Con “Il trionfo del Tempo e del Disinganno” un nuovo numero di Calibano

«Il tempo digitale ci ha trasformati tutti in adolescenti, storditi da un cocktail tossico di noia e iperstimolazione. Il nostro problema non è avere troppo tempo, o non averne abbastanza. Il punto è che abitiamo un tempo senza forma». È Dominic Pettman, docente della New School University di New York, ad aprire il nuovo volume di «Calibano» con un saggio che analizza come la modernità e il mondo digitale abbiano trasformato la nostra esperienza del tempo, rendendola accelerata, frammentata e spesso priva di significato condiviso. Se infatti gli orologi ci parlano di un tempo preciso, ufficiale, scientifico, la nostra esperienza dimostra che il tempo racconta molto di più: è percezione, esperienza mentale, ma può anche divenire materia concreta, nel ritmo di una canzone o nel montaggio di un film. Nel suo nono numero «Calibano», la rivista monografica di attualità culturale dell’Opera di Roma realizzata in collaborazione con la casa editrice effequ, esplora proprio le molte facce del tempo: da quello oggettivo e cronologico a quello esperito e soggettivo, fino alle sue rappresentazioni nell’arte, nella musica, nel cinema e nella letteratura. Il nuovo volume – che ospita, fra i suoi contributi, un racconto inedito del noto scrittore Michael Frank e una testimonianza della compositrice Lucia Ronchetti esce in occasione dell’allestimento in forma scenica de Il Trionfo del Tempo e del Disinganno di Georg Friedrich Händel che Robert Carsen firma al Teatro Costanzi dal 7 al 14 aprile. Per la prima volta, ad accompagnare i saggi di «Calibano» saranno le immagini delle opere del pittore e scultore Nicola Samorì, tra i maggiori artisti italiani contemporanei. «Calibano. Il Trionfo del Tempo e del Disinganno» sarà in vendita nelle librerie, presso lo shop del Teatro e sul sito di effequ dal 7 aprile.

Sul tempo come costruzione sociale e culturale riflette l’antropologo Gianluca Ligi, mentre sul rapporto tra il tempo della fisica e il tempo della nostra esperienza cosciente scrive Mauro Dorato, filosofo della scienza. E se lo scrittore Vanni Santoni offre una ricognizione dei romanzi che, da Proust agli autori contemporanei, hanno fatto del tempo il loro principale laboratorio narrativo, su come il ritmo e la struttura delle immagini diventino, tramite il montaggio cinematografico, strumenti per creare significato proprio attraverso il tempo riflette Giulia Carluccio, studiosa di cinema e media. Il giornalista e critico musicale Alberto Mattioli scrive sulla durata delle opere liriche e sulla percezione del tempo nel teatro musicale dal Seicento ad oggi mentre, rimanendo sempre nell’ambito musicale, con Claudia Attimonelli, sociosemiologa, ci immergiamo nei ritmi dell’elettronica e dei suoni campionati. Infine, esplora la costruzione del mito della cantante Mina il giornalista Alberto Piccinini, autore di un contributo che si interroga sul rapporto tra celebrità, immagine e memoria nella cultura pop.

Due le testimonianze: con la compositrice Lucia Ronchetti entriamo nel ‘laboratorio’ di chi, nello scrivere la musica, modella il tempo per professione; l’artista Nicola Samorì ci racconta del proprio rapporto con il tempo nella sua produzione artistica. Come sempre, in «Calibano» è presente anche un racconto inedito, questa volta opera di una firma internazionale come lo scrittore americano Michael Frank. La recensione di questo numero è invece a cura di Paolo Cairoli.

«Nonostante la sua inconsistenza, il tempo controlla le nostre vite» – dice il direttore della rivista Paolo Cairoli. «Lo riempiamo ossessivamente con l’illusione di renderlo infinito, senza perciò sentirci onnipotenti, né tantomeno immortali. Si parte da Händel per osservare il comportamento del tempo nell’epoca dei media digitali, nella fisica, nel cinema, nella letteratura, nell’arte; e naturalmente nella musica, che lo ha rappresentato innumerevoli volte nelle sue ‘divine lunghezze’, ma anche nella sua impermanenza».

La rivista sarà presentata in anteprima, insieme allo spettacolo, mercoledì 1° aprile alle ore 18.00 in Sala Grigia al Teatro Costanzi. Intervengono sul Trionfo del Tempo e del Disinganno il direttore d’orchestra Gianluca Capuano, il regista Robert Carsen, e gli interpreti Anna Bonitatibus e Raffaele Pe. A illustrare i contenuti del nuovo «Calibano» saranno invece Lucia Ronchetti, Mauro Dorato e Paolo Cairoli.

Nata come spazio di approfondimento di temi di attualità ispirati agli spettacoli in scena al Teatro dell’Opera di Roma, «Calibano» esce in libreria tre volte l’anno con un volume monografico legato a un’opera e a un tema a essa correlata. Dal numero 0, pubblicato a gennaio 2023, su Aida e il razzismo, la rivista ha poi esplorato il femminismo con Madama Butterfly, il postumano con Mefistofele, il proibito con Salome, l’outsider con Peter Grimes, il potere con Simon Boccanegra, la magia a partire dall’Alcina di Händel, l’orrore con The turn of the screw e, da ultimo, l’invenzione del Medioevo con Lohengrin. Per ogni numero, è possibile leggere gratuitamente una selezione di saggi, in italiano e in inglese, nella sezione “Calibano online” del sito dell’Opera di Roma. I volumi sono disponibili negli store fisici e online di tutta Italia, e sul sito di effequ.