L’estate è la stagione dei festival all’aperto e alcuni ben noti sono dei veri e propri “Must”, degli appuntamenti imperdibili. A Roma lo sappiamo bene, con una Stagione Estiva che attrae ogni anno, in un luogo unico come le Terme di Caracalla, spettatori provenienti da tutto il mondo. Anche la città di Spoleto ospita uno dei festival ormai storici e di grande risonanza: il Festival dei Due Mondi. La 62° edizione si apre il 28 giugno. Da lì prende il via un programma che abbraccia tutte le grandi arti della scena cui il Festival è dedicato: opera, danza, teatro e musica. A quest’ultima, come da tradizione, è affidata la serata di chiusura con il concerto finale in Piazza del Duomo. Quest’anno, il 14 luglio, ne sono protagonisti Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera di Roma sotto la bacchetta Daniele Gatti. L’evento ha una particolare importanza poiché si tratta del primo concerto dopo la nomina di Gatti a del Direttore Musicale della Fondazione. Per questa occasione il Maestro dirige brani del repertorio verdiano francese, opere nate dall’importante sodalizio artistico di Giuseppe Verdi con la città di Parigi.
Programma
musiche di Giuseppe Verdi
Les vêpres siciliennes
Ouverture
Jérusalem
Chœur des Pèlerins: “O mon Dieu, vois notre misère”
Prosegue la campagna abbonamenti per la Stagione 2019/2020 del Teatro dell’Opera di Roma. Quest’anno è possibile rinnovare gli abbonamenti Gran Teatro – e sottoscriverne di nuovi sui posti liberi – da venerdì 5 luglio. Dal 26 settembre è possibile rinnovare – e sottoscriverne di nuovi sui posti liberi – gli abbonamenti, Fantasia, Week-end e Tutto Danza. I biglietti per i singoli spettacoli sono in vendita da sabato 12 ottobre sia presso la Biglietteria che on-line.
In considerazione delle condizioni di salute del maestro Andrea Camilleri, il Teatro dell’Opera di Roma ha deciso con molto rammarico di annullare lo spettacolo Autodifesa di Caino previsto alle Terme di Caracalla lunedì 15 luglio prossimo. Nel dare questa comunicazione il Teatro coglie l’occasione per inviare al maestro Camilleri i più cordiali auguri di ristabilirsi quanto prima e di tornare presto all’affetto dei suoi moltissimi ammiratori.
Coloro i quali avessero già acquistato i biglietti per la serata del 15 luglio potranno chiederne il rimborso secondo le seguenti modalità: a) chi li avesse comprati on line sul sito ufficiale www.ticketone.it riceverà il rimborso sulla carta di credito adoperata per l’operazione; b) chi invece li avesse acquistati in un’agenzia Ticketone potrà recarsi, entro il 25 luglio, per il rimborso presso il medesimo sportello dove ha operato l’acquisto; c) la biglietteria del Teatro dell’Opera sarà disponibile, entro lo stesso 25 luglio, per il rimborso dei biglietti ivi acquistati (orario da lunedì a sabato tra le 10 e le 18 e la domenica dalle 9 alle 13.30).
Il Balletto del Teatro dell’Opera di Roma porta in scena ancora una volta, nel malioso contesto delle Terme di Caracalla, lo spettacolare e innovativo Romeo e Giulietta del regista e coreografo Giuliano Peparini. Il balletto ispirato all’omonima tragedia di William Shakespeare sulle note di Sergej Prokof’ev e ideato lo scorso anno proprio per i tersicorei dell’Opera a Caracalla è in scena il 30 luglio, l’1 e il 4 agosto alle ore 21. Il capolavoro di William Shakespeare è tra le storie più famose e rappresentate di tutti i tempi, è la storia d’amore per antonomasia, definita una tragedia del destino. L’opera di Shakespeare ha ispirato musicisti e cineasti, uomini di teatro e poeti. Nella seconda metà degli anni trenta in Unione Sovietica si ha un ritorno ai classici del passato e in questo clima nel 1934 nasce Romeo e Giulietta di Prokof’ev dopo una genesi travagliata e contesa tra i due massimi teatri russi, il Kirov e il Bol’šoj di Mosca. Il successo arriva con la coreografia di Leonid Lavrovski, messa in scena al Kirov l’11 gennaio 1940. Prokof’ev approccia alla tragedia di Shakespeare dal punto di vista letterario e crea una partitura musicale definita poco ballabile, complessa e difficile. Si tratta di una musica però che ben drammatizza i personaggi nel contesto in cui agiscono. La creazione si basa su due temi fondanti: amore e violenza. Tutti i più grandi coreografi, realizzando la loro versione, hanno prestato grande attenzione alla peculiarità della musica e all’impianto teatrale del balletto strutturato in scene a partire da questi due concetti eterni. Il Sovrintendente Carlo Fuortes dichiara: “La programmazione estiva della Fondazione del Teatro dell’Opera di Roma alle Terme di Caracalla, sempre all’insegna della grande qualità artistica, ha, tra i suoi tanti obiettivi, quello di coinvolgere un pubblico eterogeneo e giovane. La scelta di programmare ancora una volta Giuliano Peparini con il suo dinamico Romeo e Giulietta nasce dalla sua grande capacità di parlare a un pubblico eterogeneo, ma soprattutto a quello delle nuove generazioni. L’estate e la magia del luogo sono la cornice ideale per una proposta coreografica così fresca che conquista e appassiona”. La Direttrice del Corpo di Ballo Eleonora Abbagnato aggiunge: “Giuliano Peparini dopo la sua fantasiosa rilettura de Lo Schiaccianoci, campione d’incassi e di pubblico al Teatro Costanzi, è per noi un coreografo – regista fondamentale con cui continuare a dialogare: romano di nascita, dopo un’esperienza internazionale, torna nella propria città e svolge un’attività di diffusione capillare della danza dalla televisione al Teatro. Il suo carisma è travolgente, la sua fantasia inarrestabile e la sua semplicità grandiosa. La nostra compagnia, l’étoile Rebecca Bianchi, i primi ballerini Susanna Salvi, Claudio Cocino, Alessio Rezza, e i solisti hanno bisogno di confrontarsi con un linguaggio così ricco e stimolante per affrontare con una marcia in più ogni sfida della loro carriera”. Giuliano Peparini afferma: “Romeo e Giulietta, pur essendo stata scritta da Shakespeare tra il 1594 ed il 1596, è per me una storia senza tempo. Negli anni è diventata l’archetipo della perfetta storia d’amore, la tragedia per eccellenza. In questa versione per i ballerini del Teatro dell’Opera di Roma, ho fatto dialogare la storia originale di Shakespeare con elementi contemporanei perché Romeo e Giulietta è un racconto attuale: una storia di ieri, di oggi e di domani. È qualcosa che vive in me, che mi emoziona giorno dopo giorno. Tornare a Caracalla non significa per me riprendere il mio lavoro coreografico, registico e basta. Significa rimettersi in gioco, ripensare e migliorare il dialogo con gli spazi, con l’essenza del luogo: Caracalla è la Storia e come tale avvolge la piazza che è il fulcro del mio balletto. Tutto accade in piazza, in una città che è ovunque e in qualsiasi epoca. La ruota panoramica gira senza sosta, scandisce il tempo che passa, rendendo questo balletto, la sua storia, i suoi protagonisti e i suoi luoghi, atemporali. La ripresa coreografica e registica con i ballerini del Teatro dell’Opera di Roma è stata intrigante e mi ha aiutato a mettere a fuoco tante sfumature decisive. I miei assistenti Germana Bonaparte e Francesco Saracino sono stati fondamentali, la cura del Maestro Frédéric Jahn per tutti i combattimenti insostituibile. Il lavoro di Madame Ruanne, che ha ripreso tutti i passi a due eseguiti da Romeo e Giulietta, è stato per me un dono prezioso: ascoltare le sue parole, nutrirmi della sua esperienza un patrimonio di cui far tesoro. Spero che la magia – che abbiamo e che avete vissuto lo scorso anno – si rinnovi per queste prossime serate a Caracalla”. Il linguaggio di Giuliano Peparini, personale e innovativo, è una continua sfida-connubio tra classico e contemporaneo, due universi che s’intrecciano animando le tragiche vicende dei due giovani innamorati qui interpretati dall’étoile Rebecca Bianchi e il primo ballerino Claudio Cocino, la prima ballerina Susanna Salvi e il solista Michele Satriano. Il primo ballerino Alessio Rezza è Mercuzio, e il solista Giacomo Castellana è Benvolio. L’atmosfera cinematografica è affidata, oltre che al frizzante e dinamico linguaggio coreografico, alle scene di Lucia D’Angelo e Cristina Querzola, ai costumi di Frédéric Olivier, alla video grafica di Albin Rosa e Thomas Besson, e alle luci di Jean-Michel Désiré. Il Maestro David Levi dirige l’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma.
