Il 21 maggio Jack Savoretti con “Acoustic Nights Live”

 

Dopo aver visitato tutta l’Italia la scorsa estate, Jack Savoretti torna con l’Acoustic Nights Live, il nuovo tour acustico con cui il cantautore italo-inglese – definito dalla critica come il nuovo Bob Dylan – è pronto a calcare i palchi dei grandi teatri della tradizione italiana e quelli europei.

La tappa romana è lunedì 21 maggio al Teatro dell’Opera, alle ore 21.

Il progetto nasce dopo il successo di Sleep No More e sulla scia della riedizione speciale dell’album, contenente l’inedito “Whiskey Tango” e ispirato dallo straordinario duetto con Kyle Minogue nel brano “Music’s Too Sad Without You”.

Insieme alla sua inseparabile chitarra acustica, Savoretti è pronto a incantare nuovamente l’affezionatissimo pubblico italiano, a cui farà vivere atmosfere intense, in una versione acustica ed indimenticabile dei suoi successi.

 

“Tornare in Italia è sempre meraviglioso. Tornare in Italia, per un Tour in queste location, è davvero un’emozione unica. In questi anni abbiamo suonato ovunque, dalle cantine a palazzetti e festival. Ci mancavano i grandi teatri dove si fa musica classica. Con la band ci sentiamo una nave in mare aperto: sul palco non puoi mentire, se non sai nuotare anneghi”.

Jack Savoretti

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Il Corpo di Ballo il 6 maggio a Lucca con un omaggio a Angelin Preljocaj e Roland Petit

Il Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma, diretto da Eleonora Abbagnato, domenica 6 maggio 2018 sarà a Lucca al Teatro del Giglio nell’ambito della manifestazione Lucca Classica Music Festival con Omaggio a Angelin Preljocaj e Roland Petit.

 

Il programma si articola in due parti. La prima è dedicata al coreografo franco-albanese Angelin Preljocaj e si apre con Annonciation. Questa creazione nasce nel 1995 per due danzatrici e porta in scena l’incontro tra la Vergine Maria e l’Arcangelo Gabriele, ruoli qui affidati alla solista Giorgia Calenda e Federica Maine. Preljocaj affronta un tema inedito nel contesto coreografico, dando vita a un dualismo di grande qualità enfatizzato dall’antitesi perfetta tra la musica del compositore canadese Stéphane Roy e il Magnificat di Antonio Vivaldi. A seguire Eleonora Abbagnato – étoile dell’Opéra di Parigi e Direttrice del Balletto del Teatro dell’Opera di Roma – interpreta, insieme al primo ballerino Claudio Cocino, alcuni estratti dal balletto Le Parc, creato da Preljocaj nel 1994 e diventato subito un’icona della nuova danza di fine Novecento. Un capolavoro sull’arte di amare, dove il linguaggio classico si mescola con quello accademico e la musica di Wolfgang Amadeus Mozart cede il passo, a ogni apertura d’atto, alla musica elettronica creata da Goran Vejvoda.

La seconda parte è invece all’insegna del coreografo francese Roland Petit e si apre con La rose malade, struggente pas de deux sulla musica dell’Adagietto dalla Sinfonia n. 5 di Gustav Mahler interpretato da Eleonora Abbagnato e Giacomo Castellana. Il solista Michele Satriano e Simone Agrò sono i protagonisti del successivo duetto maschile sulla musica di Gabriel Fauré Le Combat des Anges, tratto dal balletto Proust, ou Les Intermittences du coeur che Petit crea nel 1974 ispirandosi al romanzo di Marcel Proust Alla ricerca del tempo perduto. Seguono due estratti da Il pipistrello, tra cui il famoso pas de deux interpretato dai primi ballerini Susanna Salvi e Claudio Cocino. Lo spumeggiante balletto in due atti, creato da Petit nel 1979 sulle musiche di Johann Strauss figlio, racconta di come Bella, una giovane donna dell’alta società, riesce a riconquistare il volubile marito, che di notte si trasforma in un pipistrello per correre da un cabaret a un ballo in maschera. Si continua, sulle note di Georges Bizet, con alcuni celebri estratti da Carmen il capolavoro che ha reso Roland Petit famoso in tutto il mondo. Questo balletto drammatico creato nel 1949 racconta la passione travolgente tra la zingara andalusa Carmen e Don Josè, dove l’amore si contrappone all’odio in un erotismo esplicito ma mai volgare. A danzare il ruolo della fascinosa zingara è l’étoile internazionale Natasha Kusch, affiancata da Michele Satriano nei panni di Don José.

