La stagione di opera 2018-19 si conclude a novembre, dal 22 al 24, con una prima assoluta, un tipo di proposta che da molti anni mancava dal nostro teatro e che rappresenta ancora una volta l’attenzione dell’Opera di Roma verso il linguaggio contemporaneo e verso i giovani. Tre recite, al Teatro Nazionale, di Un romano a Marte, musica del giovane compositore Vittorio Montalti, su libretto di Giuliano Compagno. Lo spettacolo ha vinto nel 2013/2014 il Concorso per giovani compositori, bandito dal Teatro dell’Opera di Roma al fine di valorizzare e portare in scena nuovi autori contemporanei con titoli mai rappresentati ed ispirati alla città di Roma. La nuova opera sarà diretta da John Axelrod e avrà la regia di Fabio Cherstich, che dopo le proposte di OperaCamion si misurerà con il palcoscenico del Teatro Nazionale. “Più lavoro sulla partitura di Un romano a Marte – spiega Vittorio Montalti – un omaggio alla città di Roma ispirato a Ennio Flaiano, più la mia immaginazione si sposta verso un universo un po’ bizzarro fatto di linee cantate, frammenti di testi, suoni elettronici e l’orchestra che avvolge il tutto; ciò che mi attrae nello scrivere un’opera è che questa coinvolge tanti mezzi differenti, così nella musica cerco di mettere in comunicazione mondi diversi e distanti tra loro”.
“Scrivendo Un romano a Marte – dichiara Giuliano Compagno – ho espresso un desiderio: che a Ennio Flaiano venissero riconosciute l’evidenza di una letteratura propizia e l’intimità di un’ironia dolente”.
Sarà in scena al Teatro dell’Opera di Roma dall’8 al 16 novembre Idomeneo, re di Creta, raro titolo mozartiano che unisce il nitore classico del mito greco a un linguaggio teatrale aperto alle riforme operistiche del secondo Settecento. Un ritorno molto atteso perché nel nostro teatroIdomeneoera stato rappresentato una sola volta nel 1983 diretto da Peter Maag e con la regia di Luciano Damiani.
A dirigerlo questa volta sarà Michele Mariotti che debutta così all’Opera di Roma. “Idomeneo è il primo capolavoro di Mozart, – spiega il direttore – certamente la prima opera in cui si scava così a fondo nella definizione psicologica dei personaggi. Al di là dell’amore tra Ilia e Idamante, è un’opera in cui le solitudini di ognuno dei personaggi si evidenziano drammaticamente”.
Dopo avervi debuttato lo scorso marzo con uno straordinario Orfeo ed Euridice, il regista Robert Carsen torna per la sua seconda regia in questa stagione: “Lo strabiliante e provocatorio Idomeneo di Mozart, opera sulla responsabilità personale e la moralità, ambientata in un contesto di guerra, è una delle composizioni più intense e potenti mai scritte”.
Il mar Mediterraneo, nella trama dell’Idomeneo, ha un ruolo centrale: dopo la fine di Troia gli abitanti sconfitti, come pure i greci vincitori, ne percorrono le rotte, lunghe e pericolose. A Creta si rifugiano Ilia, figlia del re troiano Priamo, ma anche Elettra, figlia del “vincitore” Agamennone: con loro i profughi dei due schieramenti in guerra, vittime spesso di naufragi, come quello nel quale è coinvolta la flotta del re di Creta, Idomeneo.
“L’idea registica di Robert Carsen – dichiara il sovrintendente Carlo Fuortes – è stata di immaginare questa grande storia di guerra, e poi di pace nel Mediterraneo, come una metafora dell’oggi. Da qui l’idea del nostro Teatro di coinvolgere nella produzione dell’opera la Comunità di Sant’Egidio, un’eccellenza della nostra città e anche sul piano internazionale: proseguiamo così l’itinerario di apertura e di collaborazione con diverse realtà romane. Oltre al cast dei cantanti, i protagonisti che numerosi interpretano l’azione drammatica sono davvero migranti e rifugiati, che fanno parte dei progetti di inserimento della Comunità di Sant’Egidio e che in scena rivivono, non senza emozione, momenti e azioni di cui sono stati vittime o protagonisti”.
