Applausi entusiasti da parte di un pubblico internazionale proveniente da tutti i Paesi del Golfo hanno accolto l’esecuzione di Pagliacci di Ruggero Leoncavallo che i complessi del Teatro dell’Opera di Roma hanno portato alla Royal Opera House di Muscat nell’Oman.
Un successo motivato da una riuscitissima unione fra la regia di Franco Zeffirelli e un contributo musicale di grande qualità. Festeggiatissimi sia l’Orchestra, diretta dal maestro Paolo Olmi, sia il Coro diretto dal maestro Roberto Gabbiani: “Un grande favore, già durante le prove – ha dichiarato il direttore generale del Teatro dell’Oman Umberto Fanni – avevano accolto la qualità dell’orchestra e del coro romani. Siamo veramente orgogliosi di aver ospitato complessi di tale livello”.
Di primissimo piano il cast, capeggiato da uno straordinario José Cura, che ha avuto un successo personale per l’appassionata interpretazione di Canio. Insieme a lui Davinia Rogriguez (Nedda), Marco Vratogna (Tonio), Gezim Mishketa (Silvio) e Francesco Pittari (Beppe).
Ha riscosso dunque un meritato successo la tournée del Teatro dell’Opera di Roma in questo paese arabo che si è aperto da circa 50 anni alla modernità, grazie alla lungimiranza del Sultano Qaboos bin Said Al Said. Proprio quest’ultimo, appassionato e aperto alla cultura occidentale, aveva dato il via più o meno nello stesso periodo (2007) alla costruzione sia di una grande e splendida Moschea sia di un teatro d’opera, unico sinora nella penisola Arabica.
Dotato di un’eccellente acustica e delle più avanzate dotazioni tecniche, il teatro ha ospitato al meglio la prima tournée in Oman del Teatro dell’Opera di Roma. “Un’occasione storica – ha dichiarato il sovrintendente Carlo Fuortes – resa possibile anche dalla grande apertura culturale che alcuni Paesi del Golfo Persico, e in particolare l’Oman, hanno sviluppato nei confronti dell’Europa e dell’ Occidente in generale. Il Sultano e’ stato particolarmente attento a costruire ponti nei confronti del resto del mondo cercando insieme di conservare le proprie tradizioni”.
Anche la decisione di ospitare un’opera come Pagliacci, una vicenda cruda che culmina in un femminicidio, testimonia di un notevole coraggio. A favore di questa scelta ha giocato l’allestimento firmato nel 1992 proprio all’Opera di Roma da Franco Zeffirelli, un regista molto amato nel paese mediorientale dove allestì, nel 2011, la Turandot inaugurale del Teatro. Ancora una volta dunque la maestria e l’eleganza di un prodotto italiano vengono riconosciute.
A proposito di questa sua regia, Franco Zeffirelli ha ricordato come Pagliaccisia “l’unica opera che ho realizzato in abiti contemporanei, poiché Leoncavallo aveva preso spunto proprio da un episodio di sangue dell’epoca che suo padre (un magistrato) era stato chiamato a giudicare. Questa attualizzazione, l’unica nella mia carriera, è stata possibile grazie al preziosissimo contributo della costumista Raimonda Gaetani, da anni mia collaboratrice”.
Lunedì 5 febbraio si è spenta a Roma all’età di 71 anni Elisabetta Terabust, tra le più grandi étoile internazionali, artista versatile e dal talento straordinario. La Fondazione Teatro dell’Opera di Roma le rende omaggio allestendo mercoledì 7 febbraio, dalle ore 9.30 alle ore 13.00, la camera ardente presso la Scuola di Danza del Teatro dell’Opera di Roma. I funerali si svolgeranno nello stesso giorno alle ore 14.30 nella Basilica di Santa Maria in Montesanto, Piazza del Popolo, nota anche come Chiesa degli Artisti.
Il Presidente Virginia Raggi, il Sovrintendente Carlo Fuortes, il Consiglio di Indirizzo e tutto il Teatro dell’Opera di Roma ricordano con molta stima e affetto la grandissima artista Elisabetta Terabust. Allieva, e attualmente direttrice onoraria della Scuola di Danza, è stata étoile e anche Direttrice del Corpo di Ballo del Teatro. Nel corso di una lunga carriera con le sue altissime qualità d’interprete ha reso memorabili i ruoli da lei danzati su tutti i principali palcoscenici europei.
