Dopo i due spettacoli, già annunciati, di Roberto Bolle & Friends alle Terme di Caracalla, gli Extra della stagione estiva del Teatro dell’Opera di Roma si arricchiscono di un altro imperdibile appuntamento. Mark Knopfler e la sua Band saranno sul palcoscenico del sito archeologico sabato 20 e domenica 21 luglio 2019. “Le mie canzoni sono fatte per essere eseguite live – ha detto il musicista – Mi piace molto tutto il circo e il viaggiare da città a città per gli spettacoli”. Con la sua band di dieci elementi, molti dei quali collaboratori da sempre, Mark Knopfler presenta il “Down the Road Wherever Tour 2019” dal nome del suo nono album da solista, in uscita il prossimo 19 novembre. Come sempre ascoltare questo grande artista dal vivo sarà un’esperienza indimenticabile, accresciuta dal fascino inconfondibile delle Terme romane.
Prezzi da 43 € a 87€ (+ 15% di prevendita )
I biglietti in vendita dal 3 novembre, presso la biglietteria e il sito del Teatro dell’Opera e on line sul sito WWW.TICKETONE.IT.
Dal 19 al 22 dicembre 2018 torna l’appuntamento con il tradizionale “Stage Natalizio” organizzato dalla Scuola di Danza del Teatro dell’Opera di Roma, diretta da Laura Comi. Lo stage dà l’opportunità di confrontarsi con il metodo della Scuola di Danza attraverso lezioni di specializzazione della tecnica accademica del repertorio classico e del contemporaneo tenuti dagli insegnanti della Scuola Silvia Curti, Ofelia Gonzalez, Gaia Straccamore, Valentina Canuti, Alessandro Bigonzetti, Alessandro Molin, Pablo Moret, Gerardo Porcelluzzi, Eugenio Scigliano.
Lo stage è rivolto ad allievi dagli 8 anni in su: tutti potranno confrontarsi con tecniche accademiche da quelle per principianti come la fisiotecnica alle più avanzate dal repertorio classico, al contemporaneo, dalla tecnica di punte fino al pas de deux. Tutte le lezioni saranno accompagnate dal vivo al pianoforte dai maestri collaboratori Sergio Di Giacomo e Samuel Tanca. Ai partecipanti verrà rilasciato un attestato di partecipazione.
Lo Stage avrà luogo presso i locali della Scuola di Danza a Roma, in via Ozieri 8, nei giorni 19, 20, 21 e 22 dicembre 2018.
Tutti i giovani interessati a partecipare sono invitati a compilare la richiesta di adesione contenente anche il Regolamento dello stage, scaricabile di seguito e di inoltrarla entro il 10 dicembre 2018 all’indirizzo di posta elettronica della Scuola ammissioni.scuolaballo@operaroma.it
Le date imperdibili con il Gala dei Gala, quello di Roberto Bolle and Friends 2019 a Caracalla, diventano tre. A grande richiesta, alle date già annunciate del 9 e del 10, si aggiunge quella dell’11 luglio.
La Fondazione del Teatro dell’Opera di Roma, a grandissima richiesta, è lieta di informare il suo pubblico che da oggi, mercoledì 30 gennaio, presso la biglietteria del Teatro dell’Opera di Roma, sarà possibile acquistare i biglietti anche per la terza data del tour Roberto Bolle and Friends alle Terme romane più affascinanti del mondo.
Il Gala dei gala che nasce dall’esperienza e dal carisma di Roberto Bolle, celebre étoile scaligera e principal dancer dell’American Ballet Theatre di New York, qui in veste di interprete e direttore artistico, riunisce alcune delle stelle più brillanti del panorama ballettistico internazionale. Un evento unico, imperdibile per gli spettatori che dal 2011 accorrono alle Terme di Caracalla numerosi e desiderosi di vedere il loro beniamino e icona del balletto mondiale esprimersi in uno dei luoghi più suggestivi e maestosi della capitale.
