Nuova Stagione 2019/2020

“Roma vuole far dialogare il proprio territorio con l’opera lirica e la danza, riconoscendo al teatro quel valore educativo e quello stimolo intellettuale che si manifestano e trovano la loro più completa espressione nella potenza della musica, nella purezza della voce, nella creatività della coreografia” ha dichiarato la sindaca di Roma e Presidente della Fondazione Teatro dell’Opera di Roma, Virginia Raggi in occasione della presentazione della stagione 2019-20 del Teatro dell’Opera di Roma.

“La nostra Capitale è impegnata da tempo nella salvaguardia dell’importante patrimonio teatrale che caratterizza e distingue il nostro Paese nel mondo e vuole continuare ad essere il mezzo grazie al quale le nuove generazioni potranno entrare in contatto con la ricchezza delle produzioni italiane, valorizzando i molteplici linguaggi dell’arte che nello spazio del teatro prendono vita” ha proseguito la sindaca.

“È all’interno del teatro – culla di storie sorprendenti e uniche – che la varietà delle nostre tradizioni può rimanere viva; dove, grazie alla fantasia e al genio di alcuni, è possibile scoprire modi sempre nuovi e intelligenti per fare e consumare cultura; e dove voci, suoni e movimenti da sempre raccontano – e continueranno a raccontare – emozioni e sentimenti senza età” ha concluso.

“Il cammino intrapreso dal Teatro dell’Opera di Roma qualche anno fa – ha dichiarato il sovrintendente del Teatro dell’Opera di Roma Carlo Fuortes nell’illustrare la nuova stagione – oggi allunga il passo e lo sguardo. Il programma che vi presentiamo è un percorso dove s’intrecciano più direzioni e più obiettivi. Verso l’eccellenza musicale, verso gli spettatori, verso la ricerca e la sorpresa, verso la rilettura di grandi classici del repertorio lirico e di balletto, guardando altrove”.

“Da questa stagione – ha proseguito il sovrintendente – il nostro direttore musicale, Daniele Gatti, acclamato nel mondo, sarà al Costanzi per dirigere tre opere e per offrire la sua visione su capolavori che attraversano i secoli. Artisti di tutti i Paesi hanno accettato di essere i protagonisti nel nostro Teatro per condividere la loro idea contemporanea sul mondo lirico. Una programmazione pensata per il nostro pubblico che negli ultimi anni ci ha seguito con sempre maggior entusiasmo, facendoci raggiungere risultati insperati e per valorizzare appieno le straordinarie professionalità di tutte le persone che lavorano qui. Un viaggio tra tredici titoli d’opera e sei di balletto, tra il Costanzi e le Terme di Caracalla, che cerca di rappresentare il meglio del teatro musicale d’oggi.

Sono poi intervenuti i rappresentanti dei due soci privati della Fondazione, la presidente di Acea, Michaela Castelli, e il presidente della Camera di Commercio di Roma, Lorenzo Tagliavanti.

L’ingresso nella Fondazione del Teatro dell’Opera – ha dichiarato la Presidente di Acea, Michaela Castelli – ha segnato un momento importante per l’Azienda nell’azione che da sempre svolge a sostegno della cultura nei territori nei quali opera. È un onore per noi poter supportare questa stagione operistica e promuovere la musica lirica e la danza classica al fianco del Teatro dell’Opera, che rappresenta un’istituzione fortemente radicata nel territorio della Capitale, allo stesso tempo orientata a una vocazione di respiro internazionale”.

“La Camera di Commercio di Roma è fortemente convinta della rilevanza strategica della cultura quale fondamentale leva di sviluppo economico e sociale. Per questo – ha spiegato il Presidente della Camera di commercio di Roma Lorenzo Tagliavanti – abbiamo deciso di incrementare per il 2019 il nostro contributo alla Fondazione, della quale siamo soci dal 2005, nella certezza che il Teatro dell’Opera di Roma continui a garantire una produzione di eccellenza, confermandosi una infrastruttura strategica per accrescere e diversificare l’offerta culturale della Capitale”.

 

La stagione operistica

Martedì 10 dicembre (repliche fino al 22) il maestro Daniele Gatti inaugura con Les vêpres siciliennes la stagione lirica del Teatro dell’Opera di Roma, ma anche il suo nuovo ruolo di direttore musicale del nostro Teatro. Un momento importante per l’orchestra e il coro, col suo maestro Roberto Gabbiani, che vedono sottolineata, con la presenza costante di un direttore di caratura internazionale, la qualità del loro impegno artistico già ampiamente riconosciuta negli anni scorsi. L’incarico del maestro Gatti non si limiterà alle quattro esecuzioni previste: la sua sarà una presenza costante, attenta, e dunque significativa per tutta la Fondazione, ma anche una garanzia nei confronti dei colleghi, italiani e stranieri, che saliranno quest’anno sul podio del Costanzi. Il calendario della stagione 2019-20 mostra come molti nomi di prestigio arrivino per il loro primo impegno a dirigere la nostra orchestra: Myung-whun Chung, Bertrand De Billy, David Robertson. Accanto a loro le presenze attese dal pubblico di Roberto Abbado, James Conlon, Alejo Pérez e, nelle riprese di due evergreen del nostro cartellone, Piergiorgio Morandi e Paolo Arrivabeni. Nelle passate stagioni abbiamo visto come l’opera lirica riconquisti e mantenga la sua attualità (e il suo appeal verso il pubblico più curioso e quello giovanile in particolare) grazie al fatto di essere innanzitutto un grande spettacolo. Consolidiamo le scelte di questi anni e rinnoviamo la nostra fiducia a grandi registi perché rileggano il passato rendendolo attuale. Tornano quindi Valentina Carrasco, Robert Carsen, Denis Krief, Damiano Michieletto, Emilio Sagi, Graham Vick e per la ripresa di Tosca Alessandro Talevi. Per la prima volta arriva al Teatro dell’Opera Richard Jones, acclamato regista lirico e operistico britannico ed è in assoluto la prima volta che uno dei maggiori artisti contemporanei, il cinese Ai Weiwei, accetta la sfida di una regia lirica con un titolo per vari motivi a lui congeniale. Troppo lungo sarebbe poi elencare qui le voci dei molti cantanti che esordiranno al Costanzi o che, accolti dall’affetto del nostro pubblico, vi faranno ritorno.