“La perdita di Elisabetta Terabust – dichiara il Sovrintendente Carlo Fuortes – è per il mondo della danza e per il nostro Teatro una perdita artistica e umana, per la sua grande capacità di relazionarsi alla vita con entusiasmo e per la determinazione con cui ha saputo trasmettere e fare dono del suo grande carisma a dei nuovi talenti. Il Teatro dell’Opera di Roma ricorda con commozione il contributo fondamentale che Elisabetta Terabust ha dato alla crescita del Corpo di Ballo capitolino, e nel portare in alto il nome della danza italiana”.
Alla memoria di Elisabetta Terabust sarà dedicato dal Teatro dell’Opera di Roma il trittico contemporaneo Kylián / Inger / Forsythe che debutterà al Teatro Costanzi giovedì 15 marzo 2018.
Ballerina versatile, appassionata e interprete di grande presenza scenica, Elisabetta Terabust è stata una delle più famose étoile italiane nel mondo. Il suo romanticismo, permeato di espressività concreta, perfino moderna, e il suo alto rigore stilistico sono i tratti che hanno contrassegnato la sua carriera e che le hanno permesso di affermarsi come una delle più grandi ballerine della scena internazionale. Direttrice onoraria della Scuola di Danza del Teatro dell’Opera di Roma, dove aveva iniziato i suoi studi sotto la Direzione di Attila Radice, è promossa prima ballerina del Corpo di Ballo del Teatro della Capitale nel 1966, e poi étoile nel 1972. Fin dagli esordi ha lavorato con personalità di rilievo del mondo della danza: Erik Bruhn, Zarko Prebil, Aurel Milloss, Bronislava Nijinska sono solo alcuni dei nomi con i quali la Terabust compie le prime fasi della sua carriera. Nel 1973 intraprende il suo percorso internazionale grazie alla collaborazione con il London Festival Ballet, compagnia con cui interpreta in tutto il mondo i più importanti ruoli del repertorio classico. È stata inoltre la prima italiana a danzare stabilmente nel Ballet de Marseille diretto da Roland Petit. Durante la sua carriera ha danzato con i ballerini più famosi del momento: Erik Bruhn, Peter Schaufuss, Rudolf Nureyev, Patrice Bart, Michail Barysnikov, Fernando Bujones, Patrick Dupond, Vladimir Derevianko, Jay Jolley, Paolo Bortoluzzi. Con la stessa passione che aveva contraddistinto la sua attività di ballerina, assume nel 1990 la direzione della Scuola e del Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma. A seguire dirige per ben due volte il corpo di ballo del Teatro alla Scala di Milano (dal 1993 al 1997 e dal 2007 al 2009), il Corpo di Ballo del Maggio Musicale Fiorentino (dal 2000 al 2002) e il Corpo di Ballo del Teatro San Carlo di Napoli (dal 2002 al 2006).
