Giancarlo De Cataldo presenta “Il bacio del calabrone” all’Opera di Roma

Una morte sospetta proietta un’ombra sinistra su una prima all’Opera di Roma. La scena del delitto? Il laboratorio dei costumi del Costanzi. Nell’ultimo libro di Giancarlo De Cataldo, Il bacio del calabrone – edito da Einaudi Stile Libero – le vicende del protagonista Manrico Spinori della Rocca si intrecciano inaspettatamente con il mondo dell’alta moda internazionale, per un nuovo caso da risolvere ambientato proprio dietro le quinte del Teatro lirico capitolino. Un giallo dalla trama affascinante, dal sapore classico e dal ritmo serrato, cheDe Cataldo presenta – insieme al giornalista Alberto Mattioli – martedì 5 novembre, alle ore 18.00, in Sala Grigia al Teatro Costanzi. L’appuntamento è a ingresso libero.

 

In questa nuova avventura, il Pm romano Manrico Spinori della Rocca viene chiamato a indagare sull’improvviso decesso di Tito Cannelli – titolare di una prestigiosa maison – avvenuto al Teatro Costanzi di Roma. Per puro caso Manrico, noto melomane, ha assistito al fatto. Nemmeno a lui è chiaro fin dall’inizio se si sia trattato di un incidente, di una fatale disgrazia o di un ingegnoso omicidio affidato a un «killer» esotico. In compenso è subito evidente che, dietro l’apparenza scintillante delle sfilate, delle creazioni esclusive, dei costosissimi pezzi unici, si agita un microcosmo complesso dove non mancano sfruttamento, avidità, corruzione. Dopo Io sono il castigo (2020), Un cuore sleale (2020), Il suo freddo pianto (2021) e Colpo di ritorno (2023), Il bacio del calabrone (2024) è il quinto libro del ciclo di romanzi – tutti pubblicati da Einaudi Stile Libero – che ha come protagonista Manrico Spinori.

 

Giancarlo De Cataldo è nato a Taranto e vive a Roma. Ex magistrato, ha scritto romanzi e saggi di grande successo; da molti suoi libri sono stati tratti film, documentari e serie tv internazionali, come nel caso di Romanzo criminale (2002) e Suburra (2013, scritto con Carlo Bonini). Sceneggiatore e drammaturgo, è autore del libretto dell’opera di Giovanni Sollima Acqua profonda (Premio Abbiati 2021 per l’opera per giovani). È tradotto in tutto il mondo. Ha inoltre condotto programmi televisivi e attualmente collabora a «Repubblica» e «La Stampa». Per Einaudi Stile Libero, oltre al ciclo di romanzi con protagonista Manrico Spinori, è uscito nel 2022 anche il romanzo La Svedese.

 

Roma, 31 ottobre 2024

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Stendhal dal romanzo al palcoscenico: ‘Il rosso e il nero’ di Scholz debutta a Roma

 

A vent’anni dalla morte del suo autore, il coreografo tedesco Uwe Scholz, Il rosso e il nero fa il suo debutto assoluto a Roma. Ultimo titolo della stagione 2023/24 della Fondazione Capitolina, il balletto basato sull’omonimo romanzo storico di Stendhal va in scena al Teatro Costanzi il 26 ottobre ed entra per la prima volta nel repertorio della compagnia. La coreografia è ripresa da Giovanni Di Palma. Il nuovo allestimento è firmato da Ignasi Monreal per le scene, da Anna Biagiotti per i costumi e da Vinicio Cheli per le luci. Nel corso delle repliche, fino al 2 novembre, si alternano tre cast che vedono impegnate le étoiles Alessandra Amato, Rebecca Bianchi e Alessio Rezza, i primi ballerini Federica Maine, Marianna Suriano, Claudio Cocino e Michele Satriano e le soliste Elena Bidini e Flavia Stocchi, che con il Corpo di Ballo fanno rivivere la drammatica storia di passione e potere nata dalla penna di Stendhal nel 1830. Alla produzione partecipano gli Allievi della Scuola di Danza diretta da Eleonora Abbagnato. Il collage di musiche di Hector Berlioz adattissimo a tratteggiare il trasporto romantico dei protagonisti, con prestiti che vanno da Le Corsaire, Les Troyens, Harold en Italie, Béatrice et Bénédict, Roméo et Juliette, Le Carnaval Romain al Te Deum e alla Symphonie Funèbre et Triomphale, è eseguito dall’Orchestra del Teatro dell’Opera diretta da Martin Georgiev, che sale per la prima volta sul podio capitolino.

«Sto mettendo in scena Il rosso e il nero di Stendhal perché sento che i personaggi di questo romanzo sono veri, di carne ed ossa. Il libro contiene moltissimi monologhi interiori ed è difficile trasformare i pensieri in passi di danza». È la dichiarazione rilasciata dal ventinovenne Scholz durante le prove prima del debutto assoluto del balletto all’Opera di Zurigo nel 1988. Nei tre atti della sua composizione è riuscito a dare una veste coreografica al dramma cogliendone a pieno l’essenza. Tratteggiando la struttura del romanzo si è mantenuto fedele al modello settecentesco del “balletto d’azione” rinsaldato negli anni Sessanta da John Cranko (1927-1973), sua guida e primo grande maestro, nonostante si siano incontrati brevemente. Scholz ha iniziato a lavorare a Il rosso e nero nel 1987, l’anno in cui sarebbe ricorso il 60° compleanno di Cranko, un’occasione perfetta per una dedica al “maestro di Stoccarda”.

