Carsen torna al Costanzi per il debutto de “Il trionfo del Tempo e del Disinganno” di Händel

Il capolavoro allegorico della giovinezza di Georg Friedrich Händel, Il trionfo del Tempo e del Disinganno, arriva per la prima volta al Teatro dell’Opera di Roma. L’oratorio in due parti, nella sua prima versione composta proprio a Roma nel 1707 su libretto del cardinale Benedetto Pamphilj, è proposto in forma scenica al Costanzi dal 7 al 14 aprile 2026, con la direzione di Gianluca Capuano e la regia di Robert Carsen. La parabola morale che oppone Bellezza, Piacere, Tempo e Disinganno è riletta nel linguaggio del talent show dell’era digitale: Carsen confronta l’opulenza e la vanità del secolo barocco con la società dei mass-media di oggi, ossessionata dalla giovinezza e dal consumo. Due realtà in fondo non troppo distanti, in cui il peso dell’identità si gioca tutto sul giudizio pubblico. La metafora della visibilità a tutti i costi è rappresentata dalla presenza di grandi schermi video, emblema di un successo effimero da cui deve guardarsi Bellezza. La dispersione dell’io nell’immagine patinata è offerta dalla seduzione dello showbiz incarnato da Piacere, mentre Tempo e Disinganno si fanno custodi di una coscienza ancora vigile, capace di coglierne l’illusione.

Dopo il successo nel 2021 al Festival di Salisburgo, dove lo spettacolo firmato da Carsen è stato presentato con la direzione musicale di Gianluca Capuano, il progetto arriva per la prima volta in Italia, realizzato in collaborazione col festival salisburghese e nuovamente affidato alla bacchetta di Capuano. Il direttore milanese, da anni alla guida di Les Musiciens du Prince – Monaco, ensemble creato da Cecilia Bartoli, torna a lavorare con Carsen, con cui aveva condiviso il debutto a Roma nel 2019 con Orfeo ed Euridice, il capolavoro di Christoph Willibald Gluck. Robert Carsen, regista di riferimento nel panorama internazionale, ha firmato con successo diversi altri titoli per l’Opera di Roma: Idomeneo, re di Creta (2018/19), Evgenij Onegin (2019/20) e la prima mondiale di Julius Caesar di Giorgio Battistelli (2021/22). Accanto a lui, per il capolavoro composto da Händel a soli 22 anni, il drammaturgo Ian Burton, lo scenografo e costumista Gideon Davey, il light designer Peter van Praet (che firma le luci insieme allo stesso Carsen), la coreografa Rebecca Howell e i videoartisti di RocaFilm.

Il cast riunisce voci di primo piano nel panorama barocco. Johanna Wallroth, soprano svedese al suo debutto al Costanzi, è Bellezza, personaggio cardine dell’oratorio. Ha fatto parte dell’Opernstudio della Wiener Staatsoper e calcato palcoscenici come l’Opernhaus Zürich e il Glyndebourne Festival Opera, oltre a sale da concerto quali la Berliner Philharmonie, il Musikverein di Vienna e la Philharmonie de Paris. Anna Bonitatibus veste i panni di Piacere. Vincitrice nel 2015 dell’International Opera Awards nella categoria CD (Operatic Recital) per Semiramide – La Signora Regale, è tra le più apprezzate interpreti italiane di Händel. Il controtenore Raffaele Pe, specialista del repertorio händeliano, è Disinganno. Pe torna all’Opera di Roma dopo aver interpretato il Giulio Cesare di Händel nel 2023 con la regia di Damiano Michieletto. Ha inoltre fondato l’ensemble La Lira di Orfeo, con cui porta avanti un lavoro di ricerca filologica e di riscoperta del repertorio antico. Ed Lyon, tenore britannico, interpreta Tempo. Formatosi al St John’s College di Cambridge, alla Royal Academy of Music e alla National Opera Studio, ha collaborato con ensemble come Les Arts Florissants e Orchestra of the Age of Enlightenment, diretto da maestri quali William Christie, Emmanuelle Haïm e René Jacobs.

Il trionfo del Tempo e del Disinganno narra il conflitto interiore di Bellezza, divisa fra le lusinghe di Piacere e la guida di Tempo e Disinganno. Carsen trasforma l’allegoria barocca in un’esperienza scenica moderna, in cui luci, gesti e simboli creano un ponte tra il Settecento romano e le domande del presente: il piacere fugace e transitorio contrapposto alla verità e alla consapevolezza.

