L’archivio Storico Bocchi ha donato all’Opera di Roma il ritratto di Verdi realizzato da Guttuso

È l’unico dipinto dedicato a un musicista da Renato Guttuso quello che l’Archivio Storico Bocchi ha scelto di donare al Teatro dell’Opera di Roma. Intitolato Omaggio a Giuseppe Verdi e realizzato nei primi anni Sessanta, il quadro viene donato in memoria di Mario Bocchi (Parma, 1924 – 1997), intellettuale, collezionista e amico personale di Guttuso, in occasione della ripresa della Carmen di Georges Bizet, in scena al Teatro Costanzi dal 21 giugno con scene e costumi firmati proprio da Guttuso, per la stagione 1969-70.

Profondo conoscitore e appassionato di musica lirica, Guttuso nutriva un legame speciale con Verdi. Il ritratto verrà esposto nel Salone Presidenziale al Teatro dell’Opera, dove testimonierà il profondo dialogo tra arti visive e musica che attraversa il Novecento, di cui l’Opera di Roma si è sempre fatta promotrice.

Renato Guttuso (Bagheria, 1911 – Roma, 1987) fu uno dei più importanti artisti italiani del secolo scorso, nonché figura di spicco della cultura italiana, senatore della Repubblica e uomo di teatro. A partire dal 1947 si dedicò intensamente alla scenografia, firmando quasi trenta allestimenti operistici nei più importanti teatri italiani – dalla Scala di Milano alla Fenice di Venezia, dal Regio di Parma all’Opera di Roma.

Il suo debutto al Teatro dell’Opera risale al 1948 con il balletto Gioco di carte di Stravinskij con coreografie di Aurel Milloss. Seguono numerose collaborazioni: Pulcinella (1951) e La sagra della primavera (1967), di Stravinskij, sempre con Milloss, Carmen (1970), fino ad Aladino e la lampada magica su musiche di Nino Rota. Il primo incontro tra Guttuso e la musica di Verdi avvenne a Parma, nel 1963, con Macbeth, in occasione delle celebrazioni per il 150° anniversario della nascita del compositore. È verosimilmente in quel periodo che Guttuso realizzò il ritratto oggetto della donazione.

 

In ricordo di Mario Bocchi

 Mario Bocchi, figura centrale della vita culturale italiana del dopoguerra, fu un collezionista appassionato e instancabile promotore delle arti. Nel 1953 rimase folgorato da Guernica di Picasso, visitata a Palazzo Reale a Milano: un incontro che cambiò la sua vita. Di lì a poco conobbe Guttuso, con cui instaurò una lunga e profonda amicizia. Nel 1961 partecipò all’80° compleanno di Picasso a Vallauris, in Francia, dove il pittore lo salutò con affetto: «Marion, le camarade de Parme». Promotore di una grande mostra antologica di Guttuso a Parma nel 1963, frequentò intellettuali e artisti come Carlo Levi, Jean Cocteau, Pablo Neruda, Jean-Paul Sartre, Giacomo Manzù, Alberto Giacometti, Mario Schifano, Eugenio Montale, Pier Paolo Pasolini.

 

L’Archivio Storico Bocchi

Fondato da Giancarlo Bocchi, l’Archivio custodisce materiali raccolti in due generazioni, tra cui opere originali, carteggi inediti, fotografie storiche e filmati unici, con una particolare attenzione al dialogo tra arte, cultura e impegno civile. Le quattro sezioni – arte e cultura, storia del ’900, musica, diritti civili e umani – ospitano documenti straordinari: lettere di Guttuso e Picasso, filmati girati nei teatri, ma anche testimonianze girate durante i conflitti in Afghanistan, Bosnia, Cecenia, Kosovo e altri teatri di guerra.

 

Roma, 19 giugno 2025

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A Massenzio “La Resurrezione” di Händel firmata Ilaria Lanzino

«È la storia di una famiglia contemporanea in lutto per la perdita improvvisa di un figlio. La morte di Gesù quindi, non è presentata come un evento biblico e sacro, ma come una tragedia umana legata alla vita quotidiana di un gruppo familiare, i cui membri reagiscono in modi diversi ma con atteggiamenti simili a quelli dei personaggi dell’oratorio».