La serata si conclude con Cheek to Cheek di Roland Petit, celebre duo dal sapore hollywoodiano creato nel 1977 sulla brillante musica di Irving Berlin, che vede protagonista Eleonora Abbagnato in coppia con lo straordinario Luigi Bonino, attuale Direttore Artistico dei Balletti Roland Petit.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Tre nomine al Benois de la Danse per il Teatro dell’Opera di Roma

Il Teatro dell’Opera di Roma è in nomina al Prix Benois de la Danse 2018 in due categorie: nella sezione coreografi, con il Don Chisciotte di Laurent Hilaire, ispirato alla versione originale di Mikhail Baryshnikov per l’American Ballet Theater, da Marius Petipa e Alexander Gorsky; in quella danzatori, con l’étoile internazionale ospite Isaac Hernández nel ruolo di Basilio in Don Chisciotte di Laurent Hilaire da Mikhail Baryshnikov, e con il solista del Teatro dell’Opera di Roma Michele Satriano nel ruolo di Don José in Carmen di Roland Petit.

 

Laurent Hilaire con il suo Don Chisciotte, presentato in prima mondiale al Teatro dell’Opera di Roma il 15 novembre 2017, debutta come coreografo. Nell’approcciarsi a questo famoso balletto ha voluto mantenere in vita l’ésprit di Baryshnikov, tanto nell’opera in generale quanto in alcune variazioni specifiche, avvicinandosi all’importante tradizione che il Don Chisciotte porta con sé con grande rispetto e allo stesso tempo con assoluta libertà creativa.

La travolgente interpretazione del lead principal dell’English National Ballet Isaac Hernández nel ruolo di Basilio arricchisce ulteriormente questa nuova produzione.

Michele Satriano, protagonista delle più recenti produzioni del Teatro dell’Opera di Roma, è tra gli aspiranti vincitori del prestigioso Premio Benois de la Danse 2018, che verrà assegnato al Teatro Bol’šoj in una serata di gala il 5 giugno prossimo. Il suo carisma nel ruolo di Don Josè, che lo scorso novembre gli è valso l’invito all’Opéra National de Lyon, è un’esplosione di tecnica e interpretazione.

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Natale di Roma, un lungo week-end di festa

Arte, cultura ed eventi. Una festa per tutti i cittadini lunga un intero fine settimana.

Così Roma festeggia il suo 2771° compleanno con un ricco calendario di eventi culturali, appuntamenti didattici, mostre e celebrazioni ufficiali.

Il week-end del 21 e 22 aprile culmina domenica con una festa all’aria aperta durante la quale passeggiare tra piazza della Bocca della Verità e via Petroselli, zona pedonalizzata per l’occasione, e assistere a spettacoli, concerti e teatro di strada.

Partendo dal successo della Festa di Roma, realizzata in collaborazione con le istituzioni culturali della città negli ultimi due anni, anche questo anniversario è  una festa diffusa che dalle 14.30 alle 20 trasforma la strada in un grande teatro a cielo aperto.

Percorrendo via Petroselli si può compiere un viaggio tra i mille volti di Roma, da quella antica di Plauto a quella immaginata da Shakespeare, da quella del Novecento, con omaggi a Sordi e Flaiano, a quella del Belli, fino alla Roma contemporanea, tra musiche popolari e giovani talenti musicali.

