Annonciation, La Stravaganza E Noces di Preljocaj all’Opera di Roma

Dal 14 al 19 aprile al Teatro Nazionale la danza incontra Vivaldi, Ravel e Stravinskij, in dialogo con sonorità elettroniche contemporanee

Per la prima volta, tre lavori fondamentali del repertorio di Angelin Preljocaj sono riuniti in un’unica serata al Teatro dell’Opera di Roma. Dopo il trittico Neumeier/Godani/Millepied, l’Opera di Roma prosegue nel racconto della contemporaneità con sei serate dedicate al coreografo francese. Dal 14 al 19 aprile 2026 al Teatro Nazionale, il Corpo di Ballo diretto da Eleonora Abbagnato affronta Annonciation (1995), duetto ispirato all’episodio evangelico che indaga il momento della Rivelazione a Maria; La Stravaganza (1997), che mette in dialogo suggestioni barocche e sensibilità contemporanee; e Noces (1989), su musica di Stravinskij, rilettura del rito nuziale. Il programma attraversa oltre un decennio della produzione di Preljocaj, dagli anni Ottanta ai Novanta, restituendo un percorso coerente e stratificato che mette in relazione spiritualità, memoria e ritualità collettiva. Una proposta che si inserisce in un dialogo ormai consolidato con l’Opera di Roma: Annonciation è stato presentato nella stagione 2016-2017 in trittico con coreografie di Robbins ed Ekman, per poi tornare nel 2021-2022 in un appuntamento interamente dedicato a Preljocaj, in cui era in programma insieme a Nuit romaine, creazione firmata per Roma nel 2022, nata da un progetto filmico girato a Palazzo Farnese con Eleonora Abbagnato e Friedemann Vogel con i costumi di Dior.

Ad aprire la serata è Annonciation (1995), intenso duetto per due danzatrici ispirato all’episodio evangelico dell’Annunciazione. Sulla partitura che accosta le sonorità elettroniche del compositore Stéphane Roy al Magnificat di Antonio Vivaldi. La coreografia indaga il momento della Rivelazione come esperienza fisica e trasformativa, mettendo al centro la tensione tra accettazione e resistenza. Il gesto coreografico, essenziale e incisivo, rende visibile il conflitto tra l’abbandono a un destino già scritto e l’impulso a opporsi, trasformando il corpo in luogo di negoziazione tra dimensione sacra e istanza umana. Nel ruolo di Maria le soliste Marta Marigliani Giorgia Calenda. La prima ballerina Federica Maine, in alternanza con Annalisa Cianci, interpreta L’Arcangelo.

La Stravaganza (1997), corpo centrale del Trittico, mette in dialogo epoche e culture, riflettendo anche il percorso biografico di Preljocaj, figlio di immigrati. Da un lato la tradizione europea, evocata dalla musica barocca di Vivaldi, dall’altro la modernità e l’energia del presente. Creata originariamente per il New York City Ballet, la coreografia mette in scena una migrazione simbolica, in cui il passato riaffiora continuamente, le identità si confrontano e il tempo si configura come un ciclo, in un perpetuo ritorno. Protagonisti del passo a due l’étoile Susanna Salvi e il primo ballerino Michele Satriano che insieme a Claudio Cocino danza anche nel duo maschile. Negli assoli l’étoile Alessandra Amato e il solista Gabriele Consoli.

Chiude il programma Noces (1989), una delle creazioni più emblematiche di Preljocaj, su musica di Igor Stravinskij. Ispirato ai riti matrimoniali della tradizione dell’Europa orientale, il balletto trasforma il cerimoniale delle nozze in una dimensione che esprime una tensione costante tra individuo e comunità, desiderio e costrizione.

Nato in Francia da famiglia di origine albanese, Angelin Preljocaj è tra i coreografi più influenti della scena contemporanea. Formatosi tra danza classica e moderna, ha lavorato con figure come Merce Cunningham prima di fondare la propria compagnia nel 1984. Le sue creazioni sono oggi presenti nei repertori delle principali istituzioni coreutiche internazionali, dal Balletto dell’Opéra di Parigi al New York City Ballet, e si distinguono per un linguaggio che unisce rigore formale e forte componente espressiva. Nel 2019 è stato nominato membro dell’Académie des Beaux-Arts.

Dopo la prima al Teatro Nazionale di martedì 14 aprile alle ore 20.00, la serata dedicata ad Angelin Preljocaj torna in scena mercoledì 15 (ore 20.00), giovedì 16 (ore 20.00), venerdì 17 (ore 20.00), sabato 18 (ore 18.00) e domenica 19 aprile (ore 16.30).