I primi interpreti, quelli della creazione originale di Scholz, sono stati Vladimir Derevianko (Julien), Eileen Brady (Madame de Rênal) e Lucia Isenring (Mathilde). Per il debutto assoluto de Il rosso e il nero di Scholz a Roma sono protagoniste le stelle della compagnia capitolina, con tre cast che si alternano nel corso delle sei rappresentazioni, dal 26 ottobre al 2 novembre. I primi ballerini Michele Satriano (26, 29, 30 ottobre) e Claudio Cocino (27, 31 ottobre) e l’étoile Alessio Rezza (2 novembre) vestono i panni dell’ambizioso e ardente Julien Sorel, giovane molto controverso che utilizza le sue amanti per la sua scalata sociale. Protetto dall’abate Chélan, Julien vive un’ascesa fulminea e ottiene accesso al mondo dell’aristocrazia. Si ritrova al centro della lotta per il potere ma anche di un triangolo passionale con due amanti molto diverse, così come le relazioni che intesse con loro e su cui Scholz ha costruito i passi a due del balletto: le étoiles Rebecca Bianchi (26, 29, 30 ottobre) e Alessandra Amato (27, 31 ottobre) e la prima ballerina Federica Maine (2 novembre) interpretano la borghese Madame de Rênal; la prima ballerina Marianna Suriano (26, 29, 30 ottobre), in alternanza con le soliste Elena Bidini (27, 31 ottobre) e Flavia Stocchi (2 novembre), è invece la folle Mathilde de la Mole.

Lo spettacolo è preceduto dall’Anteprima giovani riservata ai minori di 30 anni, venerdì 25 ottobre alle 19.00. Dopo la prima di sabato 26 ottobre (ore 20), Il rosso e il nero di Berlioz per la coreografia di Uwe Scholz torna in scena domenica 27 (ore 16.30), martedì 29 (ore 20), mercoledì 30 (ore 20) e giovedì 31 ottobre (ore 20), sabato 2 novembre (ore 18).

 

Roma, 21 ottobre 2024

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Esa-Pekka Salonen all’Opera di Roma con la Philharmonia Orchestra

Dopo più di dieci anni, Esa-Pekka Salonen torna al Costanzi con un programma dedicato a due compositori pionieri della riscoperta del folklore musicale, Béla Bartók e Jean Sibelius. Giovedì 7 novembre, ore 20.00, il musicista finlandese dirige la Philharmonia Orchestra di Londra – di cui è stato direttore principale dal 2008 al 2021 e di cui è attualmente direttore onorario – in una data straordinaria all’Opera di Roma. L’ultima volta al Costanzi con la Philharmonia Orchestra risale al 2013. In questa nuova occasione – prima delle tre tappe della tournée in Italia della compagine inglese, a cui seguono Lucca (Teatro del Giglio) l’8 novembre e Milano (Teatro alla Scala) il 9 novembre – Salonen accosta il Concerto per orchestra di Bartók, tra i brani che consacrarono il compositore ungherese al pubblico americano e poi europeo, ricco di asimmetrie ritmiche e di motivi ispirati alla tradizione popolare magiara, alla Sinfonia n. 1 di Sibelius, espressione, con il suo susseguirsi di soli agli archi e ai legni, di quella raffinata capacità di elaborazione tematica che ha reso Sibelius uno dei migliori sinfonisti del suo tempo. Il concerto di Esa-Pekka Salonen e la Philharmonia Orchestra è la prima delle sei proposte sinfoniche della Stagione 2024/25 dell’Opera di Roma e precede l’inaugurazione ufficiale del Costanzi, che si apre il 27 novembre con il Simon Boccanegra di Verdi firmato da Richard Jones e diretto da Michele Mariotti. È in programma una lezione straordinaria di Giovanni Bietti sul concerto di Salonen martedì 29 ottobre alle ore 17.00 in Sala Grigia al Costanzi. L’appuntamento è a ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria attraverso Ticketone e il sito del Teatro. 

Compositore e direttore d’orchestra finlandese, Esa-Pekka Salonen è attualmente direttore musicale della San Francisco Symphony e direttore onorario della Philharmonia Orchestra di Londra, della Los Angeles Philharmonic e della Swedish Radio Symphony Orchestra. Precedentemente, è stato anche direttore principale dell’Orchestra della Radio Svedese e direttore dell’Helsinki Festival, città in cui è nato. Vanta collaborazioni con le maggiori orchestre al mondo e numerose tournée internazionali, dall’Europa al Giappone. Apprezzato per le sue interpretazioni di musica contemporanea, il suo repertorio comprende musiche di Berlioz, Ligeti, Schönberg, Šostakovič e Stravinskij. Ampia anche la sua carriera discografica: tra le incisioni più recenti si ricordano i tre Concerti per pianoforte di Béla Bartók con la San Francisco Symphony e, con la Philharmonia Orchestra, entrambe di Bartók, il Mandarino miracoloso e la Suite di danze. Ha ottenuto diversi riconoscimenti: tra questi nel 1993 quello dell’Accademia Chigiana – è stato il primo direttore a riceverlo – e quello della Royal Philharmonic Society Opera, nel 1995. Tra i più recenti, nel 2020, la nomina di Cavaliere Onorario Comandante dell’Ordine dell’Impero Britannico (KBE) ricevuta dalla Regina Elisabetta II.

La Philharmonia Orchestra è una delle grandi orchestre del panorama mondiale, che unisce eccellenza e innovazione per perseguire l’obiettivo di creare l’esperienza orchestrale del futuro. Il direttore d’orchestra finlandese Santtu-Matias Rouvali ha preso il testimone come Direttore principale nel 2021 e Marin Alsop lo ha raggiunto come Direttore principale ospite nel 2023. Fondata nel 1945 dal produttore dell’etichetta discografica EMI Walter Legge come orchestra di registrazione, vanta una storia di collaborazioni con importanti personalità artistiche quali Otto Klemperer, Herbert von Karajan, Riccardo Muti, Esa-Pekka Salonen e Christoph von Dohnányi, e ha presentato in prima mondiale composizioni di Richard Strauss, Sir Peter Maxwell Davies, Kaija Saariaho e molti altri. Residente dal 1995 presso la Royal Festival Hall nel cuore di Londra, l’Orchestra collabora con alcuni dei più importanti musicisti internazionali – i nomi per la Stagione 2024/25 includono il pianista Nikolai Lugansky e i direttori Herbert Blomstedt e Riccardo Muti, che fa il suo atteso ritorno alla Philharmonia – ed è ospite delle sale da concerto più importanti al mondo, da Vienna a Tokyo, da New York a San Paolo. Fin dalla sua nascita ha investito nelle più avanzate tecnologie emergenti, al fine di proporre al pubblico esperienze musicali di altissima qualità. Il suo ampio catalogo comprende infatti molte registrazioni di riferimento, esecuzioni in streaming e colonne sonore di centinaia di film e videogiochi.

