Il Teatro dell’Opera di Roma in Oman con “Giselle” di Carla Fracci

Dopo la trionfale accoglienza a Parigi dello scorso gennaio, con 3.700 spettatori a recita, il Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma, diretto da Eleonora Abbagnato, appena qualche giorno dopo le repliche de La Bayadère, che ha registrato il tutto esaurito, è protagonista di una nuova tournée internazionale. Il 9, 10 e 11 marzo alla Royal Opera House di Muscat nell’Oman arriva Giselle, nella versione coreografica di Carla Fracci da lei firmata nel 2004.

Grazie alla lungimiranza del Sultano Qaboos bin Said Al Said, appassionato e aperto alla cultura occidentale, a Mascate è sorto il primo teatro d’opera di tutta la penisola Arabica, seguito poi da quello di Dubai. Nel 2011 la nuova struttura, dotata di un’eccellente acustica e delle più avanzate dotazioni tecniche, è stata inaugurata con Turandot di Zeffirelli. Nel 2018 la Royal Opera House di Mascate ha ospitato la prima tournée in Oman del Teatro dell’Opera di Roma con Pagliacci proprio di Zeffirelli, l’allestimento scelto dalla Fondazione capitolina per celebrare il centenario del grande regista e in cartellone al Costanzi dal 12 al 19 marzo. L’arrivo di Giselle di Carla Fracci alla Royal Opera House di Muscat conferma l’apprezzamento che questo paese mediorientale nutre per la maestria e l’eleganza italiana.

Carla Fracci è la leggendaria interprete del ruolo di Giselle, con il quale debuttò proprio a Roma nel 1964. Direttrice del Corpo di Ballo del Teatro della Capitale dal 2000 al 2010, la grande danzatrice definì Giselle «il balletto romantico per antonomasia, che mette malinconia, la malinconia di chi si vede sfuggire qualcosa che vorrebbe invece conservare: la malinconia per l’effimero. Forse il pubblico lo ama per il desiderio che tutti abbiamo di partecipare a una saga d’amore con il suo inganno, la sua cattiveria e la sua redenzione».

Nato dall’ingegnoso estro di Théophile Gautier, Giselle debuttò il 28 giugno 1841 all’Académie Royal de la Musique di Parigi con Carlotta Grisi e Lucien Petipa. Andata in scena al Teatro Costanzi lo scorso ottobre, la versione di Carla Fracci, ripresa da Julio Bocca, che è stato il suo ultimo partner in questo titolo, e da Gillian Whittingham, tiene conto di quella di Jean Coralli e Jules Perrot, delle tradizionali aggiunte di Marius Petipa, ma soprattutto dello spartito originale di Adam. L’allestimento del Teatro dell’Opera di Roma è impreziosito dai bellissimi costumi e scene firmati da Anna Anni. Le luci sono curate da Jean-Michel Désiré. Nel ruolo di Giselle danzeranno le étoiles Rebecca Bianchi e Susanna Salvi (10), l’étoile Alessio Rezza e il primo ballerino Michele Satriano (10) interpreteranno invece Albrecht. Myrtha è affidata all’étoile Alessandra Amato e alla solista Marianna Suriano (10), il primo ballerino Claudio Cocino sarà Hilarion. Con loro in scena il Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma.

La musica di Adolphe Adam, una delle prime a essere composte espressamente per un balletto, sarà eseguita dall’Armenian State Symphony Orchestra diretta da Sergey Smbatyan.

 

Roma, 6 marzo 2023

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La violenza contro le donne del ‘Tabarro’ e di ‘Barbablù’ nel dittico diretto da Mariotti

Sono due storie di violenza di genere. Due vicende che ci ricordano i troppi casi della cronaca odierna, in cui la donna è schiacciata dall’uomo e da una brutalità oggi più che mai inaccettabile”. Così Michele Mariotti descrive il dittico formato da Il tabarro di Giacomo Puccini e da Il castello del Principe Barbablù (A Kékszakállú Herceg Vára) di Béla Bartók, che l’Opera di Roma propone insieme dal 6 al 18 aprile in una nuova produzione firmata dal regista tedesco Johannes Erath, al suo primo impegno operistico in Italia oltre che al suo debutto al Costanzi. La prima di giovedì 6 aprile è proposta da Rai Cultura in diretta/differita tv su Rai5 a partire dalle 21.15, oltre che in diretta alle 20 su Radio3.