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FANTASCENICO! Una lezione-spettacolo su segreti e magie delle maestranze teatrali

Dall’8 al 10 aprile il Teatro dell’Opera di Roma apre le porte al pubblico delle nuove generazioni con FANTASCENICO! una lezione-spettacolo pensata per avvicinare le famiglie al mondo del teatro attraverso un’esperienza diretta e coinvolgente nel “dietro le quinte”. Il progetto, ospitato al Costanzi, offre l’opportunità di scoprire da vicino il funzionamento della macchina scenica e il lavoro delle maestranze che rendono possibile la magia dello spettacolo. Gli elementi fondamentali del palcoscenico: quinte, macchinari, luci, sipari diventano quindi protagonisti, raccontando in modo dinamico e interattivo come l’estro artistico si trasformi concretamente in spettacolo. Le maestranze tecniche –macchinisti, sarti, truccatori e molti altri– accompagnano il pubblico in questo percorso, restituendo visibilità a un lavoro spesso invisibile ma essenziale. Un’avventura per stimolare curiosità e fantasia, ma anche comprendere in modo spontaneo la varietà dei processi produttivi teatrali. Un vero e proprio dialogo aperto con la costruzione dello spettacolo in generale, ma anche con l’artigianalità degli allestimenti in corso, nell’ottica di indagare un mondo “nascosto” che può aprire la strada a possibili future professionalità.

Lezione-spettacolo pensata per bambini e ragazzi (dai 4 ai 12 anni) e le loro famiglie

  • 8 aprile 2026 ore 18.00 – prima recita aperta al pubblico
  • 9 e 10 aprile 2026 ore 11.00 (per le scuole)

Durata: 50 minuti

Prezzo: Adulti, 5 euro

Minori e possessori MIC Card: 3 euro

Il Teatro dell’Opera di Roma — custode di una tradizione che è patrimonio dell’intera umanità — vi attende.

una produzione del Teatro dell’Opera di Roma

a cura del direttore di scena Giordano Punturo

realizzato insieme ai reparti tecnici di palcoscenico: macchinisti, attrezzisti, illuminotecnici, audio-video e sartoria

ILLUSTRAZIONE DI ANDREA CALCAGNO

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Early Bird Circo Massimo 2026 – Per chi prenota subito!

Fino al 10 aprile, sconto speciale del 25%* su Aida, Romeo e Giulietta, Roberto Bolle and Friends e Carmina Burana.
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Sono esclusi gli EXTRA e Il gladiatore.
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Con “Il trionfo del Tempo e del Disinganno” un nuovo numero di Calibano

«Il tempo digitale ci ha trasformati tutti in adolescenti, storditi da un cocktail tossico di noia e iperstimolazione. Il nostro problema non è avere troppo tempo, o non averne abbastanza. Il punto è che abitiamo un tempo senza forma». È Dominic Pettman, docente della New School University di New York, ad aprire il nuovo volume di «Calibano» con un saggio che analizza come la modernità e il mondo digitale abbiano trasformato la nostra esperienza del tempo, rendendola accelerata, frammentata e spesso priva di significato condiviso. Se infatti gli orologi ci parlano di un tempo preciso, ufficiale, scientifico, la nostra esperienza dimostra che il tempo racconta molto di più: è percezione, esperienza mentale, ma può anche divenire materia concreta, nel ritmo di una canzone o nel montaggio di un film. Nel suo nono numero «Calibano», la rivista monografica di attualità culturale dell’Opera di Roma realizzata in collaborazione con la casa editrice effequ, esplora proprio le molte facce del tempo: da quello oggettivo e cronologico a quello esperito e soggettivo, fino alle sue rappresentazioni nell’arte, nella musica, nel cinema e nella letteratura. Il nuovo volume – che ospita, fra i suoi contributi, un racconto inedito del noto scrittore Michael Frank e una testimonianza della compositrice Lucia Ronchetti esce in occasione dell’allestimento in forma scenica de Il Trionfo del Tempo e del Disinganno di Georg Friedrich Händel che Robert Carsen firma al Teatro Costanzi dal 7 al 14 aprile. Per la prima volta, ad accompagnare i saggi di «Calibano» saranno le immagini delle opere del pittore e scultore Nicola Samorì, tra i maggiori artisti italiani contemporanei. «Calibano. Il Trionfo del Tempo e del Disinganno» sarà in vendita nelle librerie, presso lo shop del Teatro e sul sito di effequ dal 7 aprile.

Sul tempo come costruzione sociale e culturale riflette l’antropologo Gianluca Ligi, mentre sul rapporto tra il tempo della fisica e il tempo della nostra esperienza cosciente scrive Mauro Dorato, filosofo della scienza. E se lo scrittore Vanni Santoni offre una ricognizione dei romanzi che, da Proust agli autori contemporanei, hanno fatto del tempo il loro principale laboratorio narrativo, su come il ritmo e la struttura delle immagini diventino, tramite il montaggio cinematografico, strumenti per creare significato proprio attraverso il tempo riflette Giulia Carluccio, studiosa di cinema e media. Il giornalista e critico musicale Alberto Mattioli scrive sulla durata delle opere liriche e sulla percezione del tempo nel teatro musicale dal Seicento ad oggi mentre, rimanendo sempre nell’ambito musicale, con Claudia Attimonelli, sociosemiologa, ci immergiamo nei ritmi dell’elettronica e dei suoni campionati. Infine, esplora la costruzione del mito della cantante Mina il giornalista Alberto Piccinini, autore di un contributo che si interroga sul rapporto tra celebrità, immagine e memoria nella cultura pop.

