Tra Italia, Europa, Asia per promuovere l’eccellenza artistica nel mondo
Portare la grande musica italiana e valorizzare i giovani talenti su prestigiosi palcoscenici internazionali è una delle missioni principali di “Fabbrica”, il Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma. Nei prossimi giorni, il progetto sarà protagonista di una serie di eventi di rilievo internazionale, rafforzando il dialogo culturale tra l’Italia e il mondo.
In occasione della Festa della Repubblica Italiana, il 2 giugno, “Fabbrica” sarà contemporaneamente presente in due Paesi: al Consolato Italiano a Friburgo (Germania) e all’Ambasciata Italiana a Doha (Qatar). Il giorno successivo, 3 giugno, sarà la Qatar Music Academy di Doha ad accogliere i giovani artisti per una Lezione-Concerto, preziosa occasione di scambio formativo e culturale con la scena musicale mediorientale.
Questa intensa attività conferma la vocazione internazionale di “Fabbrica” e l’impegno del Teatro dell’Opera di Roma nella formazione, promozione e diffusione dell’eccellenza musicale italiana, sia in patria che all’estero.
Lo scorso 18 e 19 maggio, “Fabbrica” ha rappresentato l’eccellenza musicale italiana all’Expo 2025 di Osaka (Giappone), partecipando all’inaugurazione della Settimana della Regione Lazio presso il Padiglione Italia. Un’occasione significativa per celebrare e far conoscere il patrimonio musicale e culturale del nostro Paese in un contesto di grande visibilità globale. Fino al 22 giugno, “Fabbrica” sarà inoltre protagonista nelle piazze romane con OperaCamion, progetto promosso da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura, che mira a rendere l’opera accessibile a tutti, portando uno dei simboli della nostra tradizione culturale direttamente tra i cittadini.
Con un calendario che coniuga radicamento territoriale e proiezione internazionale, “Fabbrica”, progetto fortemente sostenuto da Banca del Fucino, si conferma ambasciatore della cultura italiana nel mondo.
Per la sua prima collaborazione con il Ballet Nacional de España, Marcos Morau firma Afanador, spettacolo che inaugura il 4 e 5 settembre al Teatro Costanzi la quarantesima edizione del Romaeuropa Festival e si inserisce nelle celebrazioni dei 160 anni di relazioni diplomatiche tra Italia e Spagna.
Un incontro straordinario tra danza e fotografia, tradizione e avanguardia, ispirato ai libri Ángel Gitano e Mil Besos e alle iconiche sessioni fotografiche di Ruvén Afanador in Andalusia. Afanador parte dall’alchimia irripetibile tra il fotografo, noto per il suo stile unico, capace di trasformare la moda, il ritratto e la danza in visioni oniriche e surreali, e leggende del flamenco come Israel Galván, Matilde Coral, Eva Yerbabuena, José Antonio e Rubén Olmo. Con le sue immagini, caratterizzate da un’estetica teatrale e fortemente espressiva, Ruvén Afanador ha ridefinito l’immaginario del flamenco, svelandone una bellezza mistica e fuori dal tempo. Affascinato da questa capacità, Morau insieme a 33 danzatori del Balletto e 9 musicisti, traduce le fotografie in movimento e musica, trasformandole in un universo coreografico visionario e surreale. «Le magistrali sessioni fotografiche di Afanador in Andalusia sono uniche: l’alchimia che si è creata in questo luogo tra il fotografo e figure carismatiche del flamenco è irripetibile» ha dichiarato Morau «Ruvén Afanador osserva il flamenco attraverso una lente deformante, fatta di sogno, desiderio e memoria». Danza, fotografia e musica costruiscono un omaggio al grande artista e ad un pezzo di storia della tradizione spagnola e della danza internazionale.