Il suo talento, la bellezza del suo corpo perfetto, la sua grazia ed eleganza lo rendono una creatura leggiadra e il dialogo che riesce a stabilire con l’apparato architettonico che lo incornicia, lo sublima, regalando ai presenti un’esperienza estetica ed artistica profondamente emozionante.
I biglietti per il Gala Roberto Bolle and Friends sono in vendita con i seguenti prezzi: da 25 a 120 euro più 15% di prevendita
Il Balletto del Teatro dell’Opera di Roma diretto da Eleonora Abbagnato è in tournée venerdì 23 e sabato 24 novembre all’Opéra de Massy con un programma molto speciale, un doppio omaggio alla danza francese del novecento con estratti e balletti di Angelin Preljocaj e di Roland Petit. Luigi Bonino, Direttore Artistico dei Ballets Roland Petit, ha visionato la ripresa delle coreografie del maestro francese. Apre la serata la straordinaria Annonciation di Angelin Preljocaj, coreografo francese d’origine albanese appartenente alla seconda generazione della “nouvelle danse”. La coreografia che nel 1997 vince il Bessie Award, è una pièce per due danzatrici che porta in scena un momento chiave della nostra religione, ossia l’incontro tra la Vergine Maria e l’Arcangelo Gabriele. Mentre l’iconografia ha più volte rappresentato questo soggetto, l’arte coreografica no. Angelin Preljocaj affronta con decisione questo tema, dando vita a una tessitura coreografica capace di rappresentare l’idea di un corpo in trasformazione. L’incontro tra le due danzatrici è di grande impatto e sviluppa un dualismo di grande qualità che evidenzia le sensazioni contrastanti: tensione e forza da una parte, morbidezza e fragilità dall’altra. Questo dualismo non solo è particolarmente evidente nella coreografia ma è anche sottolineato dalla musica del compositore canadese Stéphane Roy, in perfetta antitesi con il Magnificat di Antonio Vivaldi. Straordinarie interpreti di questo cameo sono le soliste Giorgia Calenda e Federica Maine. Il programma prosegue con Le Parc – Suite e vede sulla scena Eleonora Abbagnato, già étoile dell’Opéra di Parigi, con il primo ballerino Claudio Cocino interpretare il famoso duetto del bacio e ballare sospesa in aria, sorretta dai quattro giardinieri. Nel 1994 Angelin Preljocaj crea per i ballerini dell’Opéra di Parigi, Le Parc. Il balletto, mescolando il linguaggio accademico con quello contemporaneo, diventa subito un’icona della nuova danza di fine novecento. Le Parc, rappresentato regolarmente all’Opéra di Parigi da ormai ventidue anni, è, tra i titoli di Preljocaj, quello più ripreso dalle Compagnie di Balletto. Le Parc è ambientato nel mondo aristocratico del Grand Siècle francese, ed è un balletto sull’arte di amare. Preljocaj affronta con grande lucidità il tema dell’innamoramento e i codici amorosi della seduzione, con i raffinati e delicati giochi nei sentieri dell’amore, in forma contemporanea. L’azione si svolge in un parco alla francese rivisitato in chiave costruttivista, grazie alle scenografie di Thierry Leproust. La musica classica di Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791) cede il passo alla musica elettronica creata da Goran Vejvoda. Sulla creazione sonora si muovono quattro ragazzi che, come giardinieri del cuore, dirigono le azioni dei personaggi. Vestiti in abiti contemporanei creano una dimensione atemporale che si contrappone a quella classica. I costumi sono di Hervé Pierre. Le luci di Jacques Chatelet (1951-2015) qui realizzate da Patrizio Maggi. Dopo un breve intervallo, la serata continua omaggiando il geniale Roland Petit con L’Arlésienne, balletto in un atto ispirato al lavoro letterario e teatrale di Alphonse Daudet, creato per il Ballet National de Marseille. I