Il 14 ottobre anteprima mondiale al Costanzi del film ‘La prima donna’ con Licia Maglietta

1928. La storia dimenticata, e riportata alla luce, di Emma Carelli, diva assoluta della Lirica, prima donna manager italiana. Esaltata dal suo talento. Osannata dal pubblico. Estromessa e annientata  da una società che non poteva accettare – all’epoca – che una donna fosse prima.

Un grande evento di Preapertura della Festa del Cinema di Roma 2019 è dedicato a un racconto di memoria e di urgente attualità, di accurato documento ed emozione. Di Cinema e Musica.
La sera di lunedì 14 ottobre la Festa del Cinema entra nelle sale del Teatro dell’Opera di Roma, per accogliere l’anteprima mondiale de La prima donna, il nuovo film documentario di Tony Saccucci, con protagonista Licia Maglietta.
Il film, prodotto da Istituto Luce-Cinecittà in collaborazione con Teatro dell’Opera di Roma racconta la vicenda dimenticata, ritrovata e clamorosa di Emma Carelli: diva assoluta del teatro d’opera, osannata in tutto il mondo nei primi del ’900, e una delle prime donne manager italiane, direttrice del Teatro Costanzi dal 1912 fino al 1926. Soprano acclamata in Italia, in Europa, fino in Sudamerica, riuscì a trionfare anche come impresaria in un ambiente dominato esclusivamente da uomini portando nel suo teatro, per la prima volta in Italia, Picasso, i Balletti russi, i Futuristi. Popolarissima e insieme innovatrice, carattere indomito, libera, emancipata, sin da giovane manifestò un’indole tale da farle tenere testa a colleghi più maturi, ai concorrenti degli altri Teatri, addirittura all’autorità massima e temuta del maestro Arturo Toscanini. E al capo del nuovo regime, Benito Mussolini.
Molto, tanto, troppo, per una donna in quegli anni. Arrivata allo zenit della considerazione pubblica, Emma Carelli inizia durante il fascismo a subire contraccolpi dalla sfera privata e da quella politica. Nel 1926 il Governo la estromette improvvisamente dalla direzione del suo teatro, perché – recita un resoconto redatto dalla polizia segreta fascista – “come donna ha sviluppato un carattere indipendente che le fa assumere atteggiamenti di superiorità verso chicchessia”.
Nell’Italia che si avvia verso il regime autoritario Carelli vede la fine del suo teatro. Del suo matrimonio. Della sua parte di protagonista nel mondo dello spettacolo.
Muore in maniera cruenta nel 1928, l’anno che registra il maggior numero di donne suicide nella storia d’Italia.
La sua storia, di disparità e violenza di genere, nascosta negli archivi per decenni, torna alla luce con questo film.

Dopo il caso mediatico – clamoroso per un documentario italiano, seguito dalla stampa italiana, iberica, fino al Times e oltreoceano alla CNN – de Il pugile del Duce, menzione speciale ai Nastri d’argento per la miglior opera prima, Tony Saccucci torna con un nuovo racconto memoriale, dissotterrando un oblio di decenni, che rivendicando una vicenda di anni remoti riflette e illumina pieghe e dilemmi contemporanei.
La vicenda di Emma Carelli, esaltata dal suo talento, osannata dal suo pubblico, estromessa da un potere che non poteva accettare che una donna potesse occupare una posizione preminente, e farlo con indipendenza di giudizio e potere – insomma che una donna potesse occupare la posizione di un uomo – non può non riportarci al dibattito sulla disparità di genere oggi. Sulla violenza di genere e sulla lotta per denunciarla, riaffermata di recente con forza mediatica proprio dal mondo dello spettacolo. Su quanta strada manca per una parità di trattamento che dipenda solo dai meriti.
Saccucci racconta questa storia attraverso documenti originali e inediti, testuali, fotografici e sonori; preziose immagini di importanti archivi nazionali ed esteri, primo tra tutti l’immenso Archivio storico Luce; film del cinema muto usati come materiale narrativo. E riprese originali dentro il tempio del Teatro dell’Opera di Roma, dove Emma Carelli è interpretata da un’attrice del calibro di Licia Maglietta. Che riesce a farci sentire, vedere, vivere, l’arte e la donna mai vista e conosciuta che ebbe nome di Emma Carelli, come fosse una presenza viva.