La stagione lirica del Teatro dell’Opera di Roma sarà dunque aperta da Les vêpres siciliennes, un’opera che manca dal nostro teatro dal gennaio 1997, quando fu per la prima volta eseguita al Costanzi nella lingua originale (le precedenti tre versioni, 1940, 1956 e 1964 furono eseguite in italiano). Questa è l’opera con cui Verdi esordì nel giugno 1855 a Parigi, la piazza teatrale più importante per un compositore dell’epoca; la prima italiana avvenne a Parma nel dicembre dello stesso anno, dopo svariati interventi della censura, che spostarono anche l’azione da Palermo al Portogallo. Direttore de Les vêpres siciliennes sarà, come si è detto, Daniele Gatti, mentre la regia del nuovo allestimento è affidata a Valentina Carrasco, già apprezzata dal nostro pubblico per una sua Carmen a Caracalla (2017). La scenografia sarà opera del francese Richard Peduzzi, celebre, tra gli altri lavori, per il Ring realizzato da Boulez/Chéreau a Bayreuth nel 1976. Il maestro Peduzzi debutta in questa occasione a Roma, dove ha in passato diretto l’Accademia di Francia fra il 2002 e il 2008. Le luci saranno di Peter van Praet e i costumi di Luis Carvalho. Le coreografie del balletto “Le quattro stagioni”, parte integrante del secondo atto di questo grand-opéra, saranno di Massimiliano Volpini. Tra i principali interpreti Roberto Frontali nel ruolo di Guy de Montfort, Dario Russo in quello de Le sire de Béthune; Hélène sarà cantata da Roberta Mantegna che, nata nel nostro progetto “Fabbrica”, ha già intrapreso una brillantissima carriera internazionale. Sono talenti della seconda edizione di questo stesso progetto Andrii Ganchuk, che interpreta Le comte de Vaudemont, e Irida Dragoti, Ninetta. Con loro ci saranno John Osborn (Henri), Michele Pertusi e Alessio Cacciamani (Jean Procida), Francesco Pittari (Danieli), Saverio Fiore (Thibault) e Alessio Verna (Robert).

Prima opera del 2020 (dal 23 gennaio al 6 febbraio) I Capuleti e i Montecchi di Vincenzo Bellini sarà il secondo titolo diretto dal maestro Daniele Gatti in un nuovo allestimento con regia, scene, costumi e luci di Denis Krief. I ruoli dei due protagonisti saranno interpretati da Anna Goryachova e Vasilisa Berzhanskaya (Romeo, en travesti), Mariangela Sicilia e Benedetta Torre (Giulietta). Con loro sul palcoscenico Iván Ayón Rivas e Giulio Pelligra (Tebaldo), Nicola Ulivieri (Lorenzo) e Alessio Cacciamani (Capellio). Un’opera molto attesa dagli appassionati del belcanto per la appassionata versione che Bellini, nel 1830, seppe dare della tragedia di Shakespeare, e anche perché questo capolavoro manca dal Costanzi dal 2004, quando venne diretto da Nello Santi. Sporadiche comunque le apparizioni precedenti sul palcoscenico romano: la prima è datata 1967, diretta da un giovanissimo Claudio Abbado con la regia di Mario Missiroli, allestimento poi ripreso nel ’79 con Argeo Quadri sul podio.

Sarà in scena a febbraio (dal 18 al 29) anche l’Evgenij Onegin di Čaikovskij diretto da James Conlon. Un’ “opera di formazione”, tratta dal romanzo in versi di Puškin, che vede la giovanissima protagonista “innamorarsi dell’idea dell’amore” e invaghirsi della persona sbagliata, per raggiungere solo in seguito la sua maturità sentimentale. Lo spettacolo (in lingua originale) avrà la regia di Robert Carsen, che nella sua brillantissima carriera ha debuttato solo la scorsa stagione a Roma con una poetica lettura dell’Orfeo ed Euridice e tornerà nel prossimo ottobre con l’Idomeneo mozartiano. Scene e costumi saranno di Michael Levine e le luci di Jean Kalman. Nel ruolo del titolo Markus Werba. Maria Baiankina (Tat’jana) debutta all’Opera di Roma, così come Yulia Matochkina (Ol’ga). Negli altri ruoli maschili Saimir Pirgu (Lenskij), John Relyea (Gremin) e Andrea Giovannini (Triquet). Tornano su questo palcoscenico Anna Victorova (Filipp’evna), così come Irida Dragoti (Larina) e Andrii Ganchuk (Zareckij) del progetto “Fabbrica” YAP.

Quest’opera fu eseguita in italiano nelle sue prime tre rappresentazioni al Teatro Costanzi (1965, 1975 e 1981); nel 2001 la prima edizione in lingua originale, scelta che verrà adottata anche questa volta. L’allestimento è della Canadian Opera Company per una produzione creata per la Metropolitan Opera di NYC.

L’edizione della Turandot, in programma dal 25 marzo al 5 aprile, si annuncia come una lettura davvero nuova del capolavoro di Puccini così amato e tante volte rappresentato all’Opera di Roma.

Il nuovo allestimento sarà curato in ogni aspetto (regia, scene, costumi) da uno dei più grandi artisti contemporanei, Ai Weiwei, che per la prima volta si cimenta con una regia teatrale. Una scelta lontana dalla sua consueta ricerca artistica, ma che Ai Weiwei ha accettato anche perché, giovanissimo, era stato una comparsa nella Turandot di Zeffirelli al Metropolitan. Da quei giorni newyorchesi un lungo cammino di artista, e di oppositore del governo cinese, lo ha condotto ad essere una figura di assoluto spicco nel mondo artistico di oggi: proprio a New York lo scorso anno gli sono state affidate cinquanta sedi dove allestire una sua enorme personale. Leggere l’immaginario mondo cinese di Gozzi, e poi di Puccini, da parte di un artista cinese sarà motivo di straordinario interesse.

A dirigere Turandot sarà Alejo Pérez, che da poco ha ottenuto un grande successo con L’angelo di fuoco di Prokof’ev e che negli anni scorsi si era affermato ne Il naso di Šostakovič e nella Lulu di Berg: dunque uno specialista del Novecento storico in grado di sottolineare le molte novità della scrittura pucciniana.

Nel ruolo della principessa con Anna Pirozzi si alternerà Amber Wagner (al suo debutto romano), Calaf sarà Gregory Kunde (in alternanza con Arsen Soghomonyan, anche lui al debutto), Altoum Carlo Bosi, Timur Antonio Di Matteo (in alternanza con Marco Spotti), Liù sarà interpretata da Francesca Dotto, di casa al Costanzi. Ci saranno Alessio Verna (Ping), Francesco Pittari (Pang), Pietro Picone (Pong) e, dal progetto “Fabbrica” YAP, Andrii Ganchuk (un mandarino).

Agli stessi anni della Turandot risale la Kát’a Kabanová, che Leoš Janáček terminò nel 1922. È la prima volta che questo capolavoro del musicista ceco è rappresentato a Roma: si potrà dunque ascoltare e vedere uno dei maggiori lavori teatrali del Novecento, in cui conflitti sociali di un mondo autoritario e drammi interiori della protagonista s’intersecano fino a condurre alla tragedia finale. L’opera sarà presentata in un nuovo allestimento in coproduzione con la Royal Opera House di Londra, uno spettacolo che ha vinto quest’anno l’Olivier Award. A dirigere l’opera (dal 19 al 28 aprile) sarà David Robertson, regia di Richard Jones e scene e costumi di Antony McDonald. Lucy Carter curerà le luci e Sarah Fahie le coreografie. Molti i debutti nel cast: Charles Workman (Boris Grigorijevič), Susan Bickley (Marfa Kabanová), Andrew Staples (Tichon Kabanov) e Amanda Majeski come protagonista. Nel cast anche Stephen Richardson (Savël Prokofjevič Dikoj), Cristopher Lemmings (Váňa Kudrajaš), Emily Edmons (Varvara), Lukáš Zeman (Kuligin).