protagonisti della vicenda sono Vivette, Frédéri e l’ombra-ossessione dell’Arlesiana. L’azione si svolge nella giornata della festa di Sant’Eligio: nella piazza del paese, mentre gli amici (8 coppie) di Vivette e Frédéri danzano gioiosi, i due protagonisti promessi sposi non riescono ad amarsi. Frédéri è in balia dell’ossessione per l’Arlesiana, donna di Arles dai trascorsi poco rispettabili che mai compare nel balletto, la cui presenza è però tangibile e influenza le azioni del giovane uomo, che non solo rifiuta l’amore dell’amica d’infanzia, ma impazzisce e si getta dalla finestra del granaio. La scena di René Allio supporta le sfumature dell’azione con un fondale che riproduce un campo di grano giallo-oro sotto un sole infuocato, un paesaggio alla Van Gogh per la festa paesana, una scatola nera e una finestra stilizzata per il dramma. I costumi di Christine Laurent ricreano nella loro semplicità una scena festosa di vita contadina dallo spiccato folclore provenzale. La solista Sara Loro e l’artista ospite Wei Wang sono rispettivamente Vivette e Frédéri e, insieme al corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Roma, portano in scena il tema romantico della passione che conduce alla follia e alla morte. Eleonora Abbagnato, è poi La rose malade. Nel 1973 al Palais des Sports di Parigi Roland Petit presenta La rose malade, costruito su versi e disegni di William Blake, con l’evocativa musica di Gustav Mahler e i costumi impalpabili di Yves Saint Laurent. Un duetto delicato e gentile, forte e pungente al tempo stesso. Lui, la rosa e la morte che lentamente incombe. La rosa sempre più debole viene allontanata dal suo amato che non può più nulla. L’interpretazione intensa e fragile di una Abbagnato sovrumana si contrappone alla forza terrena del partner, qui il solista Giacomo Castellana che la sorregge con tutto il suo vigore. Questo balletto rappresenta la fragilità disarmante e disarmata dell’essere umano dinnanzi ad un ostacolo insormontabile come quello della morte. Nel 1974 Roland Petit è il primo a creare un balletto ispirato al romanzo di Marcel Proust À la recherche du temps perdu (Alla ricerca del tempo perduto), con il suo Proust, ou Les intermittences du coeur. Dopo il confronto con Prosper Mérimée (Carmen, 1949), Edmond Rostand (Cyrano de Bergerac, 1959), e Victor Hugo (Notre-Dame de Paris, 1965), il coreografo francese prosegue la sua esplorazione dei capolavori della lettura. Di quell’immensa opera che è la Recherche Petit non attua una mera riduzione, ma piuttosto ne coglie lo spirito, gli umori, condensando le atmosfere e i profumi proustiani in una successione di poetici tableaux. Il passo a due qui presentato, Le Combat des Anges, è tratto dalla seconda parte del balletto, intitolata Quelques images de l’enfer proustien. Protagonisti di questo passo a due maschile, sulla musica di Gabriel Fauré, sono Saint-Loup, angelo della luce, e Morel, angelo delle tenebre. Roland Petit, nella sua autobiografia J’ai dansé sur les flots (1993), racconta di come una sera, durante una cena a Los Angeles, dopo il dessert, Fred Astaire si alzò in piedi, iniziando a provare i passi di un numero che ballava in gioventù con la sorella Adele, accompagnandoli con delle spiegazioni. Alla fine, rivolgendosi direttamente a Petit, gli suggerì di realizzarne una coreografia per Zizi Jeanmaire. E Petit lo fece davvero, qualche anno più tardi, creando nel 1977, appositamente per Zizi e Luigi Bonino, Cheek to Cheek: celebre duo dal sapore hollywoodiano composto sulla musica brillante di Irving Berlin, con gli eleganti costumi di Yves Saint Laurent. Qui Eleonora Abbagnato lo ripropone ballandolo con il primo ballerino Alessio Rezza.