Idea e direzione artistica: Marcos Morau Coreografia: Marcos Morau & La Veronal, Lorena Nogal, Shay Partush, Jon López, Miguel Ángel Corbacho Drammaturgia: Roberto Fratini Scenografia: Max GlaenzelSenografia: Mambo Decorados e May Servicios para Espectáculos Costumista: Silvia Delagneau Costumista: Iñaki Cobos Composizione musicale: Juan Cristóbal Saavedra Collaborazione speciale: Maria Arnal Musiche per Minera e Seguiriya: Enrique Bermúdez e Jonathan Bermudez Testi Temporera, Trilla, Liviana, Bambera e Seguiriya: Gabriel de la Tomasa Disegno luci: Bernat Jansà Design e dispositivi elettronici: José Luis Salmerón de la CUBE PEAK Progettazione audiovisiva: Marc Salicrú Fotografia: Ruven Afanador Scenografia: Carmela Cristóbal Copricapi: JuanjoDex Consulenza parrucchieri: Manolo Cortes Consulenza per il trucco: Roció Santana Calzature: Gallardo
Il Teatro dell’Opera di Roma rende omaggio a uno dei più grandi artisti italiani del Novecento, Emanuele Luzzati, riportando in scena L’italiana in Algeri di Gioachino Rossini, dal 5 al 12 giugno, in un allestimento molto amato. A oltre vent’anni dall’ultima rappresentazione al Costanzi, il titolo torna nella stessa versione scenica, favolistica e travolgente, creata da Luzzati nel 2000 per il Teatro Massimo di Palermo, capace ancora oggi di incantare con la forza del colore, dell’ironia e dell’immaginazione. La regia originale di Maurizio Scaparro, ripresa da Orlando Forioso, che ne custodisce lo spirito e l’equilibrio teatrale, è il primo omaggio al regista scomparso nel 2023.
«È evidente – commentava Scaparro – che in una improbabile ‘Algeri’, Rossini si è divertito alle spalle di un mondo poco conosciuto, oggetto di facile e un po’ rozzo scherno, traguardo di tante opere buffe. Mi sembra si sia voluto divertire in eguale misura dei “turchi” e degli “italiani”, fino a costruire con Isabella e Taddeo una coppia di straordinario e vitalissimo divertimento. A “Mammaliturchi” Rossini sembra aggiungere con il sorriso anche “Mamma gli italiani”, e questo anche consente di leggere L’italiana in Algeri con distacco e divertimento inevitabilmente attualizzabile».
Sul podio, per la prima volta alla guida dell’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma, Sesto Quatrini, direttore romano dalla carriera internazionale. Il Coro della Fondazione capitolina è diretto da Ciro Visco, le luci sono di Vinicio Cheli.
Due i cast vocali che si alternano nei ruoli principali: Chiara Amarù (5, 10, 12 giugno) e Laura Verrecchia (6, 8 e 11 giugno) in quello di Isabella, Paolo Bordogna (5, 10, 12 giugno) e Adolfo Corrado (6, 8 e 11 giugno) in quello di Mustafà, Dave Monaco (5, 10, 12 giugno) e Antonio Mandrillo (6 e 11 giugno) in quello di Lindoro e Misha Kiria (5, 10, 12 giugno) con Vincenzo Taormina (6, 8 e 11 giugno) in quello di Taddeo. Completano il cast i talenti di ‘Fabbrica’, lo Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma: Jessica Ricci (Elvira), Maria Elena Pepi (Zulma), Alejo Alvarez Castillo (Haly).
Con L’italiana in Algeri, il Teatro dell’Opera di Roma celebra la magia senza tempo di Emanuele Luzzati. La sua visione scenica fa da guida allo spettacolo: un mondo popolato da geometrie fantastiche, colori accesi e sagome immaginifiche che, ancora una volta, mostrano come il teatro possa diventare pittura viva, sogno e meraviglia. Emanuele Luzzati, illustratore, scenografo e artista visivo di fama internazionale, ha lasciato con questo spettacolo uno dei suoi contributi più indelebili al teatro musicale. Le sue scene, insieme ai costumi della storica collaboratrice Santuzza Calì, restituiscono un mondo che trasforma l’Algeri rossiniana in un luogo sospeso tra fiaba e commedia, tra arte visiva e musica. Un universo riconoscibile e unico, che continua a parlare al pubblico con una forza visiva rara, rendendo questa produzione un vero e proprio omaggio all’immaginario luzzatiano.
Dramma giocoso in due atti, su libretto di Angelo Anelli, L’italiana in Algeri è andato in scena per la prima volta il 22 maggio 1813 al Teatro San Benedetto di Venezia. Il grandissimo successo consacrò definitivamente Rossini, allora appena ventunenne, come il massimo operista del tempo, che diede nuova vita all’opera comica italiana.