A maggio (dal 22 al 31) torna un’opera del giovane Verdi raramente presente nella storia del nostro Teatro e che abbiamo affidato alla regia di Damiano Michieletto. Trascurata per quasi un secolo, Luisa Miller (1849) ebbe infatti la sua prima romana nel 1938 e fu ripresa poi nel 1949 e di nuovo nel 1990. In quest’ultima data la diresse Roberto Abbado, che tornerà sul podio per questo lavoro tratto da Schiller, da tempo considerato centrale nell’evoluzione stilistica di Verdi. Lo spettacolo ha  le scene di Paolo Fantin, i costumi di Carla Teti e le luci di Hans-Rudolf Kunz, video designer Timo Schlüssel. Riccardo Zanellato sarà il conte di Walter, Piero Pretti Rodolfo, Daniela Barcellona Federica, Marco Spotti Wurm, Enkhbat Amartuvshin, giovane baritono mòngolo, debutta come Miller, Roberta Mantegna ritorna in stagione come Luisa. Si tratta di un allestimento in collaborazione con l’Opera di Zurigo.

Alla fine di maggio sarà in teatro, a capo per la prima volta della nostra orchestra, il maestro Myung-whun Chung: dirigerà la Messa da Requiem di Giuseppe Verdi, il massimo capolavoro non teatrale del compositore. Sotto la sua bacchetta canteranno il soprano Carmen Giannattasio, il mezzosoprano Daniela Barcellona, il tenore Saimir Pirgu e il basso Roberto Tagliavini. L’unica presenza, in un lontano passato, al Costanzi del maestro Chung risale al 1995, ospite con la Philharmonia Orchestra per un concerto sinfonico.

Dal 13 al 25 giugno sarà in programma la Carmen, diretta da Bertrand de Billy (al suo debutto all’Opera) con la regia di Emilio Sagi, le scene di Daniel Bianco, luci di Eduardo Bravo e coreografie di Nuria Castejón.

A interpretare i ruoli principali di questa Carmen tornano Veronica Simeoni e Pavel Černoch (insieme già ne La damnation de Faust). Nel ruolo della protagonista ci saranno anche Ksenia Dudnikova e Irene Roberts, in quello di Don José anche Migran Agadzhanyan. Escamillo sarà interpretato da Vitaliy Bilyy e, dal progetto “Fabbrica” YAP, Andrii Ganchuk. Maria Grazia Schiavo sarà Micaëla.

Due importanti titoli di Stravinskij, legati alla sua stagione neoclassica ed entrambi diretti da Daniele Gatti, chiuderanno la stagione nella seconda metà di ottobre. Un nuovo allestimento del Rake’s Progress (La carriera di un libertino) dal 18 al 29, uno dei grandi capolavori del Novecento rappresentato al Costanzi una sola volta nel maggio 1968, (ma allora in una produzione e con complessi dell’Opera di Amburgo). Questo, che vede invece protagoniste l’orchestra e tutte le forze del teatro, sarà invece un allestimento in tutto nuovo con il nostro direttore musicale e la regia di Graham Vick. Canteranno Juan Francisco Gatell nel ruolo di Tom Rakewell, Chen Reiss in quello di Anne Trulove, Markus Werba di Nick Shadow. Ci saranno Adriana Di Paola (Baba the Turk), Stephen Richardson (Father Trulove), Paul Nilon (Sellem) e Susan Bickley (Mother Goose).

A intercalarsi tra le date del Rake’s Progress ci sarà, il 23 e il 24 ottobre, l’oratorio stravinskiano Oedipus Rex affidato alla narrazione, in un ruolo centrale del lavoro di un grande attore italiano, Massimo Popolizio. Accanto a lui le voci di Brendan Gunnell nel ruolo del titolo, di Ekaterina Semenchuk in quello di Jocasta; Michele Pertusi interpreterà Créon, Andrea Mastroni sarà Tirésias. Questa pagina è presente un’unica volta nella cronologia del teatro, diretta da Zoltan Pesko nel 1995 con la regia di Squarzina e le scene e i costumi di Manzù, questi ultimi diventati parte integrante dell’importante collezione di artisti che hanno collaborato con l’Opera di Roma.

Com’è ormai consuetudine, e per venire incontro alle attese del pubblico, due produzioni evergreen del Teatro dell’Opera di Roma incorniceranno l’inizio e la fine della stagione. In dicembre, con l’opera inaugurale, si alterneranno cinque recite di Tosca, nella versione 1900 della prima assoluta dell’opera, curata da Alessandro Talevi e diretta da Pier Giorgio Morandi. Le scene e i costumi di Adolf Hohenstein sono ricostruite sui bozzetti originali rispettivamente da Carlo Savi e Anna Biagiotti. Le luci sono di Vinicio Cheli. Lyudmila Monastyrska, che debutta all’Opera di Roma, si alternerà con Monica Zanettin nel ruolo del titolo. Giorgio Berrugi e Diego Cavazzin torneranno a interpretare Cavaradossi così come Claudio Sgura come Scarpia, Domenico Colaianni Sagrestano, Luciano Leoni Angelotti. Andrea Giovannini sarà Spoletta. Alla produzione partecipa la Scuola di Canto Corale dell’Opera di Roma. A novembre 2020 sarà in scena La traviata con la regia di Sofia Coppola, i costumi di Valentino, Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli, le scene di Nathan Crowley. Sul podio ci sarà Paolo Arrivabeni e nel ruolo della protagonista si alterneranno Zuzana Markova, Albina Shagimuratova e Claudia Pavone, in quello di Alfredo Germont Sergey Romanovsky, Iván Ayón Rivas e Alessandro Scotto di Luzio, in quello di Giorgio Germont Marco Caria e Simone Del Savio. Le coreografie interpretate dal Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma sono di Stéphane Phavorin, Vinicio Cheli firma le luci, video a cura di Officine K.

 

La stagione di balletto

La nuova stagione di balletto 2019 – 20 del Teatro dell’Opera di Roma si sviluppa in continuità con gli ultimi anni e potenzia il lavoro di valorizzazione della cultura ballettistica tout court. La cura per i propri ballerini, le scelte di variegata qualità per la programmazione, l’attenzione per il proprio pubblico sono i punti focali del programma presentato.

I tersicorei sono il cuore del progetto. La Direzione con il suo staff lavora incessantemente per la crescita dei ballerini più giovani offrendo loro opportunità di rilievo internazionale per una crescita personale, tecnica e artistica. A tale lavoro si affianca quello di supporto degli artisti più maturi per accompagnarli verso l’ultima e delicata fase della loro carriera ballettistica. Tutto questo è possibile attraverso una programmazione attenta e bilanciata, tra grandi balletti del repertorio classico e titoli fondamentali di quello moderno e contemporaneo. Negli anni la scelta di titoli più moderni e di coreografi innovativi – come Jiří Kylián, William Forsythe, Angelin Preljocaj per citarne solo alcuni – conferma, anche in ambito ballettistico, che l’orientamento della Fondazione del Teatro dell’Opera di Roma di riscoprire il repertorio e di aprirsi a forme artistiche più attuali, sia una scelta di successo, gradita dal grande pubblico e dalla critica.