Il lago dei cigni di Benjamin Pech da Marius Petipa e Lev Ivanov, grande classico del repertorio, inaugura la stagione di balletto 2018-19 del Teatro dell’Opera di Roma. È in scena al Teatro Costanzi da venerdì 28 dicembre 2018 a domenica 6 gennaio 2019, con le étoile, i primi ballerini, i solisti e il corpo di ballo. Benjamin Pech, già étoile dell’Opéra di Parigi e Assistente alla Direzione del Ballo del Teatro dell’Opera di Roma, dopo aver creato diverse coreografie si confronta con il riallestimento coreografico del balletto icona della tradizione classica. Il 28, il 29 e il 31 dicembre 2018 ospiti d’eccezione sono Anna Nikulina e Semyon Chudin entrambi principal dancer del Teatro Bol’šoj di Mosca, il 4 e il 6 gennaio 2019 Germain Louvet étoile de l’Opéra di Parigi per ballare con la prima ballerina Susanna Salvi. L’étoile del Teatro dell’Opera di Roma Alessandra Amato balla con il primo ballerino Claudio Cocino. La recita pomeridiana del 5 gennaio è affidata ai solisti Marianna Suriano e Michele Satriano. Un ruolo determinante nella versione di Benjamin Pech è affidato al personaggio di Benno, amico del Principe Siegfried, interpretato dal primo ballerino Alessio Rezza, dal solista Giacomo Castellana, e dai ballerini Walter Maimone e Loïck Pireaux.
Il Sovrintendente Carlo Fuortes ha dichiarato: “Apriamo la nuova stagione di balletto del Teatro dell’Opera di Roma con un grande classico e lo facciamo affidandone la coreografia a Benjamin Pech, già étoile dell’Opéra di Parigi e assistente alla Direzione del Ballo qui a Roma, per farne una nuova versione sull’allestimento del maestro Aldo Buti. Le note sono invece affidate al Direttore Nir Kabaretti per una rilettura molto speciale, tutta da scoprire. La Direttrice Eleonora Abbagnato ha coinvolto tutto il nostro corpo di ballo, le étoile, i primi ballerini, i solisti e ospiti straordinari. Avremo Anna Nikulina e Semyon Chudin dal Teatro Bol’šoj e l’étoile dell’Opéra di Parigi Germain Louvet. Ci sono tutti gli ingredienti per un grande successo natalizio.”
La Direttrice del Corpo di Ballo Eleonora Abbagnato ha dichiarato: “Il lago dei cigni è forse il titolo dei titoli del repertorio classico e un balletto fondamentale per me e Pech educati alla versione Nureyev: abbiamo ballato insieme quasi tutti i ruoli. Illago dei cigni è musica e Benjamin Pech ha fatto nascere questa versione ascoltandola e vivendola intensamente. La musica e la storia hanno qui un legame indissolubile. Nella difficoltà tecnica, gli interpreti sono chiamati a lavorare sul loro lato interpretativo, ed ecco allora che la musica e la narrazione concorrono a farci sognare, facendo emergere il loro essere artisti. Ringrazio i ballerini tutti, i guest eccezionali che ha già menzionato il Sovrintendente, l’étoile Alessandra Amato nominata proprio in questo ruolo di Odette-Odile, l’étoile Rebecca Bianchi, appena rientrata, nella danza russa e la prima ballerina Susanna Salvi che ha già ballato la versione di Wheeldon. Grazie al Sovrintendente con il quale lavoriamo intensamente per far crescere questo corpo di ballo e la sua produzione.”
Il lago dei cigni è uno dei titoli più famosi e amati, una fiaba romantica percorsa dall’eterno conflitto tra Bene e Male che ancora oggi, con il suo intenso simbolismo, continua ad affascinare gli spettatori di tutto il mondo.