In occasione delle rappresentazioni del Trionfo del Tempo e del Disinganno al Teatro Costanzi, la rivista monografica di attualità culturale dell’Opera di Roma «Calibano» torna nelle librerie italiane e allo shop del Teatro dal 7 aprile con un nuovo numero – il nono – dedicato al tempo e alle forme con cui arte, media, scienza e letteratura provano oggi a pensarlo e rappresentarlo. Il volume, realizzato in collaborazione con la casa editrice effequ, ospita un racconto inedito dello scrittore e saggista americano Michael Frank e un saggio critico di Dominic Pettman, docente della New School University di New York, sulla trasformazione del nostro rapporto con il tempo nell’epoca dei media digitali, e, tra i numerosi pezzi, contributi della compositrice Lucia Ronchetti, dello scrittore Vanni Santoni e dei giornalisti Alberto Mattioli e Alberto Piccinini. Per la prima volta, ad accompagnare i saggi di «Calibano» saranno le immagini delle opere del pittore e scultore Nicola Samorì, tra i maggiori artisti italiani contemporanei, autore per questo numero anche di una testimonianza.

La rivista sarà presentata in anteprima, insieme allo spettacolo, mercoledì 1° aprile alle ore 18.00 in Sala Grigia al Teatro Costanzi. Intervengono sul Trionfo del Tempo e del Disinganno il direttore d’orchestra Gianluca Capuano, il regista Robert Carsen, gli interpreti Anna Bonitatibus e Raffaele Pe. Parlano invece di «Calibano» gli autori Mauro Dorato, docente di Filosofia della scienza presso l’Università Roma Tre, che per questo numero ha scritto un saggio sul rapporto tra tempo fisico e tempo vissuto, e Paolo Cairoli, direttore della rivista e autore invece di un contributo sul tardo stile nella creazione artistica dalla musica alla letteratura.

 

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Tre prime romane con “Neumeier/Godani/Millepied”

Torna anche nella stagione 2025/26 il Trittico, fortemente voluto da Eleonora Abbagnato. Dopo due grandi classici, Lo schiaccianoci e La Bayadère, dal 17 al 22 marzo al Costanzi si esplorano il Novecento e la contemporaneità con tre coreografie presentate per la prima volta a Roma e interpretate dal Corpo di Ballo della Fondazione capitolina. Lo spettacolo, un nuovo allestimento del Teatro dell’Opera, si apre con Spring and Fall di John Neumeier: creato per l’Hamburg Ballett nel 1991 su musica di Antonín Dvořák, il balletto gioca sull’ambiguità del titolo richiamando la primavera e l’autunno ma anche la caduta e il recupero, i principi fondamentali del movimento elaborati da Doris Humphrey. Dal Novecento si passa a due creazioni della scorsa decade: Echoes from a Restless Soul (Dresden Frankfurt Dance Company, 2016) ripensato da Jacopo Godani per i ballerini della compagnia romana. Pièce astratta, in cui la musica di Maurice Ravel ha un ruolo di assoluto rilievo, è un manifesto della concezione artistica del coreografo, che cura anche scene, costumi e luci. Chiude il programma I Feel the Earth Move di Benjamin Millepied (American Ballet Theatre di New York, 2017) su musiche di Philip Glass: i danzatori fanno il loro ingresso su un palcoscenico completamente libero da scene e sipari, un’espediente pensato dal coreografo francese per cercare di cambiare la percezione del balletto, da qualcosa che si nasconde a qualcosa di immediato.

Il Trittico Neumeier Godani /Millepied vede impegnate le étoiles Alessandra Amato e Susanna Salvi, le prime ballerine Federica Maine, Marianna Suriano, i primi ballerini Simone Agrò, Claudio Cocino e Michele Satriano, i solisti e il Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma. Daniel Capps dirige l’Orchestra capitolina nella Serenata per archi di Dvořák in Spring and Fall. La musica di Ravel in Echoes from a Restless Soul è eseguita dal vivo dal pianista Massimo Spada, quella di Glass in I Feel the Earth Move è su base registrata.