“Nell’ambito della produzione teatrale, Robert Carsen rappresenta senza dubbio uno dei registi d’opera tra i più richiesti, accreditati e innovativi del momento. Nell’Idomeneo di Mozart parte dal mito per raccontare di guerre dei nostri tempi con un linguaggio assolutamente contemporaneo che concilia perfettamente la tradizione con la modernità” ha commentato la Sindaca di Roma Virginia Raggi.
“Novità assoluta di questa particolare regia sarà la presenza, tra i protagonisti dell’opera, di circa 30 migranti e rifugiati della Comunità di S. Egidio che con il Teatro dell’Opera si fa portavoce, seppure in un coinvolgimento del tutto nuovo, dello spirito inclusivo della nostra città che è e vuole continuare ad essere una comunità di persone capaci di dialogare conservando quello spirito di umanità che è linguaggio universale” ha concluso la Sindaca.
Il regista Robert Carsen firma le luci con Peter van Praet ele scene con Luis F. Carvalho. Quest’ultimo cura anche i costumi, mentrei movimenti coreografici sono di Marco Berriel, i video di Will Duke.
Nel ruolo del titolo canterà Charles Workman, Joel Prieto sarà Idamante, Rosa Feola e Adriana Ferfecka (14 novembre) avranno il ruolo di Ilia, Miah Persson sarà Elettra, Alessandro Luciano Arbace e Oliver Johnston Gran Sacerdote. Nel cast anche un talento di “Fabbrica” Young Artist Program, il baritono Andrii Ganchuk (una voce). Il Coro del Teatro dell’Opera di Roma è diretto dal Maestro Roberto Gabbiani.
Questa edizione di Idomeneo è dedicata a Paolo Grassi, nel centenario della nascita.
Dal libretto di Idomeneo, che racconta un’immaginaria vicenda accaduta subito dopo la fine della guerra di Troia, un Mozart venticinquenne ricava un ampio lavoro ricco di arie, pagine corali e danze. Se l’argomento mitologico preludeva a una classica opera seria italiana settecentesca, la musica si apre invece all’esempio dell’opera francese e al nuovo disegno drammatico proposto da Gluck.
Insieme a questi elementi, Mozart propone per la prima volta la caratterizzazione musicale dei singoli personaggi e una grande attenzione alla loro psicologia: due aspetti che avrebbero definito il suo teatro musicale. Nel cammino del compositore, e più ancora nella sua biografia, Idomeneosegna inoltre una tappa fondamentale: il trionfo dell’opera a Monaco nel 1781 diede a Mozart il coraggio di abbandonare il posto di musicista di corte nella natia Salisburgo e di trasferirsi a Vienna come libero professionista, per l’ultimo folgorante decennio della sua vita.
Val la pena di ricordare che per il debutto a Monaco il ruolo maschile di Idamante fu affidato a una voce acuta, il giovane castrato italiano Vincenzo Dal Prato: nella edizione del 1983 al Teatro dell’Opera venne infatti interpretata dal contralto Claire Powell. Per la ripresa viennese del 1786 il ruolo fu invece interpretato da un tenore ed è questa la scelta dell’edizione che sarà ora in scena, con la partecipazione dello spagnolo Joel Prieto.
Il nuovo allestimento del Teatro dell’Opera di Roma è una coproduzione con il Teatro Real di Madrid, Den Kongelige Opera di Copenhagen e la Canadian Opera Company di Toronto.