Il Consiglio di Indirizzo della Fondazione Teatro dell’Opera di Roma, nella seduta di mercoledì 26 giugno 2019, ha approvato il bilancio consuntivo 2018 che si chiude con un utile di esercizio di 76.657 euro. Il valore della produzione, pari a 59.930.000 euro è aumentato di quasi 3,5 milioni di euro rispetto al 2017 (+6,2%). Tale aumento è ascrivibile ad uno straordinario incremento dei ricavi propri. Infatti rispetto al 2017 i ricavi di biglietteria sono cresciuti di oltre 2,6 milioni di euro (+26,2%), mentre, estendendo l’analisi all’insieme dei ricavi caratteristici, l’aumento è stato di quasi 4,9 milioni di euro, il 40,8% in più rispetto all’anno precedente. Risultano invece in diminuzione i contributi pubblici, che fanno segnare una diminuzione di oltre 650mila euro (-1,7%), dovuta quasi esclusivamente ad un calo dei contributi statali.
L’Ebitda (differenza tra ricavi e costi della produzione al netto degli ammortamenti) supera i 5 milioni di euro, risultato di straordinaria rilevanza per un’istituzione culturale.
Anche la situazione patrimoniale della Fondazione denota un miglioramento: i debiti, infatti scendono di quasi 2,2 milioni di euro rispetto all’esercizio precedente. In relazione ai debiti tributari, la Fondazione ha presentato, nel mese di dicembre 2018, un’istanza di transazione fiscale all’Agenzia delle Entrate riferita a debiti fiscali degli anni 2015-16, in via di definizione. A partire dal gennaio 2017 gli oneri tributari sono invece saldati con regolarità.
Nella stessa seduta del 26 giugno, il Consiglio di Indirizzo ha anche approvato un assestamento del bilancio previsionale 2019, che, rispetto al precedente bilancio previsionale, denota un incremento previsto dei ricavi propri (dovuti a maggiori incassi da biglietteria e da un aumento dei contributi privati) che produrrà un utile stimato, a fine anno, di oltre 900mila euro.
“Sono orgogliosa della continua crescita del prestigio dell’Opera di Roma – ha dichiarato la Sindaca di Roma Virginia Raggi, Presidente della Fondazione Teatro dell’Opera di Roma – Prosegue il lavoro affinché, per iniziare, l’utile possa essere confermato a fine anno e quindi essere distribuito quale premio di produzione ai lavoratori della Fondazione, come da accordi sottoscritti tra il Teatro dell’Opera e i lavoratori”.
“Per il quinto anno consecutivo la Fondazione ha chiuso l’esercizio con il bilancio in utile – ha commentato il Sovrintendente Carlo Fuortes – Prosegue dunque il cammino virtuoso caratterizzato da una straordinaria crescita degli spettatori e della biglietteria che garantisce bilanci in ordine e controllo dell’indebitamento”.
Anche il Commissario di Governo per le fondazioni lirico-sinfoniche, Avv. Gianluca Sole, nella sua ultima relazione semestrale riferita al Bilancio 2018 della Fondazione, sottolinea “un miglioramento delle performance commerciali ed operative” e segnala come i ricavi unitari da botteghino evidenzino “una delle migliori performance nel gruppo delle fondazioni sottoposte a monitoraggio”
Ancora Verdi a Caracalla in questa stagione 2019. Da venerdì 19 luglio, con repliche fino all’8 agosto, sarà in scena La traviata, ambientata dal regista Lorenzo Mariani nell’atmosfera della “Dolce Vita” felliniana, che tanto successo ha riscosso la scorsa estate. Sul podio, alla direzione dell’Orchestra dell’Opera di Roma, Manlio Benzi. Francesca Dotto (in alternanza con Valentina Varriale) canterà nel ruolo della protagonista, Violetta Valery; Alessandro Scotto di Luzio nel ruolo di Alfredo Germont e Marcello Rosiello in quello di Giorgio Germont. Scene di Alessandro Camera, costumi di Silvia Aymonino, movimenti coreografici di Luciano Cannito, luci di Roberto Venturi, video di Fabio Iaquone e Luca Attili. Un’idea, quella di ambientare la tragica vicenda di Violetta e del suo amore sfortunato in un affresco Anni ʼ60, nata al regista da un’associazione tra l’ambientazione borghese della Parigi di metà Ottocento dell’opera e quella della Roma degli Anni ʼ50, entrambe segnate dall’assenza di speranza. Così Violetta si trasforma in una star del cinema anni Cinquanta che nella via Veneto dei paparazzi e delle vespe, mentre sta per ritirare un premio incontra Alfredo, giovane che sembra richiamare il Fellini appena arrivato a Roma. E proprio come nella Parigi ottocentesca, nel momento in cui sceglie l’amore Violetta, intrappolata nei fasti di un sistema opprimente, viene costretta a rinunciare a tutto. Mariani costruisce un mondo grottesco e malinconico insieme, tipico del cinema di Fellini nella certezza dell’impossibilità di costruire un’ambientazione realistica in una cornice come quella di Caracalla, senza essere schiacciati dai colossi dell’antica Roma che sovrastano le scenografie.