Due le testimonianze: con la compositrice Lucia Ronchetti entriamo nel ‘laboratorio’ di chi, nello scrivere la musica, modella il tempo per professione; l’artista Nicola Samorì ci racconta del proprio rapporto con il tempo nella sua produzione artistica. Come sempre, in «Calibano» è presente anche un racconto inedito, questa volta opera di una firma internazionale come lo scrittore americano Michael Frank. La recensione di questo numero è invece a cura di Paolo Cairoli.

«Nonostante la sua inconsistenza, il tempo controlla le nostre vite» – dice il direttore della rivista Paolo Cairoli. «Lo riempiamo ossessivamente con l’illusione di renderlo infinito, senza perciò sentirci onnipotenti, né tantomeno immortali. Si parte da Händel per osservare il comportamento del tempo nell’epoca dei media digitali, nella fisica, nel cinema, nella letteratura, nell’arte; e naturalmente nella musica, che lo ha rappresentato innumerevoli volte nelle sue ‘divine lunghezze’, ma anche nella sua impermanenza».

La rivista sarà presentata in anteprima, insieme allo spettacolo, mercoledì 1° aprile alle ore 18.00 in Sala Grigia al Teatro Costanzi. Intervengono sul Trionfo del Tempo e del Disinganno il direttore d’orchestra Gianluca Capuano, il regista Robert Carsen, e gli interpreti Anna Bonitatibus e Raffaele Pe. A illustrare i contenuti del nuovo «Calibano» saranno invece Lucia Ronchetti, Mauro Dorato e Paolo Cairoli.

Nata come spazio di approfondimento di temi di attualità ispirati agli spettacoli in scena al Teatro dell’Opera di Roma, «Calibano» esce in libreria tre volte l’anno con un volume monografico legato a un’opera e a un tema a essa correlata. Dal numero 0, pubblicato a gennaio 2023, su Aida e il razzismo, la rivista ha poi esplorato il femminismo con Madama Butterfly, il postumano con Mefistofele, il proibito con Salome, l’outsider con Peter Grimes, il potere con Simon Boccanegra, la magia a partire dall’Alcina di Händel, l’orrore con The turn of the screw e, da ultimo, l’invenzione del Medioevo con Lohengrin. Per ogni numero, è possibile leggere gratuitamente una selezione di saggi, in italiano e in inglese, nella sezione “Calibano online” del sito dell’Opera di Roma. I volumi sono disponibili negli store fisici e online di tutta Italia, e sul sito di effequ.

 

 

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Aperti i bandi per la VI Edizione di “Fabbrica” Young Artist Program

Sono online i bandi per la sesta edizione di “Fabbrica”, lo Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma. Le candidature vanno inviate compilando il form di iscrizione (fabbrica.operaroma.it) entro e non oltre il 19 giugno 2026. Il programma è aperto a 8 cantanti, 2 maestri collaboratori, 1 regista, 1 scenografo/a, 1 costumista e 1 lighting designer. Il bando è rivolto a giovani provenienti da tutto il mondo che abbiano voglia di trasformare la propria passione in un vero mestiere, che abbiano già terminato un percorso di studi attinente e che preferibilmente abbiano già maturato delle prime esperienze in palcoscenico, pronti ad intraprendere la delicata fase di passaggio tra la fine degli studi e l’inizio della carriera vera e propria. L’obiettivo del bando è selezionare un gruppo che unisca le principali professionalità coinvolte nella produzione di un’opera lirica. Il corso avrà luogo da gennaio 2027 a dicembre 2028 e una borsa di studio di 1.100€ complessivi lordi mensili per ogni partecipante.

Il progetto di Fabbrica Young Artist Program è stato lanciato nel 2016 e si appresta ad avviare la sua quinta edizione. Tantissimi giovani da tutto il mondo hanno scelto Roma e l’Italia come luogo per dare inizio alla propria carriera. Il Teatro dell’Opera di Roma ha accolto oltre 60 talenti provenienti da tutti i continenti: Australia, Asia (Cina, Corea), Europa Orientale (Albania, Russia, Polonia, Ucraina), Medio Oriente (Israele, Turchia), Europa (Italia, Portogallo, Spagna, Ungheria), America Latina (Argentina, Brasile, Cile, Cuba). La scommessa iniziale è quella di arrivare a un debutto importante sul palcoscenico del Teatro dell’Opera di Roma, ma l’auspicio è che “Fabbrica” sia trampolino per carriere internazionali, per un adeguato inserimento lavorativo. Così è successo a Roberta Mantegna, soprano che ha già calcato i palcoscenici dei maggiori teatri lirici italiani ed esteri, incluso quello della Scala di Milano; ai pianisti Alessandro Stefanelli e Ramon Theobald che sono entrati rispettivamente all’Opera di Monaco di Baviera e Opera di Parigi; al regista Luis Ernesto Doñas che collabora stabilmente con il Teatro di Bergamo, lavora in sinergia tra l’Italia e Cuba, il suo paese d’origine, ed è stato assistente alla regia e alla direzione di scena ne La bohème, film-opera firmato da Mario Martone per la direzione di Michele Mariotti trasmesso dalla RAI. Nel corso delle quattro edizioni i cantanti sono stati coinvolti in moltissime produzioni in scena al Teatro dell’Opera di Roma, sono stati protagonisti di quattro prime assolute al Teatro Nazionale di cui tre completamente affidate al team creativo di “Fabbrica”: On/Off di Sara Caneva, She di Maria Kallionpää, Un romano a Marte di Vittorio Montalti, Acquaprofonda di Giovanni Sollima (Premio Abbiati per la didattica Filippo Siebaneck, 2022) e una nel corso del Caracalla Festival 2023 (Ricostruzione 1.0). La RAI ha trasmesso “L’Opera in Ambasciata a Roma e a Parigi”, film-concerto girato a Palazzo Farnese per la regia di Giulia Randazzo. Di recente i giovani talenti della V edizione, ancora in corso, sono stati protagonisti di Fabbrica Offenbach al Teatro Nazionale.