Lo spettacolo fa parte di un progetto triennale realizzato in collaborazione con il Festival Puccini di Torre del Lago in occasione del centenario della morte di Puccini, che cade nel 2024. Il suo Trittico verrà scomposto e ricomposto in tre dittici, proposti uno all’anno per tre stagioni consecutive, grazie all’accostamento di ogni titolo a un altro capolavoro del Novecento.

Solo dopo aver composto Il tabarro – prosegue Mariotti, Direttore musicale dell’Opera di Roma – Puccini decise di accompagnare il dramma in un atto con Suor Angelica e Gianni Schicchi. L’idea del Trittico quindi è nata strada facendo. La nostra idea è stata invece quella di scomporlo, accostando ciascun titolo a un altro atto unico novecentesco, che ne esalti le caratteristiche musicali e drammaturgiche più salienti. Un modo quindi per guardare il capolavoro tripartito di Puccini da un’angolazione diversa. In questa stagione cominciamo con Il tabarro e Il castello del Principe Barbablù: due opere perfettamente coeve, entrambe andate in scena per la prima volta nel 1918, ed entrambe storie di incomunicabilità all’interno della coppia, che sfociano nella violenza. Nella prossima stagione – conclude Mariotti – proporremo Gianni Schicchi e L’heure espagnole di Maurice Ravel: due straordinarie pagine buffe, nelle quali si sorride ma in modo cinico e un po’ amaro sulle disgrazie della vita, mentre nella stagione 2024/2025 accosteremo Suor Angelica a Il prigioniero di Luigi Dallapiccola: altri due lavori accomunati dalla violenza, che però si esprime attraverso il fanatismo religioso.

Grandi artisti di caratura internazionale in entrambi i cast dei due atti unici. Per Il tabarro tornano all’Opera di Roma il baritono Luca Salsi (Michele), protagonista di innumerevoli produzioni capitoline con il Maestro Muti e più recentemente sui palcoscenici internazionali più prestigiosi; il soprano Maria Agresta (Giorgetta), che al Costanzi è stata un’indimenticabile Anna Bolena; e il tenore Gregory Kunde (Luigi), reduce dal successo nell’Aida diretta a gennaio da Mariotti. Accanto a loro Didier Pieri come Tinca, Roberto Lorenzi come Talpa ed Enkelejda Shkoza nella parte di Frugola. Sebastian Catana incarna il ruolo di Michele nell’ultima recita di martedì 18 aprile.

Per il capolavoro di Bartók invece salgono sul palcoscenico il mezzosoprano Szilvia Vörös, e il basso Mikhail Petrenko, al suo debutto al Costanzi. Il coro della fondazione capitolina è istruito da Ciro Visco.

“Il tabarro incomincia con un tramonto – dice il regista Johannes Erath – ma termina in una notte cupa, dove la luce di un fiammifero diventa fatale per una coppia che ha perso la capacità di esprimersi e di comunicare. Anche Il castello di Barbablù inizia con una coppia nella notte: anche in questo caso il loro sforzo di esprimersi e comunicare non porterà alla luce. Affiancare questi due capolavori ci offre l’occasione rara di osservarli con uno sguardo nuovo: l’atto unico di Puccini appare molto più simbolista e impressionista di quello che si immagini, mentre quello di Bartók è più realista di quanto si immagini”.

Accanto a Erath – che ha già collaborato con Mariotti per una produzione dei Masnadieri di Verdi alla Bayerische Staatsoper di Monaco – sono impegnati Katrin Connan, che firma le scene, Noëlle Blancpain, che cura i costumi, Alessandro Carletti per il light design e Bibi Abel per i video.

Il tabarro, opera in un atto di Giacomo Puccini su libretto di Giuseppe Adami tratto da ‘La Houppelande’ di Didier Gold, è stata rappresentata per la prima volta al Metropolitan di New York il 14 dicembre 1918, mentre al Teatro Costanzi è arrivato l’11 gennaio 1919, per la sua prima esecuzione nel nostro Paese. Racconta una vicenda di violenza all’interno della coppia, ambientata a Parigi in un vecchio barcone sulla riva della Senna.