Proseguono fino al 26 gennaio le repliche de La traviata di Verdi nel fortunato allestimento del Teatro dell’Opera di Roma creato da Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti nel 2016. Dopo quello riscosso nelle scorse stagioni e in tournée in Giappone a settembre 2018, i sold out delle prime due recite di sabato 12 e domenica 13 gennaio riconfermano il grande successo di pubblico di questo spettacolo, che coniuga l’eleganza dei costumi di Valentino, Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli, con la regia cinematografica di Sofia Coppola. Dal podio dirige il maestro Pietro Rizzo, mentre sul palcoscenico si alternano tre cast: nel ruolo di Violetta Valery, in abiti Valentino, cantano Claudia Pavone (15, 17, 19), Valentina Varriale (16, 18, 20, 22, 24, 26) e Francesca Dotto (23, 25); al loro fianco nel ruolo di Alfredo Germont Antonio Poli (15, 17, 19), Alessandro Scotto di Luzio (16, 23, 25) e Giulio Pelligra (18, 20, 22, 24, 26). Giorgio Germont è interpretato da Sebastian Catana (15, 17, 19, 23), Marco Caria (16, 18, 20, 25) e Serban Vasile (22, 24, 26), mentre Graziano Dallavalle veste i panni del Dottor Grenvil. Molti gli artisti di “Fabbrica” Young Artist Program dell’Opera di Roma impegnati in questa produzione: dalla prima edizione una delle protagoniste, Valentina Varriale; dalla seconda edizione attualmente in corso Irida Dragoti, che si alterna con Sara Rocchi (16, 18, 20, 23, 25) nel ruolo di Flora, Rafaela Albuquerque (Annina), Andrii Ganchuk (Barone Douphol), Timofei Baranov (Marchese D’Obigny) e Domingo Pellicola (Gastone). Sul palcoscenico anche il Coro dell’Opera di Roma, diretto dal maestro Roberto Gabbiani, e il Corpo di Ballo, interprete delle coreografie di Stéphane Phavorin. La regia di Sofia Coppola è ripresa da Marina Bianchi. Le scene sono di Nathan Crowley, scenografo collaboratore Leila Fteita. Vinicio Cheli firma le luci, i video sono a cura di Officine K.
Con La traviata prosegue anche la rassegna “Prime Donne”, collaborazione fra il Teatro dell’Opera di Roma e la “Fondazione Roma Tre Teatro Palladium”. I prossimi due appuntamenti al Palladium vedono protagoniste le soprano interpreti del ruolo di Violetta Valery ne La traviata al Costanzi: Claudia Pavone lunedì 21 gennaio e Valentina Varriale lunedì 11 febbraio. Le artiste sono accompagnate al pianoforte rispettivamente dai maestri Marco Forgione e Antonio Maria Pergolizzi. I concerti iniziano alle ore 20.30.
Da giovedì 15 marzo il sipario del Costanzi si alza su uno spettacolo senza precedenti: Kylián, Inger, Forsythe accosta tre coreografie mai andate in scena prima su questo palcoscenico: Petite Mort (1991) di Jiří Kylián, Walking Mad (2001) di Johan Inger e Artifact Suite (1984) di William Forsythe.
Il programma è dedicato alla memoria dell’étoile e Direttrice Onoraria della Scuola di Danza del Teatro dell’Opera di Roma Elisabetta Terabust, recentemente scomparsa.
Il Sovrintendente Carlo Fuortes, durante la conferenza stampa, ha dichiarato: “Eccoci al quarto appuntamento della Stagione di Balletto 2017-18 con la grande danza d’autore. Due Maestri internazionali, Jiří Kylián e William Forsythe, e un allievo d’eccezione Johan Inger, con tre titoli per la prima volta qui al Teatro dell’Opera di Roma. Occuparci del classico come del contemporaneo è per noi valorizzare il Corpo di Ballo, che molta strada sta facendo in questa direzione. Abbiamo puntato sui nostri primi ballerini e sull’étoile Alessandra Amato per interpretare il vigore di questo Trittico”.
La Direttrice del Corpo di Ballo Eleonora Abbagnato ha dichiarato: “Questa serata è un omaggio alla grande Elisabetta Terabust, alla quale molto devo e che tanto amava la trasformazione del balletto classico, nello specifico Forsythe. L’evoluzione della Compagnia e del linguaggio sono questioni molto importanti per me: dalla poesia di Jiří Kylián, all’estremismo della danza classica di William Forsythe, passando attraverso la carica di Johan Inger. Grandi interpreti e ripetitori – Cora Bos-Kroese, Yvan Dubreuil, Karl Inger, Noah Gelber, Stefanie Arndt, Amy Raymond e Allison Brown – sono qui con la nostra Compagnia per fare un ulteriore passo in avanti. I protagonisti sono i nostri giovani talenti, i primi ballerini Susanna Salvi, Claudio Cocino, Alessio Rezza e soprattutto l’étoile Alessandra Amato che appena rientrata dalla maternità si confronta con grande maturità con quello che tutti noi consideriamo un mostro sacro, Jiří Kylián”.