 

LA PRIMA DONNA

 un film di TONY SACCUCCI

con LICIA MAGLIETTA

narrato da Licia Maglietta e Tommaso Ragno

una produzione Istituto Luce Cinecittà

in collaborazione con Teatro dell’Opera Di Roma

con la partecipazione di Valore D, American Express

soggetto Tony Saccucci   

da un’idea di Carlo Fuortes

sceneggiatura Edoardo Carboni, Lorenzo Corsini e Tony Saccucci

dialoghi di Emma Carelli di Licia Maglietta

montaggio Chiara Ronchini   musiche Alessandro Gwis e Riccardo Manzi

fotografia Filippo Genovese  effetti visivi e animazioni grafiche Luigi Cammuca

illustrazioni Gianluigi Toccafondo    costumi Agata Cannizzaro

presa diretta Stefano Civitenga, Gianluca Scarlata   sound designer Marco Furlani   fonico di mix Fabio Chiossi

regia Tony Saccucci

 

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Il 21 e 22 settembre un week end “Tra Festa & Teatro” all’Opera di Roma

Nel fine settimana del 21 e 22 settembre si svolgerà, in diversi teatri, su tutto il territorio regionale, “Tra Festa & Teatro”, grande evento di chiusura dell’“Estate delle Meraviglie” della Regione Lazio. Due giorni ricchi di spettacoli, seminari, laboratori, visite guidate e incontri – realizzati grazie alla collaborazione di ATCL-Associazione Teatrale tra i Comuni del Lazio, ANEC AGIS Lazio in collaborazione con UTR, Teatro di Roma – alla quale partecipa anche il Teatro dell’Opera di Roma che aprirà le sue porte ai cittadini con un fitto calendario di visite guidate alla scoperta della sala, del palcoscenico e dei suoi luoghi più sconosciuti.
“Attendiamo almeno 400 persone – ha dichiarato il Sovrintendente Carlo Fuortes – che potranno conoscere da vicino i segreti della sofisticata macchina teatrale, assistendo anche alle prove d’insieme delle opere in preparazione”. Sarà infatti possibile assistere, il 21 settembre, alle prove dei solisti, del coro e dell’orchestra impegnati nella messinscena del Don Giovanni di Mozart, con la direzione di Jérémie Rhorer e la regia di Graham Vick.  Un’occasione unica per partecipare a quel momento magico della costruzione di uno spettacolo d’opera.

Per venire a scoprire i luoghi segreti del Teatro e per assistere alle prove, la prenotazione è obbligatoria, fino a esaurimento dei posti disponibili, entro le 15 del 20 settembre a promozione.pubblico@operaroma.it , con un contributo di € 2.

 

 

Calendario 

sabato 21 settembre

ore 10.00 visita guidata (gruppi max. 40 persone)

ore 11.00-13.30 prova Don Giovanni (max. 80 persone)

ore 14.30-17.00 prova Don Giovanni (max. 80 persone)

ore 17.15 visita guidata gruppi (max. 40 persone)

ore 18.15 visita guidata gruppi (max. 40 persone)

 

domenica 22 settembre

ore 15.30 visita guidata gruppi (max. 40 persone)

ore 16.30 visita guidata gruppi (max. 40 persone)

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Per la stagione 2019-20 ritorna ‘Tosca’ in cinque appuntamenti dal 12 al 21 dicembre

Com’è ormai consuetudine per la nuova stagione 2019-2020 ritorna la produzione evergreen del Teatro dell’Opera di Roma, tra le più amate dal pubblico. Dal 12 al 21 dicembre, si alterneranno con l’opera inaugurale, cinque recite di Tosca, nella versione 1900 della prima assoluta dell’opera, curata da Alessandro Talevi e diretta da Pier Giorgio Morandi. Le scene e i costumi di Adolf Hohenstein sono ricostruite sui bozzetti originali rispettivamente da Carlo Savi e Anna Biagiotti. Le luci sono di Vinicio Cheli. Lyudmila Monastyrska, che debutta all’Opera di Roma, si alternerà con Monica Zanettin nel ruolo del titolo. Giorgio Berrugi e Diego Cavazzin torneranno a interpretare Cavaradossi così come Claudio Sgura come Scarpia, Domenico Colaianni Sagrestano, Luciano Leoni Angelotti. Andrea Giovannini sarà Spoletta. Alla produzione partecipa la Scuola di Canto Corale dell’Opera di Roma.

