A febbraio arriva una nuova produzione del Teatro dell’Opera di Roma: Anna Bolena di Gaetano Donizetti. Un titolo molto amato dagli appassionati del belcanto, portato in scena al Teatro Costanzi solo altre due volte: nel 1977 con protagonista Leyla Gencer, e nel 1979 con Katia Ricciarelli. L’opera ritorna in un nuovo allestimento con 6 recite dal 20 febbraio al 1°marzo, diretta da Riccardo Frizza, per la regia di Andrea De Rosa. Le scene sono di Luigi Ferrigno da un’idea di Sergio Tramonti, i costumi di Ursula Patzak e luci di Enrico Bagnoli. Tra gli interpreti Maria Agresta che, dopo il successo riscosso nel Simon Boccanegra del 2012, debutta nel ruolo della protagonista, Carmela Remigio al suo debutto nel ruolo di Giovanna Seymour, Alex Esposito, René Barbera. Fu con Anna Bolena nel 1830 che il compositore, dopo anni di fatiche accompagnate da instabili successi, scrisse per la prima volta un’opera che in breve fece il giro di tutte le capitali europee, fruttandogli fama nazionale ed internazionale. Il merito del successo di Anna Bolena risiede senza dubbio nel libretto di Felice Romani: fu questa la prima volta che Donizetti ricevette un testo di grande sensibilità e valore. Romani era senza dubbio il più capace librettista del suo tempo. La sua Anna è una figura autenticamente tragica – profondamente maltrattata e profondamente sofferente, eppure sempre dignitosa e regale – del tutto diversa dalla superficiale dama di corte storicamente piena di ambizioni. Anna Bolena, l’infelice moglie di Enrico VIII, viene sacrificata perché il Re ormai ama un’altra donna. Il “volubile cuore” di Enrico, così come di Anna, si innamora di un’altra donna, Giovanna Seymour, ancella di Anna, divenuta la nuova favorita. Anna condannata a perdere i favori del Re precipita in una progressiva ed inesorabile discesa nei meandri della follia. Quella stessa follia che durante la catarsi finale, la condurrà ad annullare la propria anima con un finale emozionante, la grande aria della pazzia in prigione, una pagina dirompente che è la chiave di tutta l’opera.
Il Tokyo Ballet torna alle Terme di Caracalla mercoledì 26 giugno alle ore 21 con un nuovo travolgente programma che non rinuncia al capolavoro assoluto di Maurice Béjart, Le sacre du printemps presentato per la prima volta nelle suddette terme nel 2014 in occasione delle celebrazioni del 50simo anniversario dalla nascita dell’ensemble nipponico. Il Sovrintendente Carlo Fuortes dichiara: “Avere di nuovo alle Terme di Caracalla il Tokyo Ballet, principale Compagnia di Balletto del Giappone che vanta un repertorio d’eccezione tra titoli occidentali e orientali di altissimo profilo, è per noi tutti un’importante segnale di continuità delle relazioni e degli scambi culturali con il Paese del Sol Levante. L’eccezionalità della Compagnia e del loro programma un ulteriore tassello di prestigio alla nostra programmazione estiva”. La serata del 26 giugno si apre con il Regno delle Ombre, ambientato in un onirico mondo dei morti, quello del terzo atto de La Bayadère di Natalia Makarova da Marius Petipa su musica di Leon Minkus. Il guerriero Solor innamorato della Baiadera Nikia, dopo la morte di lei, per trovare consolazione, sotto l’effetto dei fumi del narghilé sprofonda nel mondo dei sogni e si ritrova nel Regno delle Ombre. Dai pendii del monte scendono le Ombre e tra queste Solor ritrova Nikia alla quale ancora una volta giura amore eterno. Nikia non è un fantasma benevolo come quello di Giselle, è carico di dolore e sofferenza da subito. Le Ombre non sono come le Villi: sono presenze senza sentimenti in un limbo intermedio tra l’aldilà e il mondo dei vivi. Dal repertorio classico si passa a quello moderno, e la serata continua con un capolavoro di Félix Blaska, ballerino e coreografo francese di origine polacca, Tam-Tam et percussion su musica di Jean-Pierre Drouet e Pierre Cheriza. Blaska negli anni sessanta durante una tournée in Sudafrica