Inoltre, sabato 21 aprile i Musei comunali e i Viaggi nell’antica Roma di Piero Angela e Paco Lanciano sono gratuiti per tutti, mentre L’Ara com’era al Museo dell’Ara Pacis riserva una promozione speciale dedicata ai cittadini romani per le giornate di venerdì 20 e sabato 21.

Un ricco e articolato programma, dunque, accanto agli eventi istituzionali che si aprono con la deposizione di una corona d’alloro al Milite Ignoto e le cerimonie in Campidoglio.

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Dal 5 maggio al Teatro Nazionale il “Don Giovanni” nella riduzione OperaCamion

Dopo aver girovagato per le piazze di Roma e del Lazio nel corso delle ultime due estati il tir di OperaCamion, in attesa delle nuove tournée estive, si concede un’altra sosta al Teatro Nazionale dopo quella di febbraio con Il barbiere di Siviglia. Il camion si fermerà sul palcoscenico del Teatro Nazionale dove andrà in scnea il Don Giovanni di Mozart (5, 6, 11 e 12 maggio), l’ultimo successo dell’estate 2017.

Il Teatro dell’Opera ha pensato a questa insolita deviazione per portare l’innovativo progetto dell’OperaCamion all’attenzione di un nuovo pubblico, di famiglie e di giovani che non hanno potuto assistere agli spettacoli nelle piazze gremite dei quartieri di Roma e di alcune città del Lazio. Don Giovanni, così com’era accaduto per Il barbiere di Siviglia, è un’opera vera e propria. Viene riproposta, esattamente come era stata pensata dall’ideatore e regista Fabio Cherstich per gli spettacoli itineranti, nella forma di OperaCamion: ridotta ad hoc nella durata, ma completa di scene, video e costumi firmati da Gianluigi Toccafondo, con la Youth Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma che esegue le musiche dal vivo e con una compagnia di cantanti composta da giovani talenti, tra cui alcuni partecipanti al progetto “Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma.

Dopo questa pausa il “carro di Tespi 2.0” sarà pronto per la sua nuova avventura estiva, quando riprenderà il suo viaggio per le strade e le piazze per raggiungere gratuitamente un grandissimo numero di spettatori.

La “prima” di Don Giovanni OperaCamion va in scena sabato 5 maggio (ore 18), repliche domenica 6 (ore 16.30), venerdì 11 (ore 20) e sabato 12 (ore 18).

Biglietti: intero € 25,00, ridotto under 26 € 15,00 in vendita presso la biglietteria del Teatro dell’Opera di Roma. Nei giorni di spettacolo, a partire da un’ora prima dell’inizio, anche presso la biglietteria del Teatro Nazionale.

 

 

Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart

Riduzione OperaCamion

IDEAZIONE E REGIA Fabio Cherstich

SCENE, VIDEO, COSTUMI Gianluigi Toccafondo

COLLABORAZIONE ALLE SCENE E AI COSTUMI Francesca Ghermandi

PERSONAGGI E INTERPRETI

DON GIOVANNI Timofei Baranov* / Maharram Huseynli 6, 12 

LEPORELLO Carlo Feola

MASETTO e COMMENDATORE Federico Cavarzan

DON OTTAVIO Murat Can Güvem*

DONNA ANNA Veronica Marini

DONNA ELVIRA Silvia Lee

ZERLINA Reut Venturero**

e con Valeria Almerighi

*Dal progetto “Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma

**Diplomata “Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma

YOUTH ORCHESTRA DEL TEATRO DELL’OPERA DI ROMA

DIRETTA DA CARLO DONADIO / ROBERTO DE MAIO

Allestimento del Teatro dell’Opera di Roma

TEATRO NAZIONALE

Sabato 5 maggio, ore 18

Domenica 6 maggio, ore 16.30

Venerdì 11 maggio, ore 20

Sabato 12 maggio, ore 18

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“La bohème” di Puccini nella visione di Àlex Ollé dal 13 al 24 giugno

