Dal 25 marzo Ai Weiwei al Teatro dell’Opera con il suo allestimento di “Turandot”

L’edizione della Turandot, in programma dal 25 marzo al 5 aprile, si annuncia come una lettura davvero nuova del capolavoro di Puccini tra i più amati dal pubblico e tante volte messo in scena al Teatro dell’Opera di Roma.
Il nuovo allestimento, per la regia, le scene, i costumi, è firmato dal personaggio più atteso della stagione e uno dei più grandi artisti contemporanei, Ai Weiwei, che per la prima volta si cimenta con una regia teatrale. Una scelta apparentemente lontana dalla sua ricerca artistica, ma che Ai Weiwei ha accettato anche perché, giovanissimo, era stato una comparsa nella Turandot di Zeffirelli al Metropolitan. Da quei giorni newyorchesi un lungo cammino di artista, e di oppositore del governo cinese, lo ha condotto ad essere una figura di assoluto spicco nel mondo artistico di oggi. “Non avrei accettato l’invito ad occuparmi di una regia lirica perché mi sento piuttosto lontano dalla musica – ha raccontato Ai Weiwei. – Due sono gli aspetti che però mi hanno convinto. Uno generale, perché credo che l’opera racconti la contemporaneità, i problemi culturali e politici di oggi narrati, in questo caso, attraverso Turandot. L’altro motivo per cui sono legato proprio a quest’opera – ha detto – è che circa 30 anni fa mio fratello ed io eravamo a New York, giovani e squattrinati studenti. C’era un’occasione di fare le comparse al Met: l’opera era la Turandot, regia di Zeffirelli. E questo me la rende familiare”.
A dirigere Turandot è Alejo Pérez, direttore già applaudito dal pubblico del Costanzi in diversi titoli del Novecento storico, sarà in grado di sottolineare tutte le innovazioni musicali e le sfumature presenti  nella scrittura pucciniana.
Nel ruolo della principessa con Anna Pirozzi si alterna Ewa Vesin, Calaf è interpretato da Gregory Kunde (in alternanza con Arsen Soghomonyan, Altoum Carlo Bosi, Timur Antonio Di Matteo (in alternanza con Marco Spotti), Liù è interpretata da Francesca Dotto, di casa al Costanzi (in alternanza con Adriana Ferfecka). Ci sono Alessio Verna (Ping), Francesco Pittari (Pang), Pietro Picone (Pong) e, dal progetto “Fabbrica” YAP, Andrii Ganchuk e Domingo Pellicola.
Turandot è il capolavoro incompiuto di Puccini: nella sua ultima opera  il maestro  si superò nella sperimentazione sul lavoro di orchestrazione. Il soggetto fiabesco da lui poco frequentato, lo conquistò al punto da regalarci delle pagine indimenticabili ricche di evocazioni sulla Cina leggendaria, raccontata attraverso piccoli dettagli di grande realismo. Leggere l’immaginario mondo cinese di Gozzi, e poi di Puccini, da parte di un artista cinese sarà motivo di straordinario interesse.
Ma la grande innovazione  che Puccini inserì nell’opera sta nell’epilogo della vicenda d’amore che, a differenza degli amori tormentati e infelici che aveva sempre portato sulla scena, per la prima volta si trasforma in uno strumento di redenzione e felicità. Eppure il maestro non essendo riuscito a portare a compimento questa redenzione, lasciando incompiuta la partitura a causa della sua prematura scomparsa proprio nel finale, ha affidato al futuro il mistero della trasformazione di Turandot da principessa algida a donna innamorata.

 

Roma, 22 gennaio 2020

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