Oltre a questo appuntamento, nella Stagione 2024/25 dell’Opera di Roma sono in programma altri cinque concerti sinfonici. L’8 dicembre Michele Mariotti dirige l’Entr’acte n. 3 di Franz Schubert dal dramma Rosamunde, il ciclo dei Kindertotenlieder di Mahler e la Sinfonia n. 3 in mi bemolle maggiore op. 55 Eroica di Beethoven. Il concerto prevede la partecipazione straordinaria di Sergio Rubini che legge testi di Giacomo Leopardi. Sabato 22 marzo 2025, invece, Mariotti propone Ein deutsches Requiem di Brahms, affiancato dal soprano Carolina López Moreno e dal baritono Derek Welton. Il 28 aprile, il Costanzi ospita l’Orchestra Nazionale Barocca dei Conservatori che, diretta da Ignazio Maria Schifani, propone La gloria di primavera di Alessandro Scarlatti in occasione dei trecento anni della morte del compositore. Un progetto del Ministero dell’Università e Ricerca in collaborazione con il Conservatorio di Palermo. Il 10 maggio 2025, James Conlon dirige la Sinfonia n. 5 in re minore op. 47 di Šostakovič e la Sinfonia n. 5 in do minore op. 67 di Beethoven. La programmazione sinfonica si chiude il 26 settembre 2025, con il debutto di Diego Ceretta all’Opera di Roma con il Concerto in re maggiore per violino e orchestra op. 77 di Brahms – violino solista Marc Bouchkov – e la Sinfonia n. 7 in re minore op. 70 di Dvořák.

 

Per prenotarsi alla Lezione di Giovanni Bietti:

https://www.ticketone.it/eventseries/lezione-straordinaria-concerto-esa-pekka-salonen-3756879/

 

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Un appuntamento per scoprire “L’ultimo viaggio di Sindbad”

 

Silvia Colasanti, Luca Micheletti, Enrico Pagano e Fabrizio Sinisi introducono l’opera sul tema della migrazione e tratta da testi di Erri de Luca in un incontro aperto al pubblico
Modera Paolo Pagliaro

 Lunedì 14 ottobre alle ore 18.00 in Sala Grigia

 

Un racconto musicale in diversi quadri che ripercorre le vicende di un capitano arrivato al suo ultimo viaggio con un carico di uomini, donne e bambini. Una vicenda specchio dell’attuale quanto antica realtà della migrazione. A due giorni dalla prima rappresentazione assoluta al Teatro Nazionale de L’ultimo viaggio di Sindbad – in programma il 16 ottobre, con repliche fino al 23 – la compositrice Silvia Colasanti, il regista Luca Micheletti, il librettista Fabrizio Sinisi e il direttore Enrico Pagano presentano in anteprima lo spettacolo in un incontro aperto al pubblico lunedì 14 ottobre alle ore 18.00 in Sala Grigia al Teatro Costanzi. A moderare l’appuntamento il giornalista e scrittore Paolo Pagliaro. La nuova composizione – commissionata dal Teatro dell’Opera di Roma e proposta in collaborazione con Fondazione Romaeuropa nell’ambito del Romaeuropa Festival 2024 – si basa su libretto di Sinisi liberamente ispirato a testi di Erri De Luca. In particolare, all’omonimo L’ultimo viaggio di Sindbad, pièce teatrale scritta nel 2003 che reimmagina la leggendaria figura del marinaio Sindbad come un odierno traghettatore di migratori e migratrici.

 

«Il tragitto della nave di Sindbad prende spunto dalla cronaca, in particolare dall’antichissimo fenomeno della migrazione, per raffigurare una parabola, un percorso metastorico attraverso tempi, culture e interpretazioni diverse» dice Silvia Colasanti, tra le compositrici più affermate sulla scena internazionale e vincitrice dello European Composer Award nel 2013. «Sindbad, come Ulisse, è un ponte tra Oriente e Occidente – afferma il regista Luca Micheletti che non naviga però da Troia verso Itaca, peregrinando per un Mediterraneo pieno di trappole metafisiche, ma dal Nordafrica all’Europa. Attraverso gli antichissimi codici del teatro e della musica, desideriamo consegnare agli interlocutori di questo tempo le tracce di un passaggio storico, di un fenomeno che ci eccede, di una storia che si autodetermina e ci determina». «Volevamo che l’opera fosse un piccolo rito – racconta invece il librettista Fabrizio Sinisiuna liturgia laica, che portasse dentro di sé il ricordo di tutti i viaggi e di tutti i naufragi». Un tema di drammatica attualità, quello di chi attraversa il Mediterraneo in fuga da guerre e povertà, spesso con esito tragico, e che proprio nel mese di ottobre viene ricordato in occasione della “Giornata della Memoria e dell’Accoglienza”, istituita per commemorare il naufragio avvenuto a Lampedusa il 3 ottobre 2013.

La prima assoluta de L’ultimo viaggio di Sindbad va in scena al Teatro Nazionale mercoledì 16 ottobre alle ore 20.00 ed è trasmessa in diretta su Radio3 Rai. Repliche venerdì 18 (ore 20.00), domenica 20 (ore 16.30), martedì 22 (ore 20.00) e mercoledì 23 ottobre (20.00). Nel ruolo di Sindbadè impegnato il baritono Roberto Frontali, mentre sul podio della Fondazione Capitolina debutta Enrico Pagano, giovane talento classe 1995. Le scene sono di Leila Fteita, i costumi di Anna Biagiotti, le luci di Marco Giusti, la drammaturgia di Benedetto Sicca e il coreografo per i movimenti mimici è Fabrizio Angelini. A dirigere il Gruppo Vocalist e la Scuola di Canto Corale, che affianca l’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma, è Alberto de Sanctis.