Torna sul palcoscenico del Teatro Costanzi da martedì 15 a domenica 20 ottobre Don Chisciotte di Ludwig Minkus con la coreografia di Laurent Hilaire – ispirata alla versione originale di Mikhail Baryshnikov per l’American Ballet Theatre, da Marius Petipa e Alexander Gorsky – nel colorato e divertente allestimento della Fondazione del Teatro dell’Opera di Roma. Il Corpo di Ballo ha lavorato per questo balletto a stretto contatto con Laurent Hilaire, già étoile e Maître de Ballet associé à la Direction de la Danse dell’Opéra di Parigi e attuale Direttore Artistico del Balletto dello Stanislavsky and Nemirovich-Danchenko Moscow Music Theatre, e Mikhail Baryshnikov, il mito vivente, considerato tra i più grandi ballerini del nostro tempo. La Direttrice del Corpo di Ballo Eleonora Abbagnato ha dichiarato che: “Il Don Chisciotte di Baryshnikov è storia, ha appassionato tutti ed è arrivato dritto al cuore del grande pubblico. Nella stagione 2017-18 la versione di Laurent Hilaire ha ottenuto altrettanto consenso di critica e di pubblico per cui oggi ci auguriamo non solo di ripetere quella straordinaria esperienza ma di renderla ancora più gioiosa e avvincente con i guest internazionali Eugenia Obraztsova, Davide Dato, François Alu, e con i nostri ballerini l’étoile Rebecca Bianchi, i primi ballerini Susanna Salvi, Claudio Cocino e Alessio Rezza.” Il balletto Don Chisciotte è tratto dal romanzo di Miguel de Cervantes Don Chisciotte della Mancia. L’adattamento più celebre è quello di Marius Petipa, su musiche di Ludwig Minkus, che debutta il 26 dicembre 1869 al Teatro Bol’šoj di Mosca, a cui fa seguito una seconda produzione per i Balletti Imperiali di San Pietroburgo, con prima rappresentazione il 21 novembre 1871. Nel 1900 Alexander Gorsky ne ricava una sua versione, aggiungendo nuove danze. Nel tempo molti coreografi si sono confrontati con questo grande classico della danza, da Nureyev a Balanchine. Storica è la versione che Mikhail Baryshnikov crea per l’American Ballet Theatre, in scena per la prima volta il 28 marzo 1978 al Kennedy Center Opera House di Washington, e successivamente danzata dalle maggiori compagnie internazionali, tra cui, nel 1993, il Royal Ballet di Londra. Laurent Hilaire, fortemente voluto dallo stesso Baryshnikov per rimontare il suo Don Chisciotte, ha affrontato questo balletto classico narrativo con la consapevolezza di voler rendere accessibili i suoi codici: restando nella tradizione e nella storia, e allo stesso tempo, comprendendo la realtà del presente. Di Baryshnikov, insieme all’azione teatrale, ha mantenuto viva l’intera struttura alla quale ha aggiunto delle danze, tra cui il Fandango e la Danza delle Gitane. Ha lavorato liberamente ma con rispetto per mantenere in vita l’esprit di Baryshnikov, tanto nell’opera in generale, quanto in alcune variazioni, come quella famosissima che egli creò per se stesso. Di Baryshnikov è l’idea di immaginare questa nuova produzione quasi come una favola, una storia che conserva il divertimento e l’ingenua sincerità dei racconti per bambini. La scena è un gigantesco giocattolo, un enorme libro pop-up, o se si vuole, uno di quei teatrini di carta, a grandezza naturale, animato al suo interno dalla presenza di ballerini in carne e ossa, vestiti con abiti grotteschi dall’accattivante sapore fumettistico. Le sottili sfumature della danza classica si fondono quindi, in maniera armoniosa, proponendo un’interpretazione del tutto nuova della scenografia firmata da Vladimir Radunsky, maestro di fama internazionale recentemente scomparso, e da A.J. Weissbard, acclamato lighting designer e scenografo teatrale. Il primo ideatore di divertenti costumi caleidoscopici e il secondo autore di un sofisticato sistema scenico e di luci, che insieme trasformano la scena in un libro-giocattolo che assume le forme di un’installazione originalissima dal forte impatto visivo. Tutta la briosità, l’allegria e il romanticismo di questa versione sono affidati alla bravura e all’interpretazione di ospiti straordinari, quali Evgenia Obraztsova principal dancer del Teatro Bol’šoj di Mosca, Davide Dato principal dancer alla Wiener Staatsoper, François Alu premier danseur dell’Opéra di Parigi, e al talento dell’étoile Rebecca Bianchi, dei primi ballerini Susanna Salvi, Claudio Cocino e Alessio Rezza, e all’esuberanza del corpo di ballo. La partitura musicale di Ludwig Minkus è eseguita dall’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma diretta dal Maestro David Garforth.