Il castello del Principe Barbablù, opera in un atto su musica di Béla Bartók e libretto di Béla Balázs, è stata rappresentata per la prima volta al Teatro dell’Opera di Budapest il 24 maggio 1918, stesso anno della prima del Tabarro, mentre all’Opera di Roma è arrivato il 10 gennaio 1962. Una donna, Judit, segue un uomo, Barbablù, nel suo tetro castello. Vuole conoscere il suo passato, celato dietro sette porte segrete, che sveleranno il male che invaderà la dimora e la vita della coppia.

Dopo la prima di giovedì 6 aprile (ore 20), il dittico sarà replicato sabato 8 (ore 18) martedì 11 (ore 20), domenica 16 (ore 16.30) e martedì 18 aprile (ore 20). La Lezione di Opera tenuta da Giovanni Bietti è prevista per sabato 1 aprile alle ore 16.

 

Roma, 3 marzo 2023

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Omaggio a Zeffirelli con “Pagliacci” di Leoncavallo

Nel centenario della nascita di Franco Zeffirelli, il Teatro dell’Opera di Roma sceglie di ricordare il grande maestro con uno dei suoi spettacoli più amati: Pagliacci di Ruggero Leoncavallo. L’allestimento, in scena dal 12 al 19 marzo, è stato creato nel 1992 proprio per l’Opera di Roma e da allora è stato ripreso sempre con grande successo. Le estreme passioni d’amore e d’odio del capolavoro di Leoncavallo sono affidate alla lettura di Daniel Oren, che ritorna a dirigere l’Orchestra del lirico capitolino dopo tredici anni di assenza. Molto amato a Roma, dove ha diretto più di trenta opere a partire dal 1979, Oren era sul podio anche alla prima di questo allestimento. La regia di Franco Zeffirelli, che firmò anche le scene, è ripresa da Stefano Trespidi. I coloratissimi costumi sono di Raimonda Gaetani, mentre le luci sono disegnate da Vinicio Cheli.

Nella sensuale parte di Nedda-Colombina sono impegnate Nino Machaidze e Valeria Sepe (16 e 18 marzo); il marito e capocomico Canio-Pagliaccio è interpretato da Brian Jagde, al doppio debutto a Roma e nel ruolo, e da Luciano Ganci (14, 16, 17 e 19 marzo); il gobbo e vendicativo Tonio-Taddeo è incarnato da Amartuvshin Enkhbat e Roman Burdenko (16 e 19 marzo). Matteo Falcier darà la voce al mite Beppe, Vittorio Prato all’amante Silvio, che come Nedda cadrà ucciso dal pugnale di Canio.

Il dramma d’impronta verista, in un prologo e due atti, che debuttò il 21 maggio 1892 al Dal Verme di Milano, viene ambientato nella periferia di una degradata città meridionale dell’Italia degli anni Sessanta. Sul fondale grigio di un edificio di ringhiera brulicante di un’umanità variopinta – tra bici, auto e motorette del tempo – si svolge la cruenta storia di gelosia che mescola finzione e realtà, con un alternarsi di accenti patetici, grotteschi e sentimentali, nella rappresentazione di una compagnia di attori, giocolieri e saltimbanchi, arrivati a bordo di un camper.

«L’atmosfera verista dei Pagliacci – dichiarò Zeffirelli all’epoca della creazione dello spettacolo – consente questa attualizzazione ‘Verista’ tenendo conto che l’opera si intitola appunto Pagliacci, quasi a dire che per Leoncavallo siamo tutti un po’ pagliacci, che il mondo stesso è una pagliacciata: curiosamente è la stessa visione che il vecchio Verdi propone nel finale di Falstaff: “Tutto il mondo è burla”. Con una differenza fondamentale: che per Verdi si tratta di una burla vera e propria, mentre Pagliacci sono una dolorosissima avventura di sangue e di amore».

Dopo la prima di domenica 12 marzo (ore 19) in differita su Radio3 Rai, Pagliacci sarà replicata martedì 14 (ore 20), mercoledì 15 (ore 20), giovedì 16 (ore 20), venerdì 17 (ore 20), sabato 18 (ore 18) e domenica 19 (ore 16.30). La Lezione di Opera tenuta da Giovanni Bietti e l’Anteprima Giovani sono previste per sabato 11 marzo, rispettivamente alle ore 16 e alle ore 19.