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“Aspettando Peter Grimes” all’Opera di Roma

Un ciclo di incontri per approfondire uno dei capolavori del Novecento inglese: “Aspettando Peter Grimes” è una rassegna di quattro appuntamenti aperti al pubblico che, dal 5 all’11 ottobre, anticipano la messa in scena dell’opera di Benjamin Britten al Costanzi. La prima rappresentazione dello spettacolo, proposto con la regia di Deborah Warner e diretto da Michele Mariotti, è infatti in programma l’11 ottobre alle ore 20.00, con quattro repliche fino al 19. Opera simbolo del conflitto tra massa e individuo, Peter Grimes è un dramma del 1945 sull’esclusione sociale, il pregiudizio e la crudeltà della folla. Il cartellone di incontri introduttivi, che tra i protagonisti vede proprio il direttore Mariotti, oltre al musicologo e divulgatore Giovanni Bietti e all’autore della prima monografia italiana su Benjamin Britten, Alessandro Macchia, offre l’opportunità di esplorare l’opera e la vita del compositore da molteplici prospettive.

 

Si comincia sabato 5 ottobre (ore 17.00, Sala Grigia del Teatro Costanzi) con la consueta “Lezione di opera” di Giovanni Bietti, per la quale sono già esauriti tutti i biglietti. Sarà comunque possibile ascoltare gratuitamente la lezione sul sito del Teatro dell’Opera di Roma nei giorni successivi all’incontro. Bietti, tra i più apprezzati divulgatori italiani e voce radiofonica di Radio3, illustrerà il contesto e i contenuti drammatici di Peter Grimes attraverso esempi musicali sia dal vivo sia registrati.

 

Lunedì 7 ottobre, invece, al Nuovo Teatro Ateneo della Sapienza Università di Roma, ore 17.30, Michele Mariotti è ospite dell’incontro “L’opera in Sapienza: Peter Grimes”, organizzato da Fondazione Sapienza in collaborazione col centro Sapienza CREA – Nuovo Teatro Ateneo. Il direttore musicale della Fondazione Capitolina parlerà dell’opera di Britten insieme a Emanuele Senici, ordinario di Musicologia e Storia della Musica della Sapienza. Modera il Professor Franco Piperno. L’ingresso è libero fino ad esaurimento dei posti disponibili previa prenotazione all’indirizzo https://www.sapienzacrea.uniroma1.it/. Le prenotazioni apriranno una settimana prima dell’incontro.

 

Giovedì 10 ottobre, alle ore 18.00, in Sala Grigia al Teatro Costanzi con ingresso libero, è in programma una presentazione dell’opera e del quarto numero della rivista “Calibano” dedicata a Peter Grimes e al tema dell’outsider. Lo spettacolo è raccontato da Michele Mariotti insieme al Sovrintendente dell’Opera di Roma Francesco Giambrone. A presentare il nuovo numero di “Calibano” sono invece il direttore della rivista Paolo Cairoli e Carmen Gallo, docente di letteratura inglese presso Sapienza e autrice di un contributo sul senso del male e della violenza nella poco conosciuta fonte poetica di Peter Grimes, The borough di George Crabbe.

 

Il ciclo di incontri si conclude venerdì 11 ottobre alle ore 18.00, sempre in Sala Grigia al Teatro Costanzi e a ingresso libero, con la presentazione di Benjamin Britten. L’uomo, il compositore, l’interprete (EDT, 2024), la prima monografia italiana dedicata al compositore inglese. Interviene Alessandro Macchia, autore del volume, storico della musica e tra i più autorevoli studiosi di Britten, in dialogo con Francesco Antonioni, compositore e conduttore di Radio3. La presentazione precede la prima rappresentazione dello spettacolo, in programma alle ore 20.00.

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“L’ultimo viaggio di Sindbad” di Silvia Colasanti in prima assoluta

«Il tragitto della nave di Sindbad prende spunto dalla cronaca, in particolare dall’antichissimo fenomeno della migrazione, per raffigurare una parabola, un percorso metastorico attraverso tempi, culture e interpretazioni diverse». Così la compositrice Silvia Colasanti racconta L’ultimo viaggio di Sindbad, titolo conclusivo del cartellone lirico della stagione 2023/24 all’Opera di Roma. Commissionata proprio dalla Fondazione Capitolina, l’opera è proposta in prima esecuzione assoluta dal 16 al 23 ottobre 2024 al Teatro Nazionale, in collaborazione con Fondazione RomaEuropa Festival. La nuova commissione è il primo capitolo di un progetto triennale dedicato alla musica contemporanea che vede protagoniste tre compositrici. Dopo Silvia Colasanti, nella stagione 2024/25 sarà messa in scena per la prima volta in Italia Adriana Mater di Kaija Saariaho con la regia di Peter Sellars, mentre nella stagione 2025/26 sarà la volta dell’opera Inferno di Lucia Ronchetti. Composto su libretto di Fabrizio Sinisi liberamente ispirato a testi di Erri De Luca, L’ultimo viaggio di Sindbad è un dramma corale che ripercorre le vicende di un capitano arrivato al suo ultimo viaggio con un carico di uomini, donne e bambini, e la cui vicenda si fa specchio di una delle grandi tragedie del nostro tempo, tra echi biblici e leggende del mare. A mettere in scena la nuova produzione è chiamato Luca Micheletti, artista poliedrico per la prima volta all’Opera di Roma in veste di regista.

Nel ruolo di Sindbad è impegnato il baritono Roberto Frontali, mentre sul podio della Fondazione Capitolina debutta Enrico Pagano, giovane talento classe 1995. Le scene sono di Leila Fteita, i costumi di Anna Biagiotti, le luci di Marco Giusti, i movimenti coreografici di Fabrizio Angelini, drammaturgia di Benedetto Sicca. A dirigere il Gruppo Vocalist e la Scuola di Canto Corale, che affianca l’Orchestra del Teatro, è Alberto de Sanctis.

È in programma un incontro introduttivo alla nuova opera, lunedì 14 ottobre alle 18.00 al Teatro Nazionale. L’appuntamento, aperto la pubblico, vede Silvia Colasanti, Erri De Luca, Luca Micheletti e Fabrizio Sinisi in dialogo con il giornalista Paolo Pagliaro.