scopre la musica e la danza africana, ne resta affascinato e nel 1970 al Théâtre de la Ville di Parigi crea questo cameo in cui la musica è il motore primo. Il tam-tam vudù haitiano di Pierre Cheriza e le percussioni occidentali di Jean-Pierre Drouet dialogano generando una danza vivida e umoristica. La musica si compone di una serie di ritmi estremamente precisi all’interno dei quali s’inscrivono innumerevoli varianti. I musicisti sono su scena e fanno parte del balletto. La serata si conclude con il capolavoro dei capolavori del Novecento Le sacre du printemps di Maurice Béjart. Nel 1959 Le sacre du printemps debutta su musica di Igor Stravinskij al Théâtre de la Monnaie di Bruxelles ottenendo subito un grande successo di pubblico che consacra Béjart a livello mondiale e rende possibile nel 1960, proprio in questo Teatro, la nascita della sua compagnia, il celebre Ballet du XX Siècle. Béjart in questa creazione parte dal balletto classico, ma contamina la tecnica accademica, la deforma e la mescola con elementi tratti dalla modern dance. Elabora uno stile ibrido e presenta la danza come un rito. L’aspetto rituale che coinvolge ed entusiasma il pubblico, vibra nella struttura coreografica come nel tema dell’unione dei due Eletti, così da rendere il sacre “un inno all’unione tra Uomo e Donna, a livello più istintivo ed essenziale, un balletto dell’unione tra cielo e terra, un balletto della vita e della morte, eterna come la primavera”. La relazione che Béjart ebbe con il Tokyo Ballet fu unica e speciale. Riconobbe alla compagnia nipponica quella versatilità tecnica e interpretativa e quella grazia tutta orientale che tanto amava. Per questo il genio del Novecento creò balletti in esclusiva per i suoi artisti e la identificò come la sola depositaria di suoi capolavori come l’oiseau de feu, Bolero e Le sacre du printemps.
I biglietti sono in vendita con i seguenti prezzi: da 25 a 90 euro più 15% di prevendita.
Al Teatro Palladium si ripete per la stagione 2018-19 la fortunata rassegna Prime Donne nata dalla collaborazione con la Fondazione Roma Tre Teatro Palladium. Protagoniste alcune cantanti impegnate sul palcoscenico del Costanzi nel corso della stagione.
Protagonista lunedì 11 febbraio, alle 20.30, è il timbro morbido di Valentina Varriale – che abbiamo visto fino al 24 gennaio sul palcoscenico del Costanzi nelle recite di Traviata con il ruolo di Violetta – che sarà accompagnata al pianoforte da Antonio Maria Pergolizzi. Il programma della serata Promenade amourouse sarà una passeggiata romantica tra i più noti compositori francesi: Claude Debussy, Georges Bizet, Joseph Maurice Ravel.
Prossimo appuntamento al Teatro Palladium
lunedì 25 marzo ore 20.30 soprano Mariangela Sicilia
Al Teatro Nazionale fino al 14 febbraio va in scena un piccolo gioiello del teatro musicale del Novecento, Il piccolo spazzacamino di Benjamin Britten con gli allievi della Scuola di Canto Corale e la Youth Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma diretta da Carlo Donadio. L’allestimento, del Reate Festival, è firmato da Cesare Scarton per la regia, le scene sono di Maria Rossi Franchi, i costumi di Anna Biagiotti e Simona Scandagli, le luci di Patrizio Maggi. Il piccolo spazzacamino, opera per bambini, è un autentico capolavoro creato nel 1949 dal grande compositore inglese con l’intento di avvicinare i ragazzi all’opera. I protagonisti sono sette giovanissimi solisti e un piccolo coro di voci bianche. Britten ha scritto parti facili per le voci bianche, alternando ai bambini quattro cantanti professionisti, e impiega un piccolo gruppo strumentale, da cui il compositore trae una raffinata varietà di colori musicali. Nei quattro ruoli per cantanti professionisti vedremo Jaime Canto Navarro (Clem e Alfred) e, dal progetto “Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma, Timofei Baranov (Black Coc e Tom), Irida Dragoti (Miss Baggott), Louise Kwong (Miss Rowan).