La nuova stagione di balletto si compone di 5 spettacoli: la ripresa de Il lago dei cigni di Benjamin Pech da Marius Petipa e Lev Ivanov; una serata celebrativa dedicata all’innovatore Jerome Robbins con tre camei Glass Pieces, In the night, The concert; la nuova creazione de Il Corsaro affidata a José Carlos Martínez; il trittico Suite en blanc/Serenade/Bolero opere di Lifar, Balanchine, Pastor; e un grande classico del repertorio moderno Notre-Dame de Paris del geniale Roland Petit.

La nuova stagione di balletto 2019 – 20 del Teatro dell’Opera di Roma s’inaugura con la ripresa del balletto record d’incassi, Il lago dei cigni di Benjamin Pech già étoile dell’Opéra di Parigi, primo maître e assistente alla Direzione del Ballo del Teatro dell’Opera di Roma. Il lago dei cigni è in scena al Teatro Costanzi dal 31 dicembre 2019 all’8 gennaio 2020.

Il lago dei cigni è uno dei titoli più famosi e amati, una fiaba romantica percorsa dall’eterno conflitto tra Bene e Male che ancora oggi, con il suo intenso simbolismo, continua ad affascinare gli spettatori di tutto il mondo. Pech rimanendo in gran parte fedele al libretto immaginato da Marius Petipa, rielabora la drammaturgia e crea la sua versione. Il mago Von Rothbart, che nella storia originaria trasforma la principessa in cigno, non c’è. È Benno, l’insospettabile amico del Principe Siegfried, a ricoprire il ruolo del malvagio. Benno, geloso e avido di potere, manipola il Principe per tutto il balletto e solo alla fine del terzo atto rivela la sua vera natura e svela l’inganno. Il tradimento che si compie a opera di Benno nei confronti del Principe, e del Principe nei confronti di Odette pur senza volerlo, diventa il tema centrale di questa versione. La morte incombe metaforicamente sulla scena portando con sé Odette. Benno raggiunge il suo scopo, ma la purezza di cuore del principe, che tutto perdona, lo disarma. Il lavoro di Pech dialoga con un allestimento magico fatto di scene raffinate e preziosi decori dello scenografo Aldo Buti con le luci di Vinicio Cheli. L’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma è diretta dal maestro Nir Kabaretti e dal maestro Carlo Donadio.

Al geniale Jerome Robbins, il grande innovatore di tutti i tempi si consacra la Serata Robbins con un programma speciale composto da Glass pieces, In the Night e The Concert. La Serata Robbins è in scena al Teatro Costanzi dal 30 gennaio al 5 febbraio.

Glass pieces di Robbins debutta il 12 maggio 1983 al New York State Theater, con il New York City Ballet. Si tratta di un lavoro altamente formale, articolato in tre sezioni, dove Robbins sovrappone a un vocabolario tradizionale concetti provenienti dalla postmodern dance e costruisce schemi di movimento e ritmi visibili che traducono in architettura fisica le musiche di Philip Glass: Rubric e Façades (dall’album Glassworks), accanto a degli estratti dall’opera Akhnaten. Il risultato è un sofisticato linguaggio moderno che è allo stesso tempo ipnotico e carico di energia, quella di ben quarantadue ballerini in scena. Le scene sono dello stesso Robbins con Ronald Bates, i costumi di Ben Benson.

In the Night viene creato da Robbins nel 1970 per il New York City Ballet. Tre diverse coppie di innamorati sono le protagoniste di questo elegante e raffinato balletto: una prima coppia è formata da giovani, una seconda da lirici e un’ultima da passionali amanti che s’incontrano sotto il cielo stellato di mezzanotte. I tre Pas de deux esprimono coreograficamente i diversi temperamenti delle tre coppie sulle note di tre Notturni di Frédéric Chopin. La prima coppia invade il palcoscenico con una danza fluida di tenera espressività; la seconda interpreta un duetto molto raffinato ed elegante; l’ultima esegue una danza d’impetuoso contrappunto, qui affidato alla grinta di Eleonora Abbagnato. Lei oscilla tra il furore esplosivo e la supplica disperata, e con il partner anima una disputa e una riconciliazione. Questo affascinante affresco delle peripezie amorose si conclude con una danza d’insieme di tutte le coppie. I costumi sono di Anthony Dowell che nel 1973 danza in maniera memorabile In the night al Royal Ballet.

Robbins crea The Concert, The Perils of Everybody per il New York City Ballet con il quale debutta il 6 marzo 1956 al City Center of Music and Drama di New York. Il balletto – particolarmente brillante, in un atto – ritrae i comportamenti di un pubblico che ascolta un concerto per pianoforte e affresca situazioni ricorrenti durante i concerti, innescando un crescendo di gag dalla forte componente umoristica. Il pianista suona Frédéric Chopin in scena: i suoi spettatori lo raggiungono, si portano una sedia e animano comicamente il concerto, esternando, con gesti e atteggiamenti, i comportamenti che li caratterizzano.  C’è il ragazzo attento che siede in prima fila, le due donne che scartano caramelle e disturbano il ragazzo parlando in continuazione, la donna bella e sinuosa che ascolta languidamente il concerto appoggiandosi al pianoforte, la donna vigorosa dal forte temperamento, il marito premuroso succube della moglie dispotica, il timido occhialuto, il ritardatario che disturba i presenti, la maschera che chiede i biglietti e fa spostare gli spettatori da un posto all’altro. Le scene sono di Saul Steinberg e Edward Gorey, i costumi di Irene Sharaff.

Le luci della Serata Robbins sono di Jennifer Tipton. L’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma è diretta dal maestro Carlo Donadio.

Il Corsaro di José Carlos Martínez è una nuova creazione coreografica sulla produzione del Teatro dell’Opera di Roma con allestimento di Francesco Zito e luci di Vinicio Cheli. Il Corsaro è in scena al Teatro Costanzi dal 1 all’8 marzo. Anteprima giovani 28 febbraio.

Il Corsaro dal momento della sua creazione è molto evoluto, ha conosciuto versioni differenti con spesso diverse aggiunte musicali. José Carlos Martínez per questa sua versione per il Teatro dell’Opera di Roma vuole tornare allo scenario originale facendone un balletto in due atti e alleggerendolo di tutte le aggiunte fatte nel tempo. L’idea non è quella di fare una ricostruzione storica, ma di tornare alle origini del Corsaro creando una nuova coreografia. L’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma è diretta dal maestro Alexei Baklan.

La formula del trittico, divenuta una consuetudine, si rinnova forte del successo ottenuto negli ultimi anni con tre capolavori Suite en blanc, Serenade e Bolero di tre grandi maestri George Balanchine, Serge Lifar e Krzysztof Pastor. Il Trittico Suite en blanc/Serenade/Bolero è in scena al Teatro Costanzi dal 6 al 10 maggio. Anteprima giovani il 5 maggio.