«L’ultimo viaggio di Sindbad è la storia di un viaggio in mare e di un viaggio interiore del protagonista alla ricerca di sé. – prosegue la compositrice Silvia Colasanti – Attraverso diversi quadri, simili alle stazioni di una laica via crucis marittima, il viaggio in mare ripercorre l’ineluttabile narrazione che l’uomo da sempre fa della sua esistenza, siano le gesta di Ulisse, quelle di Achab sul Pequod, o quelle di Dante e Virgilio, fino alle odierne e tragiche rotte sulle quali la cronaca non smette d’informarci. Attingendo soprattutto alle scritture bibliche, la navigazione diventa simbolo di mitologie e di archetipi, sia letterari sia musicali. Grande protagonista è proprio il mare, evocato con i suoni nei suoi diversi aspetti. Il flusso musicale, inoltre, racconta di passeggeri che arrivano da un “altrove” volutamente non definito, con strumenti tradizionali di culture diverse che dialogano con l’orchestra. La scrittura vocale poi, accoglie inflessioni ed echi popolari accanto alle forme di matrice operistica».

«Questo lavoro non poteva essere una restituzione di ciò che giornali e televisioni ci raccontano ogni giorno con fin troppa chiarezza – dice il librettista dell’opera Fabrizio Sinisi, poeta e drammaturgo –. Alla verità della cronaca non c’è nulla da aggiungere. Volevamo piuttosto che l’opera fosse come un piccolo rito, una liturgia laica, che portasse dentro di sé il ricordo di tutti i viaggi e di tutti i naufragi. Il viaggio come esperienza archetipica, che riporta ognuno di noi al pericolo che sempre si annida dentro ogni desiderio di salvezza, e che forse abbiamo dimenticato. Il tentativo di avvicinarci al dolore di altri».

La nuova composizione trae ispirazione da alcuni testi di Erri de Luca, in particolare dall’omonimo L’ultimo viaggio di Sindbad, pièce teatrale scritta nel 2003 che si rifà alla leggendaria figura del marinaio Sindbad – reimmaginata da De Luca come un capitano che trasporta «migratori e migratrici verso il nostro occidente chiuso a filo spinato», come scrive nella prefazione del libro – e da Sola andata. Quest’ultimo è un romanzo in versi che ripercorre il viaggio di un gruppo di emigranti clandestini dall’Africa ai porti del nord.

Tra le compositrici più affermate sulla scena internazionale, Silvia Colasanti collabora con le principali istituzioni musicali italiane ed estere. Vincitrice dello European Composer Award nel 2013, ha da poco concluso la residenza presso La Toscanini di Parma e l’Orchestra Sinfonica di Milano. Tra gli ultimi lavori si citano Oltre l’azzurro, dramma in musica su testo di Maria Grazia Calandrone, con voce recitante di Massimo Popolizio; Tre risvegli, su testo di Patrizia Cavalli, per la regia di Mario Martone e con protagonista Alba Rohrwacher; Requiem. Stringeranno nei pugni una cometa, in memoria delle vittime del terremoto del Centro Italia, e le opere Minotauro, su testo di Réné De Ceccatty e Giorgio Ferrara, tratto dall’omonimo racconto di Dürrenmatt, e Proserpine, da un dramma di Mary Shelley sempre per la regia di Giorgio Ferrara.

A firmare questa nuova produzione è invece Luca Micheletti, baritono, attore, regista, tra i teatranti più originali ed eclettici della sua generazione. Premio Ubu 2011 e Premio Internazionale Pirandello nel 2015, ha interpretato e firmato regie per i maggiori teatri nazionali, tra i quali si ricordano Amleto di Koltès (Napoli Teatro Festival, 2010), La resistibile ascesa di Arturo Ui di Brecht (Teatro di Roma – ERT, 2011) e Faust rapsodia da Goethe/Schumann (Ravenna Festival, 2021). Nel 2022 ha aperto la stagione del Piccolo di Milano con Le memorie di Ivan Karamazov (Umberto Orsini come protagonista) mentre, a maggio 2024, ha inaugurato la 59esima Stagione di rappresentazioni classiche del Teatro greco di Siracusa firmando Aiace di Sofocle.

A dirigere L’ultimo viaggio di Sindbad è un giovanissimo talento, Enrico Pagano, che sale per la prima volta sul podio dell’Opera di Roma. Direttore in residenza e Consigliere artistico dell’Istituzione Universitaria dei Concerti di Roma, è anche Direttore artistico dell’Orchestra da Camera Canova, da lui fondata a 19 anni. Nominato tra i 100 Forbes Under 30 destinati a cambiare l’Italia, ad aprile 2024 ha diretto il Requiem. Stringeranno nei pugni una cometa di Silvia Colasanti in prima esecuzione assoluta alla IUC di Roma.

Sul palco, nel ruolo di Sindbad, è impegnato Roberto Frontali, tra i più affermati baritoni italiani di oggi e apprezzatissimo interprete di Rigoletto nelle stagioni estive dell’Opera di Roma al Circo Massimo e Caracalla. Insieme a lui i baritoni Paolo Antognetti nella parte del Nostromo e Roberto Abbondanza in quella dell’Uomo della Preghiera. Entrambi condividono un’attiva carriera nel repertorio della musica contemporanea. L’Uomo del Mare è invece interpretato da Vincenzo Capezzuto, versatile contralto naturale che ha collaborato al fianco di grandi voci come Cecilia Bartoli, Sara Mingardo e Christian Senn. Il tenore Giorgio Misseri incarna il Disertore, mentre il soprano Daniela Cappello è impegnato nelle vesti della Madre. La prima e la seconda sorella sono interpretate rispettivamente da Elisa Balbo e Alice Rossi. Canta nella parte della Memoria il mezzosoprano Annunziata Vestri. I sei passeggeri sono infine incarnati rispettivamente da Valentina Gargano, Maria Cristina Napoli, Eduardo Niave, Nicola Straniero, Benedetta Marchesi Alessandro Della Morte.

L’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma è per l’occasione de L’ultimo viaggio di Sindbad arricchita dai solisti Peppe Frana (oud), Lorenzo Brilli (percussioni) e Luciano Orologi (chalumeau). Lo spettacolo si avvale anche della partecipazione della Scuola di Canto Corale della Fondazione Capitolina.

