- Home
- Stagione
- Biglietteria
- Opera giovani
- Sostieni
- News
- Shop

La Fondazione Teatro dell’Opera di Roma è una grande organizzazione che vive prevalentemente di fondi pubblici. Per programmare straordinari eventi con le più acclamate star dell’Opera e del Balletto, sostenere iniziative in favore dei giovani e garantire una crescente qualità dei servizi al pubblico ha bisogno anche del tuo contributo.
Per destinare al Teatro dell’Opera di Roma il tuo 5xMille, con la dichiarazione dei redditi, basta una firma nel primo quadro a sinistra con l’indicazione del Codice Fiscale 00448590588.
Arriva una importante opportunità per tutti i ballerini maggiorenni che desiderino provare a lavorare con la Compagnia del Teatro dell’Opera.
Sono infatti aperte le selezioni finalizzate al reclutamento di Tersicorei e Tersicoree di fila da impegnare per eventuali assunzioni a tempo determinato per le esigenze di produzione correlate alle prove e le rappresentazioni di singoli o più spettacoli programmati nella stagione 2019/2020.
C’è tempo fino al 17 giugno per presentare la propria candidatura.
Bando di selezione per Tersicorei e Tersicoree di fila 2019/2020
Sono aperte le selezioni per l’ammissione ai corsi della Scuola di Canto Corale e della Cantoria della Scuola di Canto Corale del Teatro dell’Opera.
Per quanto riguarda la Scuola di Canto Corale, i candidati che frequentano i corsi potranno essere inseriti nella produzione delle opere in programma nella stagione 2019-20 e nella stagione estiva alle Terme di Caracalla. C’è tempo per iscriversi fino al 5 giugno.
Per quanto riguarda la Cantoria invece, i corsi saranno tenuti dal Maestro Giuseppe Sabatini e dal Maestro Elisabeth Norberg-Schulz. I candidati che frequentano i corsi potranno essere inseriti nella produzione delle opere in programma nella stagione 2019-20 e nella stagione estiva alle Terme di Caracalla. La scadenza per iscriversi è il 12 giugno.
Bando Cantoria per candidati minorenni
Bando Cantoria per candidati maggiorenni
Mercoledì 7 agosto per la stagione estiva del Teatro dell’Opera di Roma alle Terme di Caracalla ci sarà l’eccezionale ritorno sul palcoscenico di Plácido Domingo protagonista di un concerto intitolato Gala Plácido Domingo “Noche española”. Una serata che il celebre cantante dedica alla sua terra natìa con canzoni spagnole e arie da famose zarzuelas, e che vedrà la partecipazione anche della Compagnia di ballo Antonio Gades di Madrid.
“Con grande gioia tornerò a cantare a Caracalla quest’estate – ha dichiarato Plácido Domingo – Ho sempre nel cuore la magia della notte dei Tre Tenori del 1990 in occasione dei mondiali di calcio.
Questa volta porterò a Caracalla uno spettacolo pieno di vitalità dedicato alla Zarzuela, un genere molto coinvolgente e legato alla tradizione popolare spagnola e latina a cui i miei genitori hanno dedicato con amore tutta la vita.
Sarà per me bellissimo lavorare ancora con l’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma, teatro dove ho fatto alcune bellissime produzioni (come Sly, Fedora, Tosca dirigendo Luciano Pavarotti) e mi piacerebbe tornare ancora. Arrivederci Roma… al 7 agosto!”.
L’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma sarà diretta da Jordi Bernàcer; parteciperanno al concerto anche il soprano Ana Maria Martinez e il tenore Arturo Chacón Cruz.
Plácido Domingo ha cantato per l’ultima volta nel fantastico scenario delle antiche Terme nel 1990, in un’indimenticabile serata dedicata ai “tre tenori” insieme a José Carreras e a Luciano Pavarotti. In seguito Domingo era stato al Teatro Costanzi nella veste di direttore d’orchestra nel 2000 per la Tosca del centenario e nel 2005 per l’Aida.