Jiří Kylián, Johan Inger e William Forsythe sono tre eccellenti coreografi della scena mondiale, riuniti qui in un programma che esplora gli orizzonti del balletto neoclassico con tre titoli mai presentati prima al Teatro Costanzi.
Il Trittico, una straordinaria occasione per apprezzare l’altra danza di qualità, si apre con il famoso pezzo Petite Mort(1991) di Jiří Kylián, prosegue con Walking Mad (2001) di Johan Inger e si conclude con Artifact Suite (2004) di William Forsythe.
Jiří Kylián, coreografo praghese olandese d’adozione, crea Petite Mort per il Festival di Salisburgo nel 1991, anno delle celebrazioni per il bicentenario della morte di Wolfang Amadeus Mozart, e lo regola sull’Adagio del Concerto per Pianoforte KV 488 e sull’Andantedel Concerto per Pianoforte KV 467.
La coreografia comprende sei uomini e sei donne per celebrare la coppia e il suo ideale di bellezza che vuole i primi atletici e attraenti, le seconde delicate e forti. Le coppie maneggiano sei fioretti che sembrano essere dei veri e propri partner, ribelli e ostinati. I fioretti traducono il simbolismo insito nell’opera, più incisivo di una vera e propria trama. Aggressività, sensualità, energia, silenzio, voluta insensatezza e fragilità sono tutti elementi che giocano in questa coreografia un ruolo rilevante. Nelle parole stesse di Jiří Kylián: “Petite Mort è un’espressione poetica e significativa per descrivere l’orgasmo di un rapporto sessuale. In francese, e in altre lingue, questa percezione è descritta come ‘piccola morte’. E così può essere. Nel momento di massimo piacere, o nel momento in cui si sta potenzialmente generando una nuova vita, siamo portati a ricordare che le nostre esistenze sono relativamente brevi e che la morte non è mai troppo lontana. Nel mio lavoro, ho creato la coreografia su due movimenti tra i più famosi concerti per pianoforte realizzati da Mozart. Ho tagliato via i movimenti più rapidi, lasciandoli come torsi mutilati. Non c’è dubbio che è perverso fare una cosa del genere. Ma lo si fa. Noi viviamo in un mondo nel quale nulla è sacro. Dal tempo in cui fu creata la musica di Mozart a oggi, molte guerre sono state combattute e molto sangue è stato versato nel corso degli anni”. L’ambientazione, spoglia ed essenziale, si anima di contrasti, in un’atmosfera in bianco e nero caratterizzata da un’estetica ricercata e sofisticata. Le luci, firmate dallo stesso Kylián, sono realizzate da Joop Caboort, mentre i costumi sono di Joke Visser. A riprendere Petite Mort è Cora Bos-Kroese, con la supervisione tecnica alle luci e alle scene di Hans Boven.
Il talento coreografico di Johan Inger – coreografo svedese, danzatore straordinario del Nederlands Dans Theater dal 1990 al 2002 – è subito notato dal Maestro Jiří Kylián che lo invita a creare, dopo un workshop coreografico, la sua prima coreografia Mellantid (1995) che segna il suo debutto ufficiale come coreografo. Tra premi e riconoscimenti, Johan Inger crea nel 2001 Walking Mad. In un’intervista Inger ricorda che la prima volta che vede eseguire il Bolero di Maurice Ravel rimane particolarmente colpito dal Direttore d’Orchestra Zubin Mehta e dal suo coinvolgimento emotivo e fisico: inizia come un vero aristocratico, molto composto e teatrale, con i capelli in ordine, poi si abbandona all’estasi insita nel pezzo e, pervaso dall’energia della musica, finisce tutto spettinato con le pupille dilatate. Le immagini del cortometraggio The Bolero (1973) – noto per aver vinto il Premio Oscar come Best Short Subject nel 1974 – in cui c’è appunto il Direttore Mehta nei panni di se stesso, gli rimangono impresse, tanto da spingerlo a vedere alcune versioni danzate del Bolero, trovando che questi balletti si caratterizzano in maniera molto simile tra loro per l’erotismo e la sensualità. È così che inizia a delineare l’idea di mantenere sì l’erotismo, traducendolo però in qualcosa di diverso, in una sorta di battaglia tra sessi. Sviluppa questo pensiero, nutrendolo con concetti