La prima assoluta de L’ultimo viaggio di Sindbad al Teatro Nazionale è prevista mercoledì 16 ottobre alle ore 20.00. Repliche venerdì 18 (ore 20.00), domenica 20 (ore 16.30), martedì 22 (ore 20.00) e mercoledì 23 ottobre (20.00).

 

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Il Premio Visconti a Massimiliano e Doriana Fuksas per il progetto pucciniano a Caracalla

 

Si è aggiudicato il Premio Visconti per la “miglior scenografia di opera lirica” il progetto scenografico di Doriana e Massimiliano Fuksas realizzato a luglio per Tosca e Turandot al Caracalla Festival 2024. La premiazione è avvenuta oggi, 21 settembre, nell’ambito della VII edizione di Ischia Film & Art Festival Luchino Visconti. Gli architetti di fama internazionale, invitati dal Teatro dell’Opera di Roma a creare un’unica “struttura” per entrambi i titoli pucciniani, erano al debutto nell’ambito dell’opera lirica. Massimiliano e Doriana Fuksas hanno ideato un “primo piano” che rispettasse l’imponente sfondo delle antiche Terme romane. Lo spazio assoluto da loro concepito appositamente si è rivelato ideale per accogliere le due regie firmate da Francesco Micheli. Il successo degli allestimenti, nel cartellone del Caracalla Festival per celebrare il centenario della morte di Puccini, era stato già sancito dai dati di affluenza di pubblico: complessivamente più di 45 mila spettatori sono accorsi nelle varie recite. In particolare, Tosca può vantare di aver superato La traviata del 2023 nel record storico di biglietti venduti alla prima rappresentazione di un’opera a Caracalla dal 2001: sono state più di 4.300 le presenze di quella serata.

 

Roma, 21 settembre 2024

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Il Caracalla Festival 2024 si chiude con 147mila spettatori

Ha fatto registrare numeri da record l’edizione 2024 del Caracalla Festival organizzata dal Teatro dell’Opera di Roma. Sono stati 147 mila gli spettatori quest’anno, un incremento del 27% in più rispetto al 2023: si tratta del più alto numero di presenze dal 2001, ossia da quando la rassegna è tornata a Caracalla. Successo di pubblico per Tosca e Turandot proposte con progetto scenografico di Massimiliano e Doriana Fuksas e regia di Francesco Micheli. I due titoli hanno accolto complessivamente più di 45 mila spettatori nelle varie recite. In particolare, Tosca può vantare di aver superato La traviata del 2023 nel record storico di biglietti venduti alla prima rappresentazione di un’opera a Caracalla dal 2001: sono state più di 4.300 le presenze di quella serata. Tutto esaurito per le due proposte del cartellone sinfonico, Fantasia Disney – Live in Concert e Rhapsody in Blue, che hanno ospitato più di 4.500 spettatori a serata. L’ottimo apprezzamento di pubblico si riscontra anche nella programmazione off organizzata al Teatro del Portico: sold out infatti le due serate circensi di Puccini Dance Circus Opera e i due concerti jazz di Gabriele Coen Quintet e Gianluigi Trovesi. Il Festival è stato un successo sia fra i romani – i residenti nella Capitale costituiscono circa la metà del pubblico di Caracalla – sia fra i turisti. Questi ultimi raggiungono il 53% delle presenze, di cui il 28% sono stranieri, provenienti in particolare da Stati Uniti, Germania e Francia. Alta anche la percentuale di under 30, che sfiora il 30%. La rassegna, che si è articolata in 60 serate in poco più di due mesi, si conclude domani, sabato 10 agosto alle ore 21.00, con l’ultima replica di Turandot. Sul podio Donato Renzetti, protagonisti Lise Lindstrom e Arsen Soghomonyan.

 

«È stata un’edizione straordinaria quella del Caracalla Festival di quest’anno. – dice il Sovrintendente Francesco Giambrone – Siamo tutti molto felici dei risultati ottenuti. L’eccezionale risposta di pubblico ci conferma la tendenza già registrata al Costanzi (dove il riempimento medio della sala sfiora il 90%) di un teatro sempre più pieno; in particolare, gli oltre 45 mila spettatori di Tosca e Turandot hanno superato le migliori previsioni, premiando gli sforzi di tutto il Teatro. Dimostriamo la capacità di intercettare un ampio pubblico di turisti italiani e stranieri, che è un valore aggiunto soprattutto perché ci stiamo preparando a un’edizione altrettanto significativa come quella del Giubileo, in cui il Festival costituirà un’occasione e una proposta culturale molto importante per la città e per i tantissimi turisti che arriveranno. Infine, è una grande gioia sapere che il 30% dei nostri spettatori è costituito da giovani sotto i trent’anni, a testimonianza della crescente attenzione verso il nostro Teatro da parte di un pubblico nuovo e giovane. Il Caracalla Festival 2024 è stato realizzato grazie all’impegno corale di tutta la Fondazione, che ha visto in prima fila impegnati al più alto livello di eccellenza l’Orchestra, il Coro, il Corpo di ballo, i tecnici e tutti i dipendenti, i quali hanno reso possibile questa importante e ricca edizione».

 

Grandi star della lirica come Vittorio Grigolo e Sonya Yoncheva per Tosca e come Angela Meade e Brian Jagde per Turandot, il ritorno di Timothy Brock alla guida dell’Orchestra dell’Opera di Roma per Fantasia Disney, l’omaggio di Wayne Marshall a Gershwin con Rhapsody in Blue, l’eleganza di Eleonora Abbagnato e Friedemann Vogel, vestiti da Maria Grazia Chiuri per Le notti romane di Dior e, come sempre, Roberto Bolle and Friends. Un cartellone ricco e diversificato, quello del Caracalla Festival 2024, che oltre ad ampliare la propria offerta rispetto al 2023 ha visto aumentare anche il numero complessivo delle serate in programma, da 53 a 60. Si rinnova dunque il successo della formula di un festival multidisciplinare inaugurata lo scorso anno, con una programmazione off accanto a quella principale di lirica, balletto e concerti. Anche quest’anno, si è rafforzata la collaborazione con la Soprintendenza Speciale di Roma, con CSC – Cineteca Nazionale, Cineteca Nazionale di Bologna, Centro Studi Giacomo Puccini di Lucca, National Film Archive of Japan, Fondazione Musica per Roma.