È forse il titolo più rappresentativo di Caracalla e tra i più amati dal pubblico estivo che, sin dalla prima apparizione dell’opera nel 1938 sul palcoscenico all’ombra delle antiche Terme romane, si aspetta di ritrovarvi il fasto e la magnificenza di un passato che tra quelle rovine si fa sentire più forte che altrove. Aida ritorna dopo una lunga assenza, per accendere la fantasia degli spettatori e la passione per il capolavoro verdiano. Sarà in scena dal 4 luglio, con nove repliche fino al 3 agosto. Aida avrà un nuovo allestimento diretto da Jordi Bernàcer con regia, scene, costumi e luci di Denis Krief. Tra gli interpreti Vittoria Yeo e Serena Farnocchia (Aida), Alfred Kim e Diego Cavazzin (Radamès), Judit Kutasi e Silvia Beltrami (Amneris). Le coreografie, tra cui la celebre marcia trionfale sono affidate a Giorgio Mancini. La scommessa di questo nuovo allestimento, affidato a un regista raffinato come Denis Krief, sta nel fare rivivere la chiave intima della vicenda, accanto ai suoi aspetti maestosi e celebrativi. Il pubblico del resto si aspetta di trovare l’Egitto, conservando ad esempio il simbolo più eclatante della cultura egizia, la piramide con il suo significato di morte, elemento che accompagna tutta la vicenda dei protagonisti Aida, Radames e Amneris. Senza tradire mai la musica di Verdi così attenta a riempire la psicologia dei personaggi grazie a una sapienza teatrale profonda.
“Roma vuole far dialogare il proprio territorio con l’opera lirica e la danza, riconoscendo al teatro quel valore educativo e quello stimolo intellettuale che si manifestano e trovano la loro più completa espressione nella potenza della musica, nella purezza della voce, nella creatività della coreografia” ha dichiarato la sindaca di Roma e Presidente della Fondazione Teatro dell’Opera di Roma, Virginia Raggi in occasione della presentazione della stagione 2019-20 del Teatro dell’Opera di Roma.
“La nostra Capitale è impegnata da tempo nella salvaguardia dell’importante patrimonio teatrale che caratterizza e distingue il nostro Paese nel mondo e vuole continuare ad essere il mezzo grazie al quale le nuove generazioni potranno entrare in contatto con la ricchezza delle produzioni italiane, valorizzando i molteplici linguaggi dell’arte che nello spazio del teatro prendono vita” ha proseguito la sindaca.
“È all’interno del teatro – culla di storie sorprendenti e uniche – che la varietà delle nostre tradizioni può rimanere viva; dove, grazie alla fantasia e al genio di alcuni, è possibile scoprire modi sempre nuovi e intelligenti per fare e consumare cultura; e dove voci, suoni e movimenti da sempre raccontano – e continueranno a raccontare – emozioni e sentimenti senza età” ha concluso.
“Il cammino intrapreso dal Teatro dell’Opera di Roma qualche anno fa – ha dichiarato il sovrintendente del Teatro dell’Opera di Roma Carlo Fuortes nell’illustrare la nuova stagione – oggi allunga il passo e lo sguardo. Il programma che vi presentiamo è un percorso dove s’intrecciano più direzioni e più obiettivi. Verso l’eccellenza musicale, verso gli spettatori, verso la ricerca e la sorpresa, verso la rilettura di grandi classici del repertorio lirico e di balletto, guardando altrove”.
“Da questa stagione – ha proseguito il sovrintendente – il nostro direttore musicale, Daniele Gatti, acclamato nel mondo, sarà al Costanzi per dirigere tre opere e per offrire la sua visione su capolavori che attraversano i secoli. Artisti di tutti i Paesi hanno accettato di essere i protagonisti nel nostro Teatro per condividere la loro idea contemporanea sul mondo lirico. Una programmazione pensata per il nostro pubblico che negli ultimi anni ci ha seguito con sempre maggior entusiasmo, facendoci raggiungere risultati insperati e per valorizzare appieno le straordinarie professionalità di tutte le persone che lavorano qui. Un viaggio tra tredici titoli d’opera e sei di balletto, tra il Costanzi e le Terme di Caracalla, che cerca di rappresentare il meglio del teatro musicale d’oggi.
Sono poi intervenuti i rappresentanti dei due soci privati della Fondazione, la presidente di Acea, Michaela Castelli, e il presidente della Camera di Commercio di Roma, Lorenzo Tagliavanti.
“L’ingresso nella Fondazione del Teatro dell’Opera – ha dichiarato la Presidente di Acea, Michaela Castelli – ha segnato un momento importante per l’Azienda nell’azione che da sempre svolge a sostegno della cultura nei territori nei quali opera. È un onore per noi poter supportare questa stagione operistica e promuovere la musica lirica e la danza classica al fianco del Teatro dell’Opera, che rappresenta un’istituzione fortemente radicata nel territorio della Capitale, allo stesso tempo orientata a una vocazione di respiro internazionale”.
“La Camera di Commercio di Roma è fortemente convinta della rilevanza strategica della cultura quale fondamentale leva di sviluppo economico e sociale. Per questo – ha spiegato il Presidente della Camera di commercio di Roma Lorenzo Tagliavanti – abbiamo deciso di incrementare per il 2019 il nostro contributo alla Fondazione, della quale siamo soci dal 2005, nella certezza che il Teatro dell’Opera di Roma continui a garantire una produzione di eccellenza, confermandosi una infrastruttura strategica per accrescere e diversificare l’offerta culturale della Capitale”.
La stagione operistica
Martedì 10 dicembre (repliche fino al 22) il maestro Daniele Gatti inaugura con Les vêpres siciliennes la stagione lirica del Teatro dell’Opera di Roma, ma anche il suo nuovo ruolo di direttore musicale del nostro Teatro. Un momento importante per l’orchestra e il coro, col suo maestro Roberto Gabbiani, che vedono sottolineata, con la presenza costante di un direttore di caratura internazionale, la qualità del loro impegno artistico già ampiamente riconosciuta negli anni scorsi. L’incarico del maestro Gatti non si limiterà alle quattro esecuzioni previste: la sua sarà una presenza costante, attenta, e dunque significativa per tutta la Fondazione, ma anche una garanzia nei confronti dei colleghi, italiani e stranieri, che saliranno quest’anno sul podio del Costanzi. Il calendario della stagione 2019-20 mostra come molti nomi di prestigio arrivino per il loro primo impegno a dirigere la nostra orchestra: Myung-whun Chung, Bertrand De Billy, David Robertson. Accanto a loro le presenze attese dal pubblico di Roberto Abbado, James Conlon, Alejo Pérez e, nelle riprese di due evergreen del nostro cartellone, Piergiorgio Morandi e Paolo Arrivabeni. Nelle passate stagioni abbiamo visto come l’opera lirica riconquisti e mantenga la sua attualità (e il suo appeal verso il pubblico più curioso e quello giovanile in particolare) grazie al fatto di essere innanzitutto un grande spettacolo. Consolidiamo le scelte di questi anni e rinnoviamo la nostra fiducia a grandi registi perché rileggano il passato rendendolo attuale. Tornano quindi Valentina Carrasco, Robert Carsen, Denis Krief, Damiano Michieletto, Emilio Sagi, Graham Vick e per la ripresa di Tosca Alessandro Talevi. Per la prima volta arriva al Teatro dell’Opera Richard Jones, acclamato regista lirico e operistico britannico ed è in assoluto la prima volta che uno dei maggiori artisti contemporanei, il cinese Ai Weiwei, accetta la sfida di una regia lirica con un titolo per vari motivi a lui congeniale. Troppo lungo sarebbe poi elencare qui le voci dei molti cantanti che esordiranno al Costanzi o che, accolti dall’affetto del nostro pubblico, vi faranno ritorno.
