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«Il tempo digitale ci ha trasformati tutti in adolescenti, storditi da un cocktail tossico di noia e iperstimolazione. Il nostro problema non è avere troppo tempo, o non averne abbastanza. Il punto è che abitiamo un tempo senza forma». È Dominic Pettman, docente della New School University di New York, ad aprire il nuovo volume di «Calibano» con un saggio che analizza come la modernità e il mondo digitale abbiano trasformato la nostra esperienza del tempo, rendendola accelerata, frammentata e spesso priva di significato condiviso. Se infatti gli orologi ci parlano di un tempo preciso, ufficiale, scientifico, la nostra esperienza dimostra che il tempo racconta molto di più: è percezione, esperienza mentale, ma può anche divenire materia concreta, nel ritmo di una canzone o nel montaggio di un film. Nel suo nono numero «Calibano», la rivista monografica di attualità culturale dell’Opera di Roma realizzata in collaborazione con la casa editrice effequ, esplora proprio le molte facce del tempo: da quello oggettivo e cronologico a quello esperito e soggettivo, fino alle sue rappresentazioni nell’arte, nella musica, nel cinema e nella letteratura. Il nuovo volume – che ospita, fra i suoi contributi, un racconto inedito del noto scrittore Michael Frank e una testimonianza della compositrice Lucia Ronchetti – esce in occasione dell’allestimento in forma scenica de Il Trionfo del Tempo e del Disinganno di Georg Friedrich Händel che Robert Carsen firma al Teatro Costanzi dal 7 al 14 aprile. Per la prima volta, ad accompagnare i saggi di «Calibano» saranno le immagini delle opere del pittore e scultore Nicola Samorì, tra i maggiori artisti italiani contemporanei. «Calibano. Il Trionfo del Tempo e del Disinganno» sarà in vendita nelle librerie, presso lo shop del Teatro e sul sito di effequ dal 7 aprile.
Sul tempo come costruzione sociale e culturale riflette l’antropologo Gianluca Ligi, mentre sul rapporto tra il tempo della fisica e il tempo della nostra esperienza cosciente scrive Mauro Dorato, filosofo della scienza. E se lo scrittore Vanni Santoni offre una ricognizione dei romanzi che, da Proust agli autori contemporanei, hanno fatto del tempo il loro principale laboratorio narrativo, su come il ritmo e la struttura delle immagini diventino, tramite il montaggio cinematografico, strumenti per creare significato proprio attraverso il tempo riflette Giulia Carluccio, studiosa di cinema e media. Il giornalista e critico musicale Alberto Mattioli scrive sulla durata delle opere liriche e sulla percezione del tempo nel teatro musicale dal Seicento ad oggi mentre, rimanendo sempre nell’ambito musicale, con Claudia Attimonelli, sociosemiologa, ci immergiamo nei ritmi dell’elettronica e dei suoni campionati. Infine, esplora la costruzione del mito della cantante Mina il giornalista Alberto Piccinini, autore di un contributo che si interroga sul rapporto tra celebrità, immagine e memoria nella cultura pop.
Due le testimonianze: con la compositrice Lucia Ronchetti entriamo nel ‘laboratorio’ di chi, nello scrivere la musica, modella il tempo per professione; l’artista Nicola Samorì ci racconta del proprio rapporto con il tempo nella sua produzione artistica. Come sempre, in «Calibano» è presente anche un racconto inedito, questa volta opera di una firma internazionale come lo scrittore americano Michael Frank. La recensione di questo numero è invece a cura di Paolo Cairoli.
«Nonostante la sua inconsistenza, il tempo controlla le nostre vite» – dice il direttore della rivista Paolo Cairoli. «Lo riempiamo ossessivamente con l’illusione di renderlo infinito, senza perciò sentirci onnipotenti, né tantomeno immortali. Si parte da Händel per osservare il comportamento del tempo nell’epoca dei media digitali, nella fisica, nel cinema, nella letteratura, nell’arte; e naturalmente nella musica, che lo ha rappresentato innumerevoli volte nelle sue ‘divine lunghezze’, ma anche nella sua impermanenza».
La rivista sarà presentata in anteprima, insieme allo spettacolo, mercoledì 1° aprile alle ore 18.00 in Sala Grigia al Teatro Costanzi. Intervengono sul Trionfo del Tempo e del Disinganno il direttore d’orchestra Gianluca Capuano, il regista Robert Carsen, e gli interpreti Anna Bonitatibus e Raffaele Pe. A illustrare i contenuti del nuovo «Calibano» saranno invece Lucia Ronchetti, Mauro Dorato e Paolo Cairoli.