Dopo la prima di giovedì 5 giugno (ore 20), L’italiana in Algeri di Gioachino Rossini torna in scena venerdì 6 (ore 18), domenica 8 (ore 16.30), martedì 10 (ore 20), mercoledì 11 (ore 20) e giovedì 12 giugno (ore 20). Lo spettacolo è preceduto dalla Lezione di Opera tenuta da Giovanni Bietti, sabato 31 maggio (ore 18), e dall’Anteprima Giovani, riservata ai minori di trent’anni, mercoledì 4 giugno (ore 19).
A seguito della proposta unanime espressa dal Consiglio di Indirizzo della Fondazione Teatro dell’Opera di Roma presieduto dal Sindaco e Presidente Roberto Gualtieri, il Ministro della Cultura Alessandro Giuli ha nominato, in conformità alla proposta ricevuta, Francesco Giambrone Sovrintendente del Teatro dell’Opera di Roma, con decorrenza dal 22 maggio 2025 e fino al 16 maggio 2030.
Sovrintendente del Teatro dell’Opera di Roma dal dicembre 2021 e Presidente dell’AGIS – Associazione Generale Italiana dello Spettacolo – dall’ottobre 2022, Francesco Giambrone è nato a Palermo nel 1957. È stato Sovrintendente del Lirico della sua città natale, la Fondazione Teatro Massimo dal 1999 al 2002, e poi dal 2014 al 2021. Nella sua carriera, dedicata alla cultura, ha ricoperto ruoli apicali in prestigiose istituzioni: è stato Sovrintendente della Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino dal 2006 al 2010, Assessore alla Cultura della Città di Palermo dal 1995 al 1999, e poi dal 2012 al 2014, Presidente del Conservatorio di Palermo dal 2007 al 2013. È stato anche Presidente dell’Associazione Nazionale delle Fondazioni Lirico-Sinfoniche (ANFOLS) dal 2019 all’ottobre 2022.
«Accolgo con sincera emozione la conferma a Sovrintendente del Teatro dell’Opera di Roma, un incarico che rappresenta per me un grande onore – dice Francesco Giambrone –. Ringrazio il Ministro Giuli, il Sindaco Gualtieri e l’intero Consiglio di Indirizzo per la fiducia accordatami. Sono molto contento di continuare questa esperienza con l’Opera di Roma, un teatro che mi ha dato tanto e che ha al suo interno delle straordinarie professionalità che hanno saputo in questi anni essere partecipi e protagoniste di un progetto di rilancio della Fondazione, che ha dato a tutti noi grandi soddisfazioni. Abbiamo condiviso una visione di teatro costruita su innovazione, eccellenza artistica, apertura a nuovi pubblici, presenza all’interno del tessuto urbano della città di Roma, con l’obiettivo di rendere il teatro aperto a tutti, strumento di crescita culturale, inclusione e accessibilità sociale. Una visione che ha visto sempre molto vicine al Teatro tutte le Istituzioni, a partire dai Soci Fondatori Pubblici, Stato, Regione Lazio e Comune di Roma Capitale, e i tanti Privati che in questi anni hanno sostenuto la Fondazione. Una visione che porteremo avanti nei prossimi cinque anni con l’energia, le competenze e la passione di tutti».
Francesco Giambrone
Francesco Giambrone, classe 1957, è Sovrintendente del Teatro dell’Opera di Roma daldicembre 2021. Dal 2022 ricopre la carica di Presidente dell’Associazione Generale Italiana dello Spettacolo (AGIS). È stato Presidente dell’Associazione Nazionale delle Fondazioni Lirico-Sinfoniche (ANFOLS) dal 2019 al 2022 e membro del Board di Opera Europa. È stato Sovrintendente della Fondazione Teatro Massimo di Palermo dal 1999 al 2002 e dal 2014 al 2021. Dal 2006 al 2010 è stato Sovrintendente della Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino. Dal 2007 al 2013 è stato Presidente del Conservatorio di Musica “Vincenzo Bellini” di Palermo. È stato componente della Commissione Consultiva Musica presso il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali dal 2003 al 2006. Per due volte ha ricoperto la carica di Assessore alla Cultura del Comune di Palermo, prima dal 1995 al 1999 e poi dal 2012 al 2014. Giornalista pubblicista, ha scritto come critico musicale e di danza per quotidiani come il Giornale di Sicilia, il Mattino e per riviste come Danza & Danza, Segno, Nuove Effemeridi, Il Giornale della Musica, ricoprendo anche il ruolo di Direttore responsabile del periodico di Cultura, Politica e Società, Casba. Dal 2004 ha insegnato discipline di organizzazione della musica e dello spettacolo e politiche culturali presso l’Università degli Studi di Palermo, l’Università degli Studi di Firenze, la IULM (Libera Università di Lingue e Comunicazione) di Milano, il Conservatorio di Musica Vincenzo Bellini di Palermo, la Trento School of Management. Attualmente è anche docente di Giornalismo culturale presso il Master in “Giornalismo e comunicazione multimediale” della LUISS “Guido Carli” di Roma e presso il Global master in “Performing arts management” dell’Accademia del Teatro alla Scala di Milano. È membro del Comitato scientifico della Rivista Economia della Cultura edita da Il Mulino. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo Dopo il silenzio. Racconti di teatri d’opera che sfidano la pandemia del 2023 (Ledizioni), Palerme n’est pas une ville en friche, in Richard Heuré, Sicilie. Baroque et rebelle del 2021 (Editions Nevicate), Politiche per la cultura in Europa. Modelli di governance a confronto del 2013 (Franco Angeli), Teatri Negati. Il primo censimento dei teatri chiusi in Italia del 2008 (Franco Angeli), I cantieri di Palermo. Azione di governo e politiche culturali per le città del 2006 (Nicolodi Editore).