 

Risale al 2000 l’unica altra presenza di Neumeier al Costanzi, quando è andato in scena il suo Messiah su musiche di Händel interpretato dai danzatori dell’Hamburg Ballet. Successivi il pas de deux da La dama delle camelie e Opus 100 -Für Maurice, nei gala di Roberto Bolle alle Terme di Caracalla. Spring und Fall è non solo una prima romana, ma anche il ‘primo Neumeier’ per il Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera. Nel balletto, interamente incentrato sul ballerino e sulla danza, il coreografo, che firma anche i costumi, sperimenta il movimento in tutto il suo arco, dall’immobilità all’azione, dalla sospensione all’abbandono totale alla gravità.

Danzatore e coreografo statunitense, classe 1939, Neumeier è stato direttore del Frankfurt Ballet dal 1969 al 1973 e dell’Hamburg Ballett dal 1973, dove attualmente ricopre questo ruolo. Affascinato dalla biografia di Vaslav Nijinsky, ha iniziato a interessarsi alla danza. La figura del leggendario ballerino è rimasta al centro del suo lavoro coreografico.

 

Danza e musica sono le protagoniste assolute del secondo titolo in programma, una creazione che Jacopo Godani rilegge appositamente per questa occasione: il suo debutto all’Opera di Roma. Anche Echoes from a Restless Soul è una prima romana ed è il primo incontro tra i danzatori del Teatro capitolino e lo ‘stile Godani’, dove i tradizionali canoni estetici e narrativi vengono trascesi per lasciare spazio all’arte della danza. Nato inizialmente su solo due brani del trittico, il balletto si estende ora a tutta Gaspard de la Nuit, composizione con cui Ravel diede vita alle poesie di Aloysius Bertrand. Nella coreografia, composta da pas de deux e quartetti in infinite variazioni, Godani esprime una forte visione contemporanea senza rinunciare alla tecnica classica. Il movimento dei ballerini si intreccia con la musica di Ravel eseguita dal vivo dal pianista Massimo Spada.

Nato a La Spezia, dopo la prima formazione in Italia approda a Bruxelles, al Mudra di Béjart. Nel 1991 arriva a Francoforte dove è stato uno dei solisti principali fino al 2000 e ha lavorato a stretto contatto con William Forsythe. Ha firmato coreografie per le più importanti compagnie internazionali. Dal 2015 al 2023 è stato direttore artistico della Dresden Frankfurt Dance Company.

 

La serata si chiude con I Feel the Earth Move di Benjamin Millepied, che segna la prima collaborazione tra la Fondazione capitolina e Ferrari Style, il brand lifestyle di Ferrari, guidato dal Direttore Creativo Rocco Iannone, al quale è stato affidato il disegno originale dei costumi. Un connubio perfetto tra la danza e l’universo creativo Ferrari Style, che traduce i valori estetici e culturali del Cavallino Rampante in una visione contemporanea fondata su eleganza in movimento, estetica elevata e audace, eccellenza artigianale e design contemporaneo. Valori che si declinano nell’idea del corpo come armonia perfetta, espressione di sensualità e dinamismo.

La coreografia di Millepied, creata sulle musiche di Philip Glass (da Liquid Days ed Einstein on the Beach) è intensa, quasi atletica. I ballerini sono in costante movimento, impegnati in assoli, duetti, ed ensemble: tra spinte e contrapposizioni che fanno pensare al minimalismo, l’energia è un crescendo fino all’apice di un finale improvviso.

Ballerino francese, Millepied si è formato nel paese d’origine per poi trasferirsi negli Stati Uniti. Entrato nel New York City Ballet nel 1995, ne è diventato primo ballerino (2002). Nel 2001 a Lione ha debuttato il suo primo lavoro, Passages. Le sue coreografie sono entrate nel repertorio di compagnie quali NYCB, Opéra di Parigi, San Francisco Ballet, American Ballet Theatre, Berlin Staatsoper, Mariinsky Ballet, Pacific Northwest Ballet e Lyon Opera Ballet. Nel 2012 ha fondato la propria compagnia a Los Angeles, L.A. Dance Project (LADP), per rappresentare la danza in tutte le sue forme.

 

Dopo la prima di martedì 17 marzo alle ore 20.00, il trittico di balletti Neumeier/Godani/Millepied torna in scena mercoledì 18 (ore 20.00), giovedì 19 (ore 20.00), venerdì 20 (ore 20), sabato 21 (ore 15 e ore 20) e domenica 22 marzo (ore 16.30).