In autunno, dopo gli spettacoli al chiaro di luna di Caracalla, si torna in scena al Costanzi per un finale di stagione dedicato a Mozart. Dal 27 settembre al 6 ottobre, dopo il Così fan tutte del gennaio 2017 e le Nozze di Figaro dell’ottobre 2018, Graham Vick conclude la trilogia Mozart/Da Ponte con il nuovo allestimento del Don Giovanni, diretto da Jérémie Rhorer al suo debutto al Costanzi, scene di Samal Blak , costumi di Anna Bonomelli e luci di Giuseppe Di Iorio. Dopo le ultime due regie divenute spunto per una riflessione sui nostri tempi, ci sarà da aspettarsi dal regista britannico, per questo nuovo allestimento, un Don Giovanni calato nel nostro presente? Il “dramma giocoso” di Mozart e Da Ponte è senza dubbio un’opera il cui valore trascende le epoche ed è in grado di dialogare con la contemporaneità, nella sua stessa scelta di fondere al suo interno registri poetici diversissimi facendo coabitare il linguaggio del teatro buffo accanto a quello serio. Mozart in quest’opera ha dovuto affrontare un soggetto per metà comico e per metà tragico, con personaggi che continuamente incrociano ora l’uno ora l’altro genere. La perfezione di questa doppia natura, fra musica e parola, fra tragedia e commedia, fra mito e realtà, rende Don Giovanni un’opera inafferrabile, e proprio per questo leggibile da punti di vista anche apparentemente inconciliabili: ogni volta che il cavaliere libertino arriva sulla scena, la sua fisionomia può trasformarsi sino ad essere irriconoscibile, tanta è l’ambiguità della musica di Mozart. Ogni epoca continuerà sempre a leggere nel Don Giovanni la propria cifra, così come accade per tutte le grandi creazioni in cui le ragioni della vita e della morte si incrociano e si sfidano.
La più famosa delle operette La vedova allegra(Die lustige Witwe) di Franz Lehár, proposta nel nuovo allestimento firmato da Damiano Michieletto e diretto da Constantin Trinks, andato in scena lo scorso aprile al Costanzi, è stata trasmessa da Rai Cultura giovedì 4 luglio alle 21.15 su Rai5.
Per chi l’avesse persa o per chi volesse riverderla, è disponibile su RayPaly
L’estate è la stagione dei festival all’aperto e alcuni ben noti sono dei veri e propri “Must”, degli appuntamenti imperdibili. A Roma lo sappiamo bene, con una Stagione Estiva che attrae ogni anno, in un luogo unico come le Terme di Caracalla, spettatori provenienti da tutto il mondo. Anche la città di Spoleto ospita uno dei festival ormai storici e di grande risonanza: il Festival dei Due Mondi. La 62° edizione si apre il 28 giugno. Da lì prende il via un programma che abbraccia tutte le grandi arti della scena cui il Festival è dedicato: opera, danza, teatro e musica. A quest’ultima, come da tradizione, è affidata la serata di chiusura con il concerto finale in Piazza del Duomo. Quest’anno, il 14 luglio, ne sono protagonisti Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera di Roma sotto la bacchetta Daniele Gatti. L’evento ha una particolare importanza poiché si tratta del primo concerto dopo la nomina di Gatti a del Direttore Musicale della Fondazione. Per questa occasione il Maestro dirige brani del repertorio verdiano francese, opere nate dall’importante sodalizio artistico di Giuseppe Verdi con la città di Parigi.