Dal 13 al 24 giugno va in scena al Costanzi La bohème, capolavoro di Puccini e pietra miliare dell’opera lirica. La direzione sarà del Maestro Henrik Nánási che si alternerà con il Maestro Pietro Rizzo, la regia di Àlex Ollé, che si sofferma sulla sua scelta di una messinscena contemporanea: “Dal debutto dell’opera di Puccini son passati centoventi anni e il mondo di oggi assomiglia poco alla romantica Parigi dell’Ottocento. Le città, soprattutto le grandi metropoli del XXI secolo, sono ormai diventate entità inaccessibili nelle quali il mondo della bohème, inteso oggi come movimento artistico incarnato dai più giovani, si diluisce nel sottomondo sociologico delle periferie, spesso degradate e, quasi sempre, abitate dalla grande diversità culturale scaturita dal fenomeno contemporaneo della migrazione intercontinentale. Rimangono intatti solamente la giovinezza, la brama di vivere, la vocazione artistica, i sogni di gloria, il desiderio imperativo di felicità immediata, l’attrazione dell’amore come esplosione simultanea dello spirito e della carne, la gioia incosciente di coloro che, essendo giovani, non provano nessun timore per un futuro che appare carico di responsabilità, percepite come imposizioni inaccettabili di una società scaduta. Ed è nella negazione di questa società che si mantiene vivo il messaggio politico rivoluzionario che ancora oggi associamo all’arte”.

Le scene sono di Alfons Flores, i costumi di Lluc Castells, le luci di Urs Schönebaum.

Prima rappresentazione: mercoledì 13 giugno ore 20.00

Repilche: 14, 15, 16, 17, 19, 20, 21, 22, 23, 24 giugno.

 

 

 

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“La damnation de Faust” di Hector Berlioz vince il Premio Abbiati

Con La damnation de Faust di Hector Berlioz, opera inaugurale della stagione 2017-18, il Teatro dell’Opera di Roma vince ancora una volta il Premio Abbiati della critica musicale italiana.

 

Il XXXVII Premio Abbiati è stato conferito, per il “miglior spettacolo del 2017”, al nuovo allestimento dell’opera di Hector Berlioz La damnation de Faust, che ha inaugurato il 12 dicembre dello scorso anno la stagione del Teatro dell’Opera di Roma. Lo spettacolo era diretto da Daniele Gatti con la regia di Damiano Michieletto. Per il terzo anno consecutivo un importante riconoscimento della critica musicale italiana va a una produzione del Teatro dell’Opera, dopo i premi andati a The Bassarids di H.W. Henze (2015) e al Benvenuto Cellini di Hector Berlioz (2016).

Sono molto felice di questo premio prestigioso – ha commentato il sovrintendente dell’Opera Carlo Fuortesche riconosce il grande sforzo artistico del Teatro dell’Opera di Roma. Ringrazio per lo splendido lavoro Daniele Gatti e Damiano Michieletto, l’orchestra, il coro, i tecnici e tutto il teatro dell’Opera per il grande impegno profuso. Questo riconoscimento, che si aggiunge ai due precedenti, incoraggia il nuovo percorso artistico del Teatro che stiamo perseguendo con grande determinazione“.

Lo spettacolo è una coproduzione con il Teatro Regio di Torino e Palau de Les Arts Reina Sofía di Valencia.

 

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A #Caracalla2018 “Romeo e Giulietta”
nuova creazione di Giuliano Peparini

La nuova creazione ispirata all’omonima tragedia di William Shakespeare sulle note di Sergej Prokof’ev è un nuovo allestimento ideato e creato per l’étoile, i primi ballerini, i solisti e il corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Roma, diretto da Eleonora Abbagnato.