La serata si apre con la poesia di Suite en blanc balletto non narrativo in un atto creato da Lifar nel 1943 per la compagnia dell’Opéra di Parigi. Il coreografo afferma che nel comporre questo capolavoro si è concentrato esclusivamente sulla danza pura, indipendentemente da ogni altra considerazione, animato dalla volontà di creare delle belle visioni. Il risultato è una successione di frammenti coreografici autonomi, tuttavia accomunati tra loro dal medesimo stile neoclassico. Eleonora Abbagnato balla l’Adage di Suite en blanc.

Segue Serenade primo balletto americano di Balanchine creato nel 1934 a partire da Serenata in do maggiore per orchestra d’archi dell’amato musicista Čajkovskij. Il balletto, una vera pietra miliare della storia della danza, senza trama si divide in quattro movimenti. Come Balanchine stesso disse nasce dal desiderio di “fare un balletto che non mostrasse quanto danzavano male” i suoi ballerini, ma come lui aggiunse in Serenade c’è la traccia di un uomo che incontra una donna, se ne prende cura, e di un destino che li allontana. La creazione nel tempo ha subito varie modifiche, ma la struttura generale è rimasta quella originale. I costumi sono di Barbara Karinska.

Conclude la serata il Bolero di Pastor creato nel 2012. Il Bolero occupa un posto speciale nella storia della musica e della danza. La prima produzione ballettistica di Bolero è di Bronislava Nijinska insieme a Ida Rubinstein che nel 1928 la presentano al pubblico parigino, ma quella che ha segnato la storia e che ancora oggi si pone come un’icona dell’arte del balletto è la leggendaria versione di Maurice Béjart. Pastor, consapevole del fatto che da sempre il Bolero è stato concepito “in cerchio” generalmente con un tavolo rotondo al centro del palcoscenico con un solista, donna o uomo, che danza su di esso e gli altri ballerini tutti intorno, e a conoscenza del desiderio di Ravel di rappresentarlo in uno spazio aperto con un’industria sullo sfondo, decide di usare un ampio spazio rettangolare. Da qui sviluppa la sua idea e affida l’esecuzione del suo Bolero a un uomo e a una donna, una coppia principale con un corpo di ballo che li ingloba e li rilascia. Le scene e i costumi sono di Tatyana Van Walsum, le luci di Bert Dalhuysen. L’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma è diretta dal maestro Façal Karoui.

La stagione di balletto 2019 – 20 si conclude con un capolavoro dal titolo evocativo e tristemente attuale Notre-Dame de Paris del coreografo francese Roland Petit, qui ripreso da Luigi Bonino Direttore Artistico del Repertorio Roland Petit. Notre-Dame de Paris è in scena dal 24 settembre al 1 ottobre. Anteprima giovani 23 settembre.

Mentre Roland Petit – affascinato dalle vicende del Medioevo, epoca caratterizzata da una visione mistica del mondo, e spinto dal desiderio di modernizzarlo – pensa di realizzare un balletto a partire da Il monaco di Lewis, si ritrova a leggere il capolavoro di Victor Hugo, Notre-Dame de Paris e a riscrivere, seguendo la trama di Hugo, il libretto per l’omonimo balletto che nel 1965 debutta sul palcoscenico del Palais Garnier, Opéra di Parigi. Notre-Dame de Paris di Roland Petit è un balletto d’azione in due atti ambientato nella Parigi del 1482 e come sempre è una creazione totale, uno spettacolo unico e originale fatto di danza, partiture musicali, scene e costumi che dialogano vivamente tra di loro aggiungendo qualcosa in più al tema originale. Si tratta di una collaborazione d’eccezione che riunisce artisti di grande personalità come lo stilista Yves Saint-Laurent, lo scenografo René Allio e il compositore Maurice Jarre.

Il corpo di ballo è qui il popolo francese, un vero coprotagonista, un collante e un elemento di supporto per i personaggi principali. Esmeralda, Quasimodo, l’arcidiacono Frollo e il capitano Phoebus emergono, da questo corpus narrativo e coreografico dal forte impatto visivo ed emotivo, con potenza. Le loro intrigate vicissitudini danno vita a un vero dramma delle passioni dal quale svetta il protagonista assoluto, Quasimodo. Petit fa nascere questo personaggio dentro di sé e lo interpreta alla prima rappresentazione. Con Petit, Quasimodo perde la gobba e non è un mostro, ma un ragazzo complessato a causa delle conseguenze di un brutto incidente. In lui, come in Esmeralda considerata come una strega perché allevata dagli zingari, Petit vede delle persone rifiutate dalla società perché diverse: questo è il punto di partenza del suo balletto e della sua geniale opera di modernizzazione. Quasimodo è destinato alla rigenerazione ed è lui nell’ultima scena a portare la morta Esmeralda in un altrove dove anche i rifiutati trovano il riposo eterno. L’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma è diretta dal maestro Louis Lohraseb.

La stagione estiva alle Terme di Caracalla

Per la prossima stagione di Caracalla, oltre a numerosi Extra che saranno annunciati volta per volta nel corso dei prossimi mesi, ecco già da ora i titoli dei quattro spettacoli in programma. Torneranno l’Aida verdiana, diretta da Jordi Bernàcer con la regia di Denis Krief (2019) e Il barbiere di Siviglia con la regia (2016) di Lorenzo Mariani e diretto da Stefano Montanari. Lo stesso direttore sarà sul podio anche per La vedova allegra di Franz Lehár allestita nel febbraio scorso con molto successo al Costanzi da Damiano Michieletto, e che sarà modificata dallo stesso regista per gli spazi più ampi di Caracalla. In scena ci sarà anche presentato un nuovo balletto, una serata Gershwin diretta da Gareth Valentine con le coreografie di Derek Deane, intitolata Strictly Gershwin.

 

Oltre l’Opera

Ritornerà anche l’anno prossimo il progetto OperaCamion, con nuovi titoli che gireranno per le piazze di Roma e del Lazio sul camion, ormai famoso, appositamente attrezzato per contenere le scene e i cantanti. Si tratterà come sempre della scelta, essenziale ma di grande qualità, di uno spettacolo d’opera che raggiungerà gratuitamente un grandissimo numero di spettatori. Due i titoli previsti: Tosca, l’opera romana per eccellenza e L’opera da tre soldi di Brecht e Weill con la regia di Fabio Cherstich. La parte strumentale sarà curata ancora una volta dalla nostra Youth Orchestra, la realtà giovanile istituita dal Dipartimento Didattica e Formazione del Teatro dell’Opera di Roma e formata da oltre cento musicisti, con già al suo attivo un ricco curriculum di attività.

Lezioni di Opera

Proseguiranno le “Lezioni di Opera” tenute da Giovanni Bietti che, oltre a un pubblico fisso di appassionati, raccolgono sempre nuovi ascoltatori di ogni età che vogliono apprezzare meglio le particolarità del linguaggio musicale. Saranno guidati con una terminologia semplice e accessibile, e non per questo superficiale, che permette di ricostruire ogni volta gli elementi specifici di ogni produzione operistica.

 

Fabbrica” Young Artist Program

Continuerà nella stagione 2018-19 anche l’attività di “Fabbrica” Young Artist Program che ha permesso agli artisti prescelti di collaborare già a molte produzioni del Teatro e di vivere “dall’interno” il modo in cui si mette in scena un melodramma. I giovani talenti inseriti nel progetto hanno modo di perfezionarsi sotto la guida dei vari artisti che realizzano gli spettacoli della stagione e anche di mettersi alla prova in lavori autonomi.