Nata come spazio di approfondimento di temi di attualità ispirati agli spettacoli in scena al Teatro dell’Opera di Roma, «Calibano» esce in libreria tre volte l’anno con un volume monografico legato a un’opera e a un tema a essa correlata. Dal numero 0, pubblicato a gennaio 2023, su Aida e il razzismo, la rivista ha poi esplorato il femminismo con Madama Butterfly, il postumano con Mefistofele, il proibito con Salome, l’outsider con Peter Grimes, il potere con Simon Boccanegra, la magia a partire dall’Alcina di Händel, l’orrore con The turn of the screw e, da ultimo, l’invenzione del Medioevo con Lohengrin. Per ogni numero, è possibile leggere gratuitamente una selezione di saggi, in italiano e in inglese, nella sezione “Calibano online” del sito dell’Opera di Roma. I volumi sono disponibili negli store fisici e online di tutta Italia, e sul sito di effequ.
Sono online i bandi per la sesta edizione di “Fabbrica”, lo Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma. Le candidature vanno inviate compilando il form di iscrizione (fabbrica.operaroma.it) entro e non oltre il 19 giugno 2026. Il programma è aperto a 8 cantanti, 2 maestri collaboratori, 1 regista, 1 scenografo/a, 1 costumista e 1 lighting designer. Il bando è rivolto a giovani provenienti da tutto il mondo che abbiano voglia di trasformare la propria passione in un vero mestiere, che abbiano già terminato un percorso di studi attinente e che preferibilmente abbiano già maturato delle prime esperienze in palcoscenico, pronti ad intraprendere la delicata fase di passaggio tra la fine degli studi e l’inizio della carriera vera e propria. L’obiettivo del bando è selezionare un gruppo che unisca le principali professionalità coinvolte nella produzione di un’opera lirica. Il corso avrà luogo da gennaio 2027 a dicembre 2028 e una borsa di studio di 1.100€ complessivi lordi mensili per ogni partecipante.
Il progetto di Fabbrica Young Artist Program è stato lanciato nel 2016 e si appresta ad avviare la sua quinta edizione. Tantissimi giovani da tutto il mondo hanno scelto Roma e l’Italia come luogo per dare inizio alla propria carriera. Il Teatro dell’Opera di Roma ha accolto oltre 60 talenti provenienti da tutti i continenti: Australia, Asia (Cina, Corea), Europa Orientale (Albania, Russia, Polonia, Ucraina), Medio Oriente (Israele, Turchia), Europa (Italia, Portogallo, Spagna, Ungheria), America Latina (Argentina, Brasile, Cile, Cuba). La scommessa iniziale è quella di arrivare a un debutto importante sul palcoscenico del Teatro dell’Opera di Roma, ma l’auspicio è che “Fabbrica” sia trampolino per carriere internazionali, per un adeguato inserimento lavorativo. Così è successo a Roberta Mantegna, soprano che ha già calcato i palcoscenici dei maggiori teatri lirici italiani ed esteri, incluso quello della Scala di Milano; ai pianisti Alessandro Stefanelli e Ramon Theobald che sono entrati rispettivamente all’Opera di Monaco di Baviera e Opera di Parigi; al regista Luis Ernesto Doñas che collabora stabilmente con il Teatro di Bergamo, lavora in sinergia tra l’Italia e Cuba, il suo paese d’origine, ed è stato assistente alla regia e alla direzione di scena ne La bohème, film-opera firmato da Mario Martone per la direzione di Michele Mariotti trasmesso dalla RAI. Nel corso delle quattro edizioni i cantanti sono stati coinvolti in moltissime produzioni in scena al Teatro dell’Opera di Roma, sono stati protagonisti di quattro prime assolute al Teatro Nazionale di cui tre completamente affidate al team creativo di “Fabbrica”: On/Off di Sara Caneva, She di Maria Kallionpää, Un romano a Marte di Vittorio Montalti, Acquaprofonda di Giovanni Sollima (Premio Abbiati per la didattica Filippo Siebaneck, 2022) e una nel corso del Caracalla Festival 2023 (Ricostruzione 1.0). La RAI ha trasmesso “L’Opera in Ambasciata a Roma e a Parigi”, film-concerto girato a Palazzo Farnese per la regia di Giulia Randazzo. Di recente i giovani talenti della V edizione, ancora in corso, sono stati protagonisti di Fabbrica Offenbach al Teatro Nazionale.
“Fabbrica” intende proseguire nel proprio ruolo di promozione della grande tradizione lirica italiana e nella sua grande capacità di attrazione per giovani artisti provenienti da tutto il mondo.
DAL 19 AL 28 MARZO IL TEATRO DELL’OPERA DI ROMA NELLE CHIESE DEL TERRITORIO
Dopo il Christmas Gala dello scorso dicembre, il Teatro dell’Opera di Roma, con il sostegno dell’Assessorato ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale, torna nelle chiese della città con i Concerti di Pasqua. Otto appuntamenti gratuiti dedicati alla grande tradizione della musica sacra, con protagonisti il Coro del Teatro dell’Opera di Roma, diretto da Ciro Visco, e la Scuola di Canto Corale, guidata da Alberto de Sanctis e Isabella Giorcelli. L’Opera di Roma torna sul territorio per una nuova serie di appuntamenti musicali nella precisa volontà di stabilire un dialogo culturale continuo con il pubblico della Capitale.