Alle voci bianche soliste sono invece affidati i ruoli di Sam (Christian Masciavè 9 febbraio / Lorenzo Giambenedetti 10 febbraio), Juliet (Caterina Gigotti 9 febbraio / Giulia Peverelli 10 febbraio), Gay (Corrado Severini 9 febbraio / Angelica Spiesser 10 febbraio), Sophie (Agnese Funari 9 febbraio / Isabella Mastroeni 10 febbraio), Johnny-Jane (Francesca Cecilia 9 febbraio/Anastasia Spalvieri10 febbraio), Hughie (Giuseppe Monteleone 9 febbraio / Davide Praticò 10 febbraio), Tina (Paola Gamberale 9 febbraio / Carola Finotti 10 febbraio).
In quest’opera da camera, su libretto di Eric Crozier, c’è la denuncia, raccontata con la leggerezza tipica delle fiabe, dello sfruttamento del lavoro minorile degli spazzacamini, di grande attualità nella Gran Bretagna del primo Novecento. Una tematica che si ricollega a un altro soggetto al quale Britten era molto sensibile: la corruzione dell’innocenza dell’infanzia da parte degli adulti.
Al pianoforte a quattro mani ci saranno i maestri Lochlan James Brown ed Elena Burova, anche loro due talenti del progetto “Fabbrica” dell’Opera di Roma.
Il 20 marzo al Teatro Costanzi va in scena una serata unica di grande emozione La Pietà, di Nicola Piovani. Uno Stabat Mater contemporaneo su versi di Vincenzo Cerami che vede sul palco un cast d’eccezione: due voci di grande fascino, Amii Stewart (voce soul) e il soprano Maria Rita Combattelli accompagnate dalla intensa voce recitante di Gigi Proietti. Sul podio lo stesso Maestro Nicola Piovani che così definisce il suo lavoro: “Due madri, chine sul dolore, cercano conforto nel pianto”. Entrambe le madri piangono il proprio figlio morto. La prima madre (voce di soprano), in un paese opulento e consumista, ha visto suo figlio ucciso dalla droga, vittima di una società smarrita nei miti sbagliati del benessere e nella perdita del sentimento della trascendenza. La seconda (voce soul) ha perso il figlio ucciso dalla fame: la carestia di un paese del terzo mondo non ha risparmiato il ragazzino che si è smagrito, ha mangiato la terra e davanti agli occhi di lei si è spento. Due madri addolorate, due cause di morte opposte, ma vittime dello stesso modello di sviluppo planetario. Ripercorrendo la forma dello Stabat Mater classico, che ha già ispirato grandi musicisti del passato (Scarlatti, Pergolesi, Rossini, Dvořák, Poulenc), La Pietà canta, in versi liberi, il dolore archetipo della madre per la perdita del figlio, il dolore di Maria sotto la croce, citando a tratti i versi rituali di Jacopone da Todi, sia in traduzione moderna sia nell’originale latino.
Nel mese in cui ricorre la giornata della Memoria, al Teatro Nazionale dal 22 al 27 gennaio, va in scena Brundibár, opera per bambini di Hans Krása con la regia di Cesare Scarton. Protagonisti sono i giovani cantori della Scuola di Canto Corale e della Youth Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma diretta da Carlo Donadio. La messa in scena quest’anno sarà arricchita dall’esecuzione di alcuni Lieder della scrittrice e compositrice ceca di lingua tedesca Ilse Weber, deportata a Terezín nel febbraio del 1942 per le sue origini ebraiche e morta ad Auschwitz nell’ottobre del 1944. I canti di cui Ilse compose i versi e le musiche erano eseguiti da lei stessa alla chitarra o al liuto per portare un po’ di leggerezza ai bambini di Terezín di cui si prese cura fin dall’inizio della sua detenzione. Scritta dal compositore ceco Krása (ucciso nel campo di concentramento di Auschwitz nel 1944),su libretto di Adolf Hoffmeister Brundibár è andata in scena per la prima volta il 23 settembre 1943 nella fortezza di Terezín, e rappresentata 55 volte dal 1943 al 1944, proprio da alcuni dei bambini rinchiusi e poi deportati nei campi di sterminio. Narra la storia di Pepícek e Aninka, due fratelli poveri e orfani di padre che devono comprare un po’ di latte per salvare la madre malata. Per raccogliere i soldi necessari decidono di cantare al mercato come il suonatore d’organetto Brundibár, che però li allontana dalla piazza. Aiutati da tre animali (un passero, un gatto e un cane) e altri bambini del paese, Pepícek e Aninka con un piano riusciranno alla fine a cacciare Brundibár e a cantare nel mercato.