La stagione lirica del Teatro dell’Opera di Roma sarà dunque aperta da Les vêpres siciliennes, un’opera che manca dal nostro teatro dal gennaio 1997, quando fu per la prima volta eseguita al Costanzi nella lingua originale (le precedenti tre versioni, 1940, 1956 e 1964 furono eseguite in italiano). Questa è l’opera con cui Verdi esordì nel giugno 1855 a Parigi, la piazza teatrale più importante per un compositore dell’epoca; la prima italiana avvenne a Parma nel dicembre dello stesso anno, dopo svariati interventi della censura, che spostarono anche l’azione da Palermo al Portogallo. Direttore de Les vêpres siciliennes sarà, come si è detto, Daniele Gatti, mentre la regia del nuovo allestimento è affidata a Valentina Carrasco, già apprezzata dal nostro pubblico per una sua Carmen a Caracalla (2017). La scenografia sarà opera del francese Richard Peduzzi, celebre, tra gli altri lavori, per il Ring realizzato da Boulez/Chéreau a Bayreuth nel 1976. Il maestro Peduzzi debutta in questa occasione a Roma, dove ha in passato diretto l’Accademia di Francia fra il 2002 e il 2008. Le luci saranno di Peter van Praet e i costumi di Luis Carvalho. Le coreografie del balletto “Le quattro stagioni”, parte integrante del secondo atto di questo grand-opéra, saranno di Massimiliano Volpini. Tra i principali interpreti Roberto Frontali nel ruolo di Guy de Montfort, Dario Russo in quello de Le sire de Béthune; Hélène sarà cantata da Roberta Mantegna che, nata nel nostro progetto “Fabbrica”, ha già intrapreso una brillantissima carriera internazionale. Sono talenti della seconda edizione di questo stesso progetto Andrii Ganchuk, che interpreta Le comte de Vaudemont, e Irida Dragoti, Ninetta. Con loro ci saranno John Osborn (Henri), Michele Pertusi e Alessio Cacciamani (Jean Procida), Francesco Pittari (Danieli), Saverio Fiore (Thibault) e Alessio Verna (Robert).
Prima opera del 2020 (dal 23 gennaio al 6 febbraio) I Capuleti e i Montecchi di Vincenzo Bellini sarà il secondo titolo diretto dal maestro Daniele Gatti in un nuovo allestimento con regia, scene, costumi e luci di Denis Krief. I ruoli dei due protagonisti saranno interpretati da Anna Goryachova e Vasilisa Berzhanskaya (Romeo, en travesti), Mariangela Sicilia e Benedetta Torre (Giulietta). Con loro sul palcoscenico Iván Ayón Rivas e Giulio Pelligra (Tebaldo), Nicola Ulivieri (Lorenzo) e Alessio Cacciamani (Capellio). Un’opera molto attesa dagli appassionati del belcanto per la appassionata versione che Bellini, nel 1830, seppe dare della tragedia di Shakespeare, e anche perché questo capolavoro manca dal Costanzi dal 2004, quando venne diretto da Nello Santi. Sporadiche comunque le apparizioni precedenti sul palcoscenico romano: la prima è datata 1967, diretta da un giovanissimo Claudio Abbado con la regia di Mario Missiroli, allestimento poi ripreso nel ’79 con Argeo Quadri sul podio.
Sarà in scena a febbraio (dal 18 al 29) anche l’Evgenij Onegin di Čaikovskij diretto da James Conlon. Un’ “opera di formazione”, tratta dal romanzo in versi di Puškin, che vede la giovanissima protagonista “innamorarsi dell’idea dell’amore” e invaghirsi della persona sbagliata, per raggiungere solo in seguito la sua maturità sentimentale. Lo spettacolo (in lingua originale) avrà la regia di Robert Carsen, che nella sua brillantissima carriera ha debuttato solo la scorsa stagione a Roma con una poetica lettura dell’Orfeo ed Euridice e tornerà nel prossimo ottobre con l’Idomeneo mozartiano. Scene e costumi saranno di Michael Levine e le luci di Jean Kalman. Nel ruolo del titolo Markus Werba. Maria Baiankina (Tat’jana) debutta all’Opera di Roma, così come Yulia Matochkina (Ol’ga). Negli altri ruoli maschili Saimir Pirgu (Lenskij), John Relyea (Gremin) e Andrea Giovannini (Triquet). Tornano su questo palcoscenico Anna Victorova (Filipp’evna), così come Irida Dragoti (Larina) e Andrii Ganchuk (Zareckij) del progetto “Fabbrica” YAP.
Quest’opera fu eseguita in italiano nelle sue prime tre rappresentazioni al Teatro Costanzi (1965, 1975 e 1981); nel 2001 la prima edizione in lingua originale, scelta che verrà adottata anche questa volta. L’allestimento è della Canadian Opera Company per una produzione creata per la Metropolitan Opera di NYC.
L’edizione della Turandot, in programma dal 25 marzo al 5 aprile, si annuncia come una lettura davvero nuova del capolavoro di Puccini così amato e tante volte rappresentato all’Opera di Roma.
Il nuovo allestimento sarà curato in ogni aspetto (regia, scene, costumi) da uno dei più grandi artisti contemporanei, Ai Weiwei, che per la prima volta si cimenta con una regia teatrale. Una scelta lontana dalla sua consueta ricerca artistica, ma che Ai Weiwei ha accettato anche perché, giovanissimo, era stato una comparsa nella Turandot di Zeffirelli al Metropolitan. Da quei giorni newyorchesi un lungo cammino di artista, e di oppositore del governo cinese, lo ha condotto ad essere una figura di assoluto spicco nel mondo artistico di oggi: proprio a New York lo scorso anno gli sono state affidate cinquanta sedi dove allestire una sua enorme personale. Leggere l’immaginario mondo cinese di Gozzi, e poi di Puccini, da parte di un artista cinese sarà motivo di straordinario interesse.
A dirigere Turandot sarà Alejo Pérez, che da poco ha ottenuto un grande successo con L’angelo di fuoco di Prokof’ev e che negli anni scorsi si era affermato ne Il naso di Šostakovič e nella Lulu di Berg: dunque uno specialista del Novecento storico in grado di sottolineare le molte novità della scrittura pucciniana.