PROGRAMMA
Coro del Teatro dell’Opera di Roma
Direttore Ciro Visco
Soprani Constanza Antunica (20, 25 marzo), Marika Spadafino (21, 27 marzo)
Baritoni Marco Severin (20, 25 marzo), Andrea Jin Chen (21, 27 marzo)
Pianoforte Alessia Capoccia
Requiem in re minore opera 48 di Gabriel Fauré, per coro, soprano, baritono e pianoforte
Venerdì 20 marzo, ore 19.00
Chiesa dei Santi Fabiano e Venanzio (Tuscolano)
Sabato 21 marzo, ore 19.30
Chiesa di S. Giovanni Battista de Rossi (Appio-Latino)
Mercoledì 25 marzo, ore 19.00
Chiesa di Santa Maria Regina Pacis (Lido di Ostia)
Venerdì 27 marzo, ore 16.00
Chiesa dei Santi Aquila e Priscilla (Portuense)
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Scuola di Canto Corale del Teatro dell’Opera di Roma
Direttore Alberto de Sanctis
Pianoforte Zenoviia-Anna Danchak
Salve Regina di Giovanni Pierluigi da Palestrina
Stabat Mater di Giovanni Battista Pergolesi
Stabat Mater dolorosa
O quam tristis et afflicta
Fac, ut ardeat cor meum
Quando corpus morietur
Missa sub titulo Sancti Leopoldi MH 837 di Johann Michael Haydn
Kyrie
Gloria
Credo
Sanctus
Benedictus
Agnus Dei
Tre Cori Religiosi di Gioachino Rossini
La Fede
La Speranza
La Carità
Direttore Scuola di Canto Corale Ciro Visco
Maestri del Coro Alberto de Sanctis, Isabella Giorcelli
Giovedì 19 marzo, ore 19.00
Chiesa di Santa Madre della Misericordia (Prenestino-Labicano)
Domenica 22 marzo, ore 19.30
Chiesa di Sant’Ambrogio (Aurelio)
Giovedì 26 marzo, ore 19.30
Chiesa di San Romano Martire (Pietralata)
Sabato 28 marzo, ore 19.30
Chiesa di San Giovanni della Croce (Colle Salario)
INGRESSO GRATUITO FINO AD ESAURIMENTO POSTI
Dall’amatissima Aida ai grandi capolavori del cinema, passando per la danza e la musica sinfonico-corale. È il cartellone estivo del Teatro dell’Opera di Roma, dal 29 giugno al 31 luglio 2026 al Circo Massimo, uno dei luoghi più emblematici del patrimonio archeologico della capitale. L’annuncio della stagione oggi, 10 marzo 2026, in concomitanza con nomina del nuovo Direttore Artistico dell’Opera di Roma Alessandro Galoppini. Cambio di sede dunque, mentre le Terme di Caracalla sono sottoposte a lavori di restauro: al Circo Massimo la capienza sale a circa 6000 posti, con diverse novità. Il festival si caratterizza infatti come ampio e trasversale, pensato per dialogare con pubblici diversi, coniugando il repertorio classico con linguaggi contemporanei, in uno spazio in grado di accogliere un numero più alto di spettatori, incorniciato dalle vestigia del più grande edificio per spettacoli dell’Antica Roma. I biglietti, dai 15 ai 170 euro, saranno disponibili da venerdì 13 marzo 2026.
IL TEATRO DELL’OPERA AL CIRCO MASSIMO: IL PROGRAMMA
Dal 29 giugno al 31 luglio il Circo Massimo offre la sua imponente architettura alla musica, ma anche a performance di forte impatto visivo e al cinema. Cuore della proposta è Aida di Giuseppe Verdi, nell’allestimento firmato da Davide Livermore e andato in scena per la prima volta all’Opera di Roma nel gennaio 2023. Il capolavoro verdiano scandisce il calendario con sei recite, affiancato da appuntamenti che spaziano dalla danza alla musica dal vivo: dal gala Roberto Bolle and Friends a Romeo e Giulietta, nella coreografia di John Cranko affidata al Corpo di Ballo dell’Opera di Roma, fino ai Carmina Burana di Carl Orff con la direzione di Wayne Marshall e l’installazione video di Anagoor. In cartellone anche Il Gladiatore di Ridley Scott, proposto nel format dei film in concerto, con la colonna sonora eseguita dal vivo dall’Orchestra e dal Coro dell’Opera di Roma.
Apre la stagione estiva il 29 giugno Francesco. Un santo scomodo, conferenza-spettacolo dall’omonimo libro dello storico Alessandro Barbero, ritratto vivo e umano del santo, presentato con il tipico stile divulgativo di Barbero, in cui il rigore storico si unisce alla narrazione teatrale.