«È come un circo che attraversa la città, pieno di musicisti e acrobati. Un palcoscenico che si apre alle piazze, ai cortili, agli incroci, dove un’umanità variegata e, speriamo, incuriosita, incontra o ritrova la meravigliosa musica di Rossini». Così la regista Manu Lalli racconta OperaCamion, il progetto itinerante del Teatro dell’Opera di Roma che trasforma un TIR in un vero e proprio teatro mobile. Il container si apre come un sipario e si trasforma in palcoscenico, portando orchestra, cantanti, luci e costumi direttamente nelle piazze dei municipi di Roma. La prima sosta è prevista domenica 25 maggio a Spinaceto. Seguiranno altre otto tappe, fino al 22 giugno. E poi, in autunno, una nuova produzione che coinvolgerà tutti gli altri municipi.
«In occasione del Giubileo 2025, torna il progetto OperaCamion che porterà Il barbiere di Siviglia di Rossini nelle periferie di Roma. – dichiara Roberto Gualtieri, Sindaco di Roma Capitale e Presidente della Fondazione Teatro dell’Opera di Roma – Spettacoli itineranti e gratuiti trasformeranno anche le piazze meno conosciute in un palcoscenico a cielo aperto, rendendo l’opera accessibile a tutti. Portare la lirica fuori dai suoi luoghi tradizionali significa investire nella cultura per diffonderla a tutti e quindi sostenerla, valorizzando i territori e creando nuove opportunità di rigenerazione artistica e sociale».
«OperaCamion, progetto itinerante del Teatro dell’Opera di Roma, – dichiara MassimilianoSmeriglio, Assessore alla Cultura di Roma Capitale – trasforma le piazze della città, dal Centro Storico a Centocelle, in un sorprendente palcoscenico grazie al TIR allestito con luci, orchestra e cantanti. Tutta la cittadinanza avrà l’opportunità di vedere l’opera, gratuitamente e nel proprio quartiere. Un’esperienza culturale di grande spessore, un’occasione di socialità e condivisione della bellezza, che nelle quattro edizioni precedenti ha riscosso un successo straordinario e che vogliamo sostenere con forza».
«OperaCamion è una delle esperienze più originali e inclusive della nostra programmazione, – dichiara Francesco Giambrone, Sovrintendente del Teatro dell’Opera di Roma – pensata per portare l’opera fuori dal Teatro e dai luoghi convenzionali e nel cuore dei quartieri della città. L’edizione 2025, anno del Giubileo, si distingue in modo particolare per alcune fondamentali novità: anzitutto, per la prima volta, raggiungeremo tutti i quindici municipi di Roma, con un progetto che abbraccia l’intero territorio cittadino e che rinnova il nostro impegno a rendere l’opera accessibile a tutti. Sempre per la prima volta, inoltre, c’è un coinvolgimento di tutte le forze artistiche della Fondazione, a partire dall’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma che affiancherà un cast di giovani interpreti provenienti da “Fabbrica” Young Artist Program».