 

 

Roma, 11 marzo 2026

 

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Mariotti, Abbagnato e Visco nel futuro dell’Opera di Roma

 

Si rinnova la collaborazione dei tre vertici artistici della Fondazione Teatro dell’Opera di Roma, proiettando nel prossimo futuro la visione e la progettualità culturale che hanno caratterizzato gli ultimi anni. Il Direttore Musicale Michele Mariotti conferma la sua presenza fino al 31 ottobre 2030. Eleonora Abbagnato sarà Direttrice del Corpo di Ballo e della Scuola di Danza fino al 31 luglio 2030. Ciro Visco dirigerà il Coro fino al 31 agosto 2030. Tre figure di prestigio, ma soprattutto tre individualità che hanno saputo unirsi nella ricerca della qualità artistica, dell’innovazione e della sperimentazione.

Il rinnovo degli incarichi di Michele Mariotti, Eleonora Abbagnato e Ciro Visco è motivo di grande orgoglio: grazie alla loro sensibilità, visione e impegno rappresentano la forza con cui continueremo a costruire un progetto artistico di grande qualità per il Teatro Costanzi, capace di proiettare la nostra Fondazione verso un futuro ricco di sempre nuovi successi” commenta il Sindaco di Roma e Presidente della Fondazione Roberto Gualtieri.

Sono molto felice di questo triplice rinnovo – dice il Sovrintendente Francesco Giambrone – volto non solo a garantire la continuità, ma pensato soprattutto in funzione dell’identità culturale del nostro teatro, che negli ultimi anni ha cercato costantemente di valorizzare il grande repertorio, ma anche di aprirsi ai nuovi linguaggi della scena culturale internazionale, guardando sempre con curiosità e attenzione verso il futuro del teatro musicale e della danza. Mariotti, Abbagnato e Visco resteranno con noi nei prossimi anni, continuando a curare la qualità e la crescita delle compagini artistiche, ma anche proseguendo in quella ricerca di idee, visioni e proposte innovative che ha caratterizzato le più importanti produzioni degli ultimi anni, delle quali loro sono stati i protagonisti”.

Michele Mariotti è Direttore musicale dell’Opera di Roma dal 2022. Eleonora Abbagnato dirige il Corpo di Ballo dal 2015 e la scuola di danza dal 2021. Ciro Visco è a capo del Coro dal 2022.

Roma, 7 febbraio 2026

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Maxime Pascal sul podio di “Ariadne auf Naxos” di Strauss che torna dopo 35 anni

«Il mondo dell’opera visto dietro le quinte, con i suoi personaggi predominanti, i loro difetti, le loro aspettative, le loro fragilità di fronte agli imprevisti e il modo sempre eccessivo che hanno di esprimerli e superarli. Si parla anche di creatività, del posto dell’artista di fronte al mondo che lo circonda, della sua psicologia.» Così racconta la sua visione di Ariadne auf Naxos David Hermann, che firma la regia dell’opera per il Costanzi con le scene di Jo Schramm, le luci di Fabrice Kebour e i costumi di Michaela Barth. Il titolo straussiano, dopo 35 anni d’assenza, torna nella programmazione del Teatro dell’Opera di Roma dal 1° al 10 marzo 2026. La prima rappresentazione è trasmessa in diretta su Radio3 Rai. –«Un’opera in due parti – racconta il regista, – Lo Strauss della violenza, della tragedia espressi attraverso il personaggio di Arianna», ma anche il rococò delle tele di Watteau, che «offrono una tavolozza di colori ed evocano una certa forma di serenità bucolica.» Hermann, al secondo titolo consecutivo nella stagione in corso dopo Inferno di Lucia Ronchetti, è attivo nei principali teatri europei, con un repertorio che attraversa il grande canone operistico e la creazione contemporanea. Il nuovo allestimento di Ariadne auf Naxos è una collaborazione con Semperoper Dresden, dove è andato in scena nel 2018 e 2023.

Sul podio Maxime Pascal, interprete di riferimento del repertorio novecentesco e contemporaneo. Pascal torna al Costanzi, dove nel 2017 aveva diretto un concerto dedicato a Thomas Adès (Danze da Powder Her Face), Luciano Berio (Rendering) e Francis Poulenc (La voix humaine, con Anna Caterina Antonacci). Nel 2008 ha fondato l’ensemble Le Balcon, avviando una carriera internazionale che lo ha portato a dirigere composizioni di Saariaho, Sciarrino, e Francesconi, fra le altre, nei principali teatri e festival europei, tra cui Deutsche Oper Berlin, Opéra national de Paris, Opéra national de Lorraine, Semperoper Dresden e Teatro alla Scala.