Nel ruolo della principessa con Anna Pirozzi si alternerà Amber Wagner (al suo debutto romano), Calaf sarà Gregory Kunde (in alternanza con Arsen Soghomonyan, anche lui al debutto), Altoum Carlo Bosi, Timur Antonio Di Matteo (in alternanza con Marco Spotti), Liù sarà interpretata da Francesca Dotto, di casa al Costanzi. Ci saranno Alessio Verna (Ping), Francesco Pittari (Pang), Pietro Picone (Pong) e, dal progetto “Fabbrica” YAP, Andrii Ganchuk (un mandarino).
Agli stessi anni della Turandot risale la Kát’a Kabanová, che Leoš Janáček terminò nel 1922. È la prima volta che questo capolavoro del musicista ceco è rappresentato a Roma: si potrà dunque ascoltare e vedere uno dei maggiori lavori teatrali del Novecento, in cui conflitti sociali di un mondo autoritario e drammi interiori della protagonista s’intersecano fino a condurre alla tragedia finale. L’opera sarà presentata in un nuovo allestimento in coproduzione con la Royal Opera House di Londra, uno spettacolo che ha vinto quest’anno l’Olivier Award. A dirigere l’opera (dal 19 al 28 aprile) sarà David Robertson, regia di Richard Jones e scene e costumi di Antony McDonald. Lucy Carter curerà le luci e Sarah Fahie le coreografie. Molti i debutti nel cast: Charles Workman (Boris Grigorijevič), Susan Bickley (Marfa Kabanová), Andrew Staples (Tichon Kabanov) e Amanda Majeski come protagonista. Nel cast anche Stephen Richardson (Savël Prokofjevič Dikoj), Cristopher Lemmings (Váňa Kudrajaš), Emily Edmons (Varvara), Lukáš Zeman (Kuligin).
A maggio (dal 22 al 31) torna un’opera del giovane Verdi raramente presente nella storia del nostro Teatro e che abbiamo affidato alla regia di Damiano Michieletto. Trascurata per quasi un secolo, Luisa Miller (1849) ebbe infatti la sua prima romana nel 1938 e fu ripresa poi nel 1949 e di nuovo nel 1990. In quest’ultima data la diresse Roberto Abbado, che tornerà sul podio per questo lavoro tratto da Schiller, da tempo considerato centrale nell’evoluzione stilistica di Verdi. Lo spettacolo ha le scene di Paolo Fantin, i costumi di Carla Teti e le luci di Hans-Rudolf Kunz, video designer Timo Schlüssel. Riccardo Zanellato sarà il conte di Walter, Piero Pretti Rodolfo, Daniela Barcellona Federica, Marco Spotti Wurm, Enkhbat Amartuvshin, giovane baritono mòngolo, debutta come Miller, Roberta Mantegna ritorna in stagione come Luisa. Si tratta di un allestimento in collaborazione con l’Opera di Zurigo.
Alla fine di maggio sarà in teatro, a capo per la prima volta della nostra orchestra, il maestro Myung-whun Chung: dirigerà la Messa da Requiem di Giuseppe Verdi, il massimo capolavoro non teatrale del compositore. Sotto la sua bacchetta canteranno il soprano Carmen Giannattasio, il mezzosoprano Daniela Barcellona, il tenore Saimir Pirgu e il basso Roberto Tagliavini. L’unica presenza, in un lontano passato, al Costanzi del maestro Chung risale al 1995, ospite con la Philharmonia Orchestra per un concerto sinfonico.
Dal 13 al 25 giugno sarà in programma la Carmen, diretta da Bertrand de Billy (al suo debutto all’Opera) con la regia di Emilio Sagi, le scene di Daniel Bianco, luci di Eduardo Bravo e coreografie di Nuria Castejón.
A interpretare i ruoli principali di questa Carmen tornano Veronica Simeoni e Pavel Černoch (insieme già ne La damnation de Faust). Nel ruolo della protagonista ci saranno anche Ksenia Dudnikova e Irene Roberts, in quello di Don José anche Migran Agadzhanyan. Escamillo sarà interpretato da Vitaliy Bilyy e, dal progetto “Fabbrica” YAP, Andrii Ganchuk. Maria Grazia Schiavo sarà Micaëla.
Due importanti titoli di Stravinskij, legati alla sua stagione neoclassica ed entrambi diretti da Daniele Gatti, chiuderanno la stagione nella seconda metà di ottobre. Un nuovo allestimento del Rake’s Progress (La carriera di un libertino) dal 18 al 29, uno dei grandi capolavori del Novecento rappresentato al Costanzi una sola volta nel maggio 1968, (ma allora in una produzione e con complessi dell’Opera di Amburgo). Questo, che vede invece protagoniste l’orchestra e tutte le forze del teatro, sarà invece un allestimento in tutto nuovo con il nostro direttore musicale e la regia di Graham Vick. Canteranno Juan Francisco Gatell nel ruolo di Tom Rakewell, Chen Reiss in quello di Anne Trulove, Markus Werba di Nick Shadow. Ci saranno Adriana Di Paola (Baba the Turk), Stephen Richardson (Father Trulove), Paul Nilon (Sellem) e Susan Bickley (Mother Goose).
A intercalarsi tra le date del Rake’s Progress ci sarà, il 23 e il 24 ottobre, l’oratorio stravinskiano Oedipus Rex affidato alla narrazione, in un ruolo centrale del lavoro di un grande attore italiano, Massimo Popolizio. Accanto a lui le voci di Brendan Gunnell nel ruolo del titolo, di Ekaterina Semenchuk in quello di Jocasta; Michele Pertusi interpreterà Créon, Andrea Mastroni sarà Tirésias. Questa pagina è presente un’unica volta nella cronologia del teatro, diretta da Zoltan Pesko nel 1995 con la regia di Squarzina e le scene e i costumi di Manzù, questi ultimi diventati parte integrante dell’importante collezione di artisti che hanno collaborato con l’Opera di Roma.
Com’è ormai consuetudine, e per venire incontro alle attese del pubblico, due produzioni evergreen del Teatro dell’Opera di Roma incorniceranno l’inizio e la fine della stagione. In dicembre, con l’opera inaugurale, si alterneranno cinque recite di Tosca, nella versione 1900 della prima assoluta dell’opera, curata da Alessandro Talevi e diretta da Pier Giorgio Morandi. Le scene e i costumi di Adolf Hohenstein sono ricostruite sui bozzetti originali rispettivamente da Carlo Savi e Anna Biagiotti. Le luci sono di Vinicio Cheli. Lyudmila Monastyrska, che debutta all’Opera di Roma, si alternerà con Monica Zanettin nel ruolo del titolo. Giorgio Berrugi e Diego Cavazzin torneranno a interpretare Cavaradossi così come Claudio Sgura come Scarpia, Domenico Colaianni Sagrestano, Luciano Leoni Angelotti. Andrea Giovannini sarà Spoletta. Alla produzione partecipa la Scuola di Canto Corale dell’Opera di Roma. A novembre 2020 sarà in scena La traviata con la regia di Sofia Coppola, i costumi di Valentino, Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli, le scene di Nathan Crowley. Sul podio ci sarà Paolo Arrivabeni e nel ruolo della protagonista si alterneranno Zuzana Markova, Albina Shagimuratova e Claudia Pavone, in quello di Alfredo Germont Sergey Romanovsky, Iván Ayón Rivas e Alessandro Scotto di Luzio, in quello di Giorgio Germont Marco Caria e Simone Del Savio. Le coreografie interpretate dal Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma sono di Stéphane Phavorin, Vinicio Cheli firma le luci, video a cura di Officine K.