La lunga genesi del balletto inizia nel 1868, quando Pëtr Il’ič Čajkovskij durante un viaggio sul Reno in compagnia Vladimir Petrovic Begičev – sovrintendente dei Teatri Imperiali di Mosca nonché futuro librettista de Il lago dei cigni – matura l’idea di un soggetto ispirato ai miti della donna-cigno. Nel 1875 poi il Teatro Bol’šoj di Mosca commissiona al compositore russo la partitura per un grande balletto di fantasia, così Il lago dei cigni va in scena per la prima volta il 20 febbraio 1877 con la coreografia di Julius Wenzel Reisinger, senza tuttavia ottenere successo. Il balletto viene ripreso negli anni Ottanta, prima di approdare nelle mani di Marius Petipa, che già aveva collaborato con Čajkovskij per La bella addormentata (1890). Il grande coreografo definisce uno schema generale e ne affida la realizzazione al suo assistente Lev Ivanovič Ivanov, che firma la coreografia del secondo atto messo in scena il 17 febbraio 1894, poco dopo la scomparsa del compositore nel novembre 1893. Arriva quindi la decisione di rappresentare il balletto per intero: Petipa riesamina il soggetto e compone la coreografia del primo e di quasi tutto il terzo atto, mentre il resto è lasciato a Ivanov. La versione del balletto definitiva di Petipa e Ivanov, quella a cui attingono la maggior parte degli allestimenti successivi, trionfa il 27 gennaio 1895 al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, con l’italiana Pierina Legnani nel ruolo della protagonista.
Al Teatro dell’Opera di Roma Il lago dei cigni fa la sua prima apparizione nel 1937 con la coreografia di Boris Romanov, conoscendo a partire da questo momento una fitta serie di rappresentazioni, sino all’originale versione del coreografo inglese Christopher Wheeldon proposta nel 2016.
Benjamin Pech rimanendo in gran parte fedele al libretto immaginato da Petipa, rielabora la drammaturgia dando vita alla sua versione: “Il mago Von Rothbart che trasforma la principessa in cigno, non c’è nella mia versione. È Benno, l’insospettabile amico del Principe Siegfried, a incarnare questo ruolo malefico. Benno, geloso e avido di potere, cela le sue reali intenzioni, dissimula e finge bene. Manipola il Principe per tutto il balletto e solo alla fine del terzo atto rivela la sua vera natura, quando l’inganno è ormai compiuto. Siegfried credendo di ritrovare Odette nei panni dell’ingannevole Odile, le promette amore eterno. Il tradimento diventa il tema centrale di questa mia versione: si compie ad opera di Benno nei confronti del Principe, e del Principe nei confronti di Odette pur senza volerlo, ma alla fine il potere dell’amicizia prevale su tutto”.
Il lavoro di Pech – coadiuvato da Madame Patricia Ruanne e dal Maître de Ballet Frédéric Jahn in veste di assistenti al coreografo – si innesta in un allestimento magico fatto di scene raffinate e preziosi decori dello scenografo Aldo Buti con le luci di Vinicio Cheli. Le note di Pëtr Il’ič Čajkovskij sono affidate alla bacchetta del Direttore Nir Kabaretti che dirige l’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma.