 

Il cast riunisce interpreti di primo piano e nuove voci emergenti. Axelle Fanyo è Ariadne, già apprezzata a Roma nella prima italiana di Adriana Mater di Kaija Saariaho firmata da Peter Sellars. Attivo su palchi internazionali quali Royal Opera House, Staatsoper Unter den Linden e Finnish National Opera Tuomas Katajala interpreta invece Bacchus. Ziyi Dai, giovane soprano premiata in concorsi internazionali, è Zerbinetta; a lei è affidata dunque la celebre aria “Großmächtige Prinzessin”. Angela Brower, già protagonista al Met e al Bayerische Staatsoper, presta voce al Compositore (Der Komponist), Äneas Humm è Harlekin. Completano il cast Charles Morillon (Haushofmeister), Adrian Eröd (Musiklehrer), Matteo Ivan Rašić (Scaramuccio), Karl Huml (Truffaldino), Manuel Günther (Brighella), Michela Guarrera (Dryade), Lukáš Zeman (Perückenmacher), Dan Karlström (Tanzmeister), Giovanni Di Deo (Offizier). Jessica Ricci, Sofia Barbashova e Dayu Xu, tutti talenti del progetto Fabbrica Young Artist Program, interpretano rispettivamente Najade, Echo e Lakai.

 

Strauss e Hofmannsthal concepirono Ariadne auf Naxos come una riflessione sul rapporto fra arte alta e intrattenimento “basso”. L’opera gioca sul contrasto fra opera seria e commedia, rappresentate da Ariadne e Zerbinetta. Ne nasce un intreccio in cui registri opposti convivono e si contaminano, dando forma a uno dei più originali esperimenti di teatro musicale del primo Novecento.

 

Dopo la prima rappresentazione di domenica 1° marzo alle 19, anche in diretta su Radio3 Rai, Ariadne auf Naxos di Strauss torna in scena mercoledì 4 (20), venerdì 6 (18), domenica 8 (16.30), martedì 10 (20).

 

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Per il Giorno della Memoria 2026 un Recital per pianoforte e voce

MUSICA E MEMORIA

Per il Giorno della Memoria 2026 un Recital per pianoforte e voce con le artiste di “Fabbrica” – Young Artist Program

 

Il Teatro dell’Opera di Roma in collaborazione con Biblioteche di Roma partecipa a MEMORIA GENERA FUTURO 2026.  Dal 27 gennaio al 5 febbraio diversi appuntamenti in città per raccontare Il Giorno della Memoria, come eredità viva e consapevole di impegno civile da lasciare alle nuove generazioni. L’Opera di Roma aderisce all’iniziativa proponendo un recital per pianoforte e voce affidato a due giovani artiste di “Fabbrica” – Young Artist Program, il programma che il teatro dedica dal 2016 alla formazione di cantanti, maestri collaboratori, light designer, scenografi e costumisti. Il soprano Sofia Barbashova e la pianista Elettra Aurora Pomponio eseguiranno un programma che intreccia memoria, spiritualità e grande tradizione musicale. Accanto a pagine del repertorio ebraico – da Avinu Malkeinu a Yerushalayim shel zahav – trovano spazio alcuni capisaldi del repertorio pianistico di Johann Sebastian Bach, Johannes Brahms e Sergej Rachmaninoff, in un percorso che attraversa epoche e linguaggi diversi, uniti da un profondo valore simbolico ed espressivo.

L’appuntamento è per martedì 27 gennaio 2025 alle ore 18.30 presso la Casa delle Letterature (piazza dell’Orologio 3). L’iniziativa è promossa dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale.