 

 

Roma, 16 febbraio 2023

 

Pagliacci 2023 Opera Roma locandina

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Consegnato al Teatro dell’Opera l’albero della legalità

Si è svolta oggi la “Festa dell’albero della legalità”, che ha come obiettivo la sensibilizzazione rivolta alle giovani generazioni e agli studenti delle scuole che frequentano sempre più assiduamente il Teatro dell’Opera di Roma, sui temi della legalità, della lotta alla mafia e nel contempo del rispetto dell’ambiente e della natura.

L’albero della legalità è un piccolo Ficus Magnolia, germogliato da quello che si trova nell’aiuola di fronte all’abitazione di Giovanni Falcone a Palermo, in via Notarbartolo, che è stato donato dal Corpo dei Carabinieri Forestali dello Stato al Sovrintendente Francesco Giambrone e sarà custodito in Teatro, luogo di cultura italiana ed internazionale.

Solo qualche giorno fa – ha dichiarato il Sovrintendente Giambrone – eravamo in teatro per ricordare le vittime della Shoah, questa mattina siamo qui per le vittime della mafia e nel pomeriggio per quelle delle foibe. Per sottolineare che il Teatro è un luogo di memoria e la memoria è fondamentale perchégli errori del passato non si ripetano”. 

Con la consegna dell’albero, il Teatro diventa il luogo della città dove custodire e preservare la memoria con l’obbligo di mantenere alta la quotidiana attenzione alla legalità.

Durante il suo intervento il Sovrintendente ha letto un messaggio ricevuto da Maria Falcone che ha espresso la vicinanza della Fondazione Falcone alla città di Roma e al Teatro dell’Opera. “Dobbiamo saper custodire la memoria come se fossimo alberi, forti nelle radici, ostinati nella crescita che attraverso nuovi rami frutta altri incontri e occasioni culturali straordinarie per i più giovani e per i cittadini”.

Nel corso della manifestazione si è esibita la Banda della Polizia Locale di Roma Capitale, in uniforme storica, che ha eseguito in apertura l’Inno d’Italia e al termine l’Inno Europeo.

Roma, 10 febbraio 2023

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Il Teatro dell’Opera di Roma partecipa al programma ‘VIVA VERDI’

Roma, 2 febbraio.

È stato presentato, a Roma, nella Sala Spadolini del Ministero della Cultura, “VIVA Verdi”, il programma dei concerti straordinari per l’acquisizione e la valorizzazione della casa-museo del compositore a Sant’Agata di Villanova sull’Arda.

Il Teatro dell’Opera di Roma partecipa a ‘VIVA Verdi’ con la prova aperta del Requiem diretto da Michele Mariotti, martedì 14 febbraio, con un cast internazionale composto dal soprano Elena Stikhina, dal mezzosoprano Yulia Matochkina, dal tenore Stefan Pop e dal basso Giorgi Manoshvili. Protagonista anche il Coro della fondazione capitolina diretto da Ciro Visco.

L’iniziativa, in collaborazione con i teatri lirico-sinfonici italiani, sostiene il progetto di salvaguardia, promozione e valorizzazione di “Villa Verdi” attraverso un ciclo di 14 rappresentazioni di musiche e opere verdiane che coinvolgerà le 14 fondazioni lirico-sinfoniche dal 10 febbraio al 15 giugno 2023 e i cui incassi verranno devoluti all’acquisto in via di prelazione del sito e delle sue pertinenze.

Il ricavato della vendita dei biglietti, detratte le spese di gestione del singolo evento, verrà acquisita da parte dell’ANFOLS da ciascuna fondazione lirica e devoluta, insieme alle due fondazioni autonome del Teatro alla Scala e dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, al conto corrente associato al capitolo 3680/04 di entrata afferente al Ministero della Cultura.

A tale capitolo di spesa potranno essere devolute ulteriori risorse, tramite donazioni di singoli cittadini attraverso bonifico al seguente codice IBAN: IT81E01000032453480 29368004. Tale opportunità verrà promossa da ciascuna fondazione lirica e dall’ANFOLS attraverso campagne di comunicazione ad hoc.