Programma
musiche di Giuseppe Verdi
Les vêpres siciliennes
Ouverture
Jérusalem
Chœur des Pèlerins: “O mon Dieu, vois notre misère”
Prosegue la campagna abbonamenti per la Stagione 2019/2020 del Teatro dell’Opera di Roma. Quest’anno è possibile rinnovare gli abbonamenti Gran Teatro – e sottoscriverne di nuovi sui posti liberi – da venerdì 5 luglio. Dal 26 settembre è possibile rinnovare – e sottoscriverne di nuovi sui posti liberi – gli abbonamenti, Fantasia, Week-end e Tutto Danza. I biglietti per i singoli spettacoli sono in vendita da sabato 12 ottobre sia presso la Biglietteria che on-line.
In considerazione delle condizioni di salute del maestro Andrea Camilleri, il Teatro dell’Opera di Roma ha deciso con molto rammarico di annullare lo spettacolo Autodifesa di Caino previsto alle Terme di Caracalla lunedì 15 luglio prossimo. Nel dare questa comunicazione il Teatro coglie l’occasione per inviare al maestro Camilleri i più cordiali auguri di ristabilirsi quanto prima e di tornare presto all’affetto dei suoi moltissimi ammiratori.
Coloro i quali avessero già acquistato i biglietti per la serata del 15 luglio potranno chiederne il rimborso secondo le seguenti modalità: a) chi li avesse comprati on line sul sito ufficiale www.ticketone.it riceverà il rimborso sulla carta di credito adoperata per l’operazione; b) chi invece li avesse acquistati in un’agenzia Ticketone potrà recarsi, entro il 25 luglio, per il rimborso presso il medesimo sportello dove ha operato l’acquisto; c) la biglietteria del Teatro dell’Opera sarà disponibile, entro lo stesso 25 luglio, per il rimborso dei biglietti ivi acquistati (orario da lunedì a sabato tra le 10 e le 18 e la domenica dalle 9 alle 13.30).
Il Balletto del Teatro dell’Opera di Roma porta in scena ancora una volta, nel malioso contesto delle Terme di Caracalla, lo spettacolare e innovativo Romeo e Giulietta del regista e coreografo Giuliano Peparini. Il balletto ispirato all’omonima tragedia di William Shakespeare sulle note di Sergej Prokof’ev e ideato lo scorso anno proprio per i tersicorei dell’Opera a Caracalla è in scena il 30 luglio, l’1 e il 4 agosto alle ore 21. Il capolavoro di William Shakespeare è tra le storie più famose e rappresentate di tutti i tempi, è la storia d’amore per antonomasia, definita una tragedia del destino. L’opera di Shakespeare ha ispirato musicisti e cineasti, uomini di teatro e poeti. Nella seconda metà degli anni trenta in Unione Sovietica si ha un ritorno ai classici del passato e in questo clima nel 1934 nasce Romeo e Giulietta di Prokof’ev dopo una genesi travagliata e contesa tra i due massimi teatri russi, il Kirov e il Bol’šoj di Mosca. Il successo arriva con la coreografia di Leonid Lavrovski, messa in scena al Kirov l’11 gennaio 1940. Prokof’ev approccia alla tragedia di Shakespeare dal punto di vista letterario e crea una partitura musicale definita poco ballabile, complessa e difficile. Si tratta di una musica però che ben drammatizza i personaggi nel contesto in cui agiscono. La creazione si basa su due temi fondanti: amore e violenza. Tutti i più grandi coreografi, realizzando la loro versione, hanno prestato grande attenzione alla peculiarità della musica e all’impianto teatrale del balletto strutturato in scene a partire da questi due concetti eterni. Il Sovrintendente Carlo Fuortes dichiara: “La programmazione estiva della Fondazione del Teatro dell’Opera di Roma alle Terme di Caracalla, sempre all’insegna della grande qualità artistica, ha, tra i suoi tanti obiettivi, quello di coinvolgere un pubblico eterogeneo e giovane. La scelta di programmare ancora