In prima assoluta dal 20 al 25 ottobre 2026 al Teatro Nazionale, con la regia di Cecilia Ligorio e la direzione musicale di Alessandro Cadario
In occasione dei novant’anni dalla morte di Luigi Pirandello, il Teatro dell’Opera di Roma dedica al Premio Nobel siciliano La vita nuda di Matteo D’Amico su libretto di Sandro Cappelletto. La nuova commissione del lirico capitolino va in scena dal 20 al 25 ottobre 2026 in prima assoluta al Teatro Nazionale con la regia di Cecilia Ligorio e l’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma diretta da Alessandro Cadario. Atto unico in musica, l’opera riunisce L’uomo dal fiore in bocca, dramma che affronta l’irrompere della malattia nella vita del protagonista, e La patente, grottesca vicenda giudiziaria di un uomo additato come portatore di sventura. Attraverso la partitura di Matteo D’Amico e la drammaturgia di Ligorio e Cappelletto, i due titoli confluiscono in un lavoro che restituisce al pubblico la visione attuale e perturbante di uno dei più grandi drammaturghi del XX secolo. Le scene, ispirate al neorealismo cinematografico, sono di Gregorio Zurla, i costumi di Vera Pierantoni Giua, le luci di Fabio Barettin. Nei panni dell’uomo dal fiore in bocca Omar Montanari e in quelli di Rosario Chiàrchiaro, protagonista de La patente, Andrea Concetti. Completano il cast Annunziata Vestri (barista/moglie dell’uomo dal fiore in bocca), Maria Grazia Schiavo (Rosinella, la figlia di Chiàrchiaro/Giovane innamorata), Blagoj Nacoski (Avventore/Giudice 1), Marcello Nardis (Giudice 2/Giovane innamorato), Roberto Abbondanza (Giudice 3) e Federico Longhi (Giudice D’Andrea).
Compositore romano al suo debutto al Costanzi, Matteo D’Amico ha dedicato una parte centrale della sua produzione al rapporto tra musica, letteratura e teatro. Tra i suoi lavori per il teatro musicale: Farinelli, la voce perduta (1996), Lavinia fuggita, Dannata epicurea (2004), Patto di sangue, Le Malentendu (2009), Il viaggio di G. Mastorna (2021). Ha inoltre composto per la danza Mascherata veneziana, La Ronde e Animae corpus. È stato direttore artistico dell’Accademia Filarmonica Romana e, dal 2000 al 2002, del Teatro Comunale di Bologna; dal 2006 è Accademico dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. «La vita nuda – illustra D’Amico – è un’opera dove i personaggi, tutti importanti, cantano, con voci proprie e diverse, il loro essere nudi nel mondo, di fronte alla vita e alla morte, e anche si ascoltano, in un sovrapporsi polifonico dove ogni linea musicale, ogni frase è portatrice di un’intenzione, di uno slancio. Tutto si compone nel concertato finale, quando, nelle voci e nell’orchestra, prevale un tono di intima meditazione, come se tutti gli otto protagonisti riflettessero sulle verità, sempre attuali e necessarie, narrate dal grande drammaturgo». «Chiàrchiaro e L’uomo dal fiore in bocca – raccontano ancora D’Amico e Cappelletto, che con quest’opera rinnovano una lunga collaborazione artistica – si ritrovano insieme, uniti dalle disavventure che quotidianamente e ovunque affliggono i viaggiatori immersi nel buio di un improvviso blackout. Tutti si muovono, si agitano, sospinti da un’ansia che li strozza».
«Una piccola stazione ferroviaria, anonima. È mattina presto. Un uomo perde il treno per un minuto. Poi un guasto interrompe la linea: i treni si fermano, tutte le partenze vengono sospese. […] Tutti sono costretti a fermarsi. Nel tempo che sfugge alla misura affiorano altri tempi: la memoria, il desiderio, la paura, i rimorsi, la ripetizione dei giorni. Le maschere si incrinano. Emergono la solitudine, la malattia, il bisogno di essere riconosciuti e visti. La stazione diventa così un limbo in cui ognuno, solo, scopre di esserlo insieme agli altri. Quel minuto diventato eternità apre uno spazio in cui fermarsi, guardarsi e riconoscersi parte di un’umanità fragile e contraddittoria, feroce, che si scopre ad interrogarsi su cosa significhi essere vivi. Forse La vita nuda è la vita quando le forme con cui la organizziamo e la rendiamo sopportabile non riescono più a proteggerci. E così, aspettando un treno, scopriamo che stavamo aspettando la vita stessa». Così la regista Cecilia Ligorio racconta la cornice drammaturgica in cui prendono vita e si incontrano i due testi pirandelliani. Ligorio, recentemente insignita del Premio della Critica Musicale Franco Abbiati per la messinscena de Il re pastore che ha debuttato nel 2025 al Teatro Nazionale, torna all’Opera di Roma dopo aver firmato regie per numerosi teatri e festival nazionali e internazionali.
Alessandro Cadario, direttore di alcune tra le principali orchestre italiane e internazionali, sale di nuovo sul podio dell’Opera di Roma, dopo il debutto al Festival di Caracalla con Cenerentola di Prokof’ev nel 2023, seguito nel gennaio 2025 da Il pipistrello di Johann Strauss figlio al Costanzi e, nello stesso anno, sempre a Caracalla, da Don Giovanni di Mozart firmato da Vasily Barkhatov. «Credo che ogni interpretazione di successo non possa prescindere dallo studio rigoroso della partitura, unito a una dedizione quasi utopistica nel realizzarla in ogni suo dettaglio. Per questo – afferma Cadario – affronto le nuove partiture con la stessa motivazione riservata alle opere di repertorio, ricordando a me stesso quanto sia importante dirigere le opere di repertorio con la freschezza e lo stupore di una prima assoluta». Cadario torna a confrontarsi con la musica di D’Amico dopo aver diretto nel 2024 al Petruzzelli di Bari la prima esecuzione assoluta de Il buio non ha voce. Quattro storie in musica per voce femminile e orchestra.
Prima rappresentazione: martedì 20 ottobre 2026, ore 20.00
Repliche: giovedì 22 e venerdì 23 ottobre ore 20.00; sabato 24 ottobre ore 18.00; domenica 25 ottobre ore 16.30