Un modo inedito e festoso di vivere l’opera lirica, che si fonde con lo spirito della strada e con l’energia dei quartieri, per avvicinare il grande repertorio alla vita quotidiana delle persone. Gli spettatori – grandi e piccoli – portano le sedie da casa, si ritrovano in piazza e diventano parte di un rito collettivo, dove la cultura si fa accessibile, conviviale, popolare.
Il capolavoro di Rossini è presentato in una versione snella ma completa, con l’Orchestra dell’Opera di Roma diretta da Carlo Donadio. La regia è firmata da Manu Lalli, che cura anche costumi e luci, in uno stile visivo vivace e immediato, ispirato all’immaginario del circo, della commedia dell’arte e della strada.
«In questo Barbiere di Siviglia – prosegue la regista – vedremo pagliacci che si fingono signori, domatori crudeli, illusionisti d’amore e, al centro della scena, Figaro: un factotum ironico e trasgressivo, il ‘mago’ delle soluzioni. Perché è l’amore, nell’opera come nella vita, il vero filo conduttore».
La compagnia di canto è composta da giovani talenti, molti dei quali fanno parte di “Fabbrica” Young Artist Programdel Teatro dell’Opera di Roma. Un investimento concreto sulle nuove generazioni di artisti. L’adattamento musicale è a cura di Tommaso Chieco e Marco Giustini, con le scene di Daniele Leone e i movimenti mimici di Chiara Casalbuoni.
Il calendario 2025 di OperaCamion/Barbiere coinvolge ben nove municipi, abbracciando un’ampia mappa della città e dei suoi quartieri, dal centro alle periferie:
– Domenica 25 maggio – Via Raffaele Aversa, piazzale della Chiesa di San Giovanni Evangelista, Spinaceto (Municipio IX)
– Mercoledì 28 maggio – Piazza Gaetano Mosca, Monte Cucco (Municipio XI)
– Venerdì 30 maggio – Piazza Vittorio Emanuele II (Municipio I)
– Domenica 1 giugno – Piazza Jan Palach (Municipio II)
– Giovedì 5 giugno – Parcheggio di via Crisafulli, fronte civico 30 (Municipio XIII)
– Giovedì 12 giugno – Viale Galvano della Volpe 1 (Municipio VII)
– Mercoledì 18 giugno – Via Carlo Terron, fronte IC Via Cassia (scuola Amaldi), La Storta (Municipio XV)
– Venerdì 20 giugno – Via Tommaso Smith, piazza del mercato (Municipio IV)
– Domenica 22 giugno – Piazzale della Chiesa di San Felice da Cantalice (Municipio V)
Tutti gli spettacoli inizieranno alle ore 21.15. L’ingresso è libero e gratuito.
OperaCamion è un progetto del Teatro dell’Opera di Roma promosso da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura. È finanziato dall’Unione Europea, Next Generation EU nell’ambito del PNRR, e rientra tra gli Interventi de “Il Giubileo dei Pellegrini: eventi artistici e culturali nella città di Roma, dal centro alla periferia, al fine di favorire la fruizione turistica nel periodo giubilare” (PNRR – M1C3-Inv.4.3 Caput Mundi).
Il progetto OperaCamion è stato presentato la prima volta nel 2016 con la regia di Fabio Cherstich e le scenografie di Gianluigi Toccafondo.
Un viaggio attraverso la danza contemporanea firmata da quattro grandi nomi del panorama internazionale: David Dawson, Sol León – Paul Lightfoot e Alexander Ekman. Dal 20 al 25 maggio il Teatro dell’Opera di Roma presenta un nuovo trittico coreografico, formula fortemente voluta dalla direttrice Eleonora Abbagnato, che unisce ironia, poesia e intensità emotiva in un’unica serata. In scena tre balletti d’eccezione: Four Last Songs di Dawson, Subject to Change di León – Lightfoot e Cacti di Ekman. Dopo la prima del 20 maggio, cinque le repliche fino a domenica 25, cui si aggiunge l’Anteprima Giovani, domenica 18 alle ore 16.30.
Protagoniste le étoiles Rebecca Bianchi, Susanna Salvi e Alessio Rezza, i primi ballerini Federica Maine e Michele Satriano, i solisti e il Corpo di Ballo dell’Opera di Roma. In Four Last Songs, dove la parte vocale è interpretata dal soprano Madeleine Pierard, è attesa l’ospite Alice Mariani, prima ballerina del Teatro alla Scala di Milano. In scena in Cacti anche il Quartetto Sincronie. Sul podio Thomas Herzog dirige per la prima volta l’Orchestra dell’Opera di Roma.