 

L’Opera per i giovani

Se in generale è stato rilevato nelle scorse stagioni un aumento del numero di spettatori, è stata di particolare soddisfazione la presenza nutrita di giovani (e anche giovanissimi!) nel nostro Teatro. A loro abbiamo dedicato due particolari iniziative che proseguiranno nella prossima stagione. Con lo slogan “Vietato ai maggiori di 26 anni”, alle prove generali potranno accedere coloro che non hanno ancora compiuto i 26 anni pagando solo 15 euro. Inoltre con l’iniziativa “Last minute” per alcune serate (a discrezione della Direzione) è prevista la riduzione del 25% sul prezzo dei biglietti in vendita, a partire da un’ora prima dell’inizio dello spettacolo.

Non mancherà neanche il prossimo anno l’attenzione per i giovanissimi: a loro è dedicata la Scuola di Canto Corale del Teatro dell’Opera. Anche questa un’iniziativa non secondaria del Teatro, rivolta alla formazione musicale che intendiamo proseguire.

La Scuola di Danza del Teatro dell’Opera di Roma e i suoi giovani talenti sono anch’essi al centro delle nostre attenzioni. Oltre ai consueti appuntamenti annuali con la Lezione Aperta e il Saggio Spettacolo di fine anno, gli allievi partecipano ad alcuni balletti in programma nella Stagione 2018-19. La Scuola per la sua finalità è da sempre impegnata, attraverso una mirata selezione, a preparare bambini, adolescenti e giovani che intendono avviarsi alla professione del danzatore, con ammissioni annue di bambini provenienti da ogni parte d’Italia e non solo.

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Il tir di OperaCamion in giro per la città fino al 30 giugno

In principio fu Figaro! quando nel 2016 Il barbiere di Siviglia – nell’ideazione  e regia di Fabio Cherstich e con le scene, i costumi e i video di Gianluigi Toccafondo – salì per la prima volta su un camion e iniziò il giro per le piazze prima della città di Roma, poi di tutta Italia (tra le altre città, Palermo, Bologna, Milano) conquistando un pubblico sempre più numeroso.
Questa estate, dopo tre anni da quel primo esperimento, torna alla guida del Camion più famoso della lirica proprio lui Figaro, la “rockstar” che tutti conoscono, e si potrà scovarlo in giro per la città a portare la musica di Rossini laddove altrimenti non sarebbe possibile ascoltare. Dopo la partenza venerdì 21 giugno, in occasione della Festa della Musica con sosta nel Piazzale del Verano (Municipio II), e domenica 23 giugno presso Largo Salvatore Zappalà (Cinecittà, Municipio VIII),  il tir prosegue le sue tappe martedì 25 giugno in Piazza Attilio Pecile (Garbatella, Municipio VIII), giovedì 27 giugno in Via S. G. Eudes/Via della Pisana (Municipio XII) infine domenica 30 giugno in Via Borgo Ticino (Casalotti, Municipio XIII). La compagnia di cantanti è composta da giovani talenti tra cui alcuni partecipanti al progetto “Fabbrica” Young Artist Program. La Youth Orchestra è diretta dal Maestro Carlo Donadio. L’adattamento musicale è di Tommaso Chieco e Marco Giustini. Disegno Luci di Diego Labonia. Tutti gli spettacoli avranno inizio alle 21.15. Le cinque tappe nei Municipi di Roma, organizzate con la collaborazione delle Biblioteche di Roma, rientrano nel programma dell’Estate Romana 2019, manifestazione culturale promossa da Roma Capitale – Assessorato alla Crescita Culturale e realizzata in collaborazione con SIAE (Società Italiana degli Autori e degli Editori) e il supporto nelle attività di comunicazione di Zètema Progetto Cultura.

Tutti sono pazzi di lui della sua energia della sua carica ironica. L’allestimento del capolavoro rossiniano viene proposto in forma ridotta: «Tutto si svolge in un solo atto, in scena solo i cinque personaggi principali – spiega Fabio Cherstich. Gli altri sono interpretati da attori o mimi». Con OperaCamion la lirica mette le ruote per portare l’opera nelle strade e per offrirla a un nuovo pubblico. Ma come funziona questo carro di Tespi 2.0? «Arriviamo nelle piazze con il camion, la sponda si apre e diventa proscenio: l’orchestra si sistema davanti, il pubblico assiste in piedi o sulle sedie portate da casa. Sul palco attori e cantanti si muovono nel mondo surreale e poetico creato da Gianluigi Toccafondo – prosegue Cherstich. Quello che offre OperaCamion non è solo lo spettacolo del Barbiere ma l’idea stessa di teatro: il pubblico assiste a tutte le fasi di allestimento dell’opera, dal trucco e parrucco di attori e cantanti (niente camerini sul camion), alle prove di tecnici, fonici e musicisti, che non sono nascosti in buca. OperaCamion svela tutto il fascino della macchina teatrale». Ed è proprio questo che insoliti angoli di quartiere, grazie alla magia della musica e del teatro, diventano luoghi di aggregazione e bellezza.

Con il contributo

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LAZIO YOUth CARD

Sei under 30? Con LAZIO YOUth CARD entri gratis per vedere la TOSCA!

Presenta l’App a HUB Generazioni (Via Ostilia, 44-Roma) per avere due biglietti gratis per l’Opera Tosca al Teatro dell’Opera di Roma in scena dal 18 al 26 giugno 2019

Più info regione https://www.regione.lazio.it/youthcard

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Dichiarazione del Sovrintendente Carlo Fuortes

L’appassionante progetto di sviluppo e affermazione internazionale del Teatro dell’Opera sta dando grandissimi frutti in termini di valore artistico delle produzioni, di soddisfazione e crescita del pubblico, di reputazione nazionale e internazionale. Ho parlato con la Presidente della Fondazione, la Sindaca Virginia Raggi, della situazione attuale del nostro Teatro e delle sue prospettive future e le ho confermato la mia piena disponibilità a proseguire, anche dopo la scadenza del mio attuale mandato, il lavoro intrapreso negli ultimi sei anni con l’obiettivo di favorire l’ulteriore crescita del nostro Teatro.
Il Costanzi si è aperto alla Città che sta rispondendo con un’attenzione e una partecipazione superiore alle nostre più rosee attese. Questo percorso sarà ulteriormente arricchito dalla direzione musicale di Daniele Gatti che dalla prossima stagione salirà sul podio per tre titoli di opera ogni anno. E il progetto di sviluppo vedrà altri importanti passaggi che verranno illustrati nella conferenza stampa di presentazione della nuova stagione 2019/20, che si terrà in Teatro il 19 giugno”.

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“Spartacus” con il Balletto dell’Opera di Astana, l’1 e il 2 luglio al Costanzi

Lunedì 1 e martedì 2 luglio, alle 20, al Teatro dell’Opera di Roma va in scena il Balletto dell’Opera di Astana con Spartacus, nella storica versione di Yuri Grigorovich del 1968 su musica di Aram Khachaturian.