La stagione di balletto
La nuova stagione di balletto 2019 – 20 del Teatro dell’Opera di Roma si sviluppa in continuità con gli ultimi anni e potenzia il lavoro di valorizzazione della cultura ballettistica tout court. La cura per i propri ballerini, le scelte di variegata qualità per la programmazione, l’attenzione per il proprio pubblico sono i punti focali del programma presentato.
I tersicorei sono il cuore del progetto. La Direzione con il suo staff lavora incessantemente per la crescita dei ballerini più giovani offrendo loro opportunità di rilievo internazionale per una crescita personale, tecnica e artistica. A tale lavoro si affianca quello di supporto degli artisti più maturi per accompagnarli verso l’ultima e delicata fase della loro carriera ballettistica. Tutto questo è possibile attraverso una programmazione attenta e bilanciata, tra grandi balletti del repertorio classico e titoli fondamentali di quello moderno e contemporaneo. Negli anni la scelta di titoli più moderni e di coreografi innovativi – come Jiří Kylián, William Forsythe, Angelin Preljocaj per citarne solo alcuni – conferma, anche in ambito ballettistico, che l’orientamento della Fondazione del Teatro dell’Opera di Roma di riscoprire il repertorio e di aprirsi a forme artistiche più attuali, sia una scelta di successo, gradita dal grande pubblico e dalla critica.
La nuova stagione di balletto si compone di 5 spettacoli: la ripresa de Il lago dei cigni di Benjamin Pech da Marius Petipa e Lev Ivanov; una serata celebrativa dedicata all’innovatore Jerome Robbins con tre camei Glass Pieces, In the night, The concert; la nuova creazione de Il Corsaro affidata a José Carlos Martínez; il trittico Suite en blanc/Serenade/Bolero opere di Lifar, Balanchine, Pastor; e un grande classico del repertorio moderno Notre-Dame de Paris del geniale Roland Petit.
La nuova stagione di balletto 2019 – 20 del Teatro dell’Opera di Roma s’inaugura con la ripresa del balletto record d’incassi, Il lago dei cigni di Benjamin Pech già étoile dell’Opéra di Parigi, primo maître e assistente alla Direzione del Ballo del Teatro dell’Opera di Roma. Il lago dei cigni è in scena al Teatro Costanzi dal 31 dicembre 2019 all’8 gennaio 2020.
Il lago dei cigni è uno dei titoli più famosi e amati, una fiaba romantica percorsa dall’eterno conflitto tra Bene e Male che ancora oggi, con il suo intenso simbolismo, continua ad affascinare gli spettatori di tutto il mondo. Pech rimanendo in gran parte fedele al libretto immaginato da Marius Petipa, rielabora la drammaturgia e crea la sua versione. Il mago Von Rothbart, che nella storia originaria trasforma la principessa in cigno, non c’è. È Benno, l’insospettabile amico del Principe Siegfried, a ricoprire il ruolo del malvagio. Benno, geloso e avido di potere, manipola il Principe per tutto il balletto e solo alla fine del terzo atto rivela la sua vera natura e svela l’inganno. Il tradimento che si compie a opera di Benno nei confronti del Principe, e del Principe nei confronti di Odette pur senza volerlo, diventa il tema centrale di questa versione. La morte incombe metaforicamente sulla scena portando con sé Odette. Benno raggiunge il suo scopo, ma la purezza di cuore del principe, che tutto perdona, lo disarma. Il lavoro di Pech dialoga con un allestimento magico fatto di scene raffinate e preziosi decori dello scenografo Aldo Buti con le luci di Vinicio Cheli. L’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma è diretta dal maestro Nir Kabaretti e dal maestro Carlo Donadio.
Al geniale Jerome Robbins, il grande innovatore di tutti i tempi si consacra la Serata Robbins con un programma speciale composto da Glass pieces, In the Night e The Concert. La Serata Robbins è in scena al Teatro Costanzi dal 30 gennaio al 5 febbraio.
Glass pieces di Robbins debutta il 12 maggio 1983 al New York State Theater, con il New York City Ballet. Si tratta di un lavoro altamente formale, articolato in tre sezioni, dove Robbins sovrappone a un vocabolario tradizionale concetti provenienti dalla postmodern dance e costruisce schemi di movimento e ritmi visibili che traducono in architettura fisica le musiche di Philip Glass: Rubric e Façades (dall’album Glassworks), accanto a degli estratti dall’opera Akhnaten. Il risultato è un sofisticato linguaggio moderno che è allo stesso tempo ipnotico e carico di energia, quella di ben quarantadue ballerini in scena. Le scene sono dello stesso Robbins con Ronald Bates, i costumi di Ben Benson.
In the Night viene creato da Robbins nel 1970 per il New York City Ballet. Tre diverse coppie di innamorati sono le protagoniste di questo elegante e raffinato balletto: una prima coppia è formata da giovani, una seconda da lirici e un’ultima da passionali amanti che s’incontrano sotto il cielo stellato di mezzanotte. I tre Pas de deux esprimono coreograficamente i diversi temperamenti delle tre coppie sulle note di tre Notturni di Frédéric Chopin. La prima coppia invade il palcoscenico con una danza fluida di tenera espressività; la seconda interpreta un duetto molto raffinato ed elegante; l’ultima esegue una danza d’impetuoso contrappunto, qui affidato alla grinta di Eleonora Abbagnato. Lei oscilla tra il furore esplosivo e la supplica disperata, e con il partner anima una disputa e una riconciliazione. Questo affascinante affresco delle peripezie amorose si conclude con una danza d’insieme di tutte le coppie. I costumi sono di Anthony Dowell che nel 1973 danza in maniera memorabile In the night al Royal Ballet.
Robbins crea The Concert, The Perils of Everybody per il New York City Ballet con il quale debutta il 6 marzo 1956 al City Center of Music and Drama di New York. Il balletto – particolarmente brillante, in un atto – ritrae i comportamenti di un pubblico che ascolta un concerto per pianoforte e affresca situazioni ricorrenti durante i concerti, innescando un crescendo di gag dalla forte componente umoristica. Il pianista suona Frédéric Chopin in scena: i suoi spettatori lo raggiungono, si portano una sedia e animano comicamente il concerto, esternando, con gesti e atteggiamenti, i comportamenti che li caratterizzano. C’è il ragazzo attento che siede in prima fila, le due donne che scartano caramelle e disturbano il ragazzo parlando in continuazione, la donna bella e sinuosa che ascolta languidamente il concerto appoggiandosi al pianoforte, la donna vigorosa dal forte temperamento, il marito premuroso succube della moglie dispotica, il timido occhialuto, il ritardatario che disturba i presenti, la maschera che chiede i biglietti e fa spostare gli spettatori da un posto all’altro. Le scene sono di Saul Steinberg e Edward Gorey, i costumi di Irene Sharaff.