Il capolavoro di William Shakespeare è tra le storie più famose e rappresentate di tutti i tempi, è la storia d’amore per antonomasia, definita una tragedia del destino. Entrare nel mondo del celebre scrittore è un viaggio fisico e intellettuale, una sfida eccezionale. L’opera di Shakespeare ha ispirato musicisti e cineasti, uomini di teatro e poeti. Nella seconda metà degli anni trenta in Unione Sovietica si ha un ritorno ai classici del passato e in questo clima nel 1934 nasce Romeo e Giulietta di Prokof’ev dopo una genesi travagliata e contesa tra i due massimi teatri russi, il Kirov e il Bol’šoj di Mosca. Il successo arriva con la messa in scena al Kirov l’11 gennaio 1940 con la coreografia di Leonid Lavrovski.

Prokof’ev approccia la tragedia di Shakespeare dal punto di vista letterario e crea una partitura musicale definita poco ballabile, complessa e difficile. Si tratta di una musica però che ben drammatizza i personaggi nel contesto in cui agiscono. La creazione si basa su due temi fondanti: amore e violenza. Da Lifar a Cranko, tutti i coreografi, realizzando la loro versione, hanno prestato molta attenzione alla peculiarità della musica e all’impianto teatrale del balletto strutturato in scene a partire da questi due concetti eterni.

Il Sovrintendente Carlo Fuortes, durante la conferenza stampa, ha dichiarato: “Oggi presentiamo una nuova produzione, un nuovo allestimento, il Balletto Romeo e Giulietta con la coreografia di Giuliano Peparini a Caracalla. Questo manifesta il nostro impegno per la programmazione estiva in un contesto unico, in un luogo in cui possiamo incontrare nuovo pubblico, coinvolgerlo e portarlo poi a Teatro. Le produzioni di Caracalla devono parlare a un grande pubblico e ad oggi siamo già a parametri di record di incasso: 5 milioni e mezzo, e la stagione estiva non è finita. La qualità è la condizione fondamentale e questa nuova produzione che abbiamo affidato a Giuliano Peparini, che con il suo Schiaccianoci ha dato prova di saper lavorare su un grande classico con uno sguardo fresco e personale, lo confermerà. Giuliano Peparini con un percorso unico nel panorama dei giovani coreografi è per noi una scelta su cui puntare per un altro successo.”

La Direttrice del Corpo di Ballo Eleonora Abbagnato ha dichiarato: “Ringrazio il mio amico e grande artista Giuliano Peparini, con il quale ho percorso insieme buona parte della mia carriera con il geniale Roland Petit, per essere qui. Siamo in totale sintonia e crediamo nel futuro della danza in Italia. Dopo una stagione di assenza da Caracalla oggi siamo entusiasti di tornarci con questa nuova produzione che è una sfida e una sferzata di energia allo stesso tempo. Lavora per e con i giovani, presenta uno stile molto articolato e dona molta libertà ai nostri talentuosi artisti. Grazie al mio staff artistico e a quello di Giuliano Peparini, che si è aggiunto a noi, è stato fatto un grande lavoro. Giuliano Peparini è un’artista completo che ha folgorato nel mondo folle e folle di persone con le sue creazioni stupefacenti. Qui con il corpo di ballo ci sono i bambini della Scuola di Danza, gli acrobati virtuosi, la nostra étoile Alessandra Amato nel ruolo de La Morte, la guest Vittoria Valerio solista del Teatro alla Scala di Milano, i nostri primi ballerini Susanna Salvi e Claudio Cocino, e tutti i nostri solisti.”