Il celebre balletto sovietico, che fa parte del repertorio della Compagnia di Balletto della nuova e grandiosa Opera di Astana in Kazakistan, è uno dei lavori più applauditi di Yuri Grigorovich e maggiormente rappresentativo del repertorio dell’Unione Sovietica degli anni Sessanta e Settanta: la trama infatti celebra lo spirito rivoluzionario, ed è ispirata alla figura di Spartaco, lo schiavo romano ribelle che si pose a capo di una rivolta che portò a una guerra di classe. La versione di Grigorovich, andata in scena per la prima volta al Teatro Bol’šoj di Mosca del 1968, è divenuta celebre in tutto il mondo sia per la coreografia che per l’interpretazione dei suoi primi protagonisti: Vladimir Vassil’ev nel ruolo di Spartacus ed Ekaterina Maximova in quello della sua amata Flavia. Questa versione del balletto esalta l’atletismo del ruolo di Spartacus e il vigore del corpo di ballo maschile insieme ai toni lirici e appassionati, degli assoli di Flavia e dei duetti d’amore.

Il balletto è costruito sulla impetuosa musica di Aram Khachaturian e su libretto originale di Nikolai Volkov, basato sul romanzo Spartaco di Raffaello Giovagnoli e sulla Storia di Roma – Le guerre civili di Appiano. Le scene e i costumi di questa versione sono firmati da Simon Virsaladze, storico collaboratore di Grigorovich.

 

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A settembre al Costanzi va in scena l’arte di Calder e Kentridge

Un nuovo progetto, e anche difficile da definire, occuperà il palcoscenico del Teatro dell’Opera di Roma alla ripresa autunnale, dal 10 al 15 settembre 2019. Il pubblico potrà assistere a una nuova esperienza artistica, al dialogo tra le grandi  personalità creative dello scultore americano moderno Alexander Calder (1898-1976) e dell’artista sudafricano contemporaneo William Kentridge (nato a Johannesburg nel 1955). Questo evento offre la possibilità di vedere nuovamente in scena uno dei lavori di Alexander Calder creato per l’Opera di Roma nel 1968, unica produzione teatrale ideata interamente da Calder, Work in Progress sarà in scena per la terza volta dopo diciassette anni dalla sua prima esecuzione. In occasione di questo ritorno William Kentridge, e in dialogo con Calder, presenterà una sua nuova produzione artistica, nata dalla sua collaborazione con il Teatro per la messa in scena della Lulu di Alban Berg nel maggio 2017.

«Ampliare i confini del teatro musicale è una delle sfide che vuole lanciare il Teatro dell’Opera di Roma. – dichiara il sovrintendente Carlo Fuortes – È per questo che abbiamo chiesto a William Kentridge, uno dei maggiori artisti contemporanei, di ideare, dandogli carta bianca, una sua “Opera d’arte” da mettere in scena insieme al lavoro che un altro grande artista moderno, Alexander Calder, creò appositamente per il Teatro Costanzi nel 1968».

Alexander Calder, molto più noto per i suoi mobile, realizzò per il Teatro dell’Opera di Roma, l’11 marzo 1968, Work in Progress. Commissionato dall’allora direttore artistico Massimo Bogianckino e con la regia di Filippo Crivelli, che torna a metterlo in scena più di cinquant’anni dopo, questo lavoro rimane unico nella storia del teatro. Un esperimento artistico nato dalle idee e dai concetti elaborati in una lunga carriera, Work in Progress è un mondo interamente disegnato da Calder. Affascinato dall’idea di un lavoro teatrale fino dagli anni Trenta e dopo aver collaborato con artisti come Martha Graham e Earle Brown, Calder applica qui il proprio linguaggio drammaturgico a delicate e poetiche finalità estetiche. Il suo balletto senza danzatori è pieno di momenti che sono ricchi di sfumature inaspettate, e che comprendono momenti quasi psichedelici di visualizzazione del mondo naturale, arabeschi dinamici con i ciclisti in scena e un finale glorioso con le forme che si muovono sul palcoscenico.

Calder arrivò a Roma nel dicembre 1967 per un soggiorno di due settimane, ebbe il suo laboratorio in uno spazio del teatro, dove creò pitture a inchiostro e ad acquerello e sculture che dovevano poi essere riprodotte in scala per Work in Progress. Scelse infine un mix di musica, registrata su un LP Electron, di Niccolò Castiglioni, Aldo Clementi e Bruno Maderna e affidò al suo caro amico, Giovanni Carandente, la costruzione di una sequenza scenica, che culminava in una complessa simmetria di immagini e suoni. Fu “il pubblico ostile e sbalordito, ma al tempo stesso affascinato– scrisse Carandente su quella prima – La performance è difficile da definire in termini teatrali. Non è un balletto, come Calder spesso lo chiamava, anche se è accompagnata da eccellente musica contemporanea; non è un’opera perché non vi è canto né recitativo, e l’esecuzione non è condizionata dalla partitura. Il palcoscenico dipinto e tridimensionale non è né uno scenario ma nemmeno un luogo dove l’azione semplicemente accade: esso è l’azione, sebbene di una specie astratta… Work in Progress è un capolavoro che acquista vita nell’atmosfera effimera del teatro”. Per quel che riguarda l’autore, Calder disse a Carandente dopo la prova generale: “Avrei potuto chiamarlo: ‘La mia vita in diciannove minuti’”.

Circa due anni fa, in occasione della presenza romana di William Kentridge, regista dell’applaudita Lulu di Alban Berg del maggio ’17, al grande e poliedrico artista sudafricano il Teatro ha chiesto di allestire una “seconda parte” di quella serata, un’“opera d’arte” con piena libertà d’ideazione e di scelta. Sarà dunque, questo del settembre 2019, di nuovo un evento-spettacolo, intitolato Waiting for the Sibyl, a distanza di poco più che cinquant’anni dal debutto di Calder nel fatidico 1968.

Ho pensato che la carta, i frammenti di carta con cui mi esprimo da sempre, fossero l’elemento giusto per aprire il dialogo con Calder” ha dichiarato Kentridge. Nella sua mente le pagine in movimento hanno evocato immediatamente l’immagine della Sibilla Cumana, la sacerdotessa che trascriveva i suoi vaticini sulle foglie di quercia. Il volo delle foglie, con impresse le predizioni scompaginate dal vento, nell’idea di Kentridge diventa simile al roteare delle sculture di Calder. In scena sarà anche rappresentata la Sibilla del Paradiso di Dante, con il volume che raccoglieva tutte le pagine della conoscenza e della sapienza del mondo. “Ma quel libro, oggi, si disintegra, non c’è più”. Sul palcoscenico campeggerà un grande testo, costruito con collage, proiezioni, dipinti. Vedremo sulla scena nove artisti, tra danzatori e cantanti, per realizzare un intenso e poetico lavoro di trentacinque minuti, accompagnato dalla musica registrata di uno dei maggiori pianisti sudafricani, il compositore Kyle Shepherd con gli arrangiamenti vocali di Nhlanhla Mahlangu. Suddivisa in otto brevi scene, interrotte da cadute di sipario, sarà una creazione priva di parole. L’argomento sarà rivelato attraverso sentenze, frasi, enigmi, proiettati sia sullo schermo sia come ombre.