 

Programma

  • J.S. Bach, Preludio n. 8 in mi bemolle minore BWV 853
  • David Zehavi, A walk to Cesarea: Eli, Eli
  • J. Brahms, Intermezzo op. 118 n. 2
  • Maurice Ravel, Deux mélodies hébraïques: Kaddisch
  • S. Rachmaninoff, Preludio op. 32 n. 10
  • Naomi Shemer, Yerushalayim shel zahav
  • Max Janowski, Avinu Malkeinu

 

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Fabbrica Offenbach: il magico mondo dell’operetta per la prima volta al Nazionale

Il Teatro dell’Opera di Roma porta, per la prima volta al Teatro Nazionale, il maestro dell’operetta Jacques Offenbach. Con Fabbrica Offenbach il 22 e 23 gennaio in scena due titoli in un nuovo allestimentoUn mari à la porte e La Chatte métamorphosée en femme affidati agli artisti di Fabbrica – Young Artist Program, il percorso sostenuto da Banca del Fucino, che dal 2016 il Teatro dedica alla formazione di cantanti, maestri collaboratori, registi, scenografi, costumisti e lighting designer. Offenbach torna in una produzione del lirico capitolino a distanza di trent’anni, dopo il Festival Jacques Offenbach e il Secondo Impero, ospitato al Teatro Brancaccio nella stagione 1994-95, sotto la direzione di Peter Maag.

Composta nel 1858, La Chatte métamorphosée en femme (Il gatto trasformato in donna) tratta da una favola di La Fontaine, a sua volta ispirata a La gatta Afrodite di Esopo, ha come protagonista il giovane Guido, innamorato della propria gatta Minette, trasformata da un incantesimo in una ragazza in carne e ossa. La metamorfosi dà origine a una serie di situazioni comiche. Offenbach crea qui uno dei suoi esempi più riusciti di “operetta fantastica”, dove l’elemento fiabesco si intreccia al gusto per il paradosso.

Scritta nel 1859, Un mari à la porte (Un marito alla porta) è una brillante operetta in un atto costruita con ritmo serrato sulle disavventure di Florestan, compositore in fuga dai creditori che piomba nella stanza della giovane Suzanne la notte delle sue nozze. La sua improvvisa apparizione provoca una catena di incomprensioni, goffi tentativi di nascondersi e colpi di scena che coinvolgono la sposa, l’amica Rosita e il marito geloso. Offenbach gioca con precisione teatrale sulle dinamiche del vaudeville, alternando arie spiritose, duetti vivaci e momenti di irresistibile comicità.

La versione musicale per due pianoforti è curata da Giorgio Gori e affidata ai maestri collaboratori Elettra Aurora Pomponio e Maki Hamada. Firma la regia Kamila Straszynska. Formatasi all’Accademia “Aleksander Zelwerowicz” di Varsavia, al DAMS di Bologna e all’Accademia “Silvio d’Amico” di Roma, nel 2018 ha curato a Roma il ciclo di letture performative sulla drammaturgia polacca In Polonia vale a dire da nessuna parte? in collaborazione con l’Istituto Polacco e il Teatro di Roma. Dal 2019 cura spettacoli di prosa in teatri di Roma, Varsavia e Lima, dal 2023 realizza per la Filarmonica Nazionale di Varsavia spettacoli musicali per bambini e collabora con PAV per Fabulamundi. Il nuovo allestimento del Teatro dell’Opera di Roma vede le scene di Sofia Sciamanna, i costumi di Virginia Blini e le luci di Zofia Pinkiewicz. Interpreti delle due operette le cantanti Jessica Ricci e Sofia Barbashova (soprani), Maria Elena Pepi e Irene Zas Martinez (mezzosoprani), i cantanti Guangwei Yao e Jiacheng Fan (tenori), Alejo Alvarez Castillo (baritono) e Dayu Xu (basso). Tutti gli artisti e il team creativo sono allievi della quinta edizione di Fabbrica Young Artist Program.

La programmazione del Teatro Nazionale prosegue dal 14 al 19 aprile con Serata Preljocaj (La stravaganza, Annonciation, Noces), trittico-omaggio al coreografo francese Angelin Preljocaj tra i massimi esponenti della danza contemporanea, noto per un linguaggio che fonde la disciplina del balletto classico con la libertà espressiva della danza moderna in dialogo con artisti visivi, musicisti e stilisti.  Dal 15 al 21 maggio protagonista “Hans Werner Henze 100”, mini-festival celebrativo nel centenario della nascita del compositore tedesco, che vedrà sul palcoscenico due opere tratte da testi di Miguel Barnett: La piccola cubana ed El Cimarrón. Chiude la stagione La vita nuda di Matteo D’Amico liberamente ispirata a L’uomo dal fiore in bocca e La patente di Pirandello.