La stagione 2018-19 apre il prossimo 2 dicembre – con repliche fino al 18 dicembre – con un grande classico: Rigoletto di Verdi, nell’interpretazione musicale di Daniele Gatti, per la regia di Daniele Abbado. Cupo dramma di passione, tradimento e vendetta, Rigoletto forma con Il trovatore e La traviata la cosiddetta “trilogia popolare” verdiana. Centrata sulla drammatica figura del gobbo buffone di corte, l’opera è – parafrasando Daniele Gatti – un profondo studio sull’uomo. La questione della deformità si lega indissolubilmente alla colpa, rimandando alla millenaria contrapposizione tra bruttura come disarmonia e sproporzione morale opposta all’ideale di perfezione fisica come simmetrica concordanza con un ordine naturale. “Verdi era affascinato dall’arcaico – spiega il Maestro Gatti – come in Macbeth era affascinato dalla magia. Rigoletto è storpio, e a quel tempo avere una malformazione voleva dire essere segnati fin dalla nascita da colpe che i genitori avevano commesso; Rigoletto porta colpe non sue. La vera maledizione è l’aver portato agli estremi un uomo che arriva a concepire un assassinio”. E la deformità del buffone verdiano da un mondo arcaico arriva fino ai giorni nostri, articolandosi nella scissione della coscienza moderna, perché “Il mistero di Rigoletto – riflette Daniele Abbado – nasce dalla contraddizione di un uomo che coltiva disprezzo e aggressività verso il mondo esterno, mentre esercita una protezione morbosa verso i propri affetti privati. Questa la deformità di Rigoletto, anzitutto una deformità interiore. Questa la sua maledizione. Inutile sottolineare quanto questo, oggi, ci riguardi”. L’attualità dell’opera, dunque, risuona nei suoi temi più profondi, che non a caso Daniele Abbado definisce “di ascendenza shakespeariana”, e come in Shakespeare si sconfina nell’allucinazione. Nell’oscillare costante dell’animo di Rigoletto tra due poli vediamo riflessa la coppia di personaggi che fanno da innesco alla tragedia: “Se il Duca è l’archetipo del libertino – argomenta Daniele Gatti – Gilda rappresenta la virtù. La sua purezza, l’innato senso materno che ha per il padre. Il Duca è colpito dalla sua semplicità, si finge studente e povero per potersi avvicinare a lei, a quella moralità. C’è un mondo sotterraneo: di Gilda, dello studente, del povero. È il sentimento puro con un valore. Ed è come se confluissero in Rigoletto quelle due anime: del Duca e di Gilda. Così come il Duca è deforme nella sua concezione dell’amore, ed è lo scheletro di Rigoletto, Gilda è il suo cuore di padre”.
L’appuntamento è domenica 28 ottobre, alle ore 18, al Teatro Nazionale con un Gala celebrativo in occasione del novantesimo anniversario dall’istituzione della Scuola di Danza del Teatro dell’Opera. Per l’occasione lo spettacolo coinvolge gli allievi della Scuola di Danza e la partecipazione di alcuni ex allievi, ora ballerini professionisti del Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma.
Lucia Ronchetti torna a collaborare con il Teatro dell’Opera di Roma e da giovedì 22 novembre, nell’Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano, curerà, in corealizzazione con Romaeuropa Festival e Museo Nazionale Romano, l’allestimento della prima esecuzione assoluta nazionale e in italiano de Le avventure di Pinocchio, commedia strumentale per soprano ‘en travesti’ e strumentisti solisti su musica di Lucia Ronchetti e testi tratti dalla celebre favola di Carlo Collodi. Dirige Matthieu Roy, soprano Juliette Allen. La compositrice, tra le più apprezzate oggi in Italia ed Europa, insieme ai solisti dell’Ensemble Intercontemporain, rilegge il capolavoro di Collodi dando vita a una pièce di teatro musicale in cui i cinque strumenti solisti incarnano i diversi personaggi del celebre romanzo, il secondo libro più tradotto al mondo (in oltre 240 lingue) che fa del nostro burattino picaresco uno dei più grandi ambasciatori della cultura italiana nel mondo e il personaggio letterario italiano più conosciuto all’estero. Ispirandosi al teatro di strada italiano e alla Historie du soldat di Stravinskij, infatti, Ronchetti riscrive il suo Pinocchio come una forma leggera ed essenziale di opera da camera che, inserita in spazi diversi, permette ai bambini di avvicinarsi ai personaggi e interagire spontaneamente con i musicisti. Così il percorso di trasformazione di Pinocchio, prima burattino di legno poi bambino vero, diventa un viaggio musicale che fa propri i paesaggi sonori italiani della drammaturgia fantascientifica di Collodi e genera eventi caleidoscopici pieni di suspense e pericolo. “Ogni lavoro è diverso e unico – spiega la compositrice -, ma tenta di creare un teatro sonoro, un teatro del suono dove lo spettatore è libero di immaginare una parte visiva che non c’è.”