“Fabbrica” intende proseguire nel proprio ruolo di promozione della grande tradizione lirica italiana e nella sua grande capacità di attrazione per giovani artisti provenienti da tutto il mondo.

 

 

Per informazioni: Come partecipare

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Concerti di Pasqua 2026

DAL 19 AL 28 MARZO IL TEATRO DELL’OPERA DI ROMA NELLE CHIESE DEL TERRITORIO

Dopo il Christmas Gala dello scorso dicembre, il Teatro dell’Opera di Roma, con il sostegno dell’Assessorato ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale, torna nelle chiese della città con i Concerti di Pasqua. Otto appuntamenti gratuiti dedicati alla grande tradizione della musica sacra, con protagonisti il Coro del Teatro dell’Opera di Roma, diretto da Ciro Visco, e la Scuola di Canto Corale, guidata da Alberto de Sanctis e Isabella Giorcelli. L’Opera di Roma torna sul territorio per una nuova serie di appuntamenti musicali nella precisa volontà di stabilire un dialogo culturale continuo con il pubblico della Capitale.

 

PROGRAMMA

Coro del Teatro dell’Opera di Roma

Direttore Ciro Visco

Soprani Constanza Antunica (20, 25 marzo), Marika Spadafino (21, 27 marzo)

Baritoni Marco Severin (20, 25 marzo), Andrea Jin Chen (21, 27 marzo)

Pianoforte Alessia Capoccia

 

Requiem in re minore opera 48 di Gabriel Fauré, per coro, soprano, baritono e pianoforte

 

Venerdì 20 marzo, ore 19.00

Chiesa dei Santi Fabiano e Venanzio (Tuscolano)

Sabato 21 marzo, ore 19.30

Chiesa di S. Giovanni Battista de Rossi (Appio-Latino)

Mercoledì 25 marzo, ore 19.00

Chiesa di Santa Maria Regina Pacis (Lido di Ostia)

Venerdì 27 marzo, ore 16.00

Chiesa dei Santi Aquila e Priscilla (Portuense)

 

 

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Scuola di Canto Corale del Teatro dell’Opera di Roma

Direttore Alberto de Sanctis

Pianoforte Zenoviia-Anna Danchak

 

Salve Regina di Giovanni Pierluigi da Palestrina

Stabat Mater di Giovanni Battista Pergolesi

           Stabat Mater dolorosa

           O quam tristis et afflicta

           Fac, ut ardeat cor meum

           Quando corpus morietur

Missa sub titulo Sancti Leopoldi MH 837 di Johann Michael Haydn

           Kyrie

           Gloria

           Credo

           Sanctus

           Benedictus

           Agnus Dei

Tre Cori Religiosi di Gioachino Rossini

          La Fede

          La Speranza

          La Carità

 

Direttore Scuola di Canto Corale Ciro Visco

Maestri del Coro Alberto de SanctisIsabella Giorcelli

 

Giovedì 19 marzo, ore 19.00

Chiesa di Santa Madre della Misericordia (Prenestino-Labicano)

Domenica 22 marzo, ore 19.30

Chiesa di Sant’Ambrogio (Aurelio)

Giovedì 26 marzo, ore 19.30

Chiesa di San Romano Martire (Pietralata)

Sabato 28 marzo, ore 19.30

Chiesa di San Giovanni della Croce (Colle Salario)

 

INGRESSO GRATUITO FINO AD ESAURIMENTO POSTI

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Il Teatro dell’Opera al Circo Massimo 2026

Dall’amatissima Aida ai grandi capolavori del cinema, passando per la danza e la musica sinfonico-corale. È il cartellone estivo del Teatro dell’Opera di Roma, dal 29 giugno al 31 luglio 2026 al Circo Massimo, uno dei luoghi più emblematici del patrimonio archeologico della capitale. L’annuncio della stagione oggi, 10 marzo 2026, in concomitanza con nomina del nuovo Direttore Artistico dell’Opera di Roma Alessandro Galoppini. Cambio di sede dunque, mentre le Terme di Caracalla sono sottoposte a lavori di restauro: al Circo Massimo la capienza sale a circa 6000 posti, con diverse novità. Il festival si caratterizza infatti come ampio e trasversale, pensato per dialogare con pubblici diversi, coniugando il repertorio classico con linguaggi contemporanei, in uno spazio in grado di accogliere un numero più alto di spettatori, incorniciato dalle vestigia del più grande edificio per spettacoli dell’Antica Roma. I biglietti, dai 15 ai 170 euro, saranno disponibili da venerdì 13 marzo 2026.