Apre la serata Cacti di Alexander Ekman, un’allegra e sagace parodia su musiche di Haydn, Beethoven e Schubert. Creato nel 2010, è il pezzo di maggior successo del coreografo svedese, classe 1984. Eseguito da importanti compagnie in tutto il mondo, è arrivato all’Opera di Roma nel 2017.
Si prosegue con Subject to Change, intensa e visionaria creazione di Sol León e Paul Lightfoot del 2003, per la prima volta al Costanzi. Sulla musica di Der Tod und das Mädchen di Schubert, nell’arrangiamento di Mahler, sei danzatori sono protagonisti di un balletto pieno di emozioni, che varia da un duetto opprimente a una vorticosa danza di gruppo.
Chiude il trittico Four Last Songs creato dall’inglese David Dawson. Il toccante balletto prende il titolo dalla musica che lo ha ispirato, il ciclo di lieder di Richard Strauss (Vier letzte Lieder), che ha avuto un ruolo fondamentale nella vita del coreografo. La prima assoluta di questo titolo al Costanzi segna anche il debutto romano della prima ballerina del Teatro alla Scala di Milano, Alice Mariani, che danza nel ruolo per lei creato nel 2020, ma mai interpretato a causa del covid.
Dopo la prima di martedì 20 maggio (ore 20), Dawson / León – Lightfoot / Ekman torna in scena mercoledì 21 (ore 20), giovedì 22 (ore 20), venerdì 23 (ore 20), sabato 24 (ore 18) e domenica 25 maggio (ore 16.30). Le recite sono precedute dall’Anteprima Giovani, riservata ai minori di trent’anni, domenica 18 maggio (ore 16.30).
Nei giorni in cui torna sul podio dell’Opera di Roma per Tosca di Puccini, dal 9 al 13 maggio, James Conlon è protagonista anche di un concerto sinfonico con l’Orchestra dell’Opera di Roma, sabato 10 maggio alle ore 20. Direttore musicale della Los Angeles Opera dal 2006, Conlon ha precedentemente guidato prestigiose istituzioni internazionali, tra cui l’Opéra di Parigi e l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, di cui è stato direttore principale, e insieme la Gürzenich-Orchester e l’Oper Köln come direttore musicale generale della Città di Colonia. Nel concerto del 10 maggio interpreta, con l’Orchestra della Fondazione capitolina, la Sinfonia n. 5 in do minore op. 67 di Beethoven e la Sinfonia n. 5 in re minore op. 47 di Šostakovič.
La celebre Sinfonia n. 5 in do minore op. 67 di Ludwig van Beethoven è stata scritta tra il 1804 e il 1808. Nella sua aperta professione di eroismo, che raggiunge l’apice nella possente cellula ritmica iniziale, definita dallo stesso compositore «il destino che bussa alla porta», il brano lascia intravedere le vette in cui l’autore si avventurerà negli anni successivi.
La Sinfonia n. 5 in re minore op. 47 di Dmitrij Šostakovič è stata scritta nel 1937 all’indomani degli attacchi della censura di regime contro le tendenze formalistiche dell’opera Una Lady Macbeth del Distretto di Mcensk. Con il proposito di attenuare la sua immagine di artista pericolosamente al di fuori degli schemi del realismo socialista, Šostakovič ritirò la Quarta Sinfonia che aveva scritto nel frattempo e presentò la Quinta in occasione del ventesimo anniversario della Rivoluzione d’ottobre. Grazie a un linguaggio solo in apparenza semplificato e ottimistico, il brano gli procurò un immediato riscatto senza intaccare la sua personalità autoriale.
Dopo aver festeggiato alla presenza del Presidente della Repubblica Mattarella i 125 anni dalla sua prima rappresentazione assoluta lo scorso 14 gennaio e dopo una ripresa in marzo con una straordinaria protagonista come Anna Netrebko, Tosca, il più romano dei capolavori di Giacomo Puccini, torna all’Opera di Roma per l’ultima ripresa della stagione 2024/25, dal 9 al 13 maggio 2025. Sul podio torna l’americano James Conlon. Direttore musicale della Los Angeles Opera dal 2006, ha precedentemente guidato prestigiose istituzioni internazionali, tra cui l’Opéra di Parigi e l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, di cui è stato direttore principale, e insieme la Gürzenich-Orchester e l’Oper Köln come direttore musicale generale della Città di Colonia. Conlon, nel corso delle repliche di Tosca, dirige l’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma anche in un concerto sinfonico, sabato 10 maggio alle ore 20. In programma la Sinfonia n. 5 in re minore op. 47 di Šostakovič e la Sinfonia n. 5 in do minore op. 67 di Beethoven.