tratti dai dialoghi platonici che si focalizzano sul furore e l’estasi, e nota che sia la partitura musicale, sia la composizione coreografica, si muovono da qualcosa che è piuttosto sotto controllo a qualcosa che è fuori controllo, da qualcosa di molto delicato a qualcosa di molto potente. Percorrendo questa strada, Inger porta in scena un muro che divide, che si divide, che si muove, che si apre e genera spiragli di comunicazione, una miscellanea di umori ed emozioni regolate sulle note di Für Aline di Arvo Pärt e sul ritmato Bolero di Ravel. Walking Mad è un viaggio in cui ci si ritrova ad affrontare le proprie paure, i propri desideri più profondi, così come la leggerezza dell’essere. La coreografia, che ha fatto il giro del mondo, approda al Teatro dell’Opera di Roma, con i Maestri Yvan Dubreuil, già danzatore del Nederlands Dans Theater attualmente membro del collettivo OFFprojects, e Karl Inger, che dopo aver danzato con il Göteborg Ballet, il Balletto Reale Svedese e il Cullberg Ballet, oggi collabora con il coreografo Johan Inger in qualità di suo Assistente. A firmare le luci è il lighting designer svedese Erik Berglund.
Artifact Suite di William Forsythe è la versione ridotta di Artifact, primo balletto a serata intera che Forsythe creò nel 1984 per il Ballett Frankfurt. Il coreografo americano, tedesco d’adozione, espone qui le sue teorie sull’illusione della percezione, la decostruzione, la rottura degli equilibri e la proiezione dei corpi. Il soggetto del balletto è la danza classica stessa, la sua storia. Artifact è un balletto emblematico in cui già nel titolo, che significa “artefatto”, il coreografo annuncia l’intenzione di lavorare sui materiali dello spettacolo deviando costantemente dai risultati che ci si aspetta. Gli elementi di base della tecnica accademica sono qui sviluppati in un gran numero di variazioni coreografiche. Forsythe inaugura un percorso completamente originale che prende avvio dal neoclassicismo balanchiniano. Artifact Suite si articola in due parti. Nella prima, sulla famosa Ciaccona BWV 1004 (Partita per violino solo n°2 in re minore) di Johann Sebastian Bach, due coppie principali si alternano in una serie di stupefacenti concatenazioni. Nella seconda parte, su musica di Eva Crossmann-Hecht, protagonista è invece l’intero Corpo di Ballo, che danza intrecciando complicate relazioni con i movimenti accademici. A mettere in scena Artifact Suite sono i Maestri Noah Gelber, Stefanie Arndt, Amy Raymond e Allison Brown, già tutti danzatori del Ballett Frankfurt che oggi collaborano con William Forsythe riprendendo le sue creazioni per le principali compagnie di balletto.
Protagonisti di questa serata neoclassica sono l’étoileAlessandra Amato, i primi ballerini Susanna Salvi, Claudio Cocino, Alessio Rezza, i Solisti e il Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma.
Venerdì 9 marzo alle ore 20.00 e sabato 10 marzo alle ore 18.00 va in scena al Teatro Nazionale la Lezione Aperta con gli allievi della Scuola di Danza del Teatro dell’Opera di Roma, diretta da Laura Comi. Una lezione dimostrativa, diventata nel tempo un appuntamento annuale, per mettere in luce la metodologia di lavoro della Scuola e per creare un’occasione di piacevole condivisione con il pubblico attraverso un programma composto dagli esercizi più rappresentativi di ogni corso. Gli allievi sono seguiti sul palcoscenico dai loro insegnanti e sono accompagnati al pianoforte dai maestri.
Il Sovrintendente Carlo Fuortes dichiara: “La Lezione Aperta è un evento molto importante per la Scuola di Danza e per noi tutti, un momento di confronto fondamentale per la crescita artistica di questi giovani ballerini che saranno i professionisti di domani. Vedere gli allievi misurarsi in scena con gli esercizi che giorno dopo giorno svolgono durante il loro percorso formativo è scoprire il profondo lavoro che sostiene il talento, un impegno affrontato con passione e determinazione da apprezzare e incoraggiare”.