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IL TEATRO DELL’OPERA AL CIRCO MASSIMO: IL PROGRAMMA

Dal 29 giugno al 31 luglio il Circo Massimo offre la sua imponente architettura alla musica, ma anche a performance di forte impatto visivo e al cinema. Cuore della proposta è Aida di Giuseppe Verdi, in un nuovo allestimento con la regia di Daniele Finzi Pasca, per la prima volta impegnato in una produzione del Teatro dell’Opera di Roma. Il capolavoro verdiano scandisce il calendario con sei recite, affiancato da appuntamenti che spaziano dalla danza alla musica dal vivo: dal gala Roberto Bolle and Friends a Romeo e Giulietta, nella coreografia di John Cranko affidata al Corpo di Ballo dell’Opera di Roma, fino ai Carmina Burana di Carl Orff con la direzione di Wayne Marshall e l’installazione video di Anagoor. In cartellone anche Il Gladiatore di Ridley Scott, proposto nel format dei film in concerto, con la colonna sonora eseguita dal vivo dall’Orchestra e dal Coro dell’Opera di Roma.

Apre la stagione estiva il 29 giugno Francesco. Un santo scomodoconferenza-spettacolo dall’omonimo libro dello storico Alessandro Barbero, ritratto vivo e umano del santo, presentato con il tipico stile divulgativo di Barbero, in cui il rigore storico si unisce alla narrazione teatrale.

 

IL GLADIATORE IN CONCERTO CON LISA GERRARD SUL PALCO

Due le serate dedicate a Il Gladiatore in concerto,  il 3 e 4 luglio, visione integrale del kolossal di Ridley Scott con la produzione esecutiva di Marco Patrignani, l’esecuzione dal vivo della colonna sonora e la presenza di Lisa Gerrard, indimenticabile voce e compositrice delle musiche originali insieme ad Hans Zimmer. La pellicola vincitrice di cinque Academy Awards è proiettata in italiano con sottotitoli in inglese, accompagnata dall’Orchestra e dal Coro del Teatro dell’Opera di Roma diretta da Ludwig Wicki. Maestro del coro Ciro Visco.

 

ROBERTO BOLLE AND FRIENDS 

Il 14 luglio torna Roberto Bolle and Friends, che vede protagonista la stella della danza italiana con danzatori di fama internazionale. La serata, attraverso il grande repertorio classico e contemporaneo del balletto, alterna pagine storiche a creazioni più recenti, e si configura come un’occasione di incontro tra diversi stili, generazioni e linguaggi della danza.

 

AIDA, IL CAPOLAVORO DI VERDI CON LA REGIA DI FINZI PASCA

Domenica 12 luglio in scena Aida. L’opera di Verdi è un nuovo allestimento affidato a Daniele Finzi Pasca, alla sua prima regia per il Teatro dell’Opera di Roma. Il regista, noto per il suo linguaggio visionario e poetico, ha firmato e diretto oltre quaranta creazioni tra teatro, circo contemporaneo e opera. Fra i suoi lavori lirici il Requiem di Verdi, CarmenPagliacciL’Amour de loin, Einstein on the Beach e Les contes d’Hoffmann. Ha inoltre realizzato i concept di tre cerimonie olimpiche e due produzioni per il Cirque du Soleil, Corteo e Luzia, viste complessivamente da più di dieci milioni di spettatori. Elena Stikhina, al debutto con l’Opera di Roma, è Aida (12, 26, 28) in alternanza con Yolanda Auyanet (15, 18) e Aleksandra Kurzak (22). Torna sul palco estivo dopo Turandot il soprano Angela Meade (12, 22, 26), eccezionalmente impegnata in un ruolo mezzosopranile come quello di Amneris. Si alterna con lei Valentina Pernozzoli (15,18, 28). Fabio Sartori (12, 18, 26) è Radamès, in alternanza con Luciano Ganci (15, 22, 28). Ernesto Petti (12, 15, 18, 26, 28) e Ludovic Tézier (22) vestono invece i panni di Amonasro. Alex Esposito è Ramfis. La direzione dell’Orchestra dell’Opera di Roma è affidata a Daniele Callegari, firma le scene Luigi Ferrigno, i costumi Giovanna Buzzi. Maestro del coro Ciro Visco. Repliche il 15, 18, 22, 26 e 28 luglio.

 

ROMEO E GIULIETTA CON LA COREOGRAFIA DI CRANKO

La danza torna protagonista il 24 e 25 luglio con il Corpo di Ballo dell’Opera di Roma diretto da Eleonora Abbagnato. In programma Romeo e Giulietta su musiche di Sergej Prokof’ev, nella coreografia di John Cranko, uno dei titoli cardine del repertorio classico del Novecento. Ispirato alla tragedia di Shakespeare, il balletto restituisce attraverso il linguaggio del movimento la forza drammatica e lirica della vicenda dei due giovani amanti. Al centro i celebri pas de deux tra i protagonisti, alternati a grandi scene d’insieme, che delineano il conflitto tra le famiglie della nobiltà veronese. Sul podio Ido Arad guida l’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma.