Nelle tre repliche di Tosca dirette da James Conlon, venerdì 9 maggio (ore 20), domenica 11 (ore 16.30) e martedì 13 (ore 20), è impegnato un unico cast che vede Anna Pirozzi nel ruolo di Tosca, Luciano Ganci in quello di Cavaradossi, Ariunbaatar Ganbaatar, al debutto all’Opera di Roma, come Scarpia. Accanto a loro ci sono Luciano Leoni (Cesare Angelotti), Domenico Colaianni (Sagrestano) e Matteo Mezzaro (Spoletta), anche lui al suo primo impegno al Costanzi.
Orchestra e Coro, diretto da Ciro Visco, sono del Teatro dell’Opera di Roma. Con la partecipazione della Scuola di Canto Corale.
Lo spettacolo è proposto nella versione scenica della prima rappresentazione assoluta, ricostruita dalla fondazione capitolina in collaborazione con l’Archivio Storico Ricordi nel 2015 a partire dagli originali bozzetti e, da allora, in scena regolarmente al Costanzi con la regia di Alessandro Talevi, ripresa in questa occasione da Arianna Salzano. Le scene e i costumi di Tosca, disegnati da Adolf Hohenstein, sono stati ricostruiti rispettivamente da Carlo Savi e Anna Biagiotti.
Nell’anno in cui il Teatro capitolino celebra i 125 anni della nascita di Tosca, gli spettatori dell’opera e del concerto, possono visitare la mostra ‘Tosca 125. Oltre la scena’, nella sala-museo al terzo piano del Costanzi. Il coinvolgente percorso espositivo in sette tappe, che svela le origini di Tosca nell’omonimo dramma di Victorien Sardou ammirato da Puccini; racconta aspetti poco noti del lavoro del compositore, del suo editore e dei suoi librettisti; illustra come vennero concepite scene, costumi e attrezzeria dell’originario allestimento di Adolf Hohenstein; e narra attraverso contributi audiovisivi in che modo il Teatro dell’Opera di Roma abbia ridato vita, nei propri laboratori e sul proprio palcoscenico, alla prima Tosca.
Tosca 125 è curata da Giuliano Danieli, Maria Pia Ferraris, Pierluigi Ledda e Alessandra Malusardi, ed è frutto della collaborazione istituzionale tra Teatro dell’Opera di Roma e Archivio Storico Ricordi, con l’apporto di LeviDigiLab – Fondazione Ugo e Olga Levi per i contenuti audiovisivi. Oltre che prima e durante gli intervalli degli spettacoli, la mostra è fruibile gratuitamente anche nel corso delle visite guidate.
È un omaggio ad Alessandro Scarlatti nei trecento anni dalla scomparsa il concerto che il Teatro dell’Opera di Roma organizza con il Ministero dell’Università e Ricerca in collaborazione con il Conservatorio di Palermo, lunedì 28 aprile alle 20. Dopo la prima tappa del 19 aprile scorso al Teatro Massimo di Palermo, la Fondazione capitolina ospita l’Orchestra Nazionale Barocca dei Conservatori che, diretta da Ignazio Maria Schifani, propone La gloria di Primavera, brano riportato all’attenzione del pubblico in tempi recenti, nonostante non si tratti di un’opera periferica di un compositore di secondo piano, ma di un grande capolavoro di un gigante del periodo barocco all’apice della sua carriera. La serenata, mai eseguita prima d’ora all’Opera di Roma, segna il debutto di Schifani al Costanzi e vede impegnati cinque solisti: le soprano Jiayu Jin (Primavera) e Martina Licari (Estate), il contralto Chiara Brunello (Autunno), il tenore Luca Cervoni (Inverno) e il basso Antonino Arcilesi (Giove). Dopo Palermo e Roma La Gloria di Primavera sarà eseguita il 29 aprile a Napoli al Conservatorio San Pietro a Majella.