Il programma ha il sostegno di Rai Cultura, media partner dell’evento, che, oltre ad aver trasmesso in diretta la conferenza stampa, dedicherà la prima serata di RAI5, e in replica su Rai3, al Gala verdiano diretto dal Maestro Daniel Oren che inaugurerà il prossimo 26 febbraio il nuovo Teatro Comunale di Bologna.

Sono orgoglioso della straordinaria risposta dei teatri italiani – ha dichiarato il Ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano – all’appello lanciato lo scorso 23 novembre in occasione della visita compiuta a Villa Verdi: in poco più di due mesi, un intenso programma verdiano ha preso vita per sostenere l’acquisizione al patrimonio dello Stato di un bene identitario di grande valore. Grazie alla RAI, questo impegno virtuoso avrà il giusto spazio nel palinsesto del servizio pubblico, rendendo ancor più importante la mobilitazione culturale per conseguire un obiettivo prioritario: acquisire al patrimonio pubblico un luogo fortemente legato all’identità nazionale. Villa Verdi non è soltanto un luogo fisico, ma è un luogo della memoria collettiva, di tutti gli italiani. Perché Giuseppe Verdi non è soltanto uno straordinario compositore che viene quotidianamente celebrato con il suo successo, ma è stato anche un protagonista del Risorgimento italiano, insieme a Mazzini, Garibaldi e Cavour. Gianbattista Vico lo avrebbe definito un luogo dell’idem sentire comune. Un tassello importante dell’identità nazionale che è dovere della Repubblica onorare”.

Le fondazioni lirico-sinfoniche – ha affermato il Sottosegretario alla Cultura, Gianmarco Mazzi – hanno saputo cogliere al meglio l’importanza di questa iniziativa, capace di raccogliere le migliori energie della Nazione per un nobile scopo: assicurare la memoria di uno dei massimi compositori italiani e di un protagonista del nostro Risorgimento”.

La media partnership – ha osservato il direttore di Rai Cultura, Silvia Calandrelli – non fa che evidenziare ulteriormente la vocazione del servizio pubblico nel portare a tutti i telespettatori lo straordinario patrimonio di cui è depositario il nostro Paese. Con l’iniziativa su Villa Verdi, e in particolare con il concerto che trasmetteremo in diretta su Rai5 e il 26 febbraio in prima serata, e in replica su Rai3, la Rai contribuisce a far conoscere agli italiani la storia e le opere di Giuseppe Verdi e a sostenere questo grande progetto di salvaguardia, promozione e valorizzazione della casa-museo del compositore”.

La musica ha un enorme potere – ha detto il consigliere per la musica del Ministro, Beatrice Venezi – poiché può essere veicolo di valori, di identità, di un immaginario collettivo, come accade nella musica di Giuseppe Verdi. L’acquisizione di un luogo simbolo in cui a lungo visse e operò uno dei padri della musica italiana, è un’operazione di grande valore che esalta ulteriormente il legame con le nostre radici“.

“Questa è una bella storia italiana. Il mondo dello spettacolo in maniera compatta saluta con favore questa importante iniziativa che ha il merito di valorizzare la figura di Giuseppe Verdi  come elemento identitario del patrimonio culturale italiano. Sono tanti i teatri che si continuano ad aggiungere per promuovere l’iniziativa del governo e delle 14 fondazioni liriche. Il mondo dello spettacolo è qui per contribuire a salvaguardare l’identità del nostro Paese”, ha infine considerato il presidente dell’AGIS e Sovrintendente della Fondazione Teatro dell’Opera di Roma Capitale, Francesco Giambrone.

Al fine di raccogliere eventuali ulteriori versamenti dai cittadini, riportiamo di seguito l’Iban riportato sul portale del Mic. IBAN: IT81E0100003245348029368004 inserendo la dicitura “VIVA Verdi”.

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Il 27 febbraio al Costanzi ‘Lezione dimostrativa della Scuola di Danza’

 

Il 27 febbraio 2023 alle 19.00 la Scuola di Danza sarà protagonista della ‘Lezione dimostrativa’, la prima dall’arrivo di Eleonora Abbagnato che, oltre al Corpo di Ballo, dallo scorso settembre dirige anche la storica Scuola della Fondazione capitolina. Sarà una serata molto speciale durante la quale la Direttrice presenterà al pubblico gli Insegnanti, gli allievi dei vari livelli di formazione e le diverse discipline oggetto dello studio quotidiano nelle sale di una delle più antiche e prestigiose scuole di danza italiane.