Le luci della Serata Robbins sono di Jennifer Tipton. L’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma è diretta dal maestro Carlo Donadio.
Il Corsaro di José Carlos Martínez è una nuova creazione coreografica sulla produzione del Teatro dell’Opera di Roma con allestimento di Francesco Zito e luci di Vinicio Cheli. Il Corsaro è in scena al Teatro Costanzi dal 1 all’8 marzo. Anteprima giovani 28 febbraio.
Il Corsaro dal momento della sua creazione è molto evoluto, ha conosciuto versioni differenti con spesso diverse aggiunte musicali. José Carlos Martínez per questa sua versione per il Teatro dell’Opera di Roma vuole tornare allo scenario originale facendone un balletto in due atti e alleggerendolo di tutte le aggiunte fatte nel tempo. L’idea non è quella di fare una ricostruzione storica, ma di tornare alle origini del Corsaro creando una nuova coreografia. L’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma è diretta dal maestro Alexei Baklan.
La formula del trittico, divenuta una consuetudine, si rinnova forte del successo ottenuto negli ultimi anni con tre capolavori Suite en blanc, Serenade e Bolero di tre grandi maestri George Balanchine, Serge Lifar e Krzysztof Pastor. Il Trittico Suite en blanc/Serenade/Bolero è in scena al Teatro Costanzi dal 6 al 10 maggio. Anteprima giovani il 5 maggio.
La serata si apre con la poesia di Suite en blanc balletto non narrativo in un atto creato da Lifar nel 1943 per la compagnia dell’Opéra di Parigi. Il coreografo afferma che nel comporre questo capolavoro si è concentrato esclusivamente sulla danza pura, indipendentemente da ogni altra considerazione, animato dalla volontà di creare delle belle visioni. Il risultato è una successione di frammenti coreografici autonomi, tuttavia accomunati tra loro dal medesimo stile neoclassico. Eleonora Abbagnato balla l’Adage di Suite en blanc.
Segue Serenade primo balletto americano di Balanchine creato nel 1934 a partire da Serenata in do maggiore per orchestra d’archi dell’amato musicista Čajkovskij. Il balletto, una vera pietra miliare della storia della danza, senza trama si divide in quattro movimenti. Come Balanchine stesso disse nasce dal desiderio di “fare un balletto che non mostrasse quanto danzavano male” i suoi ballerini, ma come lui aggiunse in Serenade c’è la traccia di un uomo che incontra una donna, se ne prende cura, e di un destino che li allontana. La creazione nel tempo ha subito varie modifiche, ma la struttura generale è rimasta quella originale. I costumi sono di Barbara Karinska.
Conclude la serata il Bolero di Pastor creato nel 2012. Il Bolero occupa un posto speciale nella storia della musica e della danza. La prima produzione ballettistica di Bolero è di Bronislava Nijinska insieme a Ida Rubinstein che nel 1928 la presentano al pubblico parigino, ma quella che ha segnato la storia e che ancora oggi si pone come un’icona dell’arte del balletto è la leggendaria versione di Maurice Béjart. Pastor, consapevole del fatto che da sempre il Bolero è stato concepito “in cerchio” generalmente con un tavolo rotondo al centro del palcoscenico con un solista, donna o uomo, che danza su di esso e gli altri ballerini tutti intorno, e a conoscenza del desiderio di Ravel di rappresentarlo in uno spazio aperto con un’industria sullo sfondo, decide di usare un ampio spazio rettangolare. Da qui sviluppa la sua idea e affida l’esecuzione del suo Bolero a un uomo e a una donna, una coppia principale con un corpo di ballo che li ingloba e li rilascia. Le scene e i costumi sono di Tatyana Van Walsum, le luci di Bert Dalhuysen. L’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma è diretta dal maestro Façal Karoui.
La stagione di balletto 2019 – 20 si conclude con un capolavoro dal titolo evocativo e tristemente attuale Notre-Dame de Paris del coreografo francese Roland Petit, qui ripreso da Luigi Bonino Direttore Artistico del Repertorio Roland Petit. Notre-Dame de Paris è in scena dal 24 settembre al 1 ottobre. Anteprima giovani 23 settembre.
Mentre Roland Petit – affascinato dalle vicende del Medioevo, epoca caratterizzata da una visione mistica del mondo, e spinto dal desiderio di modernizzarlo – pensa di realizzare un balletto a partire da Il monaco di Lewis, si ritrova a leggere il capolavoro di Victor Hugo, Notre-Dame de Paris e a riscrivere, seguendo la trama di Hugo, il libretto per l’omonimo balletto che nel 1965 debutta sul palcoscenico del Palais Garnier, Opéra di Parigi. Notre-Dame de Paris di Roland Petit è un balletto d’azione in due atti ambientato nella Parigi del 1482 e come sempre è una creazione totale, uno spettacolo unico e originale fatto di danza, partiture musicali, scene e costumi che dialogano vivamente tra di loro aggiungendo qualcosa in più al tema originale. Si tratta di una collaborazione d’eccezione che riunisce artisti di grande personalità come lo stilista Yves Saint-Laurent, lo scenografo René Allio e il compositore Maurice Jarre.
Il corpo di ballo è qui il popolo francese, un vero coprotagonista, un collante e un elemento di supporto per i personaggi principali. Esmeralda, Quasimodo, l’arcidiacono Frollo e il capitano Phoebus emergono, da questo corpus narrativo e coreografico dal forte impatto visivo ed emotivo, con potenza. Le loro intrigate vicissitudini danno vita a un vero dramma delle passioni dal quale svetta il protagonista assoluto, Quasimodo. Petit fa nascere questo personaggio dentro di sé e lo interpreta alla prima rappresentazione. Con Petit, Quasimodo perde la gobba e non è un mostro, ma un ragazzo complessato a causa delle conseguenze di un brutto incidente. In lui, come in Esmeralda considerata come una strega perché allevata dagli zingari, Petit vede delle persone rifiutate dalla società perché diverse: questo è il punto di partenza del suo balletto e della sua geniale opera di modernizzazione. Quasimodo è destinato alla rigenerazione ed è lui nell’ultima scena a portare la morta Esmeralda in un altrove dove anche i rifiutati trovano il riposo eterno. L’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma è diretta dal maestro Louis Lohraseb.
La stagione estiva alle Terme di Caracalla
Per la prossima stagione di Caracalla, oltre a numerosi Extra che saranno annunciati volta per volta nel corso dei prossimi mesi, ecco già da ora i titoli dei quattro spettacoli in programma. Torneranno l’Aida verdiana, diretta da Jordi Bernàcer con la regia di Denis Krief (2019) e Il barbiere di Siviglia con la regia (2016) di Lorenzo Mariani e diretto da Stefano Montanari. Lo stesso direttore sarà sul podio anche per La vedova allegra di Franz Lehár allestita nel febbraio scorso con molto successo al Costanzi da Damiano Michieletto, e che sarà modificata dallo stesso regista per gli spazi più ampi di Caracalla. In scena ci sarà anche presentato un nuovo balletto, una serata Gershwin diretta da Gareth Valentine con le coreografie di Derek Deane, intitolata Strictly Gershwin.