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Il maestro Daniele Gatti inaugura con ‘Les vêpres siciliennes’ la stagione 2019-2020

Martedì 10 dicembre, con repliche fino al 22, il maestro Daniele Gatti inaugura con Les vêpres siciliennes la stagione lirica del Teatro dell’Opera di Roma, ma anche il suo nuovo ruolo di direttore musicale del nostro Teatro.  “L’apertura della stagione segna il mio debutto nei Vêpres siciliennes – spiega il maestro Gatti –, e sono molto curioso di affrontare il primo grande esperimento verdiano con il grand-opéra, che è molto importante proporre nell’edizione originale in lingua francese”.
Les vêpres siciliennes manca dal nostro teatro dal gennaio 1997, quando fu per la prima volta eseguita al Costanzi nella lingua originale (le precedenti tre versioni, 1940, 1956 e 1964 furono eseguite in italiano). Questa è l’opera con cui Verdi esordì nel giugno 1855 a Parigi, la piazza teatrale più importante per un compositore dell’epoca; la prima italiana avvenne a Parma nel dicembre dello stesso anno, dopo svariati interventi della censura, che spostarono anche l’azione da Palermo al Portogallo. La regia del nuovo allestimento è affidata a Valentina Carrasco, già apprezzata dal nostro pubblico per una sua lettura di Carmen a Caracalla (2017). La scenografia sarà opera del francese Richard Peduzzi, celebre, tra gli altri lavori, per il Ring realizzato da Boulez/Chéreau a Bayreuth nel 1976. Il maestro Peduzzi debutta in questa occasione a Roma, dove ha in passato diretto l’Accademia di Francia fra il 2002 e il 2008. Le luci saranno di Peter van Praet e i costumi di Luis Carvalho. Le coreografie del balletto “Le quattro stagioni”, parte integrante del secondo atto di questo grand-opéra, saranno di Massimiliano Volpini. Tra i principali interpreti Roberto Frontali nel ruolo di Guy de Montfort, Dario Russo in quello de Le sire de Béthune; Hélène sarà cantata da Roberta Mantegna che, nata nel nostro progetto “Fabbrica”, ha già intrapreso una brillantissima carriera internazionale. Sono talenti della seconda edizione di questo stesso progetto Andrii Ganchuk, che interpreta Le comte de Vaudemont, e Irida Dragoti, Ninetta. Con loro ci saranno John Osborn (Henri), Michele Pertusi e Alessio Cacciamani (Jean Procida), Francesco Pittari (Danieli), Saverio Fiore (Thibault) e Alessio Verna (Robert).

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Un bilancio straordinario per la Stagione estiva 2019 alle Terme di Caracalla

 

Un bilancio straordinario ha sigillato, con l’ultima replica de La traviata di Verdi, la stagione estiva del Teatro dell’Opera di Roma alle Terme di Caracalla.

L’offerta di trentatré serate, fra opere, balletto e concerti extra, è stata accolta con grande favore dal pubblico e ha permesso così di registrare nuovi record d’incasso e di biglietti venduti. Gli incassi sono stati pari a 7.489.000 euro con un incremento di ben il 26% rispetto ai 5.922.000 all’anno precedente (+ 1.567.000 euro).

Gli spettatori sono stati 108.339, con un aumento del 18% rispetto ai 92.220 dello scorso anno (+ 16.119 spettatori).

Questi risultati rappresentano il record assoluto della rassegna estiva alle Terme di Caracalla. Negli ultimi tre anni gli incassi e gli spettatori della rassegna sono più che raddoppiati.

 

Anche quest’anno – ha dichiarato la sindaca Virginia Raggi, presidente della Fondazione Teatro dell’Opera di Roma – la stagione estiva dell’Opera di Roma alle Terme di Caracalla ha confermato di essere un polo di eccellenza e di attrazione per i romani e per i turisti, un grande successo di pubblico nella variegata offerta culturale dell’Estate Romana. L’opera, la musica, il balletto sono forme potenti di cultura e strumenti di comunicazione capaci di abbattere muri rispettando differenze e identità. Ringrazio il sovrintendente Carlo Fuortes per l’importante lavoro che sta portando avanti con il Teatro dell’Opera e per gli ottimi risultati ottenuti grazie all’impegno di molti”.