 

CARMINA BURANA CON L’INSTALLAZIONE VIDEO DI ANAGOOR

Chiudono il cartellone il 31 luglio i Carmina Burana di Carl Orff, uno dei capolavori sinfonico-corali più celebri del Novecento. Sul podio sale Wayne Marshall. L’esecuzione è arricchita da un’installazione video della compagnia di ricerca Anagoor, collettivo italiano dal linguaggio visivo fortemente evocativo che intreccia teatro, arti figurative e tecnologia. Le loro immagini dialogano con la potenza ritmica e corale della partitura di Orff, amplificando in chiave contemporanea i temi senza tempo della sorte, della natura e del desiderio. Solisti della serata il soprano Alessandra Marianelli, il baritono Thomas Lehman e il controtenore Ivan Borodulin, insieme all’Orchestra, al Coro diretto da Ciro Visco e al Coro di Voci Bianche del Teatro dell’Opera di Roma.

 

Accanto al cartellone lirico-sinfonico, il Circo Massimo ospita anche una serie di concerti dedicati alla musica pop con artisti come Riccardo Cocciante (6 luglio), Edoardo Bennato (20 luglio) e Patti Smith (27 luglio).

Tutti gli spettacoli iniziano alle 21.00, Carmina Burana alle 21.30.

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Alessandro Galoppini nominato nuovo Direttore Artistico del Teatro dell’Opera di Roma

Dopo il rinnovo della collaborazione con i tre vertici della Fondazione Teatro dell’Opera di Roma, il Direttore Musicale Michele Mariotti, la Direttrice del Corpo di Ballo e della Scuola di Danza Eleonora Abbagnato e il Maestro del Coro Ciro Visco, tutti confermati fino al 2030, è stato nominato oggi, 10 marzo, anche il nuovo Direttore Artistico. È Alessandro Galoppini, che inizia il suo mandato dal 10 marzo 2026. «Siamo felici per la nomina di Alessandro Galoppini, – dice il Sovrintendente Francesco Giambrone – professionista e musicista che ha passato la vita nei teatri e che ora si unisce a noi per nuove sfide con l’Opera di Roma. Desidero esprimere l’apprezzamento di tutto il Teatro per Paolo Arcà, per la generosità e competenza con cui ha guidato la direzione artistica accompagnando il Teatro in una fase di grande crescita.» Galoppini, già Direttore Artistico del Teatro Regio di Torino, dove ha ricoperto anche il ruolo di Responsabile dell’Orchestra, è stato per sette anni il Responsabile delle Compagnie di Canto del Teatro alla Scala di Milano. Ha collaborato inoltre con i maggiori artisti del panorama musicale internazionale.

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Carsen torna al Costanzi per il debutto de “Il trionfo del Tempo e del Disinganno” di Händel

Il capolavoro allegorico della giovinezza di Georg Friedrich Händel, Il trionfo del Tempo e del Disinganno, arriva per la prima volta al Teatro dell’Opera di Roma. L’oratorio in due parti, nella sua prima versione composta proprio a Roma nel 1707 su libretto del cardinale Benedetto Pamphilj, è proposto in forma scenica al Costanzi dal 7 al 14 aprile 2026, con la direzione di Gianluca Capuano e la regia di Robert Carsen. La parabola morale che oppone Bellezza, Piacere, Tempo e Disinganno è riletta nel linguaggio del talent show dell’era digitale: Carsen confronta l’opulenza e la vanità del secolo barocco con la società dei mass-media di oggi, ossessionata dalla giovinezza e dal consumo. Due realtà in fondo non troppo distanti, in cui il peso dell’identità si gioca tutto sul giudizio pubblico. La metafora della visibilità a tutti i costi è rappresentata dalla presenza di grandi schermi video, emblema di un successo effimero da cui deve guardarsi Bellezza. La dispersione dell’io nell’immagine patinata è offerta dalla seduzione dello showbiz incarnato da Piacere, mentre Tempo e Disinganno si fanno custodi di una coscienza ancora vigile, capace di coglierne l’illusione.

Dopo il successo nel 2021 al Festival di Salisburgo, dove lo spettacolo firmato da Carsen è stato presentato con la direzione musicale di Gianluca Capuano, il progetto arriva per la prima volta in Italia, realizzato in collaborazione col festival salisburghese e nuovamente affidato alla bacchetta di Capuano. Il direttore milanese, da anni alla guida di Les Musiciens du Prince – Monaco, ensemble creato da Cecilia Bartoli, torna a lavorare con Carsen, con cui aveva condiviso il debutto a Roma nel 2019 con Orfeo ed Euridice, il capolavoro di Christoph Willibald Gluck. Robert Carsen, regista di riferimento nel panorama internazionale, ha firmato con successo diversi altri titoli per l’Opera di Roma: Idomeneo, re di Creta (2018/19), Evgenij Onegin (2019/20) e la prima mondiale di Julius Caesar di Giorgio Battistelli (2021/22). Accanto a lui, per il capolavoro composto da Händel a soli 22 anni, il drammaturgo Ian Burton, lo scenografo e costumista Gideon Davey, il light designer Peter van Praet (che firma le luci insieme allo stesso Carsen), la coreografa Rebecca Howell e i videoartisti di RocaFilm.