Così la regista Ilaria Lanzino racconta la sua messinscena de La Resurrezione di Georg Friedrich Händel, in programma da martedì 1° luglio alle 21 alla Basilica di Massenzio, nel Foro Romano. È il primo degli appuntamenti di teatro musicale del Caracalla Festival 2025 ideato da Damiano Michieletto per il Teatro dell’Opera di Roma.

«Ho creato la figura del padre – prosegue la regista – che, come San Giovanni nell’originale, incarna la fiducia nella resurrezione e dunque supera il lutto grazie alla fede; della madre, che come Maddalena è travolta dalla disperazione senza fede; e della nonna, che come Cleofe è sospesa tra le due posizioni. Ho anche voluto mettere in discussione la rigida contrapposizione tra bene e male, che nell’opera originale è rappresentata schematicamente dalle figure dell’Angelo e di Lucifero. Quest’ultimo, come Maddalena, è una figura emarginata, piena di dolore e risentimento, tendente a ciò che viene considerato peccato, imperfetta e per questo simbolo della fragilità umana. Anche per questi personaggi smarriti l’amore eterno trova uno spazio, una forma di resurrezione e di perdono. In questo viaggio alla ricerca della fede – conclude Lanzino – si tenta di rispondere alla domanda: c’è una Resurrezione? Può la fede salvarci dal dolore del lutto e dalla perdita di senso di fronte alla morte?».

Al suo debutto assoluto in Italia, la regista, nata a Pisa, arriva dopo anni di formazione e di lavoro all’estero, soprattutto in Germania, dove si è distinta per le interpretazioni audaci di opere come Nabucco di Verdi a Düsseldorf, dove ebrei e babilonesi intonano uniti il coro ‘Va pensiero’, e Lucia di Lammermoor di Donizetti a Norimberga, dove la protagonista diventa un uomo, Luca, in lotta con la famiglia perché innamorato di un coetaneo. Recente il suo successo al Theater an der Wien di Vienna con l’Ambleto di Francesco Gasparini, restituito attraverso una tagliente analisi psicologica dei rapporti tra i personaggi e un approccio cinematografico. Per La Resurrezione le sue fonti di ispirazione sono state i film Antichrist di Lars von Trier, La stanza del figlio di Nanni Moretti, The Broken Circle Breakdown di Felix van Groeningen e So Long, My Son di Wang Xiaoshuai. In questo nuovo allestimento del Teatro dell’Opera di Roma, Ilaria Lanzino è affiancata da Dirk Becker per le scene, da Annette Braun per i costumi e da Marco Filibeck per le luci.

Händel era proprio a Roma nel 1708 quando ricevette la commissione di un grande oratorio sacro per la Pasqua da parte del marchese Francesco Maria Marescotti Ruspoli, all’epoca suo mecenate. La Resurrezione fu eseguita per la prima volta a Palazzo Bonelli ai Santissimi Apostoli l’8 aprile 1708, già in forma scenica. Il tema affrontato è altamente simbolico: l’azione si svolge tra il Venerdì Santo e la Pasqua, e alterna gli scontri tra Lucifero e l’Angelo con le profonde meditazioni di Maria Maddalena, Maria di Cleofe e San Giovanni Evangelista. Una lotta tra la fede e la sua assenza, tra l’entusiasmo e il cinismo nell’esistenza di oggi.

La direzione musicale è affidata a uno specialista del repertorio barocco come George Petrou, anche lui al primo impegno con la Fondazione capitolina. Petrou dirige l’Orchestra Nazionale Barocca dei Conservatori, un progetto sostenuto dal Ministero dell’Università e della ricerca in collaborazione con Conservatorio “Alessandro Scarlatti” di Palermo. Protagonisti sul palco sono Sara Blanch (Angelo), Ana Maria Labin (Maddalena), Teresa Iervolino (Cleofe), Charles Workman (San Giovanni) e Giorgio Caoduro (Lucifero). Lo spettacolo è replicato il 2, 4 e 5 luglio, sempre alle ore 21.00.

 

Roma, 17 giugno 2026

 

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Avviso di ricerca figuranti per il balletto “Bolero” a Caracalla

Il bando è prorogato fino a mercoledì 19 giugno alle ore 13.

