“Die Zauberflöte” in scena dal 9 ottobre

Dal 9 al 17 ottobre Il flauto magico di Mozart nella visione del regista australiano Barrie Kosky e di Suzanne Andrade, condirettore artistico della squadra londinese di “1927”.  Sul podio il maestro Henrik Nánási.
I forti richiami esoterici e massonici nel libretto di Emanuel Schikaneder e gli scenari in cui si sviluppa il percorso iniziatico del principe Tamino e del suo compagno di viaggio Papageno, buffo uccellatore in cerca d’amore, vivono sulla scena nelle animazioni firmate dalla squadra di “1927” improntate a un’estetica weimariana. Si tratta di spettacolo puro: la Regina della Notte, ad esempio, è trasformata in un feroce ragno materno che delizierebbe Louise Bourgeois, per non parlare delle fauci gigantesche dei mostri a caccia di Tamino; perché la fedeltà allo spirito di quest’opera, per Kosky, è rifuggire da impostazioni concettuali, che a suo dire sono la strada maestra per la catastrofe. Meglio, invece, trattare Il flauto magico alla stregua di una fiaba surreale per lasciar vibrare le risonanze più profonde cercate da Schikaneder. “Nell’opera, le persone stanno vivendo, a livello inconscio, un ritorno a una forma arcaica di rito narrativo di cui abbiamo bisogno. Ecco perché sopravvivrà”, spiega il regista australiano esponendo il suo credo operistico, e prosegue: “È straordinaria ed è un’esperienza dal vivo: la voce che esce dal corpo umano, e che puoi sentire solo in questo spazio, in questo momento. L’opera è qualcosa che dice di più sulla nostra mortalità e le nostre emozioni di quanto facciano tante altre cose. È per questo che continuo ad andarci. E presumo che lo stesso valga per milioni di altre persone. Ecco perché rimango beatamente ottimista riguardo al futuro”.

 

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