Stagione 2015/2016

Il Trittico

Direttore

Daniele Rustioni

Regia

Damiano Michieletto

Regista Collaboratore

Eleonora Gravagnola

Maestro del Coro

Roberto Gabbiani

Scene

Paolo Fantin

Costumi

Carla Teti

Luci

Alessandro Carletti


Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera
con la partecipazione della Scuola di Canto Corale del Teatro dell’Opera di Roma

Allestimento del Det Kongelige Teater di Copenhagen e del Theater an der Wien

Con sovratitoli in italiano e inglese

 

IL TABARRO
Opera in un atto
Libretto di Giuseppe Adami
tratto dal dramma La Houppelande di Didier Gold

Michele Roberto Frontali / Kiril Manolov 20, 22, 24
Giorgetta Patricia Racette / Asmik Grigorian 20, 22, 24
Luigi Maxim Aksenov / Antonello Palombi 20, 22, 24
Il Tinca Nicola Pamio
Il Talpa Domenico Colaianni
La Frugola Anna Malavasi
Amante Ekaterina Sadovnikova
Amante Antonio Poli / Matteo Falcier 20, 22, 24
Un venditore di canzonette Vladimir Reutov

 

SUOR ANGELICA
Opera in un atto
Libretto di Giovacchino Forzano

Suor Angelica Patricia Racette / Asmik Grigorian 20, 22, 24
La zia principessa Violeta Urmana / Natascha Petrinsky 20, 22, 24
La Badessa Anna Malavasi
La suora zelatrice Alessia Nadin
Maestra delle Novizie Isabel De Paoli
Suor Genovieffa Ekaterina Sadovnikova
Suor Osmina/ La novizia Beatrice Mezzanotte
Suor Dolcina /prima conversa Chiara Pieretti
La suora infermiera Rossella Cerioni
Prima cercatrice Simge Büyükedes
Seconda cercatrice Erika Beretti
Seconda conversa Reut Ventorero

 

GIANNI SCHICCHI
Opera in un atto
Libretto di Giovacchino Forzano
ispirato a un episodio del canto XXX
della Commedia di Dante Alighieri

 

Gianni Schicchi Roberto Frontali / Kiril Manolov 20, 22, 24
Lauretta Ekaterina Sadovnikova
Zita Natascha Petrinsky
Rinuccio Antonio Poli / Matteo Falcier 20, 22, 24
Simone Domenico Colaianni
Betto Andrea Porta
La Ciesca Anna Malavasi
Gherardo Nicola Pamio
Nella Simge Büyükedes
Maestro Spinelloccio Matteo Peirone
Ser Amantio Francesco Musinu
Marco Roberto Accurso


Trama

Musica di Giacomo Puccini

Il tabarro

È il tramonto. Sulla Senna è ancorato un vecchio barcone da carico, di cui è padrone il maturo Michele; questi, che ha sposato Giorgetta, una parigina molto più giovane di lui, avverte che l’unione sta vacillando e sospetta che la moglie, sempre più insofferente e scontrosa, lo tradisca con un altro uomo. Il sospetto è fondato: Giorgetta è innamorata di Luigi, un giovane scaricatore che ogni sera, richiamato dal tenue chiarore di un fiammifero acceso, la raggiunge protetto dall’oscurità.

Michele, che vede crollare poco a poco le proprie illusioni, tenta di risvegliare nell’animo della moglie la passione di un tempo ricordandole quel bimbo la cui breve esistenza aveva accompagnato il loro amore: erano i giorni felici in cui Giorgetta e il figlio cercavano rifugio nel suo tabarro. Ma quando egli tenta di stringerla fra le braccia, la moglie si ritrae con un pretesto. Quindi si ritira nella sua stanza in attesa che il marito la segua e si assopisca, per poi incontrarsi con Luigi.

Michele indugia, riflettendo su chi possa essere l’amante della moglie e meditando vendetta, quindi accende la pipa. Attirato dal segnale luminoso, Luigi balza sul barcone credendo di trovarci l’amante; ma Michele gli è sopra, l’immobilizza e con un urlo lo riconosce; poi lo afferra per la gola, lo costringe a confessare il suo amore e lo strangola. Quindi ne avvolge il corpo esanime dentro al suo tabarro. Giorgetta torna in coperta, come colta da uno strano presentimento, ma quando si avvicina a Michele, questi apre il tabarro lasciando cadere a terra il cadavere di Luigi.

Suor Angelica

L’azione si svolge verso la fine del XVII secolo, tra le mura di un monastero nei dintorni di Siena.

Da sette anni Suor Angelica, di famiglia aristocratica, ha forzatamente abbracciato la vita monastica per scontare un peccato d’amore. Durante questo lungo periodo non ha saputo più nulla del bambino nato da quell’amore, che le era stato strappato a forza subito dopo la nascita.