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Andrea Camilleri, il 15 luglio per la prima volta a Caracalla, con “Autodifesa di Caino”

La stagione estiva di Caracalla 2019 si arricchisce di un nuovo Extra. L’Autodifesa di Caino scritta da Andrea Camilleri sarà raccontata lunedì 15 luglio dall’autore, che per la prima volta sarà presente nello scenario delle antiche Terme. Lo spettacolo avrà la regia di Stefano Vicario e le musiche originali di Roberto Fabbriciani eseguite dall’autore. Il progetto è curato da Valentina Alferj. Andrea Camilleri, il più celebre scrittore italiano, torna dunque sul palco per raccontare la storia di Caino, del primo assassino sulla faccia della Terra, di colui che è diventato l’emblema del Male.
Se potessi vorrei finire la mia carriera seduto in una piazza a raccontare storie e alla fine del mio ‘cunto’, passare tra il pubblico con la coppola in mano”.
Camilleri ha sempre definito la sua ambizione di scrittore simile a quella del contastorie, del poeta ambulante che con la sua capacità affabulatoria incanta e seduce chi lo ascolta. E grazie alla sua capacità di narrare storie Camilleri è diventato il più letto scrittore italiano, inventando una lingua e mettendo in condizione i suoi lettori di comprenderla, di parlarla, di amarla. A novantatré anni, dopo il successo di Conversazione su Tiresia, Camilleri torna a raccontarci in prima persona la storia di Caino e del come e perché uccise suo fratello Abele.
Un racconto che si avvale molto di testi ebraici e musulmani, discostandosi perciò dalla tradizione cattolica.
Camilleri svela alcuni aspetti inediti del personaggio biblico: Caino è stato il fondatore di quella che è oggi la Civiltà dell’Uomo nei suoi aspetti non solo sociali ma anche artistici.
Un viaggio attraverso la Voce di Camilleri, una voce che proviene dall’antro della Storia e che modula il racconto sconfinando nel tempo.
Io fui semplicemente colui che mise per primo in atto il male. Che compì l’azione del male. Tramutando ciò che era in potenza, in atto”.

 

Lo spettacolo è realizzato grazie al sostegno della Fondazione Con il Sud e di UniCredit.

 

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Domenica 7 luglio il Saggio Spettacolo della Scuola di Danza

La Scuola di Danza della Fondazione del Teatro dell’Opera di Roma diretta da Laura Comi presenta domenica 7 luglio alle ore 20.00 presso il Teatro Costanzi il Saggio Spettacolo di fine anno, il momento di massima espressione artistica tanto atteso dagli allievi, dai genitori e dai docenti. Da diversi anni questo appuntamento è diventato imperdibile anche per i frequentatori più assidui del Teatro dell’Opera di Roma.
Il Sovrintendente Carlo Fuortes a tal proposito dichiara che: “la qualità artistica e la crescita delle professionalità dell’intera Fondazione partono proprio dai più giovani. A loro si dona quotidianamente il meglio della nostra conoscenza e competenza, a loro si guarda con gli occhi pieni di speranza per la cultura ballettistica del nostro Paese. Il lavoro svolto da Laura Comi e dal suo staff è lodevole e la passione che lo anima uno stimolo per tutti noi”.
Nelle parole di Laura Comi: “il programma di quest’anno si compone di coreografie dallo stile dissimile tra loro. Durante il percorso di studi che proponiamo, gli allievi hanno la possibilità di incontrare maestri e coreografi di diversa provenienza artistica. La serata del 7 luglio rappresenta una sintesi del lavoro svolto durante l’anno. Tramite lo studio assiduo e quotidiano, l’attenzione, come sempre, è finalizzata alla realizzazione di uno Spettacolo in cui la Scuola di Danza dimostra nel migliore dei modi, come lo studio tecnico sia al servizio dell’evoluzione artistica. La serata si apre con due creazioni realizzate proprio per i nostri allievi: Imago del Maestro Giorgio Mancini e Geometrie per due quintetti del Maestro Eugenio Scigliano. Segue poi la coreografia Turnpike del Maestro Mauro Bigonzetti che gentilmente ha concesso alla Scuola di Danza del Teatro dell’Opera di Roma di riportare in scena questo suo lavoro del 1991 con un gruppo di ragazzi del settimo e dell’ottavo corso. La serata si chiude con Schiaccianoci divertissement dei maestri Ofelia Gonzalez e Pablo Moret. Un classico del nostro repertorio che impegna ragazzi dal quinto all’ottavo corso stimolandoli nella tecnica, nello stile e nell’interpretazione. Insomma un programma articolato che desideravo portare in scena per una più completa presentazione della Scuola di Danza, e per premiare il lavoro dei ragazzi e di tutto il corpo docente.”

 

 

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Campidoglio, dieci incontri gratuiti del Teatro dell’Opera nei Municipi e nei Teatri in Comune

Dieci incontri gratuiti da ieri fino alla fine di giugno organizzati dal Teatro dell’Opera in collaborazione con il Teatro di Roma – Teatri in Comune su tutto il territorio cittadino. Gli appuntamenti, promossi da Roma Capitale ospiteranno nei teatri e nelle piazze le varie formazioni del Teatro: il Coro, la Youth Orchestra, la Cantoria, la Scuola di Canto Corale e il progetto “Fabbrica” – Young Artist Program. Opera a Teatro, Festa della Musica e OperaCamion sono i titoli che riuniscono da ieri i diversi appuntamenti tutti ad ingresso gratuito.
Opera a Teatro propone brani vocali. Il primo evento è stato il 16 maggio, a Tor Bella Monaca, quindi il 17 maggio al Lido di Ostia e a Villa Torlonia il 13 giugno.
Per la Festa della Musica doppio appuntamento venerdì 21 giugno proprio sul piazzale del Teatro dell’Opera. Prima si esibirà la Scuola di Canto Corale e più tardi si diffonderanno le note della Tosca, il capolavoro di Giacomo Puccini, che iniziò il suo cammino di successo proprio all’Opera di Roma nel gennaio del 1900.
La stessa data del 21 giugno vede anche la prima tappa nel II Municipio di OperaCamion, l’idea originale che da ormai quattro anni fa uscire l’opera dalle poltrone e dai palchi e la porta in giro per la città. L’avventura di Figaro (Il barbiere di Siviglia) continuerà così fino al 30 giugno passando per il VII, l’VIII, il XII e il XIII Municipio.
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Il tuo contributo per una grande Opera
Sostieni con il 5×Mille il nostro Teatro

La Fondazione Teatro dell’Opera di Roma è una grande organizzazione che vive prevalentemente di fondi pubblici. Per programmare straordinari eventi con le più acclamate star dell’Opera e del Balletto,  sostenere iniziative in favore dei giovani e garantire una crescente qualità dei servizi al pubblico ha bisogno anche del tuo contributo.

Per destinare al Teatro dell’Opera di Roma il tuo 5xMille, con la dichiarazione dei redditi, basta una firma nel primo quadro a sinistra con l’indicazione del Codice Fiscale 00448590588.

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