Dal 23 maggio al Costanzi, in scena “L’angelo di fuoco” di Prokof’ev con la regia di Emma Dante

È un titolo raro ma di grande interesse nel teatro musicale del Novecento, L’angelo di fuoco di Sergej Prokof’ev, che sarà in scena dal 23 maggio al 1° giugno in una nuova produzione affidata a due fuoriclasse che abbiamo già applaudito al Costanzi: il direttore Alejo Pérez e la regista Emma Dante, che spiega, “ne L’angelo di fuoco, opera esoterica, magica, emerge il conflitto tra superstizione e razionalità. Un incubo spettacolare e visionario che mi permetterà di esplorare il mondo parallelo dei sogni, il mondo oscuro della mente infestato dai fantasmi”. Sulle scene del Costanzi fu visto un’unica volta nel 1966 diretto da Bruno Bartoletti per la regia di Virginio Puecher. Opera visionaria, è immersa nel clima di mistico esoterismo così diffuso nell’avanguardia russa del primo Novecento, che si traduce nel linguaggio ora grottesco ora allucinato del compositore. Tra gli interpreti Leigh Melrose, Evgenia Muraveva, Sergey Radchenko, Maxime Paster, Mairam Sokolova, tutti al loro debutto nel nostro teatro, e Goran Jurić.

È un mondo cupo e sconvolto, quello che arde nelle note di Prokof’ev, in cui si aggirano una monaca devota, una strega isterica, Faust e Mefistofele, un inquisitore. È la storia di una tragica ossessione – il cui libretto scritto dallo stesso Prokof’ev  è tratto dal celeberrimo romanzo di Brjusov – ambientata nella oscura e inquietante Germania del ʼ500, tra duelli, premonizioni e stregonerie. Protagonista è Renata, giovane che fin da bambina veniva  guidata dal suo angelo custode Madiel per essere avviata ad una vita casta e di santità, ma che poi si invaghisce dello stesso che, furente, si trasforma in una colonna di fuoco.  La vicenda della protagonista avanza tra le solitudini di un convento, e visioni demoniache, fino alla condanna al rogo da parte dell’Inquisizione per essersi congiunta carnalmente con il Demonio. Prokof’ev compose questa visione musicale in ritiro sulle Alpi bavaresi, tra il 1922 e il 1925. L’autore però non riuscì a vedere la sua opera in scena. Le circostanze della lunga e travagliata stesura della partitura, la trama ritenuta blasfema e simbolista del romanzo di Brjusov da cui è tratto il libretto cui fa da contraltare il fervore allucinato della musica, hanno portato  l’Angelo di fuoco a una prima rappresentazione postuma, a distanza di ben trent’anni dal suo completamento e a due dalla morte del compositore. Il testo fu tenuto celato dal suo editore e fu riscoperto solo nel 1955.

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