L’attenzione che, in questo come negli anni precedenti,abbiamo sempre posto nel considerare in primo luogo la qualità artistica della nostra offerta, ha riscosso ancora una volta il favore di un pubblico numeroso. – ha detto il sovrintendente del Teatro dell’Opera, Carlo Fuortes – L’alternanza di spettacoli (due opere, il balletto Romeo e Giulietta, quindici serate di Extra) testimonia che, al di là dei diversi generi, è la qualità a premiare, sempre. È il punto di riferimento che abbiamo presente sia per gli spettacoli da allestire all’interno del Costanzi, sia quando ci confrontiamo con i numeri molto più ampi di Caracalla, uno spazio capace di 4500 spettatori. Puntiamo su questo scenario affascinante anche perché sia l’occasione d’incontri vicendevoli, perché chi è venuto per il concerto rock si lasci attrarre dall’opera, e viceversa: sarà per noi il risultato migliore”.

 

Dopo la pausa estiva, il sipario del Teatro Costanzi si alzerà martedì 10 settembre per un doppio appuntamento, speciale e di grande interesse. La serata vedrà la ripresa di Work in Progress, uno spettacolo che fu presentato al Costanzi nel 1968. In quell’occasione il grande artista americano Alexander Calder mise in scena i suoi mobiles,proseguendocosì una collaborazione che ha caratterizzato la programmazione dell’Opera di Roma fin dagli inizi del Novecento. Un filo che il teatro ha proseguito a tessere negli ultimi anni, proponendo a William Kentridge (in occasione della sua Lulu del 2017) di ideare una seconda parte della serata, da unire al lavoro di Calder. In prima assoluta vedremo dunque alla ripresa questa nuovissima creazione del grande artista sudafricano dal titolo Waiting for the Sibyl.

 

 

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A novembre, in prima assoluta al Nazionale, ‘Un romano a Marte’ di Vittorio Montalti

La stagione di opera 2018-19 si conclude a novembre, dal 22 al 24, con una prima assoluta, un tipo di proposta che da molti anni mancava dal nostro teatro e che rappresenta ancora una volta l’attenzione dell’Opera di Roma verso il linguaggio contemporaneo e verso i giovani. Tre recite, al Teatro Nazionale, di Un romano a Marte, musica del giovane compositore Vittorio Montalti, su libretto di Giuliano Compagno. Lo spettacolo ha vinto nel 2013/2014 il Concorso per giovani compositori, bandito dal Teatro dell’Opera di Roma al fine di valorizzare e portare in scena nuovi autori contemporanei con titoli mai rappresentati ed ispirati alla città di Roma. La nuova opera sarà diretta da John Axelrod e avrà la regia di Fabio Cherstich, che dopo le proposte di OperaCamion si misurerà con il palcoscenico del Teatro Nazionale.
“Più lavoro sulla partitura di Un romano a Marte – spiega Vittorio Montalti – un omaggio alla città di Roma ispirato a Ennio Flaiano, più la mia immaginazione si sposta verso un universo un po’ bizzarro fatto di linee cantate, frammenti di testi, suoni elettronici e l’orchestra che avvolge il tutto; ciò che mi attrae nello scrivere un’opera è che questa coinvolge tanti mezzi differenti, così nella musica cerco di mettere in comunicazione mondi diversi e distanti tra loro”.

“Scrivendo Un romano a Marte – dichiara Giuliano Compagno – ho espresso un desiderio: che a Ennio Flaiano venissero riconosciute l’evidenza di una letteratura propizia e l’intimità di un’ironia dolente”.

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‘Idomeneo, re di Creta’ con la direzione di Michele Mariotti e la regia di Robert Carsen

Sarà in scena al Teatro dell’Opera di Roma dall’8 al 16 novembre Idomeneo, re di Creta, raro titolo mozartiano che unisce il nitore classico del mito greco a un linguaggio teatrale aperto alle riforme operistiche del secondo Settecento. Un ritorno molto atteso perché nel nostro teatroIdomeneoera stato rappresentato una sola volta nel 1983 diretto da Peter Maag e con la regia di Luciano Damiani.