«Sono onorata di poter presentare questo nuovo evento dopo il recente successo dello spettacolo Pinocchio. Quale Direttrice del Corpo di Ballo, ho colto con entusiasmo e grande responsabilità l’opportunità di dedicarmi alla formazione di future generazioni di danzatori trasferendo loro le competenze tecniche ed artistiche indispensabili per affrontare questa professione. I giovani che si avvicinano al mondo della danza avvertono, oggi più che mai, l’importanza di una formazione completa, aperta cioè ad ogni espressione del movimento. Per questo ritengo indispensabile che i nostri allievi, oltre al repertorio classico, si confrontino abitualmente con altre discipline, la tecnica contemporanea, le danze di carattere e che acquisiscano delle conoscenze culturali con la studio della musica e con la storia della danza».

La serata si aprirà con un grande defilé. Nella prima parte, dedicata alla dimostrazione tecnica, ogni Insegnante presenterà la propria classe e il lavoro che con essa svolge.

Il programma proseguirà e si concluderà con la presentazione di brani estratti dal repertorio classico, Raymonda e La Bayadère, con il contemporaneo e con le danze di carattere; ospite d’onore della serata il danzatore Simone Agrò, già allievo diplomato alla Scuola di Danza e attualmente solista del Corpo di Ballo dell’Opera di Roma.

Le musiche della serata sono eseguite dal vivo al pianoforte e su base registrata.

 

Roma, 2 febbraio 2023

 

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Il Teatro dell’Opera indice una selezione per mimi per “I Pagliacci”

In occasione della messa in scena dell’opera I Pagliacci, in programma a marzo 2023 al Teatro dell’Opera di Roma, il Teatro indice una selezione per mimi.

Tutti coloro che desiderino partecipare alla selezione hanno tempo fino alle ore 15 del 1 febbraio e possono scaricare qui tutte le informazioni.

 

La selezione si terrà, alla presenza del regista o di un suo incaricato, giovedì 2 febbraio 2023 dalle 15.30 presso il Teatro Nazionale.

 

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“Calibano”, la nuova rivista d’attualità dell’Opera di Roma

Nasce Calibano, nuovissima rivista di approfondimento e dibattito del Teatro dell’Opera di Roma. Non un magazine promozionale delle attività della fondazione, ma uno strumento per costruire percorsi ed esplorare temi che tocchino gli spettacoli in programma. Una nuova iniziativa editoriale, realizzata in collaborazione con la casa editrice effequ, che ogni quattro mesi porterà nelle librerie italiane un volume monografico dedicato a un titolo d’opera e a un tema a esso collegato: un modo per attualizzare la fruizione di una forma artistica e mostrarne la profonda vivacità e contemporaneità. Agganciandosi alla nuova produzione dell’Aida di Verdi, in scena al Teatro Costanzi a fine gennaio, il primo numero affronta il tema del blackface (la pratica, oramai avversata, di interpreti bianchi con la faccia dipinta di nero) e dunque della questione razzista, che inevitabilmente porta con sé.

Allargandosi oltre i confini del teatro e della musica, Calibano parla delle tante forme di razzismo implicite o esplicite ancora presenti nel mondo, ma non solo. Si parte con la docente Neelam Srivastava, che indaga le radici colonialiste del blackface, per arrivare ad Andrea Peghinelli, che sottolinea i rischi del “cieco naturalismo” e di una concezione iperrealistica dell’interpretazione, per la quale un personaggio di colore deve necessariamente essere affidato a un Nero, passando per la riflessione sulla cancel culture della giornalista e scrittrice Costanza Rizzacasa d’Orsogna. Non mancano un’approfondita storia dei minstrel show, ripercorsa da Alessandro Portelli; due contributi, uno sui colori e uno sui suoni, rispettivamente di Marialaura Agnello e Paolo Pecere; il singolare caso del personaggio di Otello, che in origine non veniva truccato di nero per non turbare le coscienze con una storia d’amore tra un uomo proveniente dall’Africa subsahariana e una donna bianca, come ricostruisce Ilaria Narici. Ma ci sono anche la storia di Michael Jackson di Daniele Cassandro, giornalista musicale, e un articolo di Daniele Manusia, giornalista sportivo, che ci ricorda come anche lo sport sia tutt’altro che esente da razzismi, nonché un contributo dell’egittologo Enrico Ferraris, sulla costruzione dell’altro ai tempi di Aida. Calibano ospiterà anche recensioni di libri sul tema; e non mancherà lo spazio per la prosa e la poesia, con una breve antologia poetica curata da Stefano Bottero e un racconto di Giordano Tedoldi, e altro ancora. A impreziosire il lavoro, ogni numero avrà una copertina d’artista e un set di illustrazioni interne create da artisti che lavorano con le intelligenze artificiali text-to-image. Nel primo la cover è un collage di Marinella Senatore creato per l’Opera di Roma, mentre le immagini interne sono realizzate da Simone Ferrini con l’intelligenza artificiale.