L’attesa sembra finalmente terminata: nel parlatorio del monastero Angelica è attesa a colloquio dalla zia principessa. Ma la vecchia signora, algida e distante, non è venuta a concederle il sospirato perdono, bensì a chiederle un formale atto di rinuncia alla sua quota del patrimonio familiare, allo scopo di costituire la dote per la sorella minore Anna Viola, prossima ad essere sposa. Il ricordo di eventi lontani eppure mai cancellati dalla memoria e la possibilità di avvicinare una persona di famiglia spingono Angelica a chiedere con insistenza notizie del bambino.

Ma con implacabile freddezza la zia le annuncia che da oltre due anni il piccolo è morto, consumato da una grave malattia. Allo strazio della madre, caduta di schianto a terra, la vecchia non sa porgere altro conforto che una muta preghiera. Il pianto di Angelica continua, soffocato e straziante, anche dopo che la zia, ottenuta la firma, si allontana. Nel suo animo si fa strada l’idea folle e disperata di raggiungere il bambino nella morte per unirsi a lui per sempre. È scesa intanto la notte e Suor Angelica, non vista, si reca nell’orto del monastero: raccoglie alcune erbe velenose e con esse prepara una bevanda mortale.

D’improvviso, dopo aver bevuto pochi sorsi del distillato, Angelica è assalita da un angoscioso terrore: conscia di essere caduta in peccato mortale, si rivolge alla Vergine chiedendole un segno di grazia. E avviene il miracolo: la Madonna appare sulla soglia della chiesetta e, con gesto materno, sospinge il bambino fra le braccia protese della morente.

Gianni Schicchi

Gianni Schicchi, famoso in tutta Firenze per il suo spirito acuto e perspicace, viene chiamato in gran fretta dai parenti di Buoso Donati, un ricco mercante appena spirato, perché escogiti un mezzo ingegnoso per salvarli da un’incresciosa situazione: il loro congiunto ha infatti lasciato in eredità i pro­pri beni al vicino convento di frati, senza disporre nulla in favore dei suoi parenti.

Inizialmente Schicchi rifiuta di aiutarli a causa dell’atteggiamento sprezzante che la famiglia Donati, dell’aristocrazia fiorentina, mostra verso di lui, uomo della «gente nova». Ma le preghiere della figlia Lauretta (romanza «O mio babbino caro»), innamorata di Rinuccio, il giovane nipote di Buoso Donati, lo spingono a tornare sui suoi passi e a escogitare un piano, che si tramuterà successivamente in beffa. Dato che nessuno è ancora a conoscenza della dipartita, ordina che il cadavere di Buoso venga trasportato nella stanza attigua in modo da potersi lui stesso infilare sotto le coltri, e dal letto del defunto, contraffacendone la voce, dettare al notaio le ultime volontà.

Così infatti avviene, non senza che Schicchi abbia preventivamente assicurato i parenti circa l’intenzione di rispettare i desideri di ciascuno, tenendo comunque a ricordare il rigore della legge, che condanna all’esilio e al taglio della mano non solo chi si sostituisce ad altri in testamenti e lasciti, ma anche i suoi complici («Addio Firenze, addio cielo divino»).

Schicchi declina dinanzi al notaio le ultime volontà e quando dichiara di lasciare i beni più preziosi – la «migliore mula di Toscana», l’ambita casa di Firenze e i mulini di Signa – al suo «caro, devoto, affezionato amico Gianni Schicchi», i parenti esplodono in urla furibonde. Ma il finto Buoso li mette a tacere canterellando il motivo dell’esilio e infine li caccia dalla casa, divenuta di sua esclusiva proprietà.

Fuori, sul balcone, Lauretta e Rinuccio si abbracciano teneramente; mentre Gianni Schicchi sorridendo contempla la loro felicità, compiaciuto della propria astuzia.

Dove

luoghi-teatro-costanzi

Teatro Costanzi

Maggiori info

Le date

Prima rappresentazione

  • domenica
    17
    Apr
    ORE 19:30 Turno a

Le repliche

  • martedì
    19
    Apr
    ORE 19:30 Turno b
  • mercoledì
    20
    Apr
    ORE 19:30
  • giovedì
    21
    Apr
    ORE 19:30 Turno c
  • venerdì
    22
    Apr
    ORE 19:30 Turno f
  • sabato
    23
    Apr
    ORE 18:00 Turno d
  • domenica
    24
    Apr
    ORE 16:30 Turno e

Anteprima giovani

sabato
24
Set
22:42

la recita del 17 aprile sarà trasmessa in diretta su

Rai radio 3
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