La Fondazione del Teatro dell’Opera di Roma è lieta di annunciare la conferma della Signora Eleonora Abbagnato, étoile dell’Opéra di Parigi, alla Direzione del Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma.
Eleonora Abbagnato nominata Direttore del Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma nel 2015, continuerà ad onorare il suo incarico fino al 31 dicembre 2021.
Virginia Raggi, Sindaca di Roma e Presidente della Fondazione Teatro dell’Opera di Roma: “È motivo di grande orgoglio, per la nostra città, poter confermare un’étoile come Eleonora Abbagnato alla Direzione del Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma. Questo le darà modo di proseguire un prezioso lavoro che svolge da tre anni con grande serietà e impegno. Eleonora Abbagnato, grazie al prestigio e alla varietà delle sue esperienze internazionali, ha contribuito a tenere alto il livello della danza del Teatro dell’Opera che è un’eccellenza e patrimonio di tutti i cittadini di Roma. Ha puntato sui giovani, portando avanti un importante lavoro con i suoi ballerini, convinta del fatto che la danza abbia bisogno dei grandi talenti italiani, nei quali ha dimostrato di credere fermamente. Sono certa che la sua dedizione continuerà ad essere da esempio per molti e che una disciplina raffinata e rigorosa come la danza, con un’alta direzione, sia un vero e proprio strumento di educazione capace non solo di individuare ed esprimere talenti, ma anche di produrre arte ed emozione”.
Il Sovrintendente Carlo Fuortes nel darne notizia evidenzia: “Il lavoro svolto dalla Signora Abbagnato in questo Teatro è stato eccellente. La professionalità e la cura con cui ha fatto crescere il nostro Corpo di Ballo, la generosità con la quale ha condiviso la sua esperienza e il suo sapere con i tersicorei e tutto lo staff e la visione che ha ispirato il nostro lavoro congiunto nella programmazione delle Stagioni di Balletto sono tutte qualità che mi fanno rinnovare la fiducia nel suo operato. Sono sicuro che insieme continueremo a svolgere un ottimo lavoro che contribuirà alla crescita della danza nel nostro Teatro e nel panorama italiano e internazionale”.
La nuova stagione estiva di opera e balletto del Teatro dell’Opera di Roma, inizia giovedì 4 luglio con il ritorno dell’Aida, uno spettacolo simbolo degli allestimenti nell’antico scenario delle Terme di Caracalla e perciò molto atteso dal pubblico romano e dai turisti. Fin dalla prima rappresentazione all’aperto nel 1938 e poi, dopo l’interruzione dovuta alla guerra, dal 1945, la presenza dell’opera di Verdi è stata infatti pressoché ininterrotta nelle stagioni estive fino al 2011. Per gli spettacoli all’aperto nei grandi spazi di Caracalla, – ha dichiarato il sovrintendente Carlo Fuortes – tra il fascino delle rovine e il fresco delle notti romane, abbiamo puntato, nella prossima estate come in quelle trascorse, a titoli di grande richiamo e al tempo stesso ad allestimenti di qualità. Sul palcoscenico archeologico, che non manca di affascinare la platea di circa 4500 spettatori, fra turisti e romani che lo riscoprono ogni anno, ritorna così dopo molti anni Aida, un titolo molto amato e legatissimo allo spazio delle antiche Terme. La scommessa di questo nuovo allestimento, affidato a un regista raffinato come Denis Krief, sta nel fare rivivere la chiave intima della vicenda, accanto ai suoi aspetti maestosi e celebrativi. Ritornano poi La traviata e il balletto con Romeo e Giulietta e accanto ad essi molti altri appuntamenti extra di grande valore artistico. Offerte diverse accomunate dalla qualità: questa mi sembra la chiave che ci ha permesso l’anno scorso di raggiungere 92.220 spettatori, un record che vorremmo superare quest’anno.” La stagione estiva durerà fino all’8 agosto 2019, per un totale di 33 serate, che comprendono le due opere, il balletto e numerosi extra con un’offerta di eccellenza, ma nello stesso tempo aperta a un larghissimo pubblico, com’è nella tradizione delle stagioni estive del Teatro dell’Opera di Roma.