La Direttrice Laura Comi dichiara: “Ripresentiamo con piacere la Lezione Aperta, un appuntamento con i genitori e con il pubblico tutto, che negli anni hanno manifestato grande interesse per questo tipo di spettacolo. Portare in scena lo studio quotidiano dei livelli di preparazione di tutti gli allievi suscita infatti molta curiosità. Il programma è una dimostrazione di tutte le materie pratiche di studio, dove ogni lezione è composta con le sequenze più rappresentative dei vari livelli, rese in maniera gradevole e più scorrevole rispetto alla routine quotidiana”.
La Lezione Aperta prevede lezioni di: Tecnica Accademica, Pas de deux, Repertorio, Contemporaneo, Fisiotecnica e Propedeutica alla Danza. Gli insegnanti di Tecnica Accademica sono Lia Calizza, Silvia Curti, Ofelia Gonzalez, Alessandro Molin, Pablo Moret e Gerardo Porcelluzzi. L’insegnante di Pas de deux è Pablo Moret, l’insegnante di Repertorio è Gaia Straccamore, l’insegnante del corso di Contemporaneo è Mauro Astolfi, l’insegnante del corso di Fisiotecnica e Propedeutica alla Danza è Valentina Canuti. I maestri accompagnatori al pianoforte sono Alice Michahelles, Sergio Di Giacomo e Samuel Tanca.
Venerdì 9 marzo il Museo di Roma Palazzo Braschiospiterà il settimo e ultimo appuntamento di OPERA IN MOSTRA: un programma di sette concerti con celebri arie da opere di Verdi, Leoncavallo, Mascagni e autori francesi, abbinati ad altrettante visite guidate alla mostra “Artisti all’Opera. Il Teatro dell’Opera di Roma sulla frontiera dell’arte. Da Picasso a Kentridge (1880-2017)” in corso presso il Museo e prorogata al 18 marzo per il grande successo di pubblico che sta registrando.
L’evento inizia alle ore 17.30 con la visita guidata all’esposizione a cura di Francesco Reggiani (responsabile Archivio storico del Teatro dell’Opera di Roma). Seguirà alle ore 18.15 nel Salone d’Onore un concerto con famose arie da Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni e da Pagliacci di Ruggero Leoncavallo.
Si accede all’evento con il biglietto d’ingresso alla mostra. Alla visita guidata potranno partecipare massimo 50 persone, con prenotazione allo 060608. La partecipazione al concerto sarà consentita fino al riempimento della sala.
L’iniziativa “Opera in mostra” è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con l’organizzazione della Fondazione Teatro dell’Opera di Roma in collaborazione con Zètema Progetto Cultura.
Dal 18 febbraio al 3 marzo approda a Roma La sonnambula di Vincenzo Bellini, un nuovo allestimento in coproduzione con il Teatro Petruzzelli di Bari, che segna il ritorno di tre grandi protagonisti delle ultime stagioni al Costanzi: sul podio Speranza Scappucci, alla regia Giorgio Barberio Corsetti e in scena una regina di questo repertorio, Jessica Pratt.
Un ritorno che per il direttore Speranza Scappucci assume un valore speciale. “Amo molto quest’opera, la considero la più difficile di Bellini e l’ho già diretta a New York – racconta. Ma la cosa più bella è che è stata la prima opera che ho visto in vita mia, qui a Roma, negli anni Ottanta. Tornare nello stesso teatro per dirigerla è come chiudere un cerchio.”