A dirigerlo questa volta sarà Michele Mariotti che debutta così all’Opera di Roma. “Idomeneo è il primo capolavoro di Mozart, – spiega il direttore – certamente la prima opera in cui si scava così a fondo nella definizione psicologica dei personaggi. Al di là dell’amore tra Ilia e Idamante, è un’opera in cui le solitudini di ognuno dei personaggi si evidenziano drammaticamente”.

Dopo avervi debuttato lo scorso marzo con uno straordinario Orfeo ed Euridice, il regista Robert Carsen torna per la sua seconda regia in questa stagione: “Lo strabiliante e provocatorio Idomeneo di Mozart, opera sulla responsabilità personale e la moralità, ambientata in un contesto di guerra, è una delle composizioni più intense e potenti mai scritte”.

 

Il mar Mediterraneo, nella trama dell’Idomeneo, ha un ruolo centrale: dopo la fine di Troia gli abitanti sconfitti, come pure i greci vincitori, ne percorrono le rotte, lunghe e pericolose. A Creta si rifugiano Ilia, figlia del re troiano Priamo, ma anche Elettra, figlia del “vincitore” Agamennone: con loro i profughi dei due schieramenti in guerra, vittime spesso di naufragi, come quello nel quale è coinvolta la flotta del re di Creta, Idomeneo.

“L’idea registica di Robert Carsen – dichiara il sovrintendente Carlo Fuortes – è stata di immaginare questa grande storia di guerra, e poi di pace nel Mediterraneo, come una metafora dell’oggi. Da qui l’idea del nostro Teatro di coinvolgere nella produzione dell’opera la Comunità di Sant’Egidio, un’eccellenza della nostra città e anche sul piano internazionale: proseguiamo così l’itinerario di apertura e di collaborazione con diverse realtà romane. Oltre al cast dei cantanti, i protagonisti che numerosi interpretano l’azione drammatica sono davvero migranti e rifugiati, che fanno parte dei progetti di inserimento della Comunità di Sant’Egidio e che in scena rivivono, non senza emozione, momenti e azioni di cui sono stati vittime o protagonisti”.

“Nell’ambito della produzione teatrale, Robert Carsen rappresenta senza dubbio uno dei registi d’opera tra i più richiesti, accreditati e innovativi del momento. Nell’Idomeneo di Mozart parte dal mito per raccontare di guerre dei nostri tempi con un linguaggio assolutamente contemporaneo che concilia perfettamente la tradizione con la modernità” ha commentato la Sindaca di Roma Virginia Raggi.

“Novità assoluta di questa particolare regia sarà la presenza, tra i protagonisti dell’opera, di circa 30 migranti e rifugiati della Comunità di S. Egidio che con il Teatro dell’Opera si fa portavoce, seppure in un coinvolgimento del tutto nuovo, dello spirito inclusivo della nostra città che è e vuole continuare ad essere una comunità di persone capaci di dialogare conservando quello spirito di umanità che è linguaggio universale” ha concluso la Sindaca.

 

Il regista Robert Carsen firma le luci con Peter van Praet ele scene con Luis F. Carvalho. Quest’ultimo cura anche i costumi, mentrei movimenti coreografici sono di Marco Berriel, i video di Will Duke.

Nel ruolo del titolo canterà Charles WorkmanJoel Prieto sarà Idamante, Rosa Feola e Adriana Ferfecka (14 novembre) avranno il ruolo di Ilia, Miah Persson sarà Elettra, Alessandro Luciano Arbace e Oliver Johnston Gran Sacerdote. Nel cast anche un talento di “Fabbrica” Young Artist Program, il baritono Andrii Ganchuk (una voce). Il Coro del Teatro dell’Opera di Roma è diretto dal Maestro Roberto Gabbiani.

 

Questa edizione di Idomeneo è dedicata a Paolo Grassi, nel centenario della nascita.

 

Dal libretto di Idomeneo, che racconta un’immaginaria vicenda accaduta subito dopo la fine della guerra di Troia, un Mozart venticinquenne ricava un ampio lavoro ricco di arie, pagine corali e danze. Se l’argomento mitologico preludeva a una classica opera seria italiana settecentesca, la musica si apre invece all’esempio dell’opera francese e al nuovo disegno drammatico proposto da Gluck.

