Dal 30 gennaio la “Serata Jerome Robbins”, omaggio al grande coreografo statunitense

Il nome di Jerome Robbins, il più grande tra i coreografi statunitensi, appare nel cartellone del Costanzi già dagli anni Cinquanta affiancato a quello degli interpreti per eccellenza delle sue coreografie, i danzatori del New York City Ballet. A capo della compagnia sino alla sua morte, il maestro della modern dance americana ha creato qui le sue opere più importanti. All’Opera di Roma sono così andate in scena Fanfare (1953), The Cage (1953), Afternoon of a faun (1955 e 2004), The Pied Piper (1955), Interplay (1955; nel 1956 con l’American Ballet Theatre). Solo recentemente tre balletti firmati da Robbins, e mai visti prima su questo palcoscenico, sono stati affidati al Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma: nel 2011 e nel 2013 In The Night, nel 2017 The Corcert, nel 2019 Glass Pieces. La Serata Jerome Robbins, dal 30 gennaio al 5 febbraio, li riunisce tutti e tre. Titolo forti del repertorio del NYCB e di molte altre compagnie, ora lo sono anche della nostra. Una spinta alla crescita in questo repertorio è arrivato da Eleonora Abbagnato, alla Direzione del Corpo di Ballo dal 2015. Pronta a dedicarsi totalmente al Teatro romano dopo il ritiro dalle scene parigine a dicembre 2019, la rivedremo danzare in In the Night, come già nel 2013, ma questa volta con la guest star Zachary Catazaro. Ad aprire la serata è Glass Pieces, creato nel 1983. Non ha un intento narrativo, è narrazione della dinamica. Sovrapponendo al vocabolario tradizionale concetti provenienti dalla postmodern dance, Robbins costruisce schemi di movimento e ritmi visibili che traducono in architettura fisica le musiche di Philip Glass. Il risultato è allo stesso tempo ipnotico e carico di energia. La serata prosegue, sia con In the Night che con The Concert, sulle note di Chopin, tanto amato da Robbins. Anche In the Night, balletto delicato e poetico creato nel 1970, è privo di plot narrativo. Protagonisti assoluti la musica e la danza. Sui Notturni tre coppie danzano esplicitando con precisione e profondità folgorante i loro sentimenti, grazie alla conoscenza dell’animo da parte di Robbins. Maestro di dramma ma anche di comicità ci ha regalato un capolavoro comico come l’irresistibile The Concert (1956) che chiude la serata. Divertissement unico nel suo genere vede gli interpreti, proprio come a un concerto, abbandonarsi all’ascolto e lasciarsi andare alla loro immaginazione animando situazioni divertenti e giocose.

 

Roma, 9 gennaio 2020

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