Commissionata ad Alessandro Scarlatti (Palermo, 2 maggio 1660 – Napoli, 24 ottobre 1725) dal principe napoletano Gaetano d’Aragona e dalla moglie Aurora Sanseverino, La gloria di Primavera è stata eseguita il 19 maggio 1716. L’occasione era la sfarzosa festa per la nascita dell’arciduca Leopoldo (13 aprile 1716), erede del sovrano, il Sacro Romano Imperatore Carlo VI. Compositore di corte, Scarlatti era anche tra i più importanti in Europa per l’opera seria italiana. Questa grande ed elaborata serenata, sontuosa così come la prima rappresentazione con scenografie e costumi di Cristoforo Schor, è una testimonianza del suo grande talento. Vide la luce in appena un mese e non ebbe revisioni successive. Il primo pubblico de La gloria fu talmente rapito dall’esecuzione che, dopo la prima, l’opera dovette essere eseguita altre due volte. Parallelamente al suo dedicatario, che morì pochi mesi dopo, anche La gloria di Primavera è svanita nell’oblio fino a tempi recentissimi. Una delle prime esecuzioni che ha riportato il brano all’attenzione del pubblico è avvenuta nel 2015 alla First Congregational Church di Berkley, con la Philharmonia Baroque Orchestra di San Francisco diretta da Nicholas McGegan.
Nella scrittura musicale troviamo allusioni alla natura, al Danubio, all’aquila e al vento, e immagini pastorali; in questo “paesaggio musicale” naturale dell’Austria imperiale le quattro stagioni, personificate, si sfidano per stabilire la supremazia della più importante per il principe appena nato. Per risolvere la contesa invocano Giove come giudice. Il dio ascolta le loro rivendicazioni e decreta che la Primavera è la vincitrice. Non mancano i richiami agli orrori della guerra (quella di successione spagnola appena conclusa), dopo la quale arriva la pace portata dal trattato di Utrecht (1713) e dalla nascita dell’erede al trono.
Ignazio Maria Schifani, direttore, clavicembalista e organista nato a Palermo, è tra gli interpreti più apprezzati del repertorio antico. L’intensa attività concertistica lo ha portato nelle più importanti istituzioni e festival in tutto il mondo, in Europa, Stati Uniti e Sud America.
L’Orchestra Nazionale Barocca dei Conservatori Italiani è stata fondata a Palermo nel 2016. Affronta repertori che spaziano dalla musica profana a quella sacra del barocco europeo, di grandi autori ma anche di compositori meno noti. Regolarmente invitata a festival e stagioni musicali, l’Orchestra è stata guidata da direttori quali Enrico Onofri, Rinaldo Alessandrini, Enrico Gatti, Alessandro Quarta e Toni Florio.
La proposta sinfonica della Stagione 2024/25 dell’Opera di Roma prosegue il 10 maggio, con James Conlon che dirige la Sinfonia n. 5 in re minore op. 47 di Šostakovič e la Sinfonia n. 5 in do minore op. 67 di Beethoven, e si conclude il 26 settembre 2025, con il debutto di Diego Ceretta all’Opera di Roma con il Concerto in re maggiore per violino e orchestra op. 77 di Brahms – violino solista Marc Bouchkov – e la Sinfonia n. 7 in re minore op. 70 di Dvořák.
On Saturday 26 April, the day of the funeral, the Costanzi Theatre will be closed to the public
The performance of the diptych Suor Angelica / Il Prigioniero programmed for Saturday 26 April at 6 p.m., the day of Pope Francis’ funeral, has been cancelled. The performance is rescheduled for Wednesday 30 April at 7 p.m. During the period of national mourning, the Capitoline Foundation will display flags at half-mast on the front of the theatre building. The first performance of the diptych Suor Angelica / Il Prigioniero scheduled for this evening, Wednesday 23 April, and that of tomorrow, Thursday 24 April, will be preceded by a minute’s silence in memory of the Holy Father.
Admission tickets for the performance on Saturday 26th April will still be valid for the new date of Wednesday 30th April at 7 p.m., with the same allocation of seats in the auditorium. Those who are unable to attend the performance on the new date of 30 April are invited to contact the Teatro dell’Opera box office no later than 26 April at 6 p.m., on +39 06 48160255 or by e-mail at ufficio.biglietteria@operaroma.it.
Please note that the offices will be open on 23 and 24 April from 10 a.m. to 6 p.m., but will be closed on 25 April.