IL GLADIATORE IN CONCERTO CON LISA GERRARD SUL PALCO
Due le serate dedicate a Il Gladiatore in concerto, il 3 e 4 luglio, visione integrale del kolossal di Ridley Scott con la produzione esecutiva di Marco Patrignani, l’esecuzione dal vivo della colonna sonora e la presenza di Lisa Gerrard, indimenticabile voce e compositrice delle musiche originali insieme ad Hans Zimmer. La pellicola vincitrice di cinque Academy Awards è proiettata in italiano con sottotitoli in inglese, accompagnata dall’Orchestra e dal Coro del Teatro dell’Opera di Roma diretta da Ludwig Wicki. Maestro del coro Ciro Visco.
ROBERTO BOLLE AND FRIENDS
Il 14 luglio torna Roberto Bolle and Friends, che vede protagonista la stella della danza italiana con danzatori di fama internazionale. La serata, attraverso il grande repertorio classico e contemporaneo del balletto, alterna pagine storiche a creazioni più recenti, e si configura come un’occasione di incontro tra diversi stili, generazioni e linguaggi della danza.
AIDA, IL CAPOLAVORO DI VERDI CON LA REGIA DI DAVIDE LIVERMORE
Domenica 12 luglio in scena Aida. L’opera di Verdi va in scena nell’allestimento ideato da Davide Livermore e portato per la prima volta all’Opera di Roma nel gennaio 2023. Lo spettacolo approda per la prima volta in un grande spazio all’aperto, adatto ad accoglierne gli aspetti visionari e le suggestioni cinematografiche. Elena Stikhina, al debutto con l’Opera di Roma, è Aida (12, 26, 28) in alternanza con Yolanda Auyanet (15, 18, 22). Torna sul palco estivo dopo Turandot il soprano Angela Meade (12, 22, 26), eccezionalmente impegnata in un ruolo mezzosopranile come quello di Amneris. Si alterna con lei Valentina Pernozzoli (15, 18, 28). Luciano Ganci (12, 22, 28) è Radamès, in alternanza con Ivan Magrì (15, 18). Ernesto Petti (12, 15, 18, 26, 28) e Ludovic Tézier (22) vestono invece i panni di Amonasro. Alex Esposito è Ramfis. Completano il cast Adriano Gramigni (Il Re), Veronica Marini (La sacerdotessa) e Andrea Schifaudo (Il messaggero). La direzione dell’Orchestra dell’Opera di Roma è affidata a Daniele Callegari, accanto al regista, che cura anche i movimenti coreografici, i suoi abituali collaboratori: Giò Forma per le scene, Gianluca Falaschi per i costumi, Fiammetta Baldiserri per le luci e D-Wok per i video. Maestro del coro Ciro Visco. Repliche il 15, 18, 22, 26 e 28 luglio.
ROMEO E GIULIETTA CON LA COREOGRAFIA DI CRANKO
La danza torna protagonista il 24 e 25 luglio con il Corpo di Ballo dell’Opera di Roma diretto da Eleonora Abbagnato. In programma Romeo e Giulietta su musiche di Sergej Prokof’ev, nella coreografia di John Cranko, uno dei titoli cardine del repertorio classico del Novecento. Ispirato alla tragedia di Shakespeare, il balletto restituisce attraverso il linguaggio del movimento la forza drammatica e lirica della vicenda dei due giovani amanti. Al centro i celebri pas de deux tra i protagonisti, alternati a grandi scene d’insieme, che delineano il conflitto tra le famiglie della nobiltà veronese. Sul podio Ido Arad guida l’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma. Scene e costumi di Jürgen Rose
I CARMINA BURANA CON L’INSTALLAZIONE VIDEO DI ANAGOOR
Chiudono il cartellone il 31 luglio i Carmina Burana di Carl Orff, uno dei capolavori sinfonico-corali più celebri del Novecento. Sul podio sale Wayne Marshall. L’esecuzione è arricchita da un’installazione video della compagnia di ricerca Anagoor, collettivo italiano dal linguaggio visivo fortemente evocativo che intreccia teatro, arti figurative e tecnologia. Le loro immagini dialogano con la potenza ritmica e corale della partitura di Orff, amplificando in chiave contemporanea i temi senza tempo della sorte, della natura e del desiderio. Solisti della serata il soprano Alessandra Marianelli, il baritono Thomas Lehman e il controtenore Ivan Borodulin, insieme all’Orchestra, al Coro diretto da Ciro Visco e al Coro di Voci Bianche del Teatro dell’Opera di Roma.
Accanto al cartellone lirico-sinfonico, il Circo Massimo ospita anche una serie di concerti dedicati alla musica pop con artisti come Riccardo Cocciante (6 luglio), Edoardo Bennato (20 luglio) e Patti Smith (27 luglio).
Tutti gli spettacoli iniziano alle 21.00, Carmina Burana alle 21.30.