“Calibano vuole osare” dice il sovrintendente dell’Opera di Roma Francesco Giambrone “guardare con coraggio e in maniera laica, critica, aperta e libera ai problemi dell’oggi, piuttosto che sfuggirli o lasciarli cadere nel neutro silenzio di scelte di comodo. Vogliamo che il pubblico si interroghi con noi. Perché il teatro è il luogo dove affiorano e si pongono domande, dove si ragiona insieme su risposte possibili e impossibili. Così anche la nostra rivista: pagine per riflettere insieme, guardarsi attorno, creare una comunità di pensiero a partire da ciò che accade sulla scena. Calibano è insomma un altro spazio di democrazia che emana da un luogo, il teatro, che per definizione, per origine e tradizione è arena di scambio e partecipazione democratici”.

Un tema come quello del blackface può sembrare lontano dalla nostra cultura” dice il direttore di Calibano Paolo Cairoli “ma non lo è. Perché in un’epoca in cui possiamo interagire in ogni momento con persone che hanno storie e provenienze diversissime dalle nostre, è necessario interrogarsi sul nostro modo di relazionarci con gli altri. È un dovere per ognuno di noi mettere in discussione parole, gesti, atteggiamenti, attitudini che possano risultare offensivi o lesivi per la dignità altrui. Magari di quella del nostro vicino di posto a teatro. Perché una battaglia per l’uguaglianza non è mai per qualcuno in particolare, ma per l’umanità intera”.

L’avventura di una rivista” dice Francesco Quatraro, co-direttore editoriale di effequ “è qualcosa di estremamente fecondo, per sperimentare stili, pratiche e idee diverse dal consueto corso editoriale dei libri. Inoltre, una rivista è ideologia, nel senso primigenio del termine: un discorso di idee e sulle idee, la possibilità di intrecciare punti di vista radicalmente distinti e farli consonare assieme. Senza contare che il contesto da cui partiamo, l’Opera, è per noi del tutto nuovo e dunque portatore di stimoli. Insomma, Calibano è una nuova occasione per effequ di essere trasversale, a suo modo storta, come le è sempre piaciuto essere, e soprattutto per imparare, che è il vero tesoro del mestiere editoriale”.

Calibano è realizzato dall’Opera di Roma e da effequ; si avvale inoltre della collaborazione con il master di giornalismo dell’Università LUISS di Roma. La redazione, diretta da Paolo Cairoli, è composta da Christian Raimo, Cosimo Manicone, Giuliano Danieli e dagli studenti della LUISS Alissa Balocco, Caterina di Terlizzi Benassati e Matteo Giusto Zanon.

Dopo il primo numero, disponibile a fine gennaio, Calibano tornerà in libreria a maggio con un volume dedicato a Madama Butterfly e alle discriminazioni di genere tra oriente e occidente. “E se vi siete chiesti perché Calibano” conclude Paolo Cairoli “non ce la caveremo dicendovi che Shakespeare è sempre un ottimo riferimento per chi si occupa di teatro. Innanzitutto Calibano vuole essere un omaggio ai coraggiosi esempi di riviste-laboratorio che ci hanno preceduto dandosi lo stesso nome. E poi nella Tempesta Calibano è il figlio di una strega, o di una donna presunta tale; è considerato un’anomalia, è escluso, marginalizzato, disumanizzato. Ecco: noi vogliamo partire rimettendo la sua voce al centro”.