“Il tema del sonnambulismo era molto caro ai romantici – spiega il regista Giorgio Barberio Corsetti, reduce dal recente successo al Costanzi di Fra Diavolo – perché vi vedevano una zona mediana tra sogno e veglia, che si stacca dalla realtà e apre uno spiraglio per entrare nel profondo della psiche umana. Anche il luogo in cui la vicenda si volge non appartiene alla realtà ma è totalmente immaginario, non è veramente la Svizzera di cui si dice nel libretto. Anche il tempo è irreale, sospeso, indeterminato: io ho scelto l’Ottocento, perché volevo un tempo lontano da noi, ma non troppo lontano. La stessa Amina è un personaggio singolare, una trovatella di cui non si sa nulla, ammirata da tutti per la sua innocenza, che conserva qualcosa di infantile. A quell’età tutti gli oggetti sembrano avere dimensioni diverse dalla realtà: ho immaginato che i mobili reali siano replicati sia in scala ingigantita, diventando le montagne di questa Svizzera immaginaria, sia in scala miniaturistica, per rappresentare il mondo ideale e appunto infantile di Amina, che viene sempre guastato dalla realtà. A questo si aggiunge una dimensione onirica, determinata dai cartoni animati di Gianluigi Toccafondo.”
Bellini compose La sonnambula in soli due mesi. L’opera debuttò al Teatro Carcano di Milano il 6 marzo del 1831 e sin dalla prima rappresentazione ebbe grande successo. Il libretto di Felice Romani fu tratto da La Somnambule ou L’arrivée d’un nouveau seigneur, un ballet-pantomime di Eugène Scribe e Pierre Aumer (1827), e da La Somnambule, comédie-vaudeville dello stesso Scribe e Germain Delavigne (1819). Melodramma idilliaco, classico ed intenso dalla raffinata musicalità, lirica e tesa al “canto puro”, l’opera è sospesa tra gli ideali di Arcadia e Romanticismo, tra tenerezza e malinconia, in un’atmosfera di umanità innocente espressione della piena maturità artistica del compositore catanese. Ad interpretare i ruoli di Amina ed Elvino, Giuditta Pasta e Giambattista Rubini, la coppia di cantanti più celebre del momento, che Bellini stesso elogiò definendoli “due angeli capaci di trasportare il pubblico in uno stato che rasentava la follia”.
Le giovani stelle del Teatro dell’Opera di Roma, della Scuola di Canto Corale e della Youth Orchestra, dopo le recite al Teatro Nazionale di Brundibár, l’opera per bambini di Hans Krása, in occasione del Giorno della Memoria, il 27 gennaio, vanno in scena al Teatro Palladium (24-27 gennaio). Scritta nel 1938 su libretto di Adolf Hoffmeister, Brundibár vuole essere un’ “opera per non dimenticare” nel mese in cui ricorre la giornata della Memoria: è infatti andata in scena per la prima volta il 23 settembre 1943 nella fortezza di Terezín, a circa 60km da Praga, controllata dal 1941 dalle SS che, a puro scopo propagandistico, concedevano l’organizzazione di attività culturali. In questo ghetto-prigione transitarono 140.000 ebrei cechi tra cui compositori, strumentisti e cantanti, che poterono continuare a svolgere la loro professione, nonostante il regime concentrazionario. La presenza nel lager di Terezín di circa 11.000 bambini, protagonisti delle cinquantacinque repliche di Brundibár (dal 1943 al 1944), è testimoniata da oltre 4.000 disegni da loro eseguiti e ritrovati nelle valigie di Friedl Dicker-Brandeis, pittrice viennese deportata a Terezín nel 1942 e morta a Birkenau nel 1944. In occasione della messa in scena, al Palladium e per la prima volta in Italia, sono esposti i disegni dei bambini del ghetto di Terezín, in una mostra a cura di di Zuzana Pavlovksa, organizzata in collaborazione con l’Ambasciata della Repubblica Ceca presso la Santa Sede e il Museo Ebraico di Praga.
Lo spettacolo è un allestimento del Teatro dell’Opera di Roma e va in scena per la regia di Cesare Scarton, le scene di Michele Della Cioppa, i costumi di Anna Biagiotti e le luci di Patrizio Maggi. La direzione della Youth Orchestra è affidata ai maestri Carlo Donadio e Roberto Di Maio.