Insieme a questi elementi, Mozart propone per la prima volta la caratterizzazione musicale dei singoli personaggi e una grande attenzione alla loro psicologia: due aspetti che avrebbero definito il suo teatro musicale. Nel cammino del compositore, e più ancora nella sua biografia, Idomeneosegna inoltre una tappa fondamentale: il trionfo dell’opera a Monaco nel 1781 diede a Mozart il coraggio di abbandonare il posto di musicista di corte nella natia Salisburgo e di trasferirsi a Vienna come libero professionista, per l’ultimo folgorante decennio della sua vita.

Val la pena di ricordare che per il debutto a Monaco il ruolo maschile di Idamante fu affidato a una voce acuta, il giovane castrato italiano Vincenzo Dal Prato: nella edizione del 1983 al Teatro dell’Opera venne infatti interpretata dal contralto Claire Powell. Per la ripresa viennese del 1786 il ruolo fu invece interpretato da un tenore ed è questa la scelta dell’edizione che sarà ora in scena, con la partecipazione dello spagnolo Joel Prieto.

 

Il nuovo allestimento del Teatro dell’Opera di Roma è una coproduzione con il Teatro Real di Madrid, Den Kongelige Opera di Copenhagen e la Canadian Opera Company di Toronto.

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‘Don Chisciotte’ chiude la stagione di balletto 2018-19

Torna sul palcoscenico del Teatro Costanzi da martedì 15 a domenica 20 ottobre Don Chisciotte di Ludwig Minkus con la coreografia di Laurent Hilaire – ispirata alla versione originale di Mikhail Baryshnikov per l’American Ballet Theatre, da Marius Petipa e Alexander Gorsky – nel colorato e divertente allestimento della Fondazione del Teatro dell’Opera di Roma.
Il Corpo di Ballo ha lavorato per questo balletto a stretto contatto con Laurent Hilaire, già étoile e Maître de Ballet associé à la Direction de la Danse dell’Opéra di Parigi e attuale Direttore Artistico del Balletto dello Stanislavsky and Nemirovich-Danchenko Moscow Music Theatre, e Mikhail Baryshnikov, il mito vivente, considerato tra i più grandi ballerini del nostro tempo.
La Direttrice del Corpo di Ballo Eleonora Abbagnato ha dichiarato che: “Il Don Chisciotte di Baryshnikov è storia, ha appassionato tutti ed è arrivato dritto al cuore del grande pubblico. Nella stagione 2017-18 la versione di Laurent Hilaire ha ottenuto altrettanto consenso di critica e di pubblico per cui oggi ci auguriamo non solo di ripetere quella straordinaria esperienza ma di renderla ancora più gioiosa e avvincente con i guest internazionali Eugenia Obraztsova, Davide Dato, François Alu, e con i nostri ballerini l’étoile Rebecca Bianchi, i primi ballerini Susanna Salvi, Claudio Cocino e Alessio Rezza.”
Il balletto Don Chisciotte è tratto dal romanzo di Miguel de Cervantes Don Chisciotte della Mancia. L’adattamento più celebre è quello di Marius Petipa, su musiche di Ludwig Minkus, che debutta il 26 dicembre 1869 al Teatro Bol’šoj di Mosca, a cui fa seguito una seconda produzione per i Balletti Imperiali di San Pietroburgo, con prima rappresentazione il 21 novembre 1871. Nel 1900 Alexander Gorsky ne ricava una sua versione, aggiungendo nuove danze.
Nel tempo molti coreografi si sono confrontati con questo grande classico della danza, da Nureyev a Balanchine. Storica è la versione che Mikhail Baryshnikov crea per l’American Ballet Theatre, in scena per la prima volta il 28 marzo 1978 al Kennedy Center Opera House di Washington, e successivamente danzata dalle maggiori compagnie internazionali, tra cui, nel 1993, il Royal Ballet di Londra.
Laurent Hilaire, fortemente voluto dallo stesso Baryshnikov per rimontare il suo Don Chisciotte, ha affrontato questo balletto classico narrativo con la consapevolezza di voler rendere accessibili i suoi codici: restando nella tradizione e nella storia, e allo stesso tempo, comprendendo la realtà del presente. Di Baryshnikov, insieme all’azione teatrale, ha mantenuto viva l’intera struttura alla quale ha aggiunto delle danze, tra cui il Fandango e la Danza delle Gitane. Ha lavorato liberamente ma con rispetto per mantenere in vita l’esprit di Baryshnikov, tanto nell’opera in generale, quanto in alcune variazioni, come quella famosissima che egli creò per se stesso.
Di Baryshnikov è l’idea di immaginare questa nuova produzione quasi come una favola, una storia che conserva il divertimento e l’ingenua sincerità dei racconti per bambini. La scena è un gigantesco giocattolo, un enorme libro pop-up, o se si vuole, uno di quei teatrini di carta, a grandezza naturale, animato al suo interno dalla presenza di ballerini in carne e ossa, vestiti con abiti grotteschi dall’accattivante sapore fumettistico.
Le sottili sfumature della danza classica si fondono quindi, in maniera armoniosa, proponendo un’interpretazione del tutto nuova della scenografia firmata da Vladimir Radunsky, maestro di fama internazionale recentemente scomparso, e da A.J. Weissbard, acclamato lighting designer e scenografo teatrale. Il primo ideatore di divertenti costumi caleidoscopici e il secondo autore di un sofisticato sistema scenico e di luci, che insieme trasformano la scena in un libro-giocattolo che assume le forme di un’installazione originalissima dal forte impatto visivo.
Tutta la briosità, l’allegria e il romanticismo di questa versione sono affidati alla bravura e all’interpretazione di ospiti straordinari, quali Evgenia Obraztsova principal dancer del Teatro Bol’šoj di Mosca, Davide Dato principal dancer alla Wiener Staatsoper, François Alu premier danseur dell’Opéra di Parigi, e al talento dell’étoile Rebecca Bianchi, dei primi ballerini Susanna Salvi, Claudio Cocino e Alessio Rezza, e all’esuberanza del corpo di ballo.
La partitura musicale di Ludwig Minkus è eseguita dall’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma diretta dal Maestro David Garforth.