Giuliano Peparini – regista e coreografo pluripremiato, già in scena al Teatro Costanzi  con la sua fantasiosa rilettura del celebre balletto Lo Schiaccianoci, campione assoluto di incassi e di pubblico – afferma: “Romeo e Giulietta, pur essendo stata scritta da Shakespeare tra il 1594 ed il 1596, è per me una storia senza tempo. Negli anni è diventata l’archetipo della perfetta storia d’amore, la tragedia per eccellenza. In questa versione per il Teatro dell’Opera di Roma, mi sto lasciando guidare dalla storia originale di Shakespeare ma sto anche aggiungendo alcuni elementi contemporanei perché Romeo e Giulietta è una storia attuale: una storia di ieri, di oggi e di domani. È una storia che vive in me, sulla quale lavoro da quattro anni e ogni volta mi dona una forte emozione e un’ulteriore chiave di lettura che mi permette di andare in profondità, di capire meglio i personaggi e quello che voglio, così da poter elaborare una mia visione, sempre più personale, della vicenda. In questa mia versione non c’è il testo, ma tutto, ogni movimento, ogni pausa mi arriva dalle parole, sublimi e uniche. L’impianto fortemente teatrale accoglie la gioia dei bambini che ho introdotto nel prologo, il vigore dello scontro tra le due famiglie rivali che rappresento con un gruppo di ballerini del Teatro dell’Opera di Roma contro uno di breakers che abitualmente lavorano con me e la freschezza dell’amore innocente e puro dei due protagonisti che duettano con il cuore in mano. La scenografia con le sue parti mobili, molto significative per me, i costumi eleganti dal taglio moderno, la video grafica di frammenti architettonici e le luci complici restituiscono l’essenza della mia Verona e delle città che abito. Il lavoro con i ballerini del Teatro dell’Opera di Roma è molto intenso e come sempre stimolante, e i miei assistenti Germana Bonaparte, Francesco Saracino e Tim Vranken, mi stanno affiancando con grande energia: tutto questo vi regalerà un’esperienza irripetibile”.

Il linguaggio di Giuliano Peparini si allontana dagli schemi comuni: la sua visione del teatro è una continua sfida-connubio tra classico e contemporaneo, due universi che s’intrecciano animando le tragiche vicende dei due giovani innamorati qui interpretati da Susanna Salvi e Claudio Cocino primi ballerini del Teatro dell’Opera di Roma, e dalla guest Vittoria Valerio, solista del Teatro alla Scala di Milano e dal solista capitolino Michele Satriano. Inoltre l’étoile Alessandra Amato è La Morte, il primo ballerino Alessio Rezza è Mercuzio, in alternanza con il giovane Simone Agrò, e il solista Giacomo Castellana è Benvolio.  L’atmosfera cinematografica è affidata, oltre che al frizzante e dinamico linguaggio coreografico, alle scene di Lucia D’Angelo e Cristina Querzola, ai costumi di Frédéric Olivier, alla video grafica di Thomas Besson e Albin Rosa, e alle luci di Jean-Michel Désiré.

A dirigere l’Orchestra del Teatro dell’Opera il Maestro David Levi.

 

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Dal 25 maggio il balletto “Manon” di MacMillan con Eleonora Abbagnato

Presso la Sala Grigia del Teatro Costanzi, si è tenuta la conferenza stampa di presentazione del balletto Manon di Kenneth MacMillan in scena per la prima volta al Teatro Costanzi dal 25 al 31 maggio e giovedì 24 con l’anteprima giovani (ingresso “Vietato ai maggiori di 26 anni”).

Kenneth MacMillan, una delle maggiori figure del balletto del dopoguerra – celebrato proprio lo scorso autunno a Londra in occasione dei venticinque anni dalla sua morte – è al Teatro Costanzi nel 1965 e nel 1982 con il suo Romeo e Giulietta, interpretato dal Royal Ballet di Londra. Oggi viene omaggiato e interpretato dal Balletto del Teatro dell’Opera di Roma con la sua Manon, cameo entrato nel repertorio di ben trentatré compagnie. Sarà interpretato dall’étoile, dai primi ballerini, dai solisti e dal Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma ed eccezionalmente dall’étoile dell’Opéra di Parigi e Direttrice del Ballo Eleonora Abbagnato nel ruolo di Manon, dall’étoile ospite Friedemann Vogel nel ruolo di Des Grieux, e dall’étoile de l’Opéra di Parigi e assistente alla Direzione del Balletto del Teatro dell’Opera di Roma, Benjamin Pech nel ruolo di Monsieur G.M.