Dal 28 gennaio torna il grande balletto al Teatro dell’Opera con la Soirée Française, un doppio programma che vede protagonisti due icone del panorama ballettistico francese e mondiale: Serge Lifar con Suite en blanc (1943) e Roland Petit con Pink Floyd Ballet (1972). La poesia di Suite en blanc, uno dei pochi balletti non narrativi di Lifar, apre la serata, la tecnica, il carattere e la fisicità di Pink Floyd Ballet la chiudono. Lifar e Petit due miti della danza francese, entrambi legati all’Opéra di Parigi, entrambi instancabili creatori di nuove coreografie, entrambi affascinati da un’altra icona della danza francese e internazionale Yvette Chauviré, alla quale il Teatro dell’Opera di Roma con questo programma francese vuole dedicare un omaggio in bianco, luminoso come la sua danza sublime. Sarà l’étoile Eleonora Abbagnato a ballare l’Adage di Suite en blanc per ricordare la stella delle stelle.
L’affascinante eleganza che contraddistinse Yvette Chauviré nel corso della sua carriera non lasciò indifferenti i due coreografi. Nel 1943 la Chauviré danza Suite en blanc, balletto senza trama, pietra miliare dello “stile neoclassico” di cui Lifar è ritenuto uno dei creatori. Entrambi lasciarono l’Opéra di Parigi per entrare nel Nouveau Ballet di Monte Carlo, nello stesso periodo in cui lo fece un emergente Roland Petit (1924-2011) che, di lì a poco, avrebbe fondato la sua prima compagnia: i Ballets des Champs Elysées. Qui Yvette Chauviré apparve spesso come “guest”, invitata da Petit. Per ricordare la stella delle stelle, interprete dell’Adage di Suite en blanc, torna sul palcoscenico del Costanzi Eleonora Abbagnato, étoile dell’Opéra di Parigi. La serata si chiude tra danza e rock psichedelico con il Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma protagonisti di Pink Floyd Ballet di Roland Petit.
Due protagonisti di spicco della scena internazionale sono invitati dal Teatro dell’Opera di Roma a riallestire i due capolavori Suite en blanc e Pink Floyd Ballet: Claude Bessy il primo e Luigi Bonino il secondo. La musica di Édouard Lalo è eseguita dall’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma, diretta dal Maestro Carlo Donadio. Le musiche dei Pink Floyd per Pink Floyd Ballet sono su base registrata.
Susanna Salvi e Alessio Rezza, al termine della rappresentazione di sabato 6 gennaio de Lo schiaccianoci di Giuliano Peparini, sono stati nominati dal Sovrintendente Carlo Fuortes, alla presenza della Direttrice del Corpo di Ballo Eleonora Abbagnato, Primi Ballerini del Teatro dell’Opera di Roma.
In tale occasione il Sovrintendente Carlo Fuortes ha dichiarato: “La doppia nomina e il riconoscimento a Susanna Salvi e Alessio Rezza è motivo di orgoglio per me e il Teatro tutto. Due primi ballerini che hanno sempre dimostrato, oggi ancor di più, il loro carisma e la loro capacità di essere artisti, interpretando con vigore e luminosità ogni ruolo che gli viene affidato. Il virtuosismo e la grande personalità li distingue e li caratterizza, rendendoli meritevoli di questo titolo”
Susanna Salvi, nata a Rieti, si diploma alla Scuola di Danza del Teatro dell’Opera di Roma, perfezionandosi nel 2008. Nello stesso anno entra a far parte del corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Roma, per poi unirsi al Tulsa Ballet nel 2010 e alla compagnia del Maggio Musicale Fiorentino nel 2012. Nel 2013 torna all’Opera di Roma, dove nel giugno 2015, sotto la Direzione di Eleonora Abbagnato, è promossa solista. Nel 2016 riceve il Premio Danza&Danza come interprete emergente dell’anno.
Alessio Rezza, nato a Modugno (Bari), entra alla Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala all’età di quindici anni, diplomandosi nel 2008. Nel 2009 entra a far parte del corpo di ballo dell’Opéra di Parigi e nel 2010 si unisce al corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Roma, dove nel giugno 2015, sotto la Direzione di Eleonora Abbagnato, è promosso solista. È ospite in gala di danza internazionali e gli vengono riconosciuti premi tra cui: Danza&Danza 2011, Roma in Danza 2011 e Anita Bucchi 2011 come migliore interprete maschile dell’anno, Premio Positano 2012 come miglior danzatore emergente, Roma è Arte 2013 e Europa in Danza 2016.