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Dal 27 settembre, con ‘Don Giovanni’, Graham Vick conclude la trilogia Mozart/Da Ponte

In autunno, dopo  gli spettacoli al chiaro di luna di Caracalla, si torna in scena al Costanzi per un finale di stagione dedicato a Mozart. Dal 27 settembre al 6 ottobre, dopo il Così fan tutte del gennaio 2017 e le Nozze di Figaro dell’ottobre 2018, Graham Vick conclude la trilogia Mozart/Da Ponte con il nuovo allestimento del Don Giovanni, diretto da Jérémie Rhorer al suo debutto al Costanzi, scene di Samal Blak , costumi di Anna Bonomelli e luci di Giuseppe Di Iorio. Dopo le ultime due regie divenute spunto per una riflessione sui nostri tempi, ci sarà da aspettarsi dal regista britannico, per questo nuovo allestimento, un Don Giovanni  calato nel nostro presente?
Il “dramma giocoso” di Mozart e Da Ponte è senza dubbio un’opera il cui valore trascende  le epoche  ed è in grado di dialogare con la contemporaneità, nella sua stessa scelta di fondere al suo interno registri poetici diversissimi facendo coabitare il linguaggio del teatro buffo accanto a quello serio.
Mozart in quest’opera ha dovuto affrontare un soggetto per metà comico e per metà tragico, con personaggi che continuamente incrociano ora l’uno ora l’altro genere. La perfezione di questa doppia natura, fra musica e parola, fra tragedia e commedia, fra mito e realtà, rende Don Giovanni un’opera inafferrabile, e proprio per questo leggibile da punti di vista anche apparentemente inconciliabili: ogni volta che il cavaliere libertino arriva sulla scena, la sua fisionomia può trasformarsi sino ad essere irriconoscibile, tanta è l’ambiguità della musica di Mozart. Ogni epoca continuerà sempre a leggere nel Don Giovanni  la propria cifra, così come accade per tutte le grandi creazioni in cui le ragioni della vita e della morte si incrociano e si sfidano.

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La vedova allegra su RAI PLAY

La più famosa delle operette La vedova allegra (Die lustige Witwe)  di Franz Lehár, proposta nel nuovo allestimento firmato da Damiano Michieletto e diretto da Constantin Trinks, andato in scena lo scorso aprile al Costanzi, è stata trasmessa da Rai Cultura giovedì 4 luglio alle 21.15 su Rai5.

Per chi l’avesse persa o per chi volesse riverderla, è disponibile su RayPaly

https://www.raiplay.it/programmi/lavedovaallegra/

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