 

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Il 23 gennaio una speciale serata per il Giorno della Memoria 2023

Lunedì 23 gennaio alle ore 20.00 al Teatro dell’Opera di Roma, si terrà uno speciale evento in occasione del Giorno della Memoria 2023: sarà infatti proiettato in anteprima il documentario “Il respiro di Shlomo”, scritto dallo storico Marcello Pezzetti e diretto da Ruggero Gabbai, e sarà suonato il “violino di Auschwitz”, appartenuto al musicista Jan Hillebrand, il cui suono rivivrà nelle musiche recuperate e arrangiate dal M° Francesco Lotoro.

La serata, organizzata dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane in collaborazione con la Fondazione Museo della Shoah e con il Teatro dell’Opera, si aprirà con i saluti istituzionali della Presidente UCEI Noemi Di Segni, del Presidente della Fondazione Mario Venezia e del Sovrintendente capitolino al Teatro dell’Opera Francesco Giambrone.

Si inizierà con l’esibizione musicale dei violinisti Vincenzo Bolognese e Koram Jablonko, che suoneranno il violino appartenuto al musicista polacco Jan Hillebrand, che suonava nella cosiddetta “orchestra di Auschwitz”. E’ uno dei rarissimi violini originali, che venivano suonati nel campo di sterminio simbolo della Shoah, ritrovato e fatto restaurare da Lotoro, tra i più grandi esperti al mondo di musica concentrazionaria, da oltre trent’anni impegnato nel recupero dell’immenso patrimonio musicale prodotto nei lager. Verranno eseguite due sonate, arrangiate dallo stesso Lotoro: il Kol Nidrè, uno dei canti più importanti della tradizione liturgica ebraica, e il Duettino di Marius Flothuis, compositore olandese che fu deportato nel lager di Sachsenausen.

A seguire, sarà proiettato in anteprima nazionale il documentario “Il respiro di Shlomo”, che racconta la vita e la storia di Shlomo Venezia. Diretto da Ruggero Gabbai e scritto da Marcello Pezzetti, con Forma International e CDEC – Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, il documentario è stato prodotto dalla Fondazione Museo della Shoah, in collaborazione con Rai Cinema, e realizzato grazie al supporto di Roma Capitale, Regione Lazio, Unione delle Comunità Ebraiche italiane, Comunità Ebraica di Roma, Associazione Figli della Shoah.

La voce narrante di Shlomo stesso, ripresa da una vecchia intervista, guida gli spettatori attraverso la sua storia ripercorrendo i luoghi della sua vita. Ebreo di nazionalità italiana nato a Salonicco, Venezia fu arrestato e deportato insieme a tutta la famiglia nel 1944 ad Auschwitz Birkenau, a Mathausen e infine ad Ebensee. Fu selezionato tra i prigionieri per entrare nell’unità speciale dei Sonderkommando, una squadra che aveva il compito di lavorare all’interno delle strutture dei crematori. Sopravvissuto ai campi di sterminio è diventato uno dei più importanti testimoni della Shoah.

Tanti i contributi nel documentario, dai racconti dell’autore Marcello Pezzetti, a quelli di alcuni esperti di Shoah e di persone molto vicine a Shlomo.  Queste appresero la sua storia solo dopo anni, quando finalmente trovò il coraggio di parlare e descrivere con precisione l’orrore dello sterminio, senza tuttavia mai ricreare immagini troppo cruente, specie per il suo uditorio più affezionato: le scuole.

Per assistere alla serata è necessario prenotarsi all’email: promozione.pubblico@operaroma.it

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Il Teatro dell’Opera cerca mimi per “Il tabarro” e “Il castello del Principe Barbablù” in programma ad aprile

In occasione della messa in scena delle opere Il tabarro e Il castello del Principe Barbablù, in programma ad aprile 2023 al Teatro dell’Opera di Roma, il Teatro indice una selezione per mimi uomini.

Tutti coloro che desiderino partecipare alla selezione hanno tempo fino alle ore 13 del 26 gennaio e possono scaricare qui tutte le informazioni.

 

La selezione si terrà, alla presenza del regista o di un suo incaricato, venerdì 27 gennaio 2022 dalle 9.30 presso il Teatro Nazionale.

 

 

Roma, 20 gennaio 2023

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