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Addio a Valentino Garavani

Indimenticabili i suoi costumi per La traviata con la regia di Sofia Coppola all’Opera di Roma in cartellone di nuovo dal 21 al 30 giugno

Il Teatro dell’Opera di Roma apprende con profonda commozione della scomparsa di Valentino Garavani (Voghera, 11 maggio 1932 – Roma, 19 gennaio 2026), uno dei più grandi couturier del XX e XXI secolo. La sua visione estetica, fondata su una profonda conoscenza della storia e su un’idea rigorosa di bellezza, ha attraversato decenni di cultura contemporanea, toccando anche il teatro musicale. Proprio all’Opera di Roma nel 2016 ha firmato i costumi de La traviata di Giuseppe Verdi, uno degli allestimenti più amati dal pubblico, con la regia di Sofia Coppola, che dopo le numerose riprese nelle scorse stagioni, ritorna in cartellone dal 21 al 30 giugno.

Il Teatro dell’Opera di Roma partecipa al cordoglio internazionale per la scomparsa di un Maestro che ha saputo portare l’alta sartoria nel teatro d’opera come forma compiuta di arte applicata, lasciando un segno duraturo anche nella storia culturale della città di Roma. Tutti i lavoratori del Teatro dell’Opera di Roma insieme al Sovrintendente si uniscono nel sentito ricordo di Valentino Garavani, rendendo omaggio al suo talento fonte di ispirazione per artisti, creativi e appassionati di tutta la comunità dello spettacolo.

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“La Bayadère” con le étoiles dell’Opéra di Parigi Sae Eun Park e Paul Marque

Non solo intrighi d’amore, gelosia e tradimento ne La Bayadère in scena dal 3 all’8 febbraio al Costanzi nella versione coreografica creata da Benjamin Pech, da Petipa, proprio per l’Opera di Roma nel 2023. «È un balletto epico – dichiara Pech – una vera epopea. Questa produzione è una sfida che coinvolge, assieme agli ospiti, ai danzatori del Corpo di Ballo e agli allievi della Scuola di Danza, tutti coloro che lavorano nell’ombra, dietro le quinte impegnati nei numerosi cambi di scena». L’ambizioso spettacolo si avvale delle scene firmate dall’artista Ignasi Monreal, dei costumi di Anna Biagiotti e delle luci di Vinicio Cheli, per trasportare il pubblico in un universo onirico senza tempo, elegantemente esotico e contemporaneo. La musica di Ludwig Minkus, composta per il balletto ideato da Marius Petipa nel 1877, è affidata alla bacchetta del francese Fayçal Karoui che dirige l’Orchestra dell’Opera di Roma.

I protagonisti de La Bayadère, come nel poema indiano Sakuntala di Kalidasa cui Petipa si è ispirato, sono il guerriero Solor e della sua amante segreta, la baiadera Nikiya. Ad interpretarli sono chiamati quattro ospiti internazionali: le étoiles dell’Opéra di Parigi Sae Eun Park e Paul Marque (3 e 5 febbraio), entrambi al debutto al Costanzi; la Principal Dancer dello Staatsballett Berlin Iana Salenko e il Principal Dancer dell’Astana Opera Bakhtiyar Adamzhan (4, 6 e 7 febbraio ore 20), che tornano l’una dopo il recente Marco Spada di Lacotte (premio Danza&Danza miglior produzione 2025), l’altro dopo l’indimenticabile interpretazione di Quasimodo in Notre-Dame de Paris di Petit (2021 e 2022). Nel ruolo della bella baiadera e del suo amante danzano poi la prima ballerina Marianna Suriano e Mattia Tortora (7 ore 15, 8 febbraio). La crudele e gelosa Gamzatti, futura sposa di Solor, è interpretata dall’étoile Susanna Salvi (3, 5, 7 ore 15 e 8 febbraio) e dalla prima ballerina Federica Maine (4, 6 e 7 febbraio ore 20), l’Idolo d’oro dal primo ballerino Simone Agrò (3, 5, 7 ore 20 e 8 febbraio) e da Gabriele Consoli (4, 6, e 7 febbraio ore 15).