Dopo il rinnovo della collaborazione con i tre vertici della Fondazione Teatro dell’Opera di Roma, il Direttore Musicale Michele Mariotti, la Direttrice del Corpo di Ballo e della Scuola di Danza Eleonora Abbagnato e il Maestro del Coro Ciro Visco, tutti confermati fino al 2030, è stato nominato oggi, 10 marzo, anche il nuovo Direttore Artistico. È Alessandro Galoppini, che inizia il suo mandato dal 10 marzo 2026. «Siamo felici per la nomina di Alessandro Galoppini, – dice il Sovrintendente Francesco Giambrone – professionista e musicista che ha passato la vita nei teatri e che ora si unisce a noi per nuove sfide con l’Opera di Roma. Desidero esprimere l’apprezzamento di tutto il Teatro per Paolo Arcà, per la generosità e competenza con cui ha guidato la direzione artistica accompagnando il Teatro in una fase di grande crescita.» Galoppini, già Direttore Artistico del Teatro Regio di Torino, dove ha ricoperto anche il ruolo di Responsabile dell’Orchestra, è stato per sette anni il Responsabile delle Compagnie di Canto del Teatro alla Scala di Milano. Ha collaborato inoltre con i maggiori artisti del panorama musicale internazionale.
Il capolavoro allegorico della giovinezza di Georg Friedrich Händel, Il trionfo del Tempo e del Disinganno, arriva per la prima volta al Teatro dell’Opera di Roma. L’oratorio in due parti, nella sua prima versione composta proprio a Roma nel 1707 su libretto del cardinale Benedetto Pamphilj, è proposto in forma scenica al Costanzi dal 7 al 14 aprile 2026, con la direzione di Gianluca Capuano e la regia di Robert Carsen. La parabola morale che oppone Bellezza, Piacere, Tempo e Disinganno è riletta nel linguaggio del talent show dell’era digitale: Carsen confronta l’opulenza e la vanità del secolo barocco con la società dei mass-media di oggi, ossessionata dalla giovinezza e dal consumo. Due realtà in fondo non troppo distanti, in cui il peso dell’identità si gioca tutto sul giudizio pubblico. La metafora della visibilità a tutti i costi è rappresentata dalla presenza di grandi schermi video, emblema di un successo effimero da cui deve guardarsi Bellezza. La dispersione dell’io nell’immagine patinata è offerta dalla seduzione dello showbiz incarnato da Piacere, mentre Tempo e Disinganno si fanno custodi di una coscienza ancora vigile, capace di coglierne l’illusione.
Dopo il successo nel 2021 al Festival di Salisburgo, dove lo spettacolo firmato da Carsen è stato presentato con la direzione musicale di Gianluca Capuano, il progetto arriva per la prima volta in Italia, realizzato in collaborazione col festival salisburghese e nuovamente affidato alla bacchetta di Capuano. Il direttore milanese, da anni alla guida di Les Musiciens du Prince – Monaco, ensemble creato da Cecilia Bartoli, torna a lavorare con Carsen, con cui aveva condiviso il debutto a Roma nel 2019 con Orfeo ed Euridice, il capolavoro di Christoph Willibald Gluck. Robert Carsen, regista di riferimento nel panorama internazionale, ha firmato con successo diversi altri titoli per l’Opera di Roma: Idomeneo, re di Creta (2018/19), Evgenij Onegin (2019/20) e la prima mondiale di Julius Caesar di Giorgio Battistelli (2021/22). Accanto a lui, per il capolavoro composto da Händel a soli 22 anni, il drammaturgo Ian Burton, lo scenografo e costumista Gideon Davey, il light designer Peter van Praet (che firma le luci insieme allo stesso Carsen), la coreografa Rebecca Howell e i videoartisti di RocaFilm.
Il cast riunisce voci di primo piano nel panorama barocco. Johanna Wallroth, soprano svedese al suo debutto al Costanzi, è Bellezza, personaggio cardine dell’oratorio. Ha fatto parte dell’Opernstudio della Wiener Staatsoper e calcato palcoscenici come l’Opernhaus Zürich e il Glyndebourne Festival Opera, oltre a sale da concerto quali la Berliner Philharmonie, il Musikverein di Vienna e la Philharmonie de Paris. Anna Bonitatibus veste i panni di Piacere. Vincitrice nel 2015 dell’International Opera Awards nella categoria CD (Operatic Recital) per Semiramide – La Signora Regale, è tra le più apprezzate interpreti italiane di Händel. Il controtenore Raffaele Pe, specialista del repertorio händeliano, è Disinganno. Pe torna all’Opera di Roma dopo aver interpretato il Giulio Cesare di Händel nel 2023 con la regia di Damiano Michieletto. Ha inoltre fondato l’ensemble La Lira di Orfeo, con cui porta avanti un lavoro di ricerca filologica e di riscoperta del repertorio antico. Ed Lyon, tenore britannico, interpreta Tempo. Formatosi al St John’s College di Cambridge, alla Royal Academy of Music e alla National Opera Studio, ha collaborato con ensemble come Les Arts Florissants e Orchestra of the Age of Enlightenment, diretto da maestri quali William Christie, Emmanuelle Haïm e René Jacobs.
Il trionfo del Tempo e del Disinganno narra il conflitto interiore di Bellezza, divisa fra le lusinghe di Piacere e la guida di Tempo e Disinganno. Carsen trasforma l’allegoria barocca in un’esperienza scenica moderna, in cui luci, gesti e simboli creano un ponte tra il Settecento romano e le domande del presente: il piacere fugace e transitorio contrapposto alla verità e alla consapevolezza.