Già dalla tarda serata di giovedì 20, davanti al Teatro Costanzi, i più coraggiosi appassionati, muniti di sedioline pieghevoli, bottigliette d’acqua e magari un libro, si sono conquistati i primi posti di una fila autogestita, che è andata sempre aumentando fino a quando, stamattina alle dieci, sono stati aperti gli sportelli del Botteghino al Teatro dell’ Opera di Roma. È così iniziata la vendita dei nuovi abbonamenti per la prossima stagione 2018-19, che si aprirà il 2 dicembre con il Rigoletto di Giuseppe Verdi, diretto da Daniele Gatti e con la regia di Daniele Abbado. “La folla ordinata che riempiva stamattina l’atrio del Teatro – ha commentato il sovrintendente Carlo Fuortes – è per noi la conferma dell’interesse con cui viene accolta la nostra proposta musicale, volta ad offrire a Roma una stagione d’opera e di balletti di grande qualità. Negli ultimi tre anni gli incassi della biglietteria sono raddoppiati e da quanto vediamo questo dato sorprendente potrà crescere ancora nel futuro.”
I biglietti per l’intera stagione in vendita da mercoledì 10 ottobre.
Il capolavoro di Puccini, che ha visto il suo debutto nel nostro Teatro il 14 gennaio del 1900, rimane in scena fino al 16 dicembre, nell’allestimento storico firmato da Alessandro Talevi ricostruito sui bozzetti originali di Adolf Hohenstein. Sul podio Stefano Ranzani. Questa la sfida che ha voluto accettare il giovane regista sudafricano: fare una regia viva e credibile con i mezzi di oltre un secolo fa. E racconta: “Un amico, noto direttore d’orchestra, una volta mi ha detto: ‘Tosca deve essere così noiosa per te. Non c’è assolutamente niente da fare per un regista!’. In realtà stava esprimendo un equivoco comune, e cioè che i personaggi sono semplicistici e che l’azione musico-drammatica è così ovvia da aver bisogno di poche indicazioni registiche di base e un tocco degli interpreti perché l’opera prenda vita. Tuttavia, avendo convissuto con questa produzione per tre anni dal 2015 con l’opportunità di portare lo spettacolo in Paesi tanto diversi come Giappone, Israele, Spagna, non ho mai smesso di ammirare la sottigliezza e il dettaglio con cui Puccini crea i suoi scenari, e il modo in cui richiedono costantemente un’indagine psicologica profonda da parte di cantanti e regista”. E continua Talevi: “La sfida per un regista di Tosca è rivelare queste sottigliezze drammatiche a un cast di cantanti in continuo cambiamento, i quali spesso hanno recitato quel ruolo centinaia di volte in altre produzioni, per non parlare del pubblico che potrebbe aver visto tante di quelle recite!
Rifacendo Tosca qui a Roma, ho scoperto una cosa molto interessante: se chiedo a un cantante di limitarsi a pronunciare le sue battute senza la melodia (per fissare un particolare dettaglio di motivazione drammatica), anche una Tosca famosa o un arcinoto Cavaradossi a volte non riescono a ricordare le parole senza la melodia. Questo semplice esercizio è spia di un problema comune: i cantanti molto spesso “si esprimono” automaticamente attraverso la melodia che ormai conoscono, e dimenticano il significato del testo e tutte le sue sfumature.
Una produzione come questa, che rivive più volte in un anno con cast diversi, non sarà sempre la stessa, né dovrebbe! Ciascun cantante porta il proprio talento drammatico e la propria esperienza, nonché particolari qualità vocali e abilità tecniche. Per questo trovo molto utile riportare i cantanti al testo, alle motivazioni che stanno dietro alla sapiente architettura pucciniana, così da riscoprire la sincerità e la ragione di ogni azione drammatica in scena.