 

Dopo la pausa estiva, gli spettacoli riprendono al Teatro Costanzi il 14 settembre con La bella addormentata di Čajkovskij proposta nella lettura coreografica di Jean-Guillaume Bart e con protagonisti étoile, primi ballerini, solisti e corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Roma. Dall’11 ottobre è invece in scena Peter Grimes, capolavoro di Britten diretto da Michele Mariotti e firmato da Deborah Warner. Al Teatro Nazionale, il 16 ottobre, arriva una prima assoluta commissionata dal Teatro dell’Opera di Roma alla compositrice Silvia Colasanti, L’ultimo viaggio di Sindbad, dramma in musica sul tema della migrazione tratto da testi di Erri De Luca. Direzione di Enrico Pagano e regia di Luca Micheletti. Ultimo titolo prima dell’inaugurazione della Stagione 2024/25 – prevista il 27 novembre con Simon Boccanegra di Verdi – è infine Il rosso e il nero, creazione di Uwe Scholz su collage di musiche di Berlioz, per la prima volta a Roma.

 

Roma, 9 agosto 2024

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Deborah Warner e Michele Mariotti per “Peter Grimes” di Britten

«Un uomo perseguitato dall’orrore di un terribile incidente, spaventato dai pettegolezzi e che forse, prima ancora della disgrazia, ha sempre agito in modo diverso da chi lo circonda». Con queste parole Deborah Warner descrive Peter Grimes, l’emarginato protagonista dell’omonima opera di Britten che la regista britannica porta in scena al Teatro Costanzi dall’11 al 19 ottobre 2024. Il nuovo allestimento, realizzato in coproduzione con il Teatro Real di Madrid – dove ha debuttato nel 2021 –, la Royal Opera House di Londra e l’Opéra National di Parigi, segna il ritorno di Warner a Roma dopo Billy Budd nel 2018, vincitore di un Premio Abbiati della critica italiana, di un Olivier Award e di un International Opera Award. La prima rappresentazione è trasmessa in diretta su Radio3 Rai. Affidato alla bacchetta del direttore musicale del teatro Michele Mariotti, che per la prima volta si confronta con un’opera di Britten, Peter Grimes vede protagonisti sul palco Allan Clayton nel ruolo del titolo, Sophie Bevan nei panni di Ellen Orford e Simon Keenlyside in quelli di Balstrode, tutti e tre al loro debutto al Costanzi. La regista tornerà al Costanzi a settembre 2025 firmando un altro capolavoro di Britten, The Turn of the Screw.

 

Opera simbolo del conflitto tra massa e individuo, il Peter Grimes di Britten è un dramma sull’esclusione sociale, il pregiudizio e la crudeltà della folla. Deborah Warner trasforma il villaggio ottocentesco in cui è ambientata la vicenda in una decadente cittadina costiera della Gran Bretagna contemporanea, mettendo in scena una comunità impoverita, arrabbiata e sofferente, dove la miseria si mescola al rancore e al pregiudizio, e in cui il pescatore Peter Grimes diventa vittima di una società alla ricerca di un capro espiatorio. Uno spettacolo dai profondi e drammatici risvolti psicologici, che vede il contributo delle scene di Michael Levine, i costumi di Luis F. Carvalho, le luci di Peter Mumford, i video di Justin Nardella e le coreografie di Kim Brandstrup. Maestro del Coro, cui la partitura richiede un grande impegno, è Ciro Visco.

 

«La durezza dell’esistenza di coloro che si guadagnano da vivere sul tratto di costa del sud est inglese è tema centrale sia dell’opera di Britten sia del poema di Crabbe, The Borough, da cui è tratto il libretto – prosegue la regista Deborah Warner –, con similitudini che permangono sino a oggi. Nonostante le innovazioni tecnologiche, quella del pescatore solitario è ancora un’esistenza faticosa. Volevamo far rivivere questa storia in una cornice contemporanea, senza però cadere in un pericoloso sentimentalismo verso la povertà del passato, per cui il dolore e il rancore nati da un’esistenza di privazione rischiano di perdersi. Non volevamo che questa realtà venisse ammorbidita trasferendo la storia in un altro periodo: Peter Grimes viene rifiutato da una comunità feroce e stressata, e volevamo rendere questa percezione immediata».

 

Regista britannica di fama internazionale, Deborah Warner è rinomata per i suoi innovativi allestimenti delle opere di Shakespeare, Ibsen, Brecht e, nell’ambito dell’opera lirica, di Benjamin Britten. Oltre al già citato Billy Budd, ha firmato una nuova produzione della cantata Phaedra di Britten nel 2020 e, più recentemente, di The Turn of the Screw, sempre per la Royal Opera House, che le è valso un Evening Standard e un South Bank Award. Nel 2014 ha inaugurato la stagione del Teatro alla Scala mettendo in scena il Fidelio di Beethoven diretto da Barenboim. Tra i suoi ultimi lavori, invece, si ricordano Messiah per l’Opéra de Lyon e Wozzeck per la Royal Opera House. Nel corso della sua pluriennale carriera, si è dedicata anche alla regia cinematografica realizzando The Last September (1999) e The Waste Land, per cui ha ottenuto il premio Un Certain Regard al festival di Cannes. Ha inoltre ricevuto l’onorificenza di Comandante dell’Ordine dell’Impero Britannico.

 

«Come Britten, anch’io sono nato in una città di mare – dice il direttore musicale dell’Opera di Roma Michele Mariotti, elemento che può accogliere ma anche respingere, isolare. Per Grimes, il mare è fonte di vita e di riscatto, ma diventerà la sua tomba, poiché verrà spinto a morire da una società miope e giudicante verso tutto ciò che, non conformandosi ad essa, diventa inevitabilmente diverso e pericoloso. Peter Grimes è senza dubbio uno dei grandi capolavori del Novecento, un magistero di orchestrazioni e suoni, e in cui molto presente, appunto, è l’elemento liquido e inafferrabile del mare».