In occasione delle rappresentazioni del Trionfo del Tempo e del Disinganno al Teatro Costanzi, la rivista monografica di attualità culturale dell’Opera di Roma «Calibano» torna nelle librerie italiane e allo shop del Teatro dal 7 aprile con un nuovo numero – il nono – dedicato al tempo e alle forme con cui arte, media, scienza e letteratura provano oggi a pensarlo e rappresentarlo. Il volume, realizzato in collaborazione con la casa editrice effequ, ospita un racconto inedito dello scrittore e saggista americano Michael Frank e un saggio critico di Dominic Pettman, docente della New School University di New York, sulla trasformazione del nostro rapporto con il tempo nell’epoca dei media digitali, e, tra i numerosi pezzi, contributi della compositrice Lucia Ronchetti, dello scrittore Vanni Santoni e dei giornalisti Alberto Mattioli e Alberto Piccinini. Per la prima volta, ad accompagnare i saggi di «Calibano» saranno le immagini delle opere del pittore e scultore Nicola Samorì, tra i maggiori artisti italiani contemporanei, autore per questo numero anche di una testimonianza.
La rivista sarà presentata in anteprima, insieme allo spettacolo, mercoledì 1° aprile alle ore 18.00 in Sala Grigia al Teatro Costanzi. Intervengono sul Trionfo del Tempo e del Disinganno il direttore d’orchestra Gianluca Capuano, il regista Robert Carsen, gli interpreti Anna Bonitatibus e Raffaele Pe. Parlano invece di «Calibano» gli autori Mauro Dorato, docente di Filosofia della scienza presso l’Università Roma Tre, che per questo numero ha scritto un saggio sul rapporto tra tempo fisico e tempo vissuto, e Paolo Cairoli, direttore della rivista e autore invece di un contributo sul tardo stile nella creazione artistica dalla musica alla letteratura.
Torna anche nella stagione 2025/26 il Trittico, fortemente voluto da Eleonora Abbagnato. Dopo due grandi classici, Lo schiaccianoci e La Bayadère, dal 17 al 22 marzo al Costanzi si esplorano il Novecento e la contemporaneità con tre coreografie presentate per la prima volta a Roma e interpretate dal Corpo di Ballo della Fondazione capitolina. Lo spettacolo, un nuovo allestimento del Teatro dell’Opera, si apre con Spring and Fall di John Neumeier: creato per l’Hamburg Ballett nel 1991 su musica di Antonín Dvořák, il balletto gioca sull’ambiguità del titolo richiamando la primavera e l’autunno ma anche la caduta e il recupero, i principi fondamentali del movimento elaborati da Doris Humphrey. Dal Novecento si passa a due creazioni della scorsa decade: Echoes from a Restless Soul (Dresden Frankfurt Dance Company, 2016) ripensato da Jacopo Godani per i ballerini della compagnia romana. Pièce astratta, in cui la musica di Maurice Ravel ha un ruolo di assoluto rilievo, è un manifesto della concezione artistica del coreografo, che cura anche scene, costumi e luci. Chiude il programma I Feel the Earth Move di Benjamin Millepied (American Ballet Theatre di New York, 2017) su musiche di Philip Glass: i danzatori fanno il loro ingresso su un palcoscenico completamente libero da scene e sipari, un’espediente pensato dal coreografo francese per cercare di cambiare la percezione del balletto, da qualcosa che si nasconde a qualcosa di immediato.
Il Trittico Neumeier Godani /Millepied vede impegnate le étoiles Alessandra Amato e Susanna Salvi, le prime ballerine Federica Maine, Marianna Suriano, i primi ballerini Simone Agrò, Claudio Cocino e Michele Satriano, i solisti e il Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma. Daniel Capps dirige l’Orchestra capitolina nella Serenata per archi di Dvořák in Spring and Fall. La musica di Ravel in Echoes from a Restless Soul è eseguita dal vivo dal pianista Massimo Spada, quella di Glass in I Feel the Earth Move è su base registrata.
Risale al 2000 l’unica altra presenza di Neumeier al Costanzi, quando è andato in scena il suo Messiah su musiche di Händel interpretato dai danzatori dell’Hamburg Ballet. Successivi il pas de deux da La dama delle camelie e Opus 100 -Für Maurice, nei gala di Roberto Bolle alle Terme di Caracalla. Spring und Fall è non solo una prima romana, ma anche il ‘primo Neumeier’ per il Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera. Nel balletto, interamente incentrato sul ballerino e sulla danza, il coreografo, che firma anche i costumi, sperimenta il movimento in tutto il suo arco, dall’immobilità all’azione, dalla sospensione all’abbandono totale alla gravità.