 

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Le parole di Vito Mancuso e i madrigali di Orlando Di Lasso per l’apertura del Caracalla Festival

«Non c’è nulla di più importante della gioia interiore, di quella armonia di sé con sé che consente di affrontare ogni situazione senza soccombere, anche le più noiose, anche le più tragiche, perché il soggetto dimora in una fortezza interiore (“acropoli”, la chiamava Marco Aurelio) che nulla e nessuno può conquistare e in cui si è sempre al sicuro. In questo consiste la meta del lavoro su di sé, secondo la testimonianza unanime delle grandi tradizioni religiose e filosofiche dell’umanità». Sono le parole di Vito Mancuso, teologo laico, filosofo e comunicatore. A lui è affidata l’apertura del Caracalla Festival 2025 “Tra sacro e umano”, ideato da Damiano Michieletto per il Teatro dell’Opera di Roma, che si tiene alla Basilica di Massenzio domenica 29 giugno (ore 21), giorno dei SS. Pietro e Paolo, festa patronale della Città di Roma. Nella sua conferenza, Mancuso offre un percorso di riflessione in cui trovare spunti per rispondere, in maniera strettamente personale, a domande quali: come si definisce la gioia interiore? Come si raggiunge? A quali condizioni? Rinunciando a che cosa, perseguendo che cosa?

La serata, intitolata “La gioia interiore”, alterna riflessione spirituale e musica in segno di accoglienza e dialogo nei confronti dei pellegrini e del Giubileo, si completa con l’esecuzione del più celebre ciclo di madrigali spirituali mai scritto: Lagrime di San Pietro, ultima opera di Orlando di Lasso, dedicata a Papa Clemente VIII. Testamento del compositore, è una summa dello stile di tutta la sua carriera. Terminata nel 1594, poche settimane prima della sua morte, è stata pubblicata postuma (1959) da Adam Berg a Monaco. È considerata una delle più alte vette della polifonia del Rinascimento. È composta da venti madrigali a sette voci, su versi di Luigi Tansillo, e dal mottetto latino Vide Homo quae pro te patior, su un tema, quello delle lagrime, molto diffuso nel tardo cinquecento, anche in letteratura e pittura. La musica rende con chiarezza il centro tematico del testo: lo sguardo di Cristo, il dolore iscritto nella sua vicenda umana, il pianto amaro di Pietro che si pente per averlo tradito e rinnegato. I brani sono interpretati dall’ensemble vocale romano di madrigalisti ‘Errar Cantando’, nato con l’obiettivo di far conoscere e promuovere il repertorio vocale del XVI e XVII secolo. Gli interventi in live electronics sono del compositore Vittorio Montalti.

 

Vito Mancuso ha insegnato all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e all’Università di Padova. Attualmente è docente del master in Meditazione e Neuroscienze dell’Università di Udine. Al MAst di Bologna ha fondato e dirige il «Laboratorio di Etica». È autore di saggi che hanno suscitato notevole attenzione da parte del pubblico su argomenti quali la filosofia di Kant e di Hegel, le malattie e il dolore, la fede, la natura di Dio, l’anima e la vita eterna, l’autenticità, l’amore, la libertà, l’etica e le virtù cardinali, il coraggio, la paura, il senso della vita. Sul suo pensiero, definito come «filosofia della relazione», è uscita in Germania la monografia ‘Essentials of Catholic Radicalism. An Introduction to the Lay Theology of Vito Mancuso’.

 

Il fiammingo Orlando di Lasso (Mons 1532 – Monaco di Baviera 1594) ha italianizzato il proprio nome in virtù del lungo periodo trascorso in Italia. Considerato uno dei massimi compositori di musica polifonica del Rinascimento, è anche tra i più prolifici della storia della musica e artista dalla stupefacente versatilità espressiva. Ha scritto mottetti sacri e profani, madrigali, chansons, lieder, messe, magnificat, passioni, inni, lezioni, lamentazioni, offizi, nunc dimittis, salmi penitenziali, profetiae. Intorno al 1580 inizia a produrre l’ultimo terzo della sua opera immane, coronata dal passaggio al madrigale spirituale e dominato dagli effetti del Concilio di Trento, dalla religiosità del duca Guglielmo, che in quell’anno aveva assunto il potere, e dalla propria depressione.