Il Sovrintendente Carlo Fuortes, durante la conferenza stampa, ha dichiarato: “Manon è il quinto titolo della nostra stagione di balletto ben variegata e bilanciata tra classico e contemporaneo. È la prima volta del Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma con un Balletto di Kenneth MacMillan e la prima volta di Eleonora Abbagnato in un Balletto Classico a serata intera qui al Costanzi: una serata imperdibile.”

La Direttrice del Corpo di Ballo Eleonora Abbagnato ha dichiarato: “Sono fiera di parlare di Manon, balletto che amo, e del nostro Corpo di Ballo che lo interpreterà, per la prima volta, tra qualche giorno. Ringrazio Paricia Ruanne, che ha lavorato per tanti anni con Kenneth MacMillan, di essere qui con noi e di aver capito insieme a me che era il momento di affrontare un titolo di valore, difficile nella tecnica e nell’espressione. Karl Burnett, per la prima volta qui al Teatro dell’Opera di Roma, ha fatto un lavoro minuzioso e attento. Insieme a lui e a Patricia, i ballerini stanno dando il massimo e hanno dimostrato di avere il carattere giusto per farlo, la costanza di lavorare giorno dopo giorno per portare in scena un Balletto così complesso. Balleranno con me lo straordinario Friedemann Vogel, il mio assistente alla Direzione Benjamin Pech, l’étoile Alessandra Amato, i nostri meravigliosi solisti e il primo ballerino Manuel Paruccini per l’ultima volta su questo palcoscenico.”

Manon – creato nel 1974 e rappresentato per la prima volta il 7 marzo al Royal Opera House di Londra con il Royal Ballet – è il secondo balletto in tre atti del magistrale coreografo scozzese MacMillan durante il suo incarico come Direttore Artistico del Royal Ballet dal 1970 al 1977. Il libretto si basa sul romanzo dell’Abbé Prévost intitolato Histoire du Chevalier des Grieux et de Manon Lescaut (1731). La triste storia della giovane Manon che nelle parole dello stesso MacMillan “più che avere paura di essere povera, prova vergogna per questa condizione” ha attratto e ispirato nel tempo grandi creatori come Jules Massenet, Giacomo Puccini e diversi registi cinematografici. Manon, affascinata dall’ardore del giovane Des Grieux con il quale intrattiene una relazione, è introdotta nella società parigina da suo fratello Lescaut dissoluto e senza scrupoli. Manon viene sedotta dalla ricchezza di Monsieur G.M. e intrattiene con lui una relazione priva di sentimenti: abbandona Des Grieux pur amandolo. Durante una festa Manon spinge però Des Grieux, che la ama devotamente, a barare a carte: viene scoperto. La situazione precipita, Manon viene denunciata e deportata come prostituta in Louisiana. Des Grieux la segue, pugnala a morte un carceriere che abusa di lei e scappano insieme nelle vicine paludi dove Manon trova la morte sopraffatta dagli spettri del suo passato.