Aida avrà un nuovo allestimento diretto da Jordi Bernàcer con regia, scene, costumi e luci di Denis Krief. Tra gli interpreti Vittoria Yeo e Serena Farnocchia (Aida), Alfred Kim e Diego Cavazzin (Radames), Judit Kutasi e Silvia Beltrami (Amneris). Dopo la prima del 4 luglio, le repliche saranno il 5, 6, 7, 12, 13, 18, 24, 31 luglio e 3 agosto. Da venerdì 19 luglio sarà in scena ancora un’opera di Verdi, La traviata, ambientata dal regista Lorenzo Mariani nell’atmosfera della “Dolce Vita” felliniana, che tanto successo ha riscosso la scorsa estate; sul podio, alla direzione dell’Orchestra dell’Opera di Roma, Manlio Benzi. Francesca Dotto (in alternanza con Valentina Varriale) canterà nel ruolo della protagonista, Violetta Valery; Alessandro Scotto di Luzio nel ruolo di Alfredo Germont e Marcello Rosiello in quello di Giorgio Germont. Scene di Alessandro Camera, costumi di Silvia Aymonino, movimenti coreografici di Luciano Cannito, luci di Roberto Venturi, video di Fabio Iaquone e Luca Attili. Repliche 23, 27 luglio e 2, 8 agosto. Le due opere avranno i sottotitoli in italiano e in inglese. Martedì 30 luglio ritorna in scena il balletto Romeo e Giulietta, sulle note di Sergej Prokof’ev interpretate dall’Orchestra del Teatro diretta da David Levi. La regia e coreografia di Giuliano Peparini è stata ideata perché la vicenda dei due giovani amanti si snodi sullo sfondo delle antiche mura e, allo stesso tempo, queste scandiscano gli spazi dei duelli e delle battaglie fra le due famiglie rivali. Le scene sono di Lucia D’Angelo e Cristina Querzola, i costumi di Frédéric Olivier, la videografica di Albin Rosa e Thomas Besson – D/Labs e le luci di Jean-Michel Désiré. Tra gli interpreti Rebecca Bianchi e Claudio Cocino (nelle recite del 1° agosto danzeranno Susanna Salvi e Michele Satriano) e il Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma. Repliche l’1 e 4 agosto. Tutti gli spettacoli vedranno impegnata l’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma. In entrambe le opere il Coro del Teatro sarà diretto da Roberto Gabbiani.
Molti e di grande richiamo gli extra per quest’anno che sono stati già annunciati. Si inizia con i concerti di Francesco De Gregori (11 e 12 giugno) cui fanno subito seguito sette serate (il 15, 16, 18, 19, 21, 22 e 23 giugno) con protagonista Ennio Morricone nel concerto “60 Years of Music World Tour” con il quale il compositore si congederà dal pubblico suonando e dirigendo le sue più celebri pagine per il cinema. Oltre che dalle recite del Romeo e Giulietta gli appassionati di danza saranno certamente attirati dall’unica data, mercoledì 26 giugno, del Tokyo Ballet, un’occasione per vedere dal vivo la prestigiosa compagnia; e poi il 9, 10 e 11 luglio l’irrinunciabile appuntamento con Roberto Bolle and Friends. Molto attesi, sempre a luglio, i concerti di Mark Knopfler e la sua Band sabato 20 e domenica 21, lunedì 22 quello di Stefano Bollani e Chucho Valdés. Il 29 luglio il gradito ritorno di Ludovico Einaudi, che a due anni dall’Elements tour, presenterà il suo nuovo disco Seven Days Walking. Il 7 agosto l’eccezionale ritorno sul palcoscenico delle Terme romane, dopo trent’anni dalla celebre notte dei tre tenori del 1990, di Plácido Domingo protagonista di un concerto intitolato Gala Plácido Domingo “Noche española”. Una serata che il celebre cantante dedica alla sua terra natìa con canzoni spagnole e arie da famose zarzuelas, e che vedrà la partecipazione anche della Compagnia di ballo Antonio Gades di Madrid. L’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma sarà diretta da Jordi Bernàcer; parteciperanno al concerto anche il soprano Ana Maria Martinez e il tenore Arturo Chacón Cruz. Si rinnoverà così anche nell’estate 2019 la scelta di proporre linguaggi diversi, tra le antiche mura che accoglieranno il vasto pubblico dei romani e dei turisti, attirati dal valore delle proposte e dal fascino dei luoghi.
Tutti i concerti e le rappresentazioni inizieranno alle ore 21.