Danzatore e coreografo statunitense, classe 1939, Neumeier è stato direttore del Frankfurt Ballet dal 1969 al 1973 e dell’Hamburg Ballett dal 1973, dove attualmente ricopre questo ruolo. Affascinato dalla biografia di Vaslav Nijinsky, ha iniziato a interessarsi alla danza. La figura del leggendario ballerino è rimasta al centro del suo lavoro coreografico.
Danza e musica sono le protagoniste assolute del secondo titolo in programma, una creazione che Jacopo Godani rilegge appositamente per questa occasione: il suo debutto all’Opera di Roma. Anche Echoes from a Restless Soul è una prima romana ed è il primo incontro tra i danzatori del Teatro capitolino e lo ‘stile Godani’, dove i tradizionali canoni estetici e narrativi vengono trascesi per lasciare spazio all’arte della danza. Nato inizialmente su solo due brani del trittico, il balletto si estende ora a tutta Gaspard de la Nuit, composizione con cui Ravel diede vita alle poesie di Aloysius Bertrand. Nella coreografia, composta da pas de deux e quartetti in infinite variazioni, Godani esprime una forte visione contemporanea senza rinunciare alla tecnica classica. Il movimento dei ballerini si intreccia con la musica di Ravel eseguita dal vivo dal pianista Massimo Spada.
Nato a La Spezia, dopo la prima formazione in Italia approda a Bruxelles, al Mudra di Béjart. Nel 1991 arriva a Francoforte dove è stato uno dei solisti principali fino al 2000 e ha lavorato a stretto contatto con William Forsythe. Ha firmato coreografie per le più importanti compagnie internazionali. Dal 2015 al 2023 è stato direttore artistico della Dresden Frankfurt Dance Company.
La serata si chiude con I Feel the Earth Move di Benjamin Millepied, che segna la prima collaborazione tra la Fondazione capitolina e Ferrari Style, il brand lifestyle di Ferrari, guidato dal Direttore Creativo Rocco Iannone, al quale è stato affidato il disegno originale dei costumi. Un connubio perfetto tra la danza e l’universo creativo Ferrari Style, che traduce i valori estetici e culturali del Cavallino Rampante in una visione contemporanea fondata su eleganza in movimento, estetica elevata e audace, eccellenza artigianale e design contemporaneo. Valori che si declinano nell’idea del corpo come armonia perfetta, espressione di sensualità e dinamismo.
La coreografia di Millepied, creata sulle musiche di Philip Glass (da Liquid Days ed Einstein on the Beach) è intensa, quasi atletica. I ballerini sono in costante movimento, impegnati in assoli, duetti, ed ensemble: tra spinte e contrapposizioni che fanno pensare al minimalismo, l’energia è un crescendo fino all’apice di un finale improvviso.
Ballerino francese, Millepied si è formato nel paese d’origine per poi trasferirsi negli Stati Uniti. Entrato nel New York City Ballet nel 1995, ne è diventato primo ballerino (2002). Nel 2001 a Lione ha debuttato il suo primo lavoro, Passages. Le sue coreografie sono entrate nel repertorio di compagnie quali NYCB, Opéra di Parigi, San Francisco Ballet, American Ballet Theatre, Berlin Staatsoper, Mariinsky Ballet, Pacific Northwest Ballet e Lyon Opera Ballet. Nel 2012 ha fondato la propria compagnia a Los Angeles, L.A. Dance Project (LADP), per rappresentare la danza in tutte le sue forme.
Dopo la prima di martedì 17 marzo alle ore 20.00, il trittico di balletti Neumeier/Godani/Millepied torna in scena mercoledì 18 (ore 20.00), giovedì 19 (ore 20.00), venerdì 20 (ore 20), sabato 21 (ore 15 e ore 20) e domenica 22 marzo (ore 16.30).
Roma, 11 marzo 2026
Si rinnova la collaborazione dei tre vertici artistici della Fondazione Teatro dell’Opera di Roma, proiettando nel prossimo futuro la visione e la progettualità culturale che hanno caratterizzato gli ultimi anni. Il Direttore Musicale Michele Mariotti conferma la sua presenza fino al 31 ottobre 2030. Eleonora Abbagnato sarà Direttrice del Corpo di Ballo e della Scuola di Danza fino al 31 luglio 2030. Ciro Visco dirigerà il Coro fino al 31 agosto 2030. Tre figure di prestigio, ma soprattutto tre individualità che hanno saputo unirsi nella ricerca della qualità artistica, dell’innovazione e della sperimentazione.
“Il rinnovo degli incarichi di Michele Mariotti, Eleonora Abbagnato e Ciro Visco è motivo di grande orgoglio: grazie alla loro sensibilità, visione e impegno rappresentano la forza con cui continueremo a costruire un progetto artistico di grande qualità per il Teatro Costanzi, capace di proiettare la nostra Fondazione verso un futuro ricco di sempre nuovi successi” commenta il Sindaco di Roma e Presidente della Fondazione Roberto Gualtieri.
