poeta cantano anche Francesco Demuro (15,18, 24) e René Barbera (16, 21, 23). Il pittore Marcello è interpretato da Nicola Alaimo (14, 17, 18, 20, 22), Vittorio Prato (15, 16, 21, 23, 24) e Biagio Pizzuti (25); quest’ultimo è anche Schaunard (15, 16, 18, 21, 23), in alternanza con Alessio Arduini (14, 17, 20, 22, 24, 25). Musetta è interpretata da Desirée Rancatore (14, 17, 18, 20, 22, 25) ed Elisa Balbo (15, 16, 21, 23, 24), il filosofo Colline da William Thomas (14, 17, 18, 20, 22, 25) e Manuel Fuentes (15, 16, 21, 23, 24), Benoît e Alcindoro da Matteo Peirone.

In scena in tutti gli spettacoli il Coro del Teatro dell’Opera di Roma diretto da Ciro Visco, con la partecipazione della Scuola di Canto Corale (Maestro Alberto de Sanctis).

Dopo la ‘prima’ di mercoledì 14 gennaio (ore 20.00), anche in diretta su Radio3 Rai, La bohème di Puccini firmata da Davide Livermore torna in scena giovedì 15 (ore 20.00), venerdì 16 (ore 20.00), sabato 17 (ore 18.00), domenica 18 (ore 16.30), martedì 20 (ore 20.00), mercoledì 21 (ore 20.00), giovedì 22 (ore 20.00), venerdì 23 (ore 20.00), sabato 24 (ore 18.00) e domenica 25 gennaio (ore 16.30).

 

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“Soul Threads” con Friedemann Vogel al Teatro Nazionale

«Non è il bello a essere desiderabile, ma piuttosto il vero. Soul Threads esplora come raggiungerlo attraverso il corpo che, in quanto danzatore, è lo strumento della mia anima». Così Friedemann Vogel introduce la performance di cui è coreografo e interprete. Dopo il debutto italiano al Festival dei Due Mondi di Spoleto, Soul Threads arriva per la prima volta a Roma, venerdì 12 (ore 20) e sabato 13 dicembre (ore 18) al Teatro Nazionale. Ospite abituale dell’Opera di Roma come ballerino, Vogel è al primo impegno in veste di coreografo con la Fondazione capitolina. Firmata e concepita con Thomas Lempertz, prodotto dal Kleist Forum in collaborazione con il Kleist Museum, questa nuova creazione ha come punto di partenza il saggio di Heinrich von Kleist Sul teatro delle marionette, «Un testo rilevante per i danzatori – dichiara Vogel – Sono molti i parallelismi, alla fine anche noi ballerini siamo marionette, del pubblico, del coreografo, dei direttori, dobbiamo eseguire ciò che ci chiedono con il nostro linguaggio. Però abbiamo un’anima e in Soul Threads, anzi sempre, l’anima vince! Lo dobbiamo ricordare soprattutto quando tutto si muove attraverso il digitale e l’intelligenza artificiale. Ciò che conta e rimane, quello che continuerà a cambiare la nostra società, sono l’arte, le emozioni e la fragilità umana».

Ballerino di punta dello Stuttgart Ballet di Cranko, Friedemann Vogel si è affermato a livello internazionale, non solo nel repertorio del coreografo sudafricano con cui è cresciuto, ma anche nelle interpretazioni di balletti drammatici di altri maestri e in creazioni più contemporanee. Nel 2015 è stato insignito del titolo nazionale di “Kammertänzer”, la più alta onorificenza per un danzatore in Germania. Nel 2021 è stato selezionato come autore del messaggio ufficiale della Giornata Internazionale della Danza sotto il patrocinio dell’UNESCO.

All’apice di una carriera che lo ha portato in tutto il mondo, si sta aprendo ad una nuova strada per esprimere sé stesso, quella della coreografia. Dopo Not in my hands è arrivato il primo spettacolo a serata intera, Soul Threads, che gli è valso il premio Danza&Danza come miglior coreografo/interprete 2024. Come lui vengono dallo Stuttgart Ballet altri due artisti coinvolti nella performance: Thomas Lempertz, che firma scene e costumi e con Vogel ha concepito e diretto la nuova creazione, e Alisa Scetinina (GAISMA), cui è affidata la musica. Trovandosi in palcoscenico e potendo osservare e capire come interagire con la creazione, Scetinina porta il pezzo su un altro livello. Entrambi già danzatori a Stoccarda e oggi artisti poliedrici, Lempertz e Scetinina si sono affermati l’uno nelle arti visive e l’altra come compositrice, regista e performer. Completano il team creativo l’artista digitale Timo Kreitz, specialista di motion design e di esperienze spaziali e immersive, e la light designer romana Fabiana Piccioli, anche lei premio Danza&Danza 2024 proprio per Soul Threads.

Nata dalla collaborazione tra il duo artistico Vogel-Lempertz, la seconda dopo Not in my hands, questa nuova creazione ispirata a Sul teatro delle marionette di Henrich von Kleist, ha l’intento di esplorare gli opposti (robot-anima, artificiale-naturale, leggerezza-gravità, dover essere-essere, perfezione-imperfezione, inanimato-animato, meccanicità-caso) in un parallelo tra marionetta e danzatore, entrambi interpreti della visione di qualcun altro.

Il saggio pubblicato nel 1810 si inseriva in un fervido dibattito dell’epoca, quello sul tema della grazia. Von Kleist, tra i più grandi drammaturghi e poeti della letteratura tedesca, lo affronta nel dialogo tra il narratore e un ballerino, étoile del Teatro dell’Opera della città. Dal loro confronto su chi sia superiore tra la marionetta e il danzatore si arriva a comprendere la concezione di Kleist della grazia: la perfezione dei corpi e, attraverso essi, dell’anima.

Dopo la prima di venerdì 12 dicembre alle ore 20.00, Soul Threads torna in scena al Teatro Nazionale sabato 13 alle ore 18.00.

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