Il cast riunisce voci di primo piano nel panorama barocco. Johanna Wallroth, soprano svedese al suo debutto al Costanzi, è Bellezza, personaggio cardine dell’oratorio. Ha fatto parte dell’Opernstudio della Wiener Staatsoper e calcato palcoscenici come l’Opernhaus Zürich e il Glyndebourne Festival Opera, oltre a sale da concerto quali la Berliner Philharmonie, il Musikverein di Vienna e la Philharmonie de Paris. Anna Bonitatibus veste i panni di Piacere. Vincitrice nel 2015 dell’International Opera Awards nella categoria CD (Operatic Recital) per Semiramide – La Signora Regale, è tra le più apprezzate interpreti italiane di Händel. Il controtenore Raffaele Pe, specialista del repertorio händeliano, è Disinganno. Pe torna all’Opera di Roma dopo aver interpretato il Giulio Cesare di Händel nel 2023 con la regia di Damiano Michieletto. Ha inoltre fondato l’ensemble La Lira di Orfeo, con cui porta avanti un lavoro di ricerca filologica e di riscoperta del repertorio antico. Ed Lyon, tenore britannico, interpreta Tempo. Formatosi al St John’s College di Cambridge, alla Royal Academy of Music e alla National Opera Studio, ha collaborato con ensemble come Les Arts Florissants e Orchestra of the Age of Enlightenment, diretto da maestri quali William Christie, Emmanuelle Haïm e René Jacobs.

Il trionfo del Tempo e del Disinganno narra il conflitto interiore di Bellezza, divisa fra le lusinghe di Piacere e la guida di Tempo e Disinganno. Carsen trasforma l’allegoria barocca in un’esperienza scenica moderna, in cui luci, gesti e simboli creano un ponte tra il Settecento romano e le domande del presente: il piacere fugace e transitorio contrapposto alla verità e alla consapevolezza.

In occasione delle rappresentazioni del Trionfo del Tempo e del Disinganno al Teatro Costanzi, la rivista monografica di attualità culturale dell’Opera di Roma «Calibano» torna nelle librerie italiane e allo shop del Teatro dal 7 aprile con un nuovo numero – il nono – dedicato al tempo e alle forme con cui arte, media, scienza e letteratura provano oggi a pensarlo e rappresentarlo. Il volume, realizzato in collaborazione con la casa editrice effequ, ospita un racconto inedito dello scrittore e saggista americano Michael Frank e un saggio critico di Dominic Pettman, docente della New School University di New York, sulla trasformazione del nostro rapporto con il tempo nell’epoca dei media digitali, e, tra i numerosi pezzi, contributi della compositrice Lucia Ronchetti, dello scrittore Vanni Santoni e dei giornalisti Alberto Mattioli e Alberto Piccinini. Per la prima volta, ad accompagnare i saggi di «Calibano» saranno le immagini delle opere del pittore e scultore Nicola Samorì, tra i maggiori artisti italiani contemporanei, autore per questo numero anche di una testimonianza.

La rivista sarà presentata in anteprima, insieme allo spettacolo, mercoledì 1° aprile alle ore 18.00 in Sala Grigia al Teatro Costanzi. Intervengono sul Trionfo del Tempo e del Disinganno il direttore d’orchestra Gianluca Capuano, il regista Robert Carsen, gli interpreti Anna Bonitatibus e Raffaele Pe. Parlano invece di «Calibano» gli autori Mauro Dorato, docente di Filosofia della scienza presso l’Università Roma Tre, che per questo numero ha scritto un saggio sul rapporto tra tempo fisico e tempo vissuto, e Paolo Cairoli, direttore della rivista e autore invece di un contributo sul tardo stile nella creazione artistica dalla musica alla letteratura.

 

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Tre prime romane con “Neumeier/Godani/Millepied”

Torna anche nella stagione 2025/26 il Trittico, fortemente voluto da Eleonora Abbagnato. Dopo due grandi classici, Lo schiaccianoci e La Bayadère, dal 17 al 22 marzo al Costanzi si esplorano il Novecento e la contemporaneità con tre coreografie presentate per la prima volta a Roma e interpretate dal Corpo di Ballo della Fondazione capitolina. Lo spettacolo, un nuovo allestimento del Teatro dell’Opera, si apre con Spring and Fall di John Neumeier: creato per l’Hamburg Ballett nel 1991 su musica di Antonín Dvořák, il balletto gioca sull’ambiguità del titolo richiamando la primavera e l’autunno ma anche la caduta e il recupero, i principi fondamentali del movimento elaborati da Doris Humphrey. Dal Novecento si passa a due creazioni della scorsa decade: Echoes from a Restless Soul (Dresden Frankfurt Dance Company, 2016) ripensato da Jacopo Godani per i ballerini della compagnia romana. Pièce astratta, in cui la musica di Maurice Ravel ha un ruolo di assoluto rilievo, è un manifesto della concezione artistica del coreografo, che cura anche scene, costumi e luci. Chiude il programma I Feel the Earth Move di Benjamin Millepied (American Ballet Theatre di New York, 2017) su musiche di Philip Glass: i danzatori fanno il loro ingresso su un palcoscenico completamente libero da scene e sipari, un’espediente pensato dal coreografo francese per cercare di cambiare la percezione del balletto, da qualcosa che si nasconde a qualcosa di immediato.