una volta Giuliano Peparini con il suo dinamico Romeo e Giulietta nasce dalla sua grande capacità di parlare a un pubblico eterogeneo, ma soprattutto a quello delle nuove generazioni. L’estate e la magia del luogo sono la cornice ideale per una proposta coreografica così fresca che conquista e appassiona”. La Direttrice del Corpo di Ballo Eleonora Abbagnato aggiunge: “Giuliano Peparini dopo la sua fantasiosa rilettura de Lo Schiaccianoci, campione d’incassi e di pubblico al Teatro Costanzi, è per noi un coreografo – regista fondamentale con cui continuare a dialogare: romano di nascita, dopo un’esperienza internazionale, torna nella propria città e svolge un’attività di diffusione capillare della danza dalla televisione al Teatro. Il suo carisma è travolgente, la sua fantasia inarrestabile e la sua semplicità grandiosa. La nostra compagnia, l’étoile Rebecca Bianchi, i primi ballerini Susanna Salvi, Claudio Cocino, Alessio Rezza, e i solisti hanno bisogno di confrontarsi con un linguaggio così ricco e stimolante per affrontare con una marcia in più ogni sfida della loro carriera”. Giuliano Peparini afferma: “Romeo e Giulietta, pur essendo stata scritta da Shakespeare tra il 1594 ed il 1596, è per me una storia senza tempo. Negli anni è diventata l’archetipo della perfetta storia d’amore, la tragedia per eccellenza. In questa versione per i ballerini del Teatro dell’Opera di Roma, ho fatto dialogare la storia originale di Shakespeare con elementi contemporanei perché Romeo e Giulietta è un racconto attuale: una storia di ieri, di oggi e di domani. È qualcosa che vive in me, che mi emoziona giorno dopo giorno. Tornare a Caracalla non significa per me riprendere il mio lavoro coreografico, registico e basta. Significa rimettersi in gioco, ripensare e migliorare il dialogo con gli spazi, con l’essenza del luogo: Caracalla è la Storia e come tale avvolge la piazza che è il fulcro del mio balletto. Tutto accade in piazza, in una città che è ovunque e in qualsiasi epoca. La ruota panoramica gira senza sosta, scandisce il tempo che passa, rendendo questo balletto, la sua storia, i suoi protagonisti e i suoi luoghi, atemporali. La ripresa coreografica e registica con i ballerini del Teatro dell’Opera di Roma è stata intrigante e mi ha aiutato a mettere a fuoco tante sfumature decisive. I miei assistenti Germana Bonaparte e Francesco Saracino sono stati fondamentali, la cura del Maestro Frédéric Jahn per tutti i combattimenti insostituibile. Il lavoro di Madame Ruanne, che ha ripreso tutti i passi a due eseguiti da Romeo e Giulietta, è stato per me un dono prezioso: ascoltare le sue parole, nutrirmi della sua esperienza un patrimonio di cui far tesoro. Spero che la magia – che abbiamo e che avete vissuto lo scorso anno – si rinnovi per queste prossime serate a Caracalla”. Il linguaggio di Giuliano Peparini, personale e innovativo, è una continua sfida-connubio tra classico e contemporaneo, due universi che s’intrecciano animando le tragiche vicende dei due giovani innamorati qui interpretati dall’étoile Rebecca Bianchi e il primo ballerino Claudio Cocino, la prima ballerina Susanna Salvi e il solista Michele Satriano. Il primo ballerino Alessio Rezza è Mercuzio, e il solista Giacomo Castellana è Benvolio. L’atmosfera cinematografica è affidata, oltre che al frizzante e dinamico linguaggio coreografico, alle scene di Lucia D’Angelo e Cristina Querzola, ai costumi di Frédéric Olivier, alla video grafica di Albin Rosa e Thomas Besson, e alle luci di Jean-Michel Désiré. Il Maestro David Levi dirige l’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma.
Il Consiglio di Indirizzo della Fondazione Teatro dell’Opera di Roma, nella seduta di mercoledì 26 giugno 2019, ha approvato il bilancio consuntivo 2018 che si chiude con un utile di esercizio di 76.657 euro. Il valore della produzione, pari a 59.930.000 euro è aumentato di quasi 3,5 milioni di euro rispetto al 2017 (+6,2%). Tale aumento è ascrivibile ad uno straordinario incremento dei ricavi propri. Infatti rispetto al 2017 i ricavi di biglietteria sono cresciuti di oltre 2,6 milioni di euro (+26,2%), mentre, estendendo l’analisi all’insieme dei ricavi caratteristici, l’aumento è stato di quasi 4,9 milioni di euro, il 40,8% in più rispetto all’anno precedente. Risultano invece in diminuzione i contributi pubblici, che fanno segnare una diminuzione di oltre 650mila euro (-1,7%), dovuta quasi esclusivamente ad un calo dei contributi statali.
L’Ebitda (differenza tra ricavi e costi della produzione al netto degli ammortamenti) supera i 5 milioni di euro, risultato di straordinaria rilevanza per un’istituzione culturale.
Anche la situazione patrimoniale della Fondazione denota un miglioramento: i debiti, infatti scendono di quasi 2,2 milioni di euro rispetto all’esercizio precedente. In relazione ai debiti tributari, la Fondazione ha presentato, nel mese di dicembre 2018, un’istanza di transazione fiscale all’Agenzia delle Entrate riferita a debiti fiscali degli anni 2015-16, in via di definizione. A partire dal gennaio 2017 gli oneri tributari sono invece saldati con regolarità.
Nella stessa seduta del 26 giugno, il Consiglio di Indirizzo ha anche approvato un assestamento del bilancio previsionale 2019, che, rispetto al precedente bilancio previsionale, denota un incremento previsto dei ricavi propri (dovuti a maggiori incassi da biglietteria e da un aumento dei contributi privati) che produrrà un utile stimato, a fine anno, di oltre 900mila euro.
“Sono orgogliosa della continua crescita del prestigio dell’Opera di Roma – ha dichiarato la Sindaca di Roma Virginia Raggi, Presidente della Fondazione Teatro dell’Opera di Roma – Prosegue il lavoro affinché, per iniziare, l’utile possa essere confermato a fine anno e quindi essere distribuito quale premio di produzione ai lavoratori della Fondazione, come da accordi sottoscritti tra il Teatro dell’Opera e i lavoratori”.
“Per il quinto anno consecutivo la Fondazione ha chiuso l’esercizio con il bilancio in utile – ha commentato il Sovrintendente Carlo Fuortes – Prosegue dunque il cammino virtuoso caratterizzato da una straordinaria crescita degli spettatori e della biglietteria che garantisce bilanci in ordine e controllo dell’indebitamento”.
Anche il Commissario di Governo per le fondazioni lirico-sinfoniche, Avv. Gianluca Sole, nella sua ultima relazione semestrale riferita al Bilancio 2018 della Fondazione, sottolinea “un miglioramento delle performance commerciali ed operative” e segnala come i ricavi unitari da botteghino evidenzino “una delle migliori performance nel gruppo delle fondazioni sottoposte a monitoraggio”