Oltre l’Opera
Ritornerà anche l’anno prossimo il progetto OperaCamion, con nuovi titoli che gireranno per le piazze di Roma e del Lazio sul camion, ormai famoso, appositamente attrezzato per contenere le scene e i cantanti. Si tratterà come sempre della scelta, essenziale ma di grande qualità, di uno spettacolo d’opera che raggiungerà gratuitamente un grandissimo numero di spettatori. Due i titoli previsti: Tosca, l’opera romana per eccellenza e L’opera da tre soldi di Brecht e Weill con la regia di Fabio Cherstich. La parte strumentale sarà curata ancora una volta dalla nostra Youth Orchestra, la realtà giovanile istituita dal Dipartimento Didattica e Formazione del Teatro dell’Opera di Roma e formata da oltre cento musicisti, con già al suo attivo un ricco curriculum di attività.
Lezioni di Opera
Proseguiranno le “Lezioni di Opera” tenute da Giovanni Bietti che, oltre a un pubblico fisso di appassionati, raccolgono sempre nuovi ascoltatori di ogni età che vogliono apprezzare meglio le particolarità del linguaggio musicale. Saranno guidati con una terminologia semplice e accessibile, e non per questo superficiale, che permette di ricostruire ogni volta gli elementi specifici di ogni produzione operistica.
“Fabbrica” Young Artist Program
Continuerà nella stagione 2018-19 anche l’attività di “Fabbrica” Young Artist Program che ha permesso agli artisti prescelti di collaborare già a molte produzioni del Teatro e di vivere “dall’interno” il modo in cui si mette in scena un melodramma. I giovani talenti inseriti nel progetto hanno modo di perfezionarsi sotto la guida dei vari artisti che realizzano gli spettacoli della stagione e anche di mettersi alla prova in lavori autonomi.
L’Opera per i giovani
Se in generale è stato rilevato nelle scorse stagioni un aumento del numero di spettatori, è stata di particolare soddisfazione la presenza nutrita di giovani (e anche giovanissimi!) nel nostro Teatro. A loro abbiamo dedicato due particolari iniziative che proseguiranno nella prossima stagione. Con lo slogan “Vietato ai maggiori di 26 anni”, alle prove generali potranno accedere coloro che non hanno ancora compiuto i 26 anni pagando solo 15 euro. Inoltre con l’iniziativa “Last minute” per alcune serate (a discrezione della Direzione) è prevista la riduzione del 25% sul prezzo dei biglietti in vendita, a partire da un’ora prima dell’inizio dello spettacolo.
Non mancherà neanche il prossimo anno l’attenzione per i giovanissimi: a loro è dedicata la Scuola di Canto Corale del Teatro dell’Opera. Anche questa un’iniziativa non secondaria del Teatro, rivolta alla formazione musicale che intendiamo proseguire.
La Scuola di Danza del Teatro dell’Opera di Roma e i suoi giovani talenti sono anch’essi al centro delle nostre attenzioni. Oltre ai consueti appuntamenti annuali con la Lezione Aperta e il Saggio Spettacolo di fine anno, gli allievi partecipano ad alcuni balletti in programma nella Stagione 2018-19. La Scuola per la sua finalità è da sempre impegnata, attraverso una mirata selezione, a preparare bambini, adolescenti e giovani che intendono avviarsi alla professione del danzatore, con ammissioni annue di bambini provenienti da ogni parte d’Italia e non solo.
In principio fu Figaro! quando nel 2016 Il barbiere di Siviglia – nell’ideazione e regia di Fabio Cherstich e con le scene, i costumi e i video di Gianluigi Toccafondo – salì per la prima volta su un camion e iniziò il giro per le piazze prima della città di Roma, poi di tutta Italia (tra le altre città, Palermo, Bologna, Milano) conquistando un pubblico sempre più numeroso. Questa estate, dopo tre anni da quel primo esperimento, torna alla guida del Camion più famoso della lirica proprio lui Figaro, la “rockstar” che tutti conoscono, e si potrà scovarlo in giro per la città a portare la musica di Rossini laddove altrimenti non sarebbe possibile ascoltare. Dopo la partenza venerdì 21 giugno, in occasione della Festa della Musica con sosta nel Piazzale del Verano (Municipio II), e domenica 23 giugno presso Largo Salvatore Zappalà (Cinecittà, Municipio VIII), il tir prosegue le sue tappe martedì 25 giugno in Piazza Attilio Pecile (Garbatella, Municipio VIII), giovedì 27 giugno in Via S. G. Eudes/Via della Pisana (Municipio XII) infine domenica 30 giugno in Via Borgo Ticino (Casalotti, Municipio XIII). La compagnia di cantanti è composta da giovani talenti tra cui alcuni partecipanti al progetto “Fabbrica” Young Artist Program. La Youth Orchestra è diretta dal Maestro Carlo Donadio. L’adattamento musicale è di Tommaso Chieco e Marco Giustini. Disegno Luci di Diego Labonia. Tutti gli spettacoli avranno inizio alle 21.15. Le cinque tappe nei Municipi di Roma, organizzate con la collaborazione delle Biblioteche di Roma, rientrano nel programma dell’Estate Romana 2019, manifestazione culturale promossa da Roma Capitale – Assessorato alla Crescita Culturale e realizzata in collaborazione con SIAE (Società Italiana degli Autori e degli Editori) e il supporto nelle attività di comunicazione di Zètema Progetto Cultura.
Tutti sono pazzi di lui della sua energia della sua carica ironica. L’allestimento del capolavoro rossiniano viene proposto in forma ridotta: «Tutto si svolge in un solo atto, in scena solo i cinque personaggi principali – spiega Fabio Cherstich. Gli altri sono interpretati da attori o mimi». Con OperaCamion la lirica mette le ruote per portare l’opera nelle strade e per offrirla a un nuovo pubblico. Ma come funziona questo carro di Tespi 2.0? «Arriviamo nelle piazze con il camion, la sponda si apre e diventa proscenio: l’orchestra si sistema davanti, il pubblico assiste in piedi o sulle sedie portate da casa. Sul palco attori e cantanti si muovono nel mondo surreale e poetico creato da Gianluigi Toccafondo – prosegue Cherstich. Quello che offre OperaCamion non è solo lo spettacolo del Barbiere ma l’idea stessa di teatro: il pubblico assiste a tutte le fasi di allestimento dell’opera, dal trucco e parrucco di attori e cantanti (niente camerini sul camion), alle prove di tecnici, fonici e musicisti, che non sono nascosti in buca. OperaCamion svela tutto il fascino della macchina teatrale». Ed è proprio questo che insoliti angoli di quartiere, grazie alla magia della musica e del teatro, diventano luoghi di aggregazione e bellezza.
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