Il Trittico Neumeier Godani /Millepied vede impegnate le étoiles Alessandra Amato e Susanna Salvi, le prime ballerine Federica Maine, Marianna Suriano, i primi ballerini Simone Agrò, Claudio Cocino e Michele Satriano, i solisti e il Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma. Daniel Capps dirige l’Orchestra capitolina nella Serenata per archi di Dvořák in Spring and Fall. La musica di Ravel in Echoes from a Restless Soul è eseguita dal vivo dal pianista Massimo Spada, quella di Glass in I Feel the Earth Move è su base registrata.

 

Risale al 2000 l’unica altra presenza di Neumeier al Costanzi, quando è andato in scena il suo Messiah su musiche di Händel interpretato dai danzatori dell’Hamburg Ballet. Successivi il pas de deux da La dama delle camelie e Opus 100 -Für Maurice, nei gala di Roberto Bolle alle Terme di Caracalla. Spring und Fall è non solo una prima romana, ma anche il ‘primo Neumeier’ per il Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera. Nel balletto, interamente incentrato sul ballerino e sulla danza, il coreografo, che firma anche i costumi, sperimenta il movimento in tutto il suo arco, dall’immobilità all’azione, dalla sospensione all’abbandono totale alla gravità.

Danzatore e coreografo statunitense, classe 1939, Neumeier è stato direttore del Frankfurt Ballet dal 1969 al 1973 e dell’Hamburg Ballett dal 1973, dove attualmente ricopre questo ruolo. Affascinato dalla biografia di Vaslav Nijinsky, ha iniziato a interessarsi alla danza. La figura del leggendario ballerino è rimasta al centro del suo lavoro coreografico.

 

Danza e musica sono le protagoniste assolute del secondo titolo in programma, una creazione che Jacopo Godani rilegge appositamente per questa occasione: il suo debutto all’Opera di Roma. Anche Echoes from a Restless Soul è una prima romana ed è il primo incontro tra i danzatori del Teatro capitolino e lo ‘stile Godani’, dove i tradizionali canoni estetici e narrativi vengono trascesi per lasciare spazio all’arte della danza. Nato inizialmente su solo due brani del trittico, il balletto si estende ora a tutta Gaspard de la Nuit, composizione con cui Ravel diede vita alle poesie di Aloysius Bertrand. Nella coreografia, composta da pas de deux e quartetti in infinite variazioni, Godani esprime una forte visione contemporanea senza rinunciare alla tecnica classica. Il movimento dei ballerini si intreccia con la musica di Ravel eseguita dal vivo dal pianista Massimo Spada.

Nato a La Spezia, dopo la prima formazione in Italia approda a Bruxelles, al Mudra di Béjart. Nel 1991 arriva a Francoforte dove è stato uno dei solisti principali fino al 2000 e ha lavorato a stretto contatto con William Forsythe. Ha firmato coreografie per le più importanti compagnie internazionali. Dal 2015 al 2023 è stato direttore artistico della Dresden Frankfurt Dance Company.

 

La serata si chiude con I Feel the Earth Move di Benjamin Millepied, che segna la prima collaborazione tra la Fondazione capitolina e Ferrari Style, il brand lifestyle di Ferrari, guidato dal Direttore Creativo Rocco Iannone, al quale è stato affidato il disegno originale dei costumi. Un connubio perfetto tra la danza e l’universo creativo Ferrari Style, che traduce i valori estetici e culturali del Cavallino Rampante in una visione contemporanea fondata su eleganza in movimento, estetica elevata e audace, eccellenza artigianale e design contemporaneo. Valori che si declinano nell’idea del corpo come armonia perfetta, espressione di sensualità e dinamismo.

La coreografia di Millepied, creata sulle musiche di Philip Glass (da Liquid Days ed Einstein on the Beach) è intensa, quasi atletica. I ballerini sono in costante movimento, impegnati in assoli, duetti, ed ensemble: tra spinte e contrapposizioni che fanno pensare al minimalismo, l’energia è un crescendo fino all’apice di un finale improvviso.

Ballerino francese, Millepied si è formato nel paese d’origine per poi trasferirsi negli Stati Uniti. Entrato nel New York City Ballet nel 1995, ne è diventato primo ballerino (2002). Nel 2001 a Lione ha debuttato il suo primo lavoro, Passages. Le sue coreografie sono entrate nel repertorio di compagnie quali NYCB, Opéra di Parigi, San Francisco Ballet, American Ballet Theatre, Berlin Staatsoper, Mariinsky Ballet, Pacific Northwest Ballet e Lyon Opera Ballet. Nel 2012 ha fondato la propria compagnia a Los Angeles, L.A. Dance Project (LADP), per rappresentare la danza in tutte le sue forme.

 

Dopo la prima di martedì 17 marzo alle ore 20.00, il trittico di balletti Neumeier/Godani/Millepied torna in scena mercoledì 18 (ore 20.00), giovedì 19 (ore 20.00), venerdì 20 (ore 20), sabato 21 (ore 15 e ore 20) e domenica 22 marzo (ore 16.30).

 

 

Roma, 11 marzo 2026

 

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