“Sono molto felice di questo triplice rinnovo – dice il Sovrintendente Francesco Giambrone – volto non solo a garantire la continuità, ma pensato soprattutto in funzione dell’identità culturale del nostro teatro, che negli ultimi anni ha cercato costantemente di valorizzare il grande repertorio, ma anche di aprirsi ai nuovi linguaggi della scena culturale internazionale, guardando sempre con curiosità e attenzione verso il futuro del teatro musicale e della danza. Mariotti, Abbagnato e Visco resteranno con noi nei prossimi anni, continuando a curare la qualità e la crescita delle compagini artistiche, ma anche proseguendo in quella ricerca di idee, visioni e proposte innovative che ha caratterizzato le più importanti produzioni degli ultimi anni, delle quali loro sono stati i protagonisti”.
Michele Mariotti è Direttore musicale dell’Opera di Roma dal 2022. Eleonora Abbagnato dirige il Corpo di Ballo dal 2015 e la scuola di danza dal 2021. Ciro Visco è a capo del Coro dal 2022.
Roma, 7 febbraio 2026
«Il mondo dell’opera visto dietro le quinte, con i suoi personaggi predominanti, i loro difetti, le loro aspettative, le loro fragilità di fronte agli imprevisti e il modo sempre eccessivo che hanno di esprimerli e superarli. Si parla anche di creatività, del posto dell’artista di fronte al mondo che lo circonda, della sua psicologia.» Così racconta la sua visione di Ariadne auf Naxos David Hermann, che firma la regia dell’opera per il Costanzi con le scene di Jo Schramm, le luci di Fabrice Kebour e i costumi di Michaela Barth. Il titolo straussiano, dopo 35 anni d’assenza, torna nella programmazione del Teatro dell’Opera di Roma dal 1° al 10 marzo 2026. La prima rappresentazione è trasmessa in diretta su Radio3 Rai. –«Un’opera in due parti – racconta il regista, – Lo Strauss della violenza, della tragedia espressi attraverso il personaggio di Arianna», ma anche il rococò delle tele di Watteau, che «offrono una tavolozza di colori ed evocano una certa forma di serenità bucolica.» Hermann, al secondo titolo consecutivo nella stagione in corso dopo Inferno di Lucia Ronchetti, è attivo nei principali teatri europei, con un repertorio che attraversa il grande canone operistico e la creazione contemporanea. Il nuovo allestimento di Ariadne auf Naxos è una collaborazione con Semperoper Dresden, dove è andato in scena nel 2018 e 2023.
Sul podio Maxime Pascal, interprete di riferimento del repertorio novecentesco e contemporaneo. Pascal torna al Costanzi, dove nel 2017 aveva diretto un concerto dedicato a Thomas Adès (Danze da Powder Her Face), Luciano Berio (Rendering) e Francis Poulenc (La voix humaine, con Anna Caterina Antonacci). Nel 2008 ha fondato l’ensemble Le Balcon, avviando una carriera internazionale che lo ha portato a dirigere composizioni di Saariaho, Sciarrino, e Francesconi, fra le altre, nei principali teatri e festival europei, tra cui Deutsche Oper Berlin, Opéra national de Paris, Opéra national de Lorraine, Semperoper Dresden e Teatro alla Scala.
Il cast riunisce interpreti di primo piano e nuove voci emergenti. Axelle Fanyo è Ariadne, già apprezzata a Roma nella prima italiana di Adriana Mater di Kaija Saariaho firmata da Peter Sellars. Attivo su palchi internazionali quali Royal Opera House, Staatsoper Unter den Linden e Finnish National Opera Tuomas Katajala interpreta invece Bacchus. Ziyi Dai, giovane soprano premiata in concorsi internazionali, è Zerbinetta; a lei è affidata dunque la celebre aria “Großmächtige Prinzessin”. Angela Brower, già protagonista al Met e al Bayerische Staatsoper, presta voce al Compositore (Der Komponist), Äneas Humm è Harlekin. Completano il cast Charles Morillon (Haushofmeister), Adrian Eröd (Musiklehrer), Matteo Ivan Rašić (Scaramuccio), Karl Huml (Truffaldino), Manuel Günther (Brighella), Michela Guarrera (Dryade), Lukáš Zeman (Perückenmacher), Dan Karlström (Tanzmeister), Giovanni Di Deo (Offizier). Jessica Ricci, Sofia Barbashova e Dayu Xu, tutti talenti del progetto Fabbrica Young Artist Program, interpretano rispettivamente Najade, Echo e Lakai.
Strauss e Hofmannsthal concepirono Ariadne auf Naxos come una riflessione sul rapporto fra arte alta e intrattenimento “basso”. L’opera gioca sul contrasto fra opera seria e commedia, rappresentate da Ariadne e Zerbinetta. Ne nasce un intreccio in cui registri opposti convivono e si contaminano, dando forma a uno dei più originali esperimenti di teatro musicale del primo Novecento.
Dopo la prima rappresentazione di domenica 1° marzo alle 19, anche in diretta su Radio3 Rai, Ariadne auf Naxos di Strauss torna in scena mercoledì 4 (20), venerdì 6 (18), domenica 8 (16.30), martedì 10 (20).