MacMillan con il suo genio ha dato una chiara identità al balletto nazionale britannico: autore di balletti in un atto, ne crea diversi a serata intera arricchendo la forma del balletto in tre atti. La sua forza creatrice si basa sul linguaggio classico accademico, ma si fa audace e coraggiosa nell’invenzione e nelle scelte. MacMillan è particolarmente interessato alla Psiche che tramite la danza fa parlare lo spirito, è molto attento ai registri emotivi che pervadono e animano i suoi balletti drammatici. Per questo Manon allo stesso tempo raffigura l’innocenza corrotta, incarna l’amore sensuale e la rapacità. La sua eccezionale sensibilità musicale lo spinge a chiedere a Leighton Lucas, ex ballerino dei Ballets Russes, Direttore d’orchestra e compositore di colonne sonore per il cinema, di mettere insieme e orchestrare una selezione tratta da 24 diverse fonti musicali di Jules Massenet. Questa scelta conferisce alla narrazione una struttura decisamente operistica, dove intimi passi a due di straordinaria inventiva si alternano a elaborate scene di massa ottenendo grande fluidità compositiva. I passi a due dalla bellezza impressionante sono il punto di partenza e di forza di MacMillan, e rappresentano tre fasi cruciali della loro relazione amorosa: l’innocente felicità del primo incontro, la carica erotica ed emotiva del loro amore, l’angoscia della separazione con la morte di Manon.

La scenografia e i costumi sono del geniale designer greco Nicholas Georgiadis, collaboratore favorito di McMillan, che si è sempre distinto per la quantità e qualità di idee creative che hanno fatto di lui un artista di grande raffinatezza. La scenografia e i costumi si connotano tra l’opulenza e la decadenza: i due termini si mescolano sapientemente creando quell’atmosfera in cui Manon agisce inconsapevole del tragico destino che l’attende.

Il meraviglioso balletto di MacMillan è riallestito dal Maestro Karl Burnett, esperto della Benesh Movement Notation e grande conoscitore dei maggiori capolavori del coreografo scozzese. Al suo fianco Madame Patricia Ruanne che ha lavorato a stretto contatto con i grandi della scena internazionale tra cui MacMillan. Oltre alle étoiles ospiti, l’étoile del Teatro dell’Opera di Roma Alessandra Amato vestirà i panni della Maîtresse, i primi ballerini Manuel Paruccini, Claudio Cocino, Susanna Salvi rispettivamente quelli di Monsieur G.M., Des Grieux, Manon.

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A #Caracalla2018 dal 14 luglio ritorna la “Carmen” firmata da Valentina Carrasco

Alle Terme di Caracalla, da sabato 14 luglio è in scena Carmen di Georges Bizet, con la regia di Valentina Carrasco, nell’edizione ambientata sulla frontiera fra Messico e Stati Uniti, rappresentata con grande successo lo scorso anno; sul podio Ryan McAdams, nei panni di Carmen Ketevan Kemoklidze, Don José Andeka Gorrotxategui, Escamillo Simón Orfila. Repliche 19, 29, 31 luglio e 2 agosto.

“Trovare un universo per Carmen che riesca ad allontanarsi dai cliché che di solito accompagnano l’opera, è una grande sfida. – ha affermato la regista Carrasco. – D’altra parte, una visione troppo astratta non ci permette di comunicare uno degli aspetti più importanti del personaggio, la sua marginalità. La grande singolarità di Carmen come eroina, consiste nel fatto che essendo una donna socialmente di bassa condizione sociale, può “permettersi” di essere libera. Molto diversamente da Don Giovanni – personaggio con cui condivide il bisogno assoluto di libertà (non soltanto amorosa, ma libertà totale) – lei non è nobile, ma lavora in una fabbrica, non ha casa, ma è nomade, e soprattutto, non è uomo. È un’eroina tragica senza averne quasi il diritto. Partendo da questo presupposto e dal fatto che i conflitti presenti nell’opera sono di assoluta attualità, abbiamo ambientato l’azione nella frontiera tra il Messico e gli Stati Uniti. Questo ci permette di dare una caratterizzazione nella quale un ceto sociale povero, marginale, svalutato, quello dei lavoratori e immigrati illegali messicani, va incontro ad un altro che, pur considerandosi superiore, non riesce a comprendere il mistero della loro cultura, ma ne è affascinato. Il contesto attuale, col ritorno delle divisioni nazionali, l’ascesa del maschilismo e la condizione degradata della donna, fa di questa opera e le riflessioni che innesca, una questione più che mai necessaria”.

 

 

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