Sae Eun Park, Paul Marque e il coreografo Pech si ritrovano a Roma sotto il segno di una grande eredità artistica, quella di Rudolf Nureyev al Palais Garnier. La coreana Park, formatasi nel suo paese natale, si è unita al Ballet dell’Opéra nel 2011. La nomina ad étoile è arrivata nel 2021, al termine di Roméo and Juliet firmato da Nureyev. Il francese Marque, dopo la scuola dell’Opéra è entrato nella compagnia nel 2014. Ha scalato la vetta e raggiunto il titolo di étoile nel 2020 proprio ne La Bayadère di Nureyev, dove interpretava l’Idolo d’oro. Pech, ex danzatore, étoile dell’Opéra di Parigi, è cresciuto con La Bayadère e ha visto Nureyev lavorare a questo titolo, l’ultima creazione dell’artista per la compagnia parigina, poco prima della sua scomparsa. «Dopo Il lago dei cigni – racconta Pech – Eleonora Abbaganto mi ha proposto di pensare a un secondo lavoro coreografico per la compagnia. L’idea di rileggere La Bayadère è arrivata naturalmente, è diventata una necessità.Conoscere questi balletti– conclude il coreografo – è importante per sapere da dove veniamo e capire dove andiamo. Riadattarli al mondo di oggi è un modo di tenerli vivi, perché devono continuare a esistere». Per la ripresa dello spettacolo Pech si avvale di due assistenti alla coreografia, Isabelle Guérin, già étoile dell’Opéra di Parigi nominata da Nureyev (1985), ed Hervé Courtain, maître de ballet per Les Grands Ballets Canadiens.

La ‘prima’ de La Bayadère, martedì 3 febbraio (ore 20), è preceduta dall’Anteprima Giovani, domenica 1° febbraio (ore 16.30). Il balletto firmato da Benjamin Pech torna in scena mercoledì 4 (ore 20), giovedì 5 (ore 20), venerdì 6 (ore 20), sabato 7 (ore 15 e ore 20) e domenica 8 febbraio (ore 16.30).

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“Inferno” di Lucia Ronchetti con i costumi di Maria Grazia Chiuri

Commissionata dal Teatro dell’Opera di Roma, la nuova versione italiana di Inferno, opera della compositrice Lucia Ronchetti – già direttrice della Biennale Musica a Venezia – viene proposta in prima assoluta al Costanzi. Tratta da Dante e con un epilogo di Tiziano Scarpa, l’opera ha avuto una prima esecuzione in forma di concerto nel 2021 a Francoforte. Questo nuovo primo allestimento segna il debutto a Roma di David Hermann, nominato agli International Opera Awards nel 2018. Le scene sono di Jo Schramm, le luci di Fabrice Kebour, i costumi della grande stilista italiana Maria Grazia Chiuri. Sul podio Tito Ceccherini, apprezzato specialista del repertorio contemporaneo. Protagonisti Laura Catrani e – al loro primo impegno con l’Opera di Roma – Leonardo Cortellazzi, Andreas Fischer e il celebre ensemble Neue Vocalsolisten. La prima rappresentazione del 19 febbraio è seguita da quattro repliche fino al 7 marzo.

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“Lo schiaccianoci”: terzo anno sold out al Teatro dell’Opera di Roma

Per il terzo anno consecutivo, Lo schiaccianoci registra il tutto esaurito in tutte le repliche al Teatro dell’Opera di Roma, confermandosi come uno dei titoli più amati e partecipati dal pubblico romano. Nell’edizione di quest’anno sono stati 18.000 gli spettatori che hanno assistito al celebre balletto di Čajkovskij con la fiabesca coreografia di Paul Chalmer, con un incasso complessivo di oltre un milione di euro, dati che attestano la solidità del successo e la capacità dello spettacolo di coinvolgere un pubblico ampio e trasversale. Il risultato si inserisce in un trend ormai consolidato: negli ultimi tre anni questa produzione de Lo schiaccianoci ha richiamato complessivamente 50.000 spettatori, diventando un appuntamento centrale della programmazione invernale del Teatro e un punto di riferimento per famiglie, giovani e appassionati di danza. Un successo anche per il Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma diretto da Eleonora Abbagnato che conferma il forte legame col pubblico e il ruolo della danza classica come elemento chiave dell’offerta culturale della città. Brindisi finale per salutare l’anno con gli spettatori all’ultima replica del 31 dicembre alle 18.00 con la Solista Marta Marigliani (Clara), il Primo  Ballerino Simone Agrò (Schiaccianoci), il Solista Mattia Tortora (Drosselmeyer), l’Étoile Susanna Salvi (Fata Confetto) e il Primo Ballerino Michele Satriano (Cavaliere della Fata Confetto).

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