Calibano N. 9• Il trionfo del Tempo e del Disinganno

Numero nove - marzo 2026

 

Una delle variazioni che si producono quando si pratica per la prima volta una forma di meditazione riguarda la percezione del tempo. Com’è passato? Più lentamente o più velocemente del solito? Il presupposto è che il tempo non abbia una sua consistenza oggettiva, ma che esista soltanto nella nostra percezione. Ci si può anche spingere oltre, negandone del tutto l’esistenza, come Sebald in Austerlitz: “ho sempre più l’impressione che il tempo non esista affatto, ma esistano solo spazi differenti, incastrati gli uni negli altri, in base a una superiore stereometria”.

Di certo, nonostante la sua inconsistenza, il tempo controlla comunque le nostre vite. Lo riempiamo ossessivamente con l’illusione di renderlo infinito, senza perciò sentirci onnipotenti, né tantomeno immortali. Impegnarci allo stremo non terrà lontana la morte. Non avere il tempo di pensarla è un modo solo apparente di esorcizzarla. E tuttavia, lo stress di certi ritmi ha poco a che fare con la natura umana e può certamente accelerare la fine del tempo a nostra disposizione. “È precisamente come se la vecchia umanità si fosse addormentata su un formicaio – scrive Musil nell’Uomo senza qualità – e la nuova, svegliandosi, s’è trovata le formiche nel sangue, sicché da allora è costretta a compiere i moti più violenti senza potersi liberare da quella sordida smania di animalesca laboriosità”.

Non a caso Marina Abramović, per contrastare la velocità forzata della vita contemporanea, ha concepito un Institute for Long Duration Performance Art, le cui opere non durino meno di sei ore. E Douglas Gordon, in una sua performance sulla quale Don DeLillo ha aperto il romanzo Punto Omega, ha dilatato Psycho di Hitchcock fino a farlo durare ventiquattro ore.

Di questa esigenza di rottura con l’uso del tempo l’arte è, al solito, avanguardia ribelle. Fin dai lontani tempi in cui, per esempio, altri costumi ispiravano a Händel una delle arie più macabre mai scritte, che non solo esprime un’angoscia profonda, ma sembra voler spaventare l’ascoltatore con una sorta di memento mori musicale: “Urne, voi che racchiudete”, affidata proprio al personaggio allegorico del Tempo, nel suo primo oratorio Il Trionfo del Tempo e del Disinganno.

Siamo partiti da qui, per osservare il comportamento del tempo nell’epoca dei media digitali, nella fisica, nel cinema, nella letteratura, nell’arte; e naturalmente nella musica, che lo ha rappresentato innumerevoli volte nelle sue “divine lunghezze”, ma anche nella sua impermanenza. Quell’impermanenza che lo stesso Händel cerca di arrestare in uno dei momenti più alti del suo oratorio: il quartetto Voglio tempo, dove una semplice nota tenuta acquisisce una drammaticità senza pari. Quella dell’eterno tentativo dell’uomo di fermare ciò che fugge.

Paolo Cairoli

Direttore di Calibano 

 

 

 

Calibano – L’opera e il mondo è la rivista del Teatro dell’Opera di Roma. Nata come spazio di approfondimento e di dibattito intorno a temi di attualità sollevati a partire dagli spettacoli in cartellone e realizzata in collaborazione con la casa editrice effequ, il progetto editoriale prevede, tre volte l’anno, la pubblicazione e la diffusione nelle librerie italiane di un volume monografico dedicato a un titolo d’opera e a un tema ad esso collegato, attraverso la commissione di saggi, racconti e recensioni di firme autorevoli. In questo nono numero, la rivista riflette sul Tempo a partire da Il trionfo del Tempo e del Disinganno di Haendel. 

Potete acquistare “Calibano” sul sito di effequ a questo link, in libreria e presso lo shop del Teatro dell’Opera di Roma. 

Le immagini che trovate in questo numero sono opere di Nicola Samorì, cortesemente concesse dall’artista a illustrazione di una tematica a lui vicina come quella del tempo. 

IN QUESTO NUMERO

Dominic Pettman / Bellezza e tempo. Da Händel a TikTok, allegorie del piacere,  dell’attesa e dell’invecchiamento

 

Alberto Mattioli / Cinque ore di musica. Record, miti e abitudini della durata nell’opera lirica

 

Mauro Dorato / Tra prima e dopo. Fisica ed esperienza nella freccia del tempo

 

Alberto Piccinini / Voce senza tempo. Disinganno e bellezza nell’eclisse di Mina

 

Gianluca Ligi / Inventare il tempo. Antropologia dei calendari e dei ritmi sociali

 

Claudia Attimonelli / Incidenti nelle basse frequenze. Come il suono ha reinventato il tempo  tra macchine, media e dancefloor

 

Giulia Carluccio / A ciascuno il suo ritmo. Il cinema tra durata, montaggio e coscienza dello sguardo

 

SPECIALI

 

[UNA TESTIMONIANZA] Nicola Samorì / Controtempi

 

[OPERA IN LETTERE] Vanni Santoni / Modernisti, postmoderni e psiconauti

 

[NOTE SUL LIBRO] Paolo Cairoli / Alla fine del tempo

 

[UN RACCONTO] Michael Frank / La treccia

 

[OPERA IN OPERA] Lucia Ronchetti / Macchine d’ascolto