Dopo Le Parc ed Empty Moves Part I, II e III nel 2016 e Annonciation nel 2017, l’Opera di Roma ospita un’altra creazione di Angelin Preljocaj mai andata in scena su questo palcoscenico. Il 3 maggio 2019 arriva finalmente al Costanzi il balletto romantico e contemporaneo Biancaneve. “Specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?” chi consce questa formula magica? Tutti! E non è un caso che Preljocaj abbia scelto la notissima Biancaneve raccontata dai fratelli Grimm e che sia rimasto fedele alla fiaba. «Avevo voglia di raccontare una storia, di aprire una parentesi fiabesca e incantata – spiega il coreografo franco-albanese – Con Biancaneve affronto un tema che tutti conoscono: ciò mi permette di concentrarmi su quello che dicono i corpi, le energie, lo spazio e su ciò che i personaggi provano, in modo da mostrare solo la trascendenza dei corpi. Argomenti meravigliosi per un coreografo». Mantenendo una linea narrativa chiara e semplice, come un fumetto, su uno splendido collage delle sinfonie di Gustav Mahler, il coreografo lascia libero sfogo all’originalità creativa che lo contraddistingue. Basti dare uno sguardo al team creativo da lui scelto, primo fra tutti l’enfant terrible della moda francese Jean Paul Gaultier per i costumi. È lui a vestire la matrigna, dominatrice fasciata da abiti in pelle nera, che nell’analisi di Preljocaj diventa il personaggio centrale.
È un titolo raro ma di grande interesse nel teatro musicale del Novecento, L’angelo di fuoco di Sergej Prokof’ev, che sarà in scena dal 23 maggio al 1° giugno in una nuova produzione affidata a due fuoriclasse che abbiamo già applaudito al Costanzi: il direttore Alejo Pérez e la regista Emma Dante, che spiega, “ne L’angelo di fuoco, opera esoterica, magica, emerge il conflitto tra superstizione e razionalità. Un incubo spettacolare e visionario che mi permetterà di esplorare il mondo parallelo dei sogni, il mondo oscuro della mente infestato dai fantasmi”. Sulle scene del Costanzi fu visto un’unica volta nel 1966 diretto da Bruno Bartoletti per la regia di Virginio Puecher. Opera visionaria, è immersa nel clima di mistico esoterismo così diffuso nell’avanguardia russa del primo Novecento, che si traduce nel linguaggio ora grottesco ora allucinato del compositore. Tra gli interpreti Leigh Melrose, Ewa Vesin, Sergey Radchenko, Maxim Paster, Mairam Sokolova e Petr Sokolov tutti al loro debutto nel nostro teatro, Anna Victorova e Goran Jurić.
È un mondo cupo e sconvolto, quello che arde nelle note di Prokof’ev, in cui si aggirano una monaca devota, una strega isterica, Faust e Mefistofele, un inquisitore. È la storia di una tragica ossessione – il cui libretto scritto dallo stesso Prokof’ev è tratto dal celeberrimo romanzo di Brjusov – ambientata nella oscura e inquietante Germania del ʼ500, tra duelli, premonizioni e stregonerie. Protagonista è Renata, giovane che fin da bambina veniva guidata dal suo angelo custode Madiel’ per essere avviata ad una vita casta e di santità, ma che poi si invaghisce dello stesso che, furente, si trasforma in una colonna di fuoco. La vicenda della protagonista avanza tra le solitudini di un convento, e visioni demoniache, fino alla condanna al rogo da parte dell’Inquisizione per essersi congiunta carnalmente con il Demonio. Prokof’ev compose questa visione musicale in ritiro sulle Alpi, tra il 1922 e il 1927. L’autore però non riuscì a vedere la sua opera in scena. Le circostanze della lunga e travagliata stesura della partitura, la trama ritenuta blasfema e simbolista del romanzo di Brjusov da cui è tratto il libretto cui fa da contraltare il fervore allucinato della musica, hanno portato L’angelo di fuoco a una prima rappresentazione postuma, a distanza di ben trent’anni dal suo completamento e a due dalla morte del compositore. Il testo fu tenuto celato dal suo editore e fu riscoperto solo nel 1952.
L’attenzione alla tradizione e alla storia è una parte fondamentale nel cartellone del Teatro dell’Opera di Roma. Per questo motivo ritorna in scena anche nel 2019 l’opera “simbolo” del Teatro Costanzi, la Tosca della memoria, con la regia di Alessandro Talevi, ricostruita sull’allestimento originale della prima assoluta del 1900 che vide la luce proprio sulle scene del Costanzi alla presenza di Giacomo Puccini. Ben otto repliche, dal 18 al 26 giugno, per chi non l’avesse ancora vista o per chi non si stanca mai di rivederla. Alla direzione dell’orchestra Jordi Bernàcer. Sul palcoscenico Monica Zanettin e Svetlana Kasyan si alterneranno nel ruolo di Floria Tosca; Stefano La Colla, Gustavo Porta e Diego Cavazzin si alterneranno nel ruolo di Mario Cavaradossi; Sebastian Catana e Gevorg Hakobyan, nel ruolo del Barone Scarpia.