Anche quest’anno proseguiranno, secondo le consuete modalità, gli appuntamenti alle Terme di Caracalla con le “Lezioni di Opera” tenute dal maestro Giovanni Bietti.
I biglietti per la stagione estiva 2019 sono in vendita alla biglietteria e sul sito del Teatro dell’Opera di Roma.
14 milioni di incassi da biglietteria con un aumento del 26% rispetto al 2017
L’anno 2018 segna per il Teatro dell’Opera dei risultati molto rilevanti in relazione alla crescita degli spettatori. Gli incassi dalla biglietteria nel 2018 hanno raggiunto 13.940.000 euro contro gli 11.047.885 dell’anno precedente, con un incremento di 2.892.115 rispetto al 2017 pari al 26,2%. È un dato molto importante perché si somma a quelli molto positivi degli ultimi anni: nel 2013 gli incassi ammontavano infatti a 7.482.664 euro, dunque l’aumento nei cinque anni è stato del 86,3%. Cresce anche il numero di spettatori che passa dai 232.700 dello scorso anno ai 246.700 del 2018, con un incremento di 14.000 persone. Non sono solo queste significative cifre a rendere il 2018 un anno davvero da ricordare per il Teatro dell’Opera di Roma. Due importanti premi sono stati conquistati da spettacoli andati in scena in quest’anno solare: alla Damnation de Faust diretta da Daniele Gatti con la regia di Damiano Michieletto è stato attribuito il Premio Abbiati della critica italiana come miglior spettacolo dell’anno e al Billy Budd con la regia di Deborah Warner il premio come migliore nuova produzione agli International Awards a Londra. Due importanti tournée hanno inoltre portato i complessi del Costanzi con Pagliacci in Oman a marzo e con La traviata e Manon Lescaut in Giappone a settembre: indimenticabile la calorosa accoglienza degli spettatori di entrambi i Paesi che hanno fatto registrare il tutto esaurito per i titoli proposti. Poche settimane fa, infine, la nomina a direttore musicale del Teatro conferita al maestro Daniele Gatti ha coronato il successo delle ultime tre inaugurazioni a lui affidate: dal memorabile Tristan und Isolde del novembre 2016, alla Damnation de Faust nel dicembre dello scorso anno, fino al recentissimo Rigoletto molto lodato da pubblico e critica. La presenza costante del maestro Gatti nelle prossime stagioni non potrà che elevare ancora il livello qualitativo già raggiunto dall’orchestra e dal coro del Teatro dell’Opera di Roma.
Piano a Piano Da Cuba a Roma. Novanta minuti d’improvvisazione per una prima Europea unica
I grandi pianisti e compositori Stefano Bollani e Chucho Valdés si incontreranno per suonare insieme in un nuovo progetto unico e senza precedenti. Il 22 luglio, in un contesto d’eccezione come le Terme di Caracalla a Roma, i due artisti daranno inizio ad un tour che proseguirà poi in tutto il mondo. Dopo una prima partecipazione di Valdés come ospite al programma televisivo di Bollani “L’importante è avere un piano” su Rai 1, i due hanno poi eseguito il loro primo concerto al Gran Teatro dell’Avana nel giugno del 2018. La chimica generatasi sul palco fu da subito evidente. Da qui è scoccata la scintilla che ha portato alla volontà di intraprendere un nuovo progetto basato sull’incontro ed il forte legame musicale che li unisce. L’influenza afro-cubana e il ritmo latino di Valdés, mescolati all’estro musicale e alla fantasia versatile di Bollani, sono destinati a creare uno spettacolo musicale di incredibile impatto per il pubblico. Un “piano a piano” già definito dalla stampa latina un vero esempio di genialità, destrezza e sincerità nell’affrontare la musica senza nessun tipo di limite e distinzione. Come se non facessero altro che suonare insieme da sempre, i due pianisti eseguiranno riferimenti alla musica popolare latino-americana, con divertenti strizzatine d’occhio ai classici del repertorio pianistico universale, il tutto con l’obiettivo principale di intrattenere il pubblico e godersi loro stessi il concerto. Saranno novanta minuti di pura improvvisazione, come “comanda” il jazz, in cui i due ci faranno viaggiare da un genere a un altro, da Cuba a Roma, toccando svariati stili. La prima europea di uno spettacolo che questi due maestri non vedono l’ora di offrire.
Il concerto sarà un’ occasione in più per confermare che la musica va ben oltre le frontiere e le culture.