 

Accanto a Mariotti, sale sul palco nel ruolo di Peter Grimes il tenore Allan Clayton, già apprezzato interprete della regia del Grimes di Deborah Warner nel 2021 al Teatro Real di Madrid – che ha segnato anche il suo debutto nella parte – e alla Royal Opera House nel 2022. Con un repertorio che spazia dal barocco al contemporaneo, canta nei principali teatri d’opera al mondo, dalla Metropolitan Opera di New York alla Staatsoper di Berlino. La parte di Ellen Orford vede invece impegnata il soprano Sophie Bevan. Vincitrice di un Times Breakthrough Award ai South Bank Sky Arts Awards del 2012 e di uno Young Singer Award agli International Opera Awards inaugurali del 2013, collabora regolarmente con importanti direttori come Antonio Pappano, Daniel Harding, Andris Nelsons ed Edward Gardner. Simon Keenlyside è invece il capitano Balstrode, baritono dall’ampio repertorio di ruoli, tra cui i principali in Don Giovanni – che ha inciso sotto la guida di Claudio Abbado per la Deutsche Grammophon – Eugene Onegin, Wozzeck, Billy Budd, Hamlet, Macbeth e Rigoletto. Completano il cast Clive Bayley (Swallow), Jacques Imbrailo (Ned Keene), Catherine Wyn-Rogers(Auntie), Clare Presland (Mrs. Sedley), John Graham-Hall (Bob Boles), Jennifer France (First Niece), Natalia Labourdette (Second Niece), James Gilchrist (Rev. Horace Adams), Stephen Richardson (Hobson), Daniele Massimi (A fisherman), Michela Nardella (Fisher-woman), Leonardo Trinciarelli (A lawyer).

 

In occasione della messa in scena di Peter Grimes, l’Opera di Roma dedica il quarto numero della rivista di attualità e approfondimento culturale “Calibano” al protagonista del dramma di Britten e alla tematica dell’outsider. In libreria dal 31 luglio, “Calibano. Peter Grimes/L’outsider”, realizzata in collaborazione con effequ, raccoglie contributi di Patricia MacCormack, docente di Filosofia all’Anglia Ruskin University di Cambridge, Paolo Mereghetti, Christian Raimo, Vanni Santoni – in lizza per il Campiello 2024 –, Simone Marcelli Pitzalis – premio Pagliarani Poesia –, Marinella Senatore e altri.

 

La prima rappresentazione è prevista per venerdì 11 ottobre alle ore 20.00 ed è trasmessa in diretta su Radio 3 Rai. Repliche domenica 13 ottobre (ore 16.30), martedì 15 ottobre (ore 20.00), giovedì 17 ottobre (ore 20.00), sabato 19 ottobre (ore 18.00). Anteprima giovani mercoledì 9 ottobre (ore 19.00).

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“La bella addormentata” di Bart con Maia Makhateli e Young Gyu Choi

Sono i Principal del Dutch National Ballet Maia Makhateli e Young Gyu Choi – che sostituisce Victor Caixeta, indisposto – i protagonisti de La bella addormentata, in scena da sabato 14 a domenica 22 settembre per la ripresa degli spettacoli dopo la pausa estiva. La georgiana Makhateli ha già conquistato il pubblico del Costanzi ne Il Corsaro e La Bayadère e quello delle Terme di Caracalla nel Gran Gala di Danza. Young Gyu Choi, coreano, è al suo debutto con l’Opera di Roma. Con loro étoiles, primi ballerini, solisti e Corpo di Ballo della Fondazione capitolina sono attesi nella grande favola della tradizione russa. La bella addormentata completa, con Lo schiaccianoci e Il lago dei cigni, la trilogia di Čajkovskij voluta nel cartellone dalla direttrice Eleonora Abbagnato.

Il balletto è proposto nella versione del francese Jean-Guillaume Bart, che ha debuttato con successo nel 2017 ed è stata ripresa nel 2018. «Ho lavorato al balletto in un allestimento storico molto bello – ha dichiarato il coreografo –. Le scene e i costumi di Aldo Buti si adattano perfettamente alla natura della favola tradizionale che deve far sognare. La bella addormentata è soprattutto una storia danzata dove la pantomima è essenziale per dare vita allo spettacolo. La narrazione deve essere fluida, fruibile a tutte le persone che devono poter seguire la storia come se fossero al cinema». Bart ha lavorato a questo titolo concentrando l’attenzione sulla coerenza drammaturgica, utilizzando la partitura di Čajkovskij nella sua interezza per dare una maggiore unità teatrale all’opera coreografica e uno spessore ai personaggi. Il Corpo di Ballo, spesso elemento decorativo, ha una diversa vitalità, è parte integrante della storia.

I protagonisti, Aurora e il principe Désiré, sono interpretati dai guest Maia Makahteli e Young Gyu Choi il 14, 17 e 19 settembre. Con loro si alternano le stelle della Compagnia capitolina: Marianna Suriano (15, 18, 20, 21), che debutta nel ruolo a pochi mesi dalla nomina a prima ballerina, e la solista Flavia Stocchi (22), accompagnate dall’étoile Alessio Rezza (22), dal primo ballerino Claudio Cocino (15, 20) e dal solista Mattia Tortora (18, 21). La malvagia, vendicativa ma, in questa versione, anche seducente fata Carabosse è interpretata dall’étoile Alessandra Amato (14, 17, 19), e poi da Roberta Paparella (15, 20, 22) e Annalisa Cianci (18, 21).

Sul podio Kevin Rhodes dirige l’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma. Scene e costumi sono di Aldo Buti, luci di Vinicio Cheli.

 

Dopo la prima di sabato 14 settembre (ore 20), La bella addormentata di Čajkovskij, per la coreografia di Jean-Guillaume Bart, torna in scena domenica 15 (ore 16.30), martedì 17 (ore 20), mercoledì 18 (ore 20), giovedì 19 (ore 20), venerdì 20 (ore 20), sabato 21 (ore 18) e domenica 22 settembre (ore 16.30).

 

 

 

 

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