“Una produzione come questa – spiega il regista Alessandro Talevi – , che rivive più volte in un anno con cast diversi, non sarà sempre la stessa, né dovrebbe! Ciascun cantante porta il proprio talento drammatico e la propria esperienza, nonché particolari qualità vocali e abilità tecniche. Per questo trovo molto utile riportare i cantanti al testo, alle motivazioni che stanno dietro alla sapiente architettura pucciniana, così da riscoprire la sincerità e la ragione di ogni azione drammatica in scena.”
Il XXXVIII Premio Abbiati è stato conferito, per la “miglior regia del 2018”, a Deborah Warner per la regia del Billy Budd di Benjamin Britten applaudito nel maggio scorso al Teatro dell’Opera di Roma. Anche quest’anno dunque il nome del Teatro ricorre nell’albo di questo ambito riconoscimento, dopo i premi andati a The Bassarids di H.W. Henze (2015) e al Benvenuto Cellini di Hector Berlioz (2016) e, lo scorso anno, a La Damnation de Faust (2017) ancora di Berlioz.
“Colgo quest’occasione – ha commentato il sovrintendente dell’Opera Carlo Fuortes – per ringraziare ancora una volta Deborah Warner per il suo splendido e appassionato lavoro nel nostro Teatro. Il suo Billy Budd resterà a lungo nella memoria del nostro pubblico. E proprio la prossima settimana lo spettacolo, che ha vinto lo scorso anno l’International Opera Award come migliore nuova produzione, sarà messo in scena alla Royal Opera House di Londra.”
Il Billy Budd con la regia di Deborah Warner è stata una coproduzione con il Teatro Real di Madrid e la Royal Opera House di Londra.
Torna in scena dall’8 al 13 giugno La Cenerentola di Rossini, nella versione di grande successo della stagione 2016 con la regia di Emma Dante, le scene di Carmine Maringola, i costumi di Vanessa Sannino, le luci di Cristian Zucaro e i movimenti coreografici di Manuela Lo Sicco. Nel ruolo della protagonista Teresa Iervolino; con lei René Barbera (don Ramiro), Vito Priante (Dandini), Carlo Lepore (don Magnifico).
Ispirata alle arti e all’immaginario che gravitano attorno al Pop Surrealism, dai cartoon ai tatuaggi, la Cenerentola di Emma Dante è una figura fragile le cui vicende familiari, un po’ grottesche e rocambolesche, raccontate dalla musica di Rossini dal ritmo serrato, diventano lo spunto per una riflessione sulla figura femminile. “La famiglia della Cenerentola è sicuramente grottesca, sui generis- spiega la regista. Non ci sono dei veri legami famigliari. Lei, Cenerentola-Angelina, è un’estranea sia per il patrigno, Don Magnifico, che per le sorellastre, Clorinda e Tisbe; e loro tengono a ribadire, tutte le volte, che lei non deve chiamarle sorelle. Quindi è una sorta di famiglia imposta, né Cenerentola sente famigliare queste tre figure. Sono degli estranei che vivono nella stessa casa. Inoltre le sorellastre litigano sempre tra loro, e sono sempre in atteggiamento di grande rivalità. Il padre vuole assolutamente accasarle per averne un vantaggio personale ed economico. Insomma è una famiglia abbastanza problematica. In più questi legami non sono di sangue perché, appunto, Cenerentola è figlia di un’altra madre. Ma soprattutto è una famiglia che all’interno nasconde una grande violenza, una grande prevaricazione sulla persona più debole che è lei, derubata di tutti i suoi averi e messa in un angolo a far da serva. C’è una prevaricazione molto forte, una grande cattiveria e perfidia. […] C’è una condizione di degrado della donna. Non so se Rossini e il librettista volessero esprimere anche questo. Sicuramente noi che riprendiamo oggi l’opera dobbiamo assolutamente fare i conti con la condizione di questa donna che viene comunque maltrattata, vessata, privata di tutti i suoi diritti, e soprattutto costretta a vivere in una condizione di grande disagio e alienazione. Per cui certamente può essere molto attuale, nel senso della povertà della donna e dell’impossibilità di poter esprimere la propria libertà. Cenerentola non è libera, è vittima di violenze domestiche e non riesce a liberarsene, tant’è che è necessario l’intervento di una specie di magia. Quindi c’è un riscatto. Ed è un riscatto sociale che ci riguarda.”