 

Roma, 14 gennaio 2025

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Rivive la Carmen firmata da Guttuso nel 150° anniversario del capolavoro di Bizet

Compie 150 anni Carmen, l’immortale capolavoro di Georges Bizet, di cui pure ricorre il 150° anniversario della morte. Per l’occasione il Teatro dell’Opera di Roma ripropone lo storico allestimento con scene e costumi firmati da Renato Guttuso, ideato nel 1970 e ripreso una sola altra volta, nel 1973. Le sette rappresentazioni, dal 21 al 28 giugno, precedute dall’Anteprima Giovani di venerdì 20 gennaio (ore 19), vedono sul podio Omer Meir Wellber, prossimo direttore musicale della Staatsoper Hamburg e della Filarmonica di Amburgo all’Elbphilharmonie; la regia è appositamente commissionata a Fabio Ceresa, al suo debutto al Costanzi. Giuseppe Di Iorio firma le luci, Mattia Agatiello è il coreografo per i movimenti mimici. La prima rappresentazione, sabato 21 giugno alle ore 20, è trasmessa anche in diretta da Radio3 Rai.

 

Imponente da parte della Fondazione capitolina il lavoro di ricostruzione di scene e costumi di questo allestimento, che per la sua realizzazione scenica nel 1970 aveva impegnato per oltre un anno il regista Sandro Bolchi e Renato Guttuso. Erano mille i disegni da lui realizzati, di cui più di cinquecento distrutti prima di concretizzare le scene: «Avevo nitida l’idea di come dovessero essere cielo, case, balconi, arena, mare, – confessava il pittore – ma mi sfuggiva spesso che non potevo prescindere dalla loro attuazione scenica».

Dell’allestimento originale sono sopravvissute solo le tele dipinte. Per la ricostruzione delle quinte armate e gli elementi praticabili, con un necessario ripensamento delle soluzioni scenotecniche e costruttive adatte ai tempi odierni e che prevedono il trasporto e l’immagazzinaggio, ci si è basati sulle foto di scena dell’epoca. Tutto questo lavoro ha prodotto oltre 150 disegni tecnici. Sono stati realizzati ex novo 30 pareti, 20 carrelli, 80 elementi costruiti, un nuovo fondale e un nuovo soffitto per il terzo atto. Degli oltre 350 costumi disegnati da Guttuso e indossati alla prima assoluta di questo allestimento, ne sono stati ritrovati e catalogati 310. Anche se non tutti utilizzabili, sono stati una base fondamentale per il lavoro di ricostruzione. Indispensabili inoltre i disegni in bianco e nero fortunatamente pubblicati in un articolo dell’epoca e le foto e all’unico bozzetto a colori (di una sigaraia) custodito presso la Fondazione Guttuso.

 

Lo spettacolo aveva fatto molto parlare sia prima sia dopo il debutto. In seguito alla prima, l’11 marzo 1970 con una serata di gala da tutto esaurito come le repliche, l’opera è stata ribattezzata dai media “La Carmen in minigonna”. Interprete principale il celebre mezzosoprano Grace Bumbry. Aveva interpretato il ruolo più di 125 volte in tutto il mondo ma mai in Italia, dove cantava per la seconda volta in assoluto dopo Napoli. Importanti anche gli altri nomi in locandina, primo fra tutti quello del tenore Richard Tucker (Don José) e non ultimo un giovane Leo Nucci (Dancairo).

 

Anche per questa ripresa sono chiamate star internazionali, tra le quali Gaëlle Arquez, impegnata nel ruolo del titolo e per la prima volta sul palco della Fondazione capitolina. Il mezzo soprano francese, nominata “Révélation Lyrique” al Victoires de la Musique 2011, è regolarmente presente sui più prestigiosi palcoscenici internazionali. Carmen è il suo ruolo d’elezione. Dopo averlo debuttato nel 2016 a Francoforte (regia di Berrie Kosky), l’ha reinterpretato alla Royal Opera House, al Bregenzer Festspiele e al Teatro Real di Madrid. Al suo fianco, nei panni di Don José, una stella in ascesa come Joshua Guerrero, che al Costanzi ha interpretato Faust nel Mefistofele di Boito che ha inaugurato la stagione 2023/24. E ancora Erwin Schrott nella parte di Escamillo e Mariangela Sicilia, che torna dopo il successo di Alcina in marzo, nei panni di Micaëla. Nelle repliche del 22, 25 e 27 giugno è impegnato il cast alternativo con Ketevan Kemoklidze (Carmen), Jorge de León (Don José), Andrei Bondarenko (Escamillo) ed Ekaterina Bakanova. In tutte le recite Meghan Picerno è Frasquita, Anna Pennisi Marcedes, Alessio Verna Dancairo, Nicolas Brooymans Zuniga e Matteo Torcaso Morales. In scena il Coro del Teatro dell’Opera di Roma diretto da Ciro Visco. Con la partecipazione della Scuola di Canto Corale del Teatro dell’Opera di Roma.

 

Dopo la prima di sabato 21 giugno (ore 20) Carmen torna in scena domenica 22 (ore 16.30), martedì 24 (ore 20), mercoledì 25 (ore 20), giovedì 26 (ore 20), venerdì 27 (ore 20) e sabato 28 giugno (ore 18). Le rappresentazioni dello spettacolo sono precedute dalla ‘Lezione di Opera’ tenuta da Giovanni Bietti, sabato 14 giugno alle ore 18, e dall’Anteprima Giovani, riservata ai minori di 30 anni, venerdì 20 giugno alle ore 19.

 

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Prorogato fino al 22 giugno il Bando per La Scuola di Canto Corale

È stata prorogata fino al 22 giugno l’apertura del bando per le nuove ammissioni alla Scuola di Canto Corale del Teatro dell’Opera di Roma: tutti i bambini e i ragazzi interessati, tra i 6 e i 16 anni di età, potranno partecipare alle selezioni che si terranno nel mese di giugno.

I candidati ammessi avranno l’opportunità di frequentare durante l’anno un ricco calendario di appuntamenti didattici e di partecipare a concerti ed eventi istituzionali; potranno, inoltre, essere coinvolti nelle produzioni operistiche della Stagione 2025-26.

 

Per informazioni: didattica@operaroma.it – 06/48160533-536-507

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“Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma

Tra Italia, Europa, Asia per promuovere l’eccellenza artistica nel mondo

 

Portare la grande musica italiana e valorizzare i giovani talenti su prestigiosi palcoscenici internazionali è una delle missioni principali di “Fabbrica”, il Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma. Nei prossimi giorni, il progetto sarà protagonista di una serie di eventi di rilievo internazionale, rafforzando il dialogo culturale tra l’Italia e il mondo.

In occasione della Festa della Repubblica Italiana, il 2 giugno, “Fabbrica” sarà contemporaneamente presente in due Paesi: al Consolato Italiano a Friburgo (Germania) e all’Ambasciata Italiana a Doha (Qatar). Il giorno successivo, 3 giugno, sarà la Qatar Music Academy di Doha ad accogliere i giovani artisti per una Lezione-Concerto, preziosa occasione di scambio formativo e culturale con la scena musicale mediorientale.

Questa intensa attività conferma la vocazione internazionale di “Fabbrica” e l’impegno del Teatro dell’Opera di Roma nella formazione, promozione e diffusione dell’eccellenza musicale italiana, sia in patria che all’estero.

Lo scorso 18 e 19 maggio, “Fabbrica” ha rappresentato l’eccellenza musicale italiana all’Expo 2025 di Osaka (Giappone), partecipando all’inaugurazione della Settimana della Regione Lazio presso il Padiglione Italia. Un’occasione significativa per celebrare e far conoscere il patrimonio musicale e culturale del nostro Paese in un contesto di grande visibilità globale. Fino al 22 giugno, “Fabbrica” sarà inoltre protagonista nelle piazze romane con OperaCamion, progetto promosso da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura, che mira a rendere l’opera accessibile a tutti, portando uno dei simboli della nostra tradizione culturale direttamente tra i cittadini.

Con un calendario che coniuga radicamento territoriale e proiezione internazionale, “Fabbrica”, progetto fortemente sostenuto da Banca del Fucino, si conferma ambasciatore della cultura italiana nel mondo.

 

Roma, 31 maggio 2025

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Al Costanzi l’opening del Romaeuropa Festival con il Ballet Nacional de España

Per la sua prima collaborazione con il Ballet Nacional de España, Marcos Morau firma Afanador, spettacolo che inaugura il 4 e 5 settembre al Teatro Costanzi la quarantesima edizione del Romaeuropa Festival e si inserisce nelle celebrazioni dei 160 anni di relazioni diplomatiche tra Italia e Spagna.

Un incontro straordinario tra danza e fotografia, tradizione e avanguardia, ispirato ai libri Ángel Gitano e Mil Besos e alle iconiche sessioni fotografiche di Ruvén Afanador in Andalusia.
Afanador parte dall’alchimia irripetibile tra il fotografo, noto per il suo stile unico, capace di trasformare la moda, il ritratto e la danza in visioni oniriche e surreali, e leggende del flamenco come Israel Galván, Matilde Coral, Eva Yerbabuena, José Antonio e Rubén Olmo. Con le sue immagini, caratterizzate da un’estetica teatrale e fortemente espressiva, Ruvén Afanador ha ridefinito l’immaginario del flamenco, svelandone una bellezza mistica e fuori dal tempo.
Affascinato da questa capacità, Morau insieme a 33 danzatori del Balletto e 9 musicisti, traduce le fotografie in movimento e musica, trasformandole in un universo coreografico visionario e surreale. «Le magistrali sessioni fotografiche di Afanador in Andalusia sono uniche: l’alchimia che si è creata in questo luogo tra il fotografo e figure carismatiche del flamenco è irripetibile» ha dichiarato Morau «Ruvén Afanador osserva il flamenco attraverso una lente deformante, fatta di sogno, desiderio e memoria».
Danza, fotografia e musica costruiscono un omaggio al grande artista e ad un pezzo di storia della tradizione spagnola e della danza internazionale.

giovedì 4 settembre, ore 20 ACQUISTA
venerdì 5 settembre, ore 20 ACQUISTA

MARCOS MORAU
AFANADOR

Idea e direzione artistica: Marcos Morau
Coreografia: Marcos Morau & La Veronal, Lorena Nogal, Shay Partush, Jon López, Miguel Ángel Corbacho
Drammaturgia: Roberto Fratini
Scenografia: Max GlaenzelSenografia: Mambo Decorados e May Servicios para Espectáculos
Costumista: Silvia Delagneau
Costumista: Iñaki Cobos
Composizione musicale: Juan Cristóbal Saavedra
Collaborazione speciale: Maria Arnal
Musiche per Minera e Seguiriya: Enrique Bermúdez e Jonathan Bermudez
Testi TemporeraTrillaLivianaBambera e Seguiriya: Gabriel de la Tomasa
Disegno luci: Bernat Jansà
Design e dispositivi elettronici: José Luis Salmerón de la CUBE PEAK
Progettazione audiovisiva: Marc Salicrú
Fotografia: Ruven Afanador
Scenografia: Carmela Cristóbal
Copricapi: JuanjoDex
Consulenza parrucchieri: Manolo Cortes
Consulenza per il trucco: Roció Santana
Calzature: Gallardo

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Dal 5 giugno “L’italiana in Algeri” diretta da Sesto Quatrini al debutto romano

Il Teatro dell’Opera di Roma rende omaggio a uno dei più grandi artisti italiani del Novecento, Emanuele Luzzati, riportando in scena L’italiana in Algeri di Gioachino Rossini, dal 5 al 12 giugno, in un allestimento molto amato. A oltre vent’anni dall’ultima rappresentazione al Costanzi, il titolo torna nella stessa versione scenica, favolistica e travolgente, creata da Luzzati nel 2000 per il Teatro Massimo di Palermo, capace ancora oggi di incantare con la forza del colore, dell’ironia e dell’immaginazione. La regia originale di Maurizio Scaparro, ripresa da Orlando Forioso, che ne custodisce lo spirito e l’equilibrio teatrale, è il primo omaggio al regista scomparso nel 2023.

«È evidente – commentava Scaparro – che in una improbabile ‘Algeri’, Rossini si è divertito alle spalle di un mondo poco conosciuto, oggetto di facile e un po’ rozzo scherno, traguardo di tante opere buffe. Mi sembra si sia voluto divertire in eguale misura dei “turchi” e degli “italiani”, fino a costruire con Isabella e Taddeo una coppia di straordinario e vitalissimo divertimento. A “Mammaliturchi” Rossini sembra aggiungere con il sorriso anche “Mamma gli italiani”, e questo anche consente di leggere L’italiana in Algeri con distacco e divertimento inevitabilmente attualizzabile».

Sul podio, per la prima volta alla guida dell’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma, Sesto Quatrini, direttore romano dalla carriera internazionale. Il Coro della Fondazione capitolina è diretto da Ciro Visco, le luci sono di Vinicio Cheli.

 

Due i cast vocali che si alternano nei ruoli principali: Chiara Amarù (5, 10, 12 giugno) e Laura Verrecchia (6, 8 e 11 giugno) in quello di Isabella, Paolo Bordogna (5, 10, 12 giugno) e Adolfo Corrado (6, 8 e 11 giugno) in quello di Mustafà, Dave Monaco (5, 10, 12 giugno) e Antonio Mandrillo (6 e 11 giugno) in quello di Lindoro e Misha Kiria (5, 10, 12 giugno) con Vincenzo Taormina (6, 8 e 11 giugno) in quello di Taddeo. Completano il cast i talenti di ‘Fabbrica’, lo Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma: Jessica Ricci (Elvira), Maria Elena Pepi (Zulma), Alejo Alvarez Castillo (Haly).

 

Con L’italiana in Algeri, il Teatro dell’Opera di Roma celebra la magia senza tempo di Emanuele Luzzati. La sua visione scenica fa da guida allo spettacolo: un mondo popolato da geometrie fantastiche, colori accesi e sagome immaginifiche che, ancora una volta, mostrano come il teatro possa diventare pittura viva, sogno e meraviglia. Emanuele Luzzati, illustratore, scenografo e artista visivo di fama internazionale, ha lasciato con questo spettacolo uno dei suoi contributi più indelebili al teatro musicale. Le sue scene, insieme ai costumi della storica collaboratrice Santuzza Calì, restituiscono un mondo che trasforma l’Algeri rossiniana in un luogo sospeso tra fiaba e commedia, tra arte visiva e musica. Un universo riconoscibile e unico, che continua a parlare al pubblico con una forza visiva rara, rendendo questa produzione un vero e proprio omaggio all’immaginario luzzatiano.

 

Dramma giocoso in due atti, su libretto di Angelo Anelli, L’italiana in Algeri è andato in scena per la prima volta il 22 maggio 1813 al Teatro San Benedetto di Venezia. Il grandissimo successo consacrò definitivamente Rossini, allora appena ventunenne, come il massimo operista del tempo, che diede nuova vita all’opera comica italiana.

 

Dopo la prima di giovedì 5 giugno (ore 20), L’italiana in Algeri di Gioachino Rossini torna in scena venerdì 6 (ore 18), domenica 8 (ore 16.30), martedì 10 (ore 20), mercoledì 11 (ore 20) e giovedì 12 giugno (ore 20). Lo spettacolo è preceduto dalla Lezione di Opera tenuta da Giovanni Bietti, sabato 31 maggio (ore 18), e dall’Anteprima Giovani, riservata ai minori di trent’anni, mercoledì 4 giugno (ore 19).

 

Roma, 29 maggio 2025

 

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Francesco Giambrone confermato sovrintendente del Teatro dell’Opera di Roma

A seguito della proposta unanime espressa dal Consiglio di Indirizzo della Fondazione Teatro dell’Opera di Roma presieduto dal Sindaco e Presidente Roberto Gualtieri, il Ministro della Cultura Alessandro Giuli ha nominato, in conformità alla proposta ricevuta, Francesco Giambrone Sovrintendente del Teatro dell’Opera di Roma, con decorrenza dal 22 maggio 2025 e fino al 16 maggio 2030.

Sovrintendente del Teatro dell’Opera di Roma dal dicembre 2021 e Presidente dell’AGIS – Associazione Generale Italiana dello Spettacolo – dall’ottobre 2022, Francesco Giambrone è nato a Palermo nel 1957. È stato Sovrintendente del Lirico della sua città natale, la Fondazione Teatro Massimo dal 1999 al 2002, e poi dal 2014 al 2021. Nella sua carriera, dedicata alla cultura, ha ricoperto ruoli apicali in prestigiose istituzioni: è stato Sovrintendente della Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino dal 2006 al 2010, Assessore alla Cultura della Città di Palermo dal 1995 al 1999, e poi dal 2012 al 2014, Presidente del Conservatorio di Palermo dal 2007 al 2013. È stato anche Presidente dell’Associazione Nazionale delle Fondazioni Lirico-Sinfoniche (ANFOLS) dal 2019 all’ottobre 2022.

«Accolgo con sincera emozione la conferma a Sovrintendente del Teatro dell’Opera di Roma, un incarico che rappresenta per me un grande onore – dice Francesco Giambrone –. Ringrazio il Ministro Giuli, il Sindaco Gualtieri e l’intero Consiglio di Indirizzo per la fiducia accordatami. Sono molto contento di continuare questa esperienza con l’Opera di Roma, un teatro che mi ha dato tanto e che ha al suo interno delle straordinarie professionalità che hanno saputo in questi anni essere partecipi e protagoniste di un progetto di rilancio della Fondazione, che ha dato a tutti noi grandi soddisfazioni. Abbiamo condiviso una visione di teatro costruita su innovazione, eccellenza artistica, apertura a nuovi pubblici, presenza all’interno del tessuto urbano della città di Roma, con l’obiettivo di rendere il teatro aperto a tutti, strumento di crescita culturale, inclusione e accessibilità sociale. Una visione che ha visto sempre molto vicine al Teatro tutte le Istituzioni, a partire dai Soci Fondatori Pubblici, Stato, Regione Lazio e Comune di Roma Capitale, e i tanti Privati che in questi anni hanno sostenuto la Fondazione. Una visione che porteremo avanti nei prossimi cinque anni con l’energia, le competenze e la passione di tutti».

 

 

 

Francesco Giambrone

 Francesco Giambrone, classe 1957, è Sovrintendente del Teatro dell’Opera di Roma daldicembre 2021. Dal 2022 ricopre la carica di Presidente dell’Associazione Generale Italiana dello Spettacolo (AGIS). È stato Presidente dell’Associazione Nazionale delle Fondazioni Lirico-Sinfoniche (ANFOLS) dal 2019 al 2022 e membro del Board di Opera Europa.
È stato Sovrintendente della Fondazione Teatro Massimo di Palermo dal 1999 al 2002 e dal 2014 al 2021. Dal 2006 al 2010 è stato Sovrintendente della Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino.
Dal 2007 al 2013 è stato Presidente del Conservatorio di Musica “Vincenzo Bellini” di Palermo.
È stato componente della Commissione Consultiva Musica presso il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali dal 2003 al 2006.
Per due volte ha ricoperto la carica di Assessore alla Cultura del Comune di Palermo, prima dal 1995 al 1999 e poi dal 2012 al 2014.
Giornalista pubblicista, ha scritto come critico musicale e di danza per quotidiani come il Giornale di Sicilia, il Mattino e per riviste come Danza & Danza, Segno, Nuove Effemeridi, Il Giornale della Musica, ricoprendo anche il ruolo di Direttore responsabile del periodico di Cultura, Politica e Società, Casba.
Dal 2004 ha insegnato discipline di organizzazione della musica e dello spettacolo e politiche culturali presso l’Università degli Studi di Palermo, l’Università degli Studi di Firenze, la IULM (Libera Università di Lingue e Comunicazione) di Milano, il Conservatorio di Musica Vincenzo Bellini di Palermo, la Trento School of Management. Attualmente è anche docente di Giornalismo culturale presso il Master in “Giornalismo e comunicazione multimediale” della LUISS “Guido Carli” di Roma e presso il Global master in “Performing arts management” dell’Accademia del Teatro alla Scala di Milano.
È membro del Comitato scientifico della Rivista Economia della Cultura edita da Il Mulino. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo Dopo il silenzio. Racconti di teatri d’opera che sfidano la pandemia del 2023 (Ledizioni), Palerme n’est pas une ville en friche, in Richard Heuré, SicilieBaroque et rebelle del 2021 (Editions Nevicate), Politiche per la cultura in Europa. Modelli di governance a confronto del 2013 (Franco Angeli), Teatri Negati. Il primo censimento dei teatri chiusi in Italia del 2008 (Franco Angeli), I cantieri di Palermo. Azione di governo e politiche culturali per le città del 2006 (Nicolodi